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Borghetto S. Spirito, dopo 50 anni parla la testimone scampata al crollo del palazzo

Una cerimonia semplice per ricordare una tragedia di mezzo secolo fa: cemento e speculazione nella capitale ligure che ha fatto scuola. Con un pizzico di ritardo la giunta comunale, dopo l’inaugurazione del monumento a ricordo perenne dei 7 caduti sul lavoro per il crollo di un palazzo quasi ultimato, ha organizzato la ‘giornata della memoria’. Con una vergognosa latitanza: nessuno dei 5 sindaci viventi che si sono succediti, erano presenti; in gran parte assenti assessori e consiglieri comunali. Tutti coloro dai quali ci si attende sensibilità e buon esempio. Trucioli.it, per l’occasione, ha scoperto una testimone inedita della sciagura, salva per un caso fortuito. E’ Iose Opizzo, 68 anni, famiglia nota a Loano per aver a lungo gestito un bar del lungomare.

Iose Opizzo di Loano aveva 18 anni il giorno del crollo del palazzo ed era la segretaria del costruttore proprietario dell’immobile

Iose Opizzo era tra i presenti, non c’era folla come dimostrano le foto, ma non si è ecceduto nel cinismo imperante. Ognuno ha fatto la sua parte, ad iniziare dalla ammirevole compostezza, dignità, dei parenti delle vittime. Le mamme, in particolare, fratelli e sorelle, gli amici, i compagni di cantiere. Una lezione di stile nella città dove anche la sinistra ha governato tra mediocrità, miopia, scarsa lungimiranza, autolesionismo.  Più volte bocciata dagli elettori. Qualche scandalo e scandaletto. Due sindaci in manette, poi assolti. Meno fortunati un ex vice sindaco e un ex assessore. La tragedia avvenne durante il governo del cementiere sommo del ‘sistema Borghetto’, il compianto Silvano Barone, maestro elementare. Se n’è andato anche un galantuomo Tito Reale piegato dal manipolo di imprenditori edili.  Barone e Reale democristiani usciti indenni, pare senza neppure un avviso di reato. Allora, a Borghetto S. Spirito, dominavano i costruttori dal cuore d’oro: i Miino, i Vacca, i Murialdo (trasferiti poi a Ceriale, a Borghetto hanno realizzato il porticcciolo turistico), i Salvini, i Vaccarezza, gli Stella, i Zatterin. Le cronache ci ricordano che erano 32 a rivoltarsi contro un piano regolatore, fecero sfilare gli operai, si levò la voce dei sindacati edili.  Minacce subdole ed anonime agli allora assessori  Guido Trucco (compianto) e Ernesto Piccinini, vivente. Appartenevano alla sinistra Dc, con il giovane segretario Guido Michelini che è stato fino all’ultimo nel consiglio di Fondazione della Carige, nel periodo in cui la banca era travolta da eventi giudiziari con arresti e ricapitalizzazione ai danni soprattutto degli azionisti.  Michelini estraneo e mai inquisito.

Gli alpini presidiano Il monumento – lapide ai Caduti del Lavoro nel crollo di Palazzo Albatros 50 anni fa (foto Fasano junior)

A Borghetto dopo la stagione Dc arrivò quella del Pci col sindaco architetto Pierluigi Bovio di Albenga, quindi il socialista borghettino verace Gianluigi Figini ( una brillante carriera all’Asl 2, fino a far risparmiare 2 milioni all’anno nell’acquisto di farmaci, ora consulente di una azienda di medicinali a Vado Ligure). Poi fu eletto un galantuomo, Riccardo Badino, centro sinistra, oggi direttore didattico, da sindaco ricevette qualche minaccia di troppo durante la lunga stagione dei Fazzari e della cava dei veleni, con 10 miliardi spesi dallo Stato per la bonifica. Quindi sterzata a destra con Franco Malpangotto gentiluomo, ingegnere alla Piaggio di Finale Ligure, forse con qualche difetto o pregio di troppo, a seconda dei giudizi, degli amici e dei nemici. Infine il rampollo di quella che negli anni è diventata la famiglia più immobiliare e benestante della cittadina, Santiago Vacca, assurto ad esponente di spicco  della Casa delle Libertà – Forza Italia. Vacca unito ad un sodalizio di ferro con Angelo Vaccarezza, da primo cittadino di Loano e uomo forte del partito in sede locale. Vacca, come papà Cecco, è persona mite, piuttosto schiva, nonostante l’appartenenza ad associazioni elitarie e benefiche, spesso nel ruolo di tesoriere, economo, cassiere. E’ probabile che abbia dato di più di quanto ricevuto nella vita pubblica, affari privati a parte.

