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Savona, la sindaca: ‘…E ho urlato, combatto!’
Piombo (WWF): ‘Il nuovo carcere? In zona frane’ ma il Piano di bacino lo ignora. Anzi!
Rossi (Legacoop): Piano emergenza Liguria

Una sindaca avvocato (si è cancellata dall’albo per coerenza), scrittrice, coscienza critica per un giorno ? Anzi: “…io, stravolta da notti insonni e giorni fra acqua, fango e tanta paura, perché noi sindaci abbiamo costantemente paura per l’incolumità dei nostri cittadini, ho urlato: ‘Combatto!’ Ma so che quando il sipario cala, i riflettori si spengono e noi sindaci continuiamo a essere combattenti solitari”. E negli stessi giorni che Savona finisce sui media di tutto il mondo con titoli e  ‘foto shoccante’ del viadotto spazzato via come un fuscello (con moltissime prime pagine) si leva un voce cupa, dal WWF: ‘C’è un progetto per costruire il nuovo carcere nell’area di rimpetto a quella franata e classificata dal Piano di bacino come zona a scarso rischio geologico (PG1)’. Accade anche questo nella triste realtà dei nostri tempi.

Il presidente Mattarella a Savona con il sindaco Ilaria Caprioglio

DICHIARAZIONI STAMPA DEL SINDACO DI SAVONA ILARIA CAPRIOGLIO – “Già dopo il crollo del ponte Morandi ci avevano chiesto il report della situazione delle nostre strade. Noi con diligenza avevamo consegnato la fotografia delle piccole o grandi criticità, nella consapevolezza che gli aiuti concreti per affrontarle e risolverle non ci sarebbero poi arrivati. E continuiamo a combattere con la scarsità di risorse economiche e umane: non abbiamo le persone per progettare, non abbiamo gli uomini da mettere a presidiare il territorio nell’emergenza, non abbiamo neppure il numero di transenne sufficienti per bloccare una strada ostruita da una frana.

Poi la notizia della chiusura di altri tratti autostradali mi ha costretto a suggerire all’attore Gabriele Lavia, in partenza per Torino, un percorso alternativo. È stato il termine di una difficile giornata, iniziata con la mia richiesta di attenzione al ministro De Micheli: siamo tagliati fuori e dopo esserci preoccupati di aver messo in sicurezza le persone isolate dalla frane adesso dobbiamo occuparci dei danni che questa ennesima ondata di maltempo, che ormai non deve più considerarsi eccezionale vista la frequenza con cui si verificano in questi ultimi anni, creerà alla nostra economia. Ieri all’uscita dalla Prefettura sono andata a parlare con i lavoratori del nostro Porto che, giustamente preoccupati, si erano riuniti lì davanti. Prima in Prefettura avevo ribadito con forza al Ministro che i Sindaci non devono essere lasciati soli quando, dopo qualche giorno o settimana, si spengono i riflettori sui nostri territori. Noi restiamo con il peso delle nostre responsabilità e i limiti delle risorse che abbiamo o che possiamo spendere.

Ci parlano di piani straordinari, ma intanto noi sia qui a gestire con affanno anche l’ordinario insieme ai nostri tecnici, ai nostri dirigenti, ai nostri agenti tutti a rimboccarsi le maniche e a inventare soluzioni dettate dalla disperazione e dalla necessità di fornire soluzioni che i Cittadini, talvolta giustamente adirati talvolta comprensivi ci chiedono. Noi sindaci continuiamo a combattere, ogni giorno contro il nemico che a volte si chiama procedura burocratica, a volte predissesto, a volte blocco delle assunzioni, a volte fango. Combattiamo ma non vogliamo più essere voci inascoltate dei territori. Siamo l’anello di congiunzione fra i Cittadini e la politica, scritta volutamente con la p minuscola. La politica troppo distratta, la politica che ha perso il dono dell’ascolto. Sono un sindaco, sento tutta la responsabilità di questo incarico che svolgo col massimo impegno e la massima passione, vivo quotidianamente la frustrazione di non potere dare le risposte, offrire le soluzioni che vorrei ai miei concittadini.

