Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Savona Smart City e contraddizioni

Il sindaco  Federico Berruti sostiene ufficialmente il progetto che mira a fare di SAVONA una “città’ intelligente e vivibile” e questo intendimento incontra ovviamente il sostegno incondizionato di tutti i savonesi. In realtà però, mentre alcune trasformazioni positive sono già visibilili ( porto turistico e sistema museale in particolare), la maggior parte dei problemi inerenti sono ancora da risolvere, soprattutto rispetto allo stato dell’inquinamento ambientale in relazione alla qualità della mobilità e della raccolta rifiuti.

Savona, l’incrocio tra corso Veneto Veneto e via San Michele, dove si sta completando una mini rotonda pericolosa

Tale considerazione negativa è suffragata da alcuni fatti e situazioni.

Il sindaco di Savona Federico Berruti, alle sue spalle l’on. avv. Franco Vazio

Ad esempio si rileva che la lettera del 7 luglio scorso con cui il Sindaco Berruti dichiara che il progetto del Bitume nel porto non è più adeguato alla città, è assai tardiva e formale, mentre sarebbe stato doveroso impugnarne la procedura sin dall’inizio in occasione della Conferenza dei servizi del 19 gennaio 2012, che invece fu disertata anche dal Comune.

Per giunta in porto sussiste anche il problema dell’inquinamento dal fumo delle grandi navi da crociera, che si può veramente risolvere con l’elettrificazione delle banchine, che consentirebbe di spegnere i motori quando le navi sono attraccate.

Inoltre è doveroso ricordare che la raccolta differenziata dei rifiuti in città è molto inferiore al livello minimo di legge del 35%, ma soprattutto non esiste un vero programma di recupero della situazione, che non può prescindere dalla raccolta porta a porta, il solo sistema che potrà condurre verso l’obiettivo di rifiuti zero, con l’annullamento della necessità delle discariche e degli inceneritori.

Ma un altro degli elementi qualificanti di una smart-city, sta nella qualità del traffico qui basato totalmente su veicoli a combustibili fossili, senza un piano per facilitare l’uso dei veicoli a inquinamento zero, mentre anche la rete di piste ciclabili di cui si parla da decenni, è gravemente incompleta e del tipo non protetto.

D’altra parte è corretto ricordare che sono state realizzate numerose rotonde, in sostituzione dei semafori, che hanno consentito un miglioramento del traffico e generalmente apprezzate dai cittadini.

Ma in alcuni casi relativi ad incroci di dimensioni ridotte, è da molti ritenuta dubbia la loro utilità.

E’ il caso dell’incrocio tra corso Veneto Veneto e via San Michele, dove si sta completando una mini rotonda che, se da un lato rende piuttosto difficile la percorribilità dei bus, dall’altro induce seri dubbi sulla sicurezza dei motociclisti e automobilisti, essendo costituita da una barriera rigida in cemento armato a forma di muro cilindrico relativamente alta, che non offre una via di fuga e che in caso di impatto anche a bassa velocità, può comportare il massimo delle conseguenze.

Infatti è risaputo dai crasch-test, che l’urto frontale con un muro è spesso letale anche a 40 km/h ed è drammatico pensare ad un motociclista che eventualmente possa sbatterci.

Probabilmente per evitare questa evenienza, le rotonde vengono costruite anche a Savona in modo diverso, senza grande rilievo sul piano stradale e con forme smussate tali da consentire un impatto smorzato e graduale con effetti molto ridotti, in caso di incidente.

Dunque in questo caso probabilmente, se con le stesse risorse investite nella rotonda, si fossero costruiti invece alcuni punti di rifornimento pubblico rapido Enel per auto e moto elettriche, ancora inesistenti a Savona, si sarebbe compiuto un passo di avvicinamento, infinitesimo ma concreto, verso la realizzazione di una mobilità da smart-city.

 

Giovanni Maina

 

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G.Maina

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