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Quelle consulenze d’oro dirottate su Lara Comi: le rivelazioni dell’avvocata di Pietra L.
presidente della Camera penale di Savona

Messaggi Whatsapp, telefonate e vocali: era fittissimo il dialogo tra Lara Comi e Maria Teresa Bergamaschi. L’indagine certosina su questi scambi di informazioni e battute, insieme alle dichiarazioni rese dall’avvocata pietrese, prima convocata in Procura e poi messa nel novero degli indagati, ha portato alla ricostruzione sfociata nell’esecuzione delle ordinanze di custodia cautelare.

Lara Comi, abituale frequentatrice della Riviera savonese, a Noli a sostegno del candidato Fiorito – Niccoli con Angelo Vaccarezza e Roberta Gasco

Da Savonanews.it

L’ex parlamentare Comi è stata arrestata questa mattina dalla Guardia di Finanza, con cinque capi d’imputazione. Uno di questi è quello per la presunta corruzione nel cui ambito figura l’avvocata Bergamaschi, presidente e tesoriere della Camera Penale di Savona, operativa nello studio Palazzo-Bergamaschi di Pietra Ligure dove fra l’altro era fissata la sede legale della Premium Consulting, della quale la Comi risulta socio unico.

Per la accuse formulate dai pm Silvia Bonardi, Luigi Furno e Adriano Scudieri, coordinati dal capo della Dda di Milano Alessandra Dolci, si sono rivelati determinanti gli elementi tratti dalle testimonianze rese dalla Bergamaschi, così come dall’analisi delle conversazioni salvate sul telefonino della stessa. Whatsapp specialmente, anche se la Comi, successivamente preoccupata di possibili intercettazioni, invitava l’amica a usare Telegram.

Fatto sta che è stata proprio la professionista pietrese a fornire ai magistrati, spontaneamente, i dati preservati sullo smartphone, quale dimostrazione della verità di quanto ricostruito a voce.

Un’amicizia, quella tra Lara Comi e Maria Teresa Bergamaschi, nata più di dodici anni fa durante una campagna elettorale per le elezioni provinciali di Savona. Quando Forza Italia viveva una fase ancora stabile, con Angelo Vaccarezza (con la Bergamaschi divideva i banchi di scuola) alle redini della politica locale dei berlusconiani e con Roberta Gasco, ex consigliera dell’Udeur, ancora impegnata in consiglio regionale (e collega della Bergamaschi nel suo studio legale). Maria Teresa Bergamaschi ha svolto anche attività alla guida dell’ex pubblica Tecnocivis, mentre attualmente, accanto all’attività professionale, si dedica al parco con gli asini per l’onoterapia gestito sulle alture della Val Maremola.

La vicenda è ampia e piena di rivoli giudiziari. Il termine usato dagli investigatori per sintetizzarla è “schema corruttivo perfettamente collaudato”. Un castello incentrato soprattutto su finte consulenze, che sarebbero state affidate alla Comi con una “attribuzione formale” in favore di una sua amica. E l’amica è proprio l’avvocata pietrese Maria Teresa Bergamaschi.

Gli inquirenti sottolineano un “accordo tra Caianiello e Zingale per la pilotata attribuzione di consulenze da parte dell’ente Afol in favore di Lara Comi, all’epoca parlamentare europea, dietro retrocessione di una parte del corrispettivo”. Giuseppe Zingale è l’ex direttore generale di Afol – Agenzia per il lavoro della Lombardia, mentre Gioacchino Caianiello – già condannato per consussione – era considerato il dominus di Forza Italia a Varese, dove la Comi era coordinatrice provinciale.

Il sindaco Melgrati con l’eurodeputata Lara Comi e Roberta Gasco

Tra la Comi e la Bergamaschi sono stati riscontrati i rapporti di amicizia e di lavoro, con la prima che fornisce i contatti alla seconda per accaparrarsi incarichi. La professionista pietrese si sarebbe dovuta occupare della creazione di uno sportello europeo e del percorso di formazione dei dipendenti di Afol, motivo per cui l’ente ha stipulato due contratti: uno da 17 mila euro e uno da 21 mila. In ballo, però, c’era l’aspettativa di portare in casa lavori per 80 mila euro.

A un certo punto Lara Comi manda un messaggio all’amica ligure: “Zingale vorrà il regalo di Natale”. E lo quantifica: 10 mila euro in vista dell’estensione dell’incarico di consulenza. Zingale, però, non chiede mai direttamente denaro – così riferisce a più riprese la Bergamaschi. A mettersi in mezzo c’è Caianiello, “costantemente informato sull’intera vicenda” sostengono gli inquirenti, che con Afol e quei contratti non dovrebbe c’entrare nulla. Ma per l’accusa è un regista delle operazioni.

Anche dalle conversazioni Whatsapp emerge l’intreccio e i magistrati contestano che “l’incarico affidato alla Bergamaschi sia in realtà un incarico di fatto attribuito alla Comi e accompagnato da una promessa di retrocessione”. Si parla di una fattura emessa e incassata dalla Premium Consulting, appunto della Comi, per 10 mila euro. E si parla di un mancato incasso da parte della Bergamaschi del corrispettivo di 5 mila euro per la stesura di un libro, da ghost writer, sulla progettazione europea firmato da Lara Comi.

Alassio foto di gruppo, anche se nel comunicato stampa, non si citano i partecipanti: dal sindaco che tiene ‘stretta’ Roberta Gasco Mastella, loanese, ex consigliera regionale, l’on Lara Comi che, a sua volta stringe il sindaco, l’assessore, ora ex, Rocco Invernizzi, Angelo Vaccarezza, capogruppo di Forza Italia in Regione, ex sindaco di Loano e già presidente della Provincia, l’assessore avv. Macheda, già assessore a Laigueglia.

Operazioni fittizie, secondo i magistrati.

A maggio di quest’anno escono fuori le prime notizie di stampa, l’accenno a consulenze ben retribuite (e basate su stralci scopiazzati da siti web di libero accesso), i primi nomi. E a quel punto – ricostruiscono gli inquirenti – Lara Comi e la Bergamaschi si sentono per accordarsi su una versione comune dei fatti “eventualmente da fornire sia agli inquirenti sia ai giornalisti”.

Poi l’accelerazione dell’inchiesta denominata “Mensa dei Poveri” e le decisioni di oggi. Il principe leghista dei supermercati, Paolo Orrigoni, finisce agli arresti domiciliari per l’ipotesi di corruzione nell’urbanistica; la Comi ai domiciliari per truffa all’Unione Europea e finanziamento illecito in consulenze fittizie alla propria società di marketing, e chiaramente per l’episodio di contestata corruzione in concorso con l’ex direttore generale dell’Afol, Giuseppe Zingale, invece finito in carcere. Una miriade di reati contestati, con la Pubblica Amministrazione a farne le spese. Per lunedì sono fissati gli interrogatori di garanzia.

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