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Don Zappella ai parrocchiani: lascio da innocente e ammalato. Due visite del vescovo

Prima che dai media locali fosse reso pubblico il comunicato della Curia Vescovile, don Francesco Zappella, nella mattinata di domenica 15 novembre, ha celebrato l’ultima messa nella chiesa parrocchiale di Sant’Antonio da Padova a Borghetto S. Spirito che i cronisti più anziani ricordano per la presenza, alla sua istituzione, di due fratelli sacerdoti. “Sento di aver la coscienza apposto, ma di fronte alla gogna mediatica e al mio precario stato di salute, rassegno le dimissioni. Ho ricevuto due visite del vescovo….lascio col magone in gola dopo sei anni di proficuo lavoro insieme a tutti voi…”. E’ seguito un lungo, caloroso applauso.  

Don Francesco Zappella in una strada di Borghetto S. Spirito (foto IVG)

Martedi i giornali hanno pubblicato il comunicato ufficiale, diffuso nel primo pomeriggio di lunedi, quasi in simultanea con un’altra notizia. La Procura della Repubblica (il Pm Giovabattista Ferro che ha praticamente seguito tutte le inchieste riguardanti i sacerdoti sotto indagine nella provincia di Savona) ha chiesto l’archiviazione per prescrizione per le presunte violenze sessuali di don Francesco Zappella nei confronti di un giovane uruguayano durante uno dei suoi viaggi missionari in Sud America. Fatto denunciato, come in altri casi, dalla Rete l’Abuso e dal suo presidente Francesco Zanardi, ex seminarista a Savona.

Il commento del vescovo coadiutore Guglielmo Borghetti  – fino al mese di giugno si era recato, in diverse circostanze religiose, a Borghetto e nella chiesa di Sant’Antonio da Padova, dimostrando un feeling benevolo, di confidenza con don Francesco – è stato: ” Auspico che tale decisione possa contribuire a creare le condizioni più favorevoli per un potenziamento dell’attività pastorale della comunità parrocchiale di Borghetto e dare la serenità necessaria per procedere ai richiesti approfondimenti da parte dell’autorità ecclesiastica che ha sempre presente,  quale scopo primario, la tutela delle persone ed il bene dei fedeli”. Durante l’estate era emerso che don Zappella era reduce,  prima dell’arrivo ed incardinamento nella diocesi di Albenga – Imperia, di una condanna  ad un anno e due mesi  del tribunale di Pinerolo, una vicenda di presunti abusi sessuali. Fatti accaduti ante ordinazione sacerdotale e di cui a quanto pare nessuno tra gli stessi sacerdoti diocesani era al corrente. Tutti sono cascati dalle nuvole. Possibile che la Curia ed il suo episcopato, si sono chiesti molti dubbiosi, non ne fossero a conoscenza ? E’ probabile, almeno  per un certo periodo e comunque dopo l’ordinazione. Il quesito, forse, dovrà essere approfondito dalla stessa autorità  ecclesiastica e c’è il rischio che finisca sotto processo canonico il vescovo Mario Oliveri.

Don Francesco Zappella e papa Francesco ne 2014 (foto Rete l’Abuso)

Quando  lunedì pomeriggio e sabato mattina i fedeli di Borghetto hanno letto l’annuncio, i presenti alla Messa nella chiesa di Sant’Antonio da Padova erano già stati direttamente informati da quello che fino a quel momento era il loro pastore.  Dopo tre domeniche di assenza e quando i media continuavano a sfornare novità a proposito dell’indagine su don Francesco, il parroco ha giustificato l’assenza “a problemi di salute, una brutta bronchite, da cui non mi sono ancora ripreso”.  Ha celebrato l’ultima Messa, in Sant’Antonio da Padova, assistito da chi lo aveva sostituito durante l’assenza, don Lino. Una cerimonia con la chiesa affollata, più di altre volte. Anche se con la presenza di don Francesco c’era stato un generale risveglio di partecipazione dei fedeli alle Messe, alle funzioni religiose, alle processioni. Molte persone di mezza età, un po’ meno di giovani e ragazzi ai quali il sacerdote era solito regalare caramelle al termine della celebrazione.

A Borghetto, un rapporto di stima e di apprezzamento per il suo apostolato, per la conduzione delle attività parrocchiali. E quando sono venute a galla le prime indiscrezioni, i più sono apparsi increduli. Tra l’altro, accade spesso,  il parroco diventa punto di riferimento, alla sua porta bussano i ricchi, tanti poveri, i diseredati, gli emarginati. Chiedono soldi, cibo, la soluzione di problemi contingenti, realtà famigliari ed umane bisognose, disastrate, a volte disperate.

Come può accadere ad ogni essere umano non si può escludere che don Francesco abbia sbagliato, sofferto, pagato un prezzo altissimo se si tiene conto almeno di questo epilogo. Tutto il mondo è paese anche per la Chiesa di Roma. Non è casuale se spesso e volentieri il vescovo Mario Oliveri a chi si diceva deluso e scandalizzato per il susseguirsi di ‘scandali mediatici e giudiziari’ della sua diocesi, ripeteva che si ignorava quanto rimaneva sotto la polvere ed il silenzio in altre diocesi non lontane. Come dire, da noi  emergono i peccati mortali e veniali del nostro clero, altrove resiste la cortina a prova di segreto. La cenere eterna ?

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