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Finale L., a sorpresa, ingrata con ‘I chiodi storti’

L’appuntamento culturale – libraio era stato annunciato (venerdì e sabato 16 e 17 ottobre) da La Stampa e dal Secolo XIX (edizioni di Savona) corazzate sinergiche dell’informazione locale. La presentazione di un romanzo ‘Finale a sorpresa- I chiodi stori’. Storia di un omicidio, di un ragazzo testimone di camorra costretto a rifugiarsi prima a Mondovì, poi a Finale L. La nuova generazione educata a non piegarsi alle mafie, nonostante tutto. Autore Bruno Lugaro, eccellenza del giornalismo savonese. Onori di casa del collega Pier Paolo Cervone, due volte sindaco, altra eccellenza quale scrittore affermato di storia locale. Eppure, ad ascoltare, meno di 15 persone, amici inclusi.

Bruno Lugaro (a ds) e Pier Paolo Cervone al Boncardo, sabato 17 ottobre, per presentare il libro ‘Finale a sorpresa – I chiodi storti’ edito da Frilli editore (Fotoservizio Silvio Fasano)

C’è chi ha scritto “l’ignoranza di un popolo è l’elemento base della storia di ogni comunità”. Il Bel Paese, è noto, tra i fanalini di cosa nell’Europa Unita nelle statistiche di lettura dei quotidiani, dei settimanali, dei libri, a parte qualche successo editoriale personale. Solo colpa dei lettori ? Per i quotidiani, in particolare le testate con un passato glorioso anche di vendita nelle edicole, non è proprio così. Bastarebbe fare un raffronto con analoghe situazioni in Germania, tra i quotidiani con pagine locali. Caratterizzati da più cronaca, più spazio agli avvenimenti che hanno per protagonisti i cittadini, il mondo dei giovani. Avari con notizie dai palazzi della politica e dintorni. Molta attenzione alle iniziative sociali e anche alle ricorrenze, purchè siano tematiche del territorio. Cronaca rosa e bianca in primo piano, dunque, privilegiate negli spazi e nelle foto, dal quartiere, al piccolo paese.

Un tempo al Secolo XIX chi si occupava di amministrazione e diffusione teneva conto di quante notizie ‘uscivano’ da questa o quella località, che tipo di notizia e grande attenzione riservata all’entroterra dove, in alcuni casi, c’erano corrispondenti o ‘segnalatori’ pagati a notizia. Oggi basta sfogliare il giornale. E’ migliorata la qualità, per la bravura di chi scrive. Per il resto generale decadimento, con qualche rara eccezione, nella produttività di notizie e di quando accade nelle varie realtà.  A fronte di passerelle continue di personaggi anche mediocri nella politica e nei risultati, spesso presentati alla stregua di grandi artefici del risorgimento della provincia, tuttologi senza mai preoccuparsi di dare un’occhiata all’archivio. Un handicap che investe pure un’azienda forte come La Stampa, mai predominante nel savonese, semmai nell’imperiese. I vertici editoriali, a quanto pare, hanno creduto di poter fare a meno di collaboratori sportivi che coprivano, con impegno e dedizione, gli sport minori, meno blasonati, l’attività di società e dirigenti, di tanti volontari. Un vero e proprio autogol dai signori della Ferrari e della Fiat.

Tutto questo poco o nulla c’entra con la cilecca- presentazione del libro, del suo autore e di chi ha fatto gli onori di casa. Alla fine conteranno le copie vendute che ‘passano’ anche attraverso la promozione, oltre al valore e all’interesse del contenuto.  Lascia sorpresi che la seconda città della Provincia, Finale Ligure, certamente la più ricca sul fronte turistico, capitale riconosciuta dell’outdoor in Italia e all’estero, abbia risposto con un generale disinteresse, a tutti i livelli,  a ‘Chiodi storti’. Non abbia neppure fatto da richiamo la presenza di un beniamino scrittore di cose locali, quale Pier Paolo Cervone, per anni corrispondente e redattore della Gazzetta del Popolo prima, poi Il Secolo XIX, infine carriera a La Stampa – Savona dove collabora tuttora da pensionato. Cervone sponsor non solo perchè sindaco del centro sinistra in due legislature, ma impegnato nella valorizzazione del patrimonio culturale – storico della sua città,  focalizzando la vita di personaggi finalesi illustri.

A Finale forse l’amnesia che uccide il passato non è servita a Bruno Lugaro, 25 anni di giornalismo al Secolo XIX, tra Savona e Genova, oggi caposervizio, colui che cura le pagine locali attraverso i corrispondenti e collaboratori (in realtà redattori a tempo pieno). In punta di penna e di fendenti, ogni tanto, le incursioni nella città dove è nato, cresciuto, ha studiato, con un fratello tra i più votati del consiglio comunale, assessore con la vocazione della sinistra, sinistra. Lugaro alle spalle una prima esperienza di scrittore con i fiocchi: Il Fallimento Perfetto (2007). Qui è raccontato, descritto, in parte documentato, uno dei più gravi scandali, impuniti, della recente storica di Savona. Ad iniziare dalla distruzione delle carte processuali, a tempo di record, per avvenuta prescrizione, riguardanti il crac dello stabilimento Omasav. La magistratura, i vertici di Roma, ad iniziare dal Consiglio Superiore della magistratura, afflitto dal cancro delle ‘correnti’, non hanno dato una risposta a sorprendenti interrogativi. La vicenda dopo il clamore iniziale del libro, l’opera di denuncia in esso contenuta, è finita ‘asfaltata’. Nello stupore, rassegnazione, di chi l’aveva vissuta da inquirente o da cronista. Il silenzio perfetto ancora una volta ha pagato e fatto scuola, anzi continua oggi più di ieri. Come la sorte di  alcuni dei seimila fascicoli finiti  in prescrizione o vie similari, archiviazione. Iscritti al modello 45 ( anzichè 42?).  Atti non costituenti notizia di reato.

L.C.

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