“Ieri sera Gabriele Lavia dal palcoscenico mi ha chiesto: ‘E tu sindaco cosa fai?’. Gli ho risposto ‘Io combatto’. Lui mi ha detto: ‘Più forte sindaco. E tu cosa fai?’ e io, stravolta da notti insonni e giorni fra acqua, fango e anche tanta paura, perché noi sindaci abbiamo costantemente paura per l’incolumità dei nostri cittadini, ho urlato: ‘Combatto!’. Poi il sipario cala, i riflettori si spengono e noi sindaci continuiamo a essere combattenti solitari”. Ilaria Caprioglio, sindaco di Savona dal 22 giugno 2016.

IL COMUNICATO STAMPA DEL WWF: IL PROGETTO DEL NUOVO CARCERE DI ZONA FRANE

OGGETTO: crollo del viadotto A6. Le criticità sollevate anni fa dal WWF per il progetto del carcere di Passeggi.

Marco Piombo del WWF Liguria

Abbiamo appreso da organi di stampa che la zona interessata dal grosso movimento franoso che ha interessato il tratto di autostrada A6 in loc. Madonna del Monte in Comune di Savona, causando il crollo di un viadotto di una delle due corsie di marcia, ricade ed è classificata dal Piano di bacino come zona a scarso rischio geologico (PG1). Alla luce di quanto ci siamo posti delle domande: e se il famoso progetto di realizzazione di un Carcere nella loc. Passeggi previsto proprio nel versante opposto alla zona interessata dal grosso movimento franoso, fosse stato realizzato ? Il WWF già dal 2004 aveva sollevato molte critiche e perplessità a tale indicazione come sito “idoneo” , comunicandole agli Enti competenti . Oltretutto come WWF erano state inviate osservazioni anche al Piano Urbanistico Comunale di Savona nel 2005 in fase di adozione, poi successivamente approvato con individuazione dell’area come Casa circondariale e tuttora ancora indicato !.

In sintesi il WWF scriveva: “ Il carcere sorgerebbe su un crinale impervio e boscato al confine fra i Comuni di Quiliano e Savona a poche centinaia di metri in linea d’area dalla sede dell’Ata. Oltre al carcere si tratterebbe di realizzare imponenti opere di urbanizzazione, in quanto la zona attualmente è priva dei collegamenti stradali che si renderebbero indispensabili per ospitare i detenuti.

Considerando che

–         visto la notevole acclività ed impervietà dell’area e le ridotte dimensioni del sito;

–         i problemi logistici determinati dalla località prescelta, le problematiche legate anche alla mancanza di spazi per gli alloggi delle guardie, i laboratori, le aree per le attività di riabilitazione dei detenuti;

–         visto che l’area è attualmente anche ricoperta da boschi e vegetazione arbustiva e sottoposta a tutela ai sensi del Dlgs 42/04 (Codice dei beni culturali e del paesaggio);

–         per la realizzazione dell’opera sarebbero necessari notevoli finanziamenti per poter eseguire impattanti opere di rimodellamento dei versanti con conseguenti asportazioni di notevoli quantità di terreno e con elevatissimi costi per le opere di urbanizzazione;

–         l’area interessata dalla prevista struttura, è sottoposta a vincolo idrogeologico ai sensi della Legge 3267/23;

–         la zona è classificata come ANI-MA dall’assetto insediativo del PTCP;

–         l’area è ricompresa nei reticoli idrografici TORRENTE QUILIANO e RIO MADONNA DEL MONTE, iscritti negli elenchi previsti dal testo unico delle disposizioni di legge sulle acque ed impianti elettrici, approvato con regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775, tutelati dal DLGS 42/04 art.142;

–         l’area è classificata a suscettività MEDIA al dissesto dal Piano di Bacino della Provincia di Savona;

–         nell’area circostante in Comune di Quiliano è presente un sito archeologico denominato “San Pietro in Carpignano” individuato nel “PTCP Livello locale EMERGENZE E SISTEMI DI EMERGENZE”, tutelato in quanto sono presenti una Chiesa medioevale con sepolcreto tardoantico ed altomedioevale e resti di un insediamento abbandonato presso la via romana; Inoltre per la realizzazione dell’infrastruttura vanno eseguiti scavi profondi che potrebbero recare danni alle falde vista la presenza in loco di reticoli idrografici.  La scrivente Associazione considera inadeguata dal punto di vista logistico, paesaggistico-ambientale ed archeologico l’area in questione. Alla luce di ciò la scrivente Associazione invita le S.V. ad individuare un’alternativa ….per i vari e ben noti problemi che comportano, trovando una soluzione diversa più compatibile dal punto di vista della conservazione dei beni ambientali, paesaggistici e della logistica; proponendo l’apertura di un «tavolo di concertazione» finalizzato a trovare una idonea soluzione “.

Le osservazioni del WWF non vennero probabilmente prese in considerazione dagli Enti competenti ed il PUC fu approvato con tale destinazione in una zona classificata anche allora dal Piano di bacino come PG 2. Resta il fatto che comunque il progetto del carcere fu approvato proprio a Passeggi. Restano però ancora alcune domande irrisolte: e l’affidamento dei lavori aggiudicati nel 2007 (come apparso allora su organi stampa) per la costruzione del Carcere ed i fondi stanziati che fine hanno fatto ?

Attendiamo riscontri in merito. WWF Italia, Il Delegato Liguria, Marco Piombo

COMUNICATO STAMPA LEGACOOP IL PTRESIDENTE MATTIA ROSSI:

SERVE UN PIANO REGIONALE, BASTA INSEGUIRE LE EMERGENZE

Mattia Rossi presidente Legacoop Liguria

” Non è più il tempo di inseguire le emergenze, le nostre imprese rischiano il collasso. C’è chi ha avuto danni a capannoni e sedi, chi le ha salvate non sa come muoversi o muovere la merce – sottolinea Mattia Rossi, presidente di Legacoop Liguria -. I due porti di Genova e Savona, tra autostrade interrotte e flussi di traffico dirottati quasi esclusivamente sulla A7, rischiano la totale paralisi.
La caduta del Ponte Morandi ha creato una frattura con il resto del Paese. La caduta del viadotto sulla Savona Torino e i provvedimenti sui viadotti della A26 mettono un’intera regione in ginocchio. Grande distribuzione e commercio, trasportatori, settore della logistica, prodotti alimentari e agricoli, florovivaismo, strutture socio sanitarie, questi i principali settori in cui operano le nostre cooperative costrette a piani di emergenza straordinari per garantire i servizi, le attività e la sostenibilità imprenditoriale dovuta all’incremento esponenziale dei costi. Per non parlare delle concentrazioni eccezionali di traffico su tratti stradali e cittadini non concepiti per tali sollecitazioni. E’ necessario un piano nazionale di emergenza che metta a sistema tutte le risorse, interventi e investimenti certi, tempistica monitorata della manutenzione delle vecchie infrastrutture e della costruzione delle nuove. Contribuzione per i maggiori oneri sostenuti dalle imprese colpite. E’ necessario un vero e proprio Piano “emergenza Liguria” che affronti le problematiche e le risolva in una traiettoria di medio e lungo periodo, in cui i fattori determinanti non siano solo quelli strutturali e del lavoro bensì quelli formali e giuridici, di assunzione di responsabilità di organi competenti, concessioni, snellimento delle procedure autorizzative per lo sblocco dei cantieri in corso, dei finanziamenti risarcitori delle calamità precedenti, tutela dei soggetti imprenditoriali che sono costretti ad operare in situazioni di assoluta emergenza”.

La presenza sul territorio delle cooperative è il loro punto di forza.
” Ora questo territorio rischia letteralmente di implodere, senza la possibilità di essere raggiunto o servito – conclude Mattia Rossi -. Rischia di essere compromesso il lavoro di aziende che hanno ad oggi resistito. Migliaia di cittadini rischiano di non essere più assistiti con standards adeguati (approvvigionamenti, servizi sanitari e assistenziali, linee web ecc ecc.). Che le forze politiche trovino un accordo sulle priorità della regione e chiedano con forza al Governo centrale un’azione tempestiva e straordinaria: noi il nostro lo stiamo facendo, così come tutte le imprese liguri. Disponibili a sederci ad un tavolo di crisi per portare come sempre il nostro contributo”.
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