Acqua passata, anzi ne è passata di acqua sotto i ponti. Il vizio dell’amnesia si è rinsaldato. Il futuro delle prossime generazioni è un’interrogativo anche se c’è chi è convinto che l’agricoltura possa avere ancora un ruolo, alla stregua del risorsa- entroterra- comprensorio con Toirano e Balestrino. C’è chi crede nel traino che potrebbe scaturire, a ponente, dall’ex Castello Borelli, tra parte alberghiera e parte residenziale. Non si è finora parlato, ma  il complesso sarebbe stato acquistato da due famiglie russe, molto ricche, con tanti soldi da investire. L’area è di grande pregio ambientale e panoramico, potrebbe attirare turismo di qualità, una nicchia. A ponente il piccolo porto per una nautica senza pretese, pur sempre motivo di interesse e rilancio se affidato in buone mani. Resta il grande ‘buco nero ‘ dell’ex oleificio Roveraro. Dapprima le immancabili discordie e rivalità di eredi, di famiglie, ottiche e visioni diverse.  Avrebbe avuto senso realizzare, tra goffi palazzoni, fronte e retro mare, un borgo mediterraneo ? In quel contesto ? Pareri divergenti, non sappiamo quanto autorevoli, frutto di luminari che conoscono le potenzialità del territorio. Che dire, un Renzo Piano, un po meno quegli urbanisti e architetti che prima realizzano i piani regolatori  pagati col denaro pubblico dei cittadini e con gli anni diventano i progettisti di fiducia dei maggiori imprenditori. Anche quelli da mordi e fuggi.  Difficile quantificare quale sia stato il danno conseguente ai rinvii, alle sollecitazioni anche dall’alto ( Regione Liguria inclusa, ai tempi di Burlando e non solo). La tenacia non è il forte dei borghettini e di chi li rappresenta, lodevoli e rare eccezioni a parte. La rassegnazione, di fatto, ha vinto, ha avuto la meglio, sullo stesso metro della disinformazione, dell’assuefazione, del distacco del mondo giovanile. Anche in questo caso con poche mosche bianche e in rosa. Alla fin fine deluse e perdenti. (L.C.)

IL RACCONTO DELLA TESTIMONE DI PALAZZO ALBATROS. 

Iose Opizzo lavorava nell’ufficio del palazzo crollato, racconta come è scampata alla morte e al destino

Iose Opizzo: “Avevo 18 anni, il mio secondo impiego, il primo nel cantiere navale di Caviglia – Patrone. Avevo iniziato da due mesi, facevo la segretaria nel caniere di Palazzo Albatros della famiglia Michelini. Il giovane Michelini, allora giocatore di basket, frequentava come tanti altri il bar in Pineta, a Loano, di papà e mamma. Anni d’oro, grazie al turismo, ma anche alla affezionataclientela loanese. Papà chiese a Michelini  se aveva bisogno di un’impiegata, senza pretese. La classica prova. Quel giorno, ricordo come ieri, mi recai all’ultimo piano dello stabile. Ad un certo punto feci una battuta a proposito del dislivello che emergeva  sulle piastrelle dei terrazzi, già con le ringhiere.  Ho lasciato l’ufficio verso le 12,40 e dovevo tornare alle 14,30. In quel lasso di tempo il crollo, la morte, la disperazione dei sopravvissuti, dei primi famigliari accorsi. La prima persona ad informarmi fu Battistino De Francesco, venne al bar e mi disse che era successo qualcosa di grave….insieme abbiamo raggiunto Borghetto S. Spirito.  Uno scenario impossibile da dimenticare, conoscevo solo alcuni di quegli operai, uno era ancora appeso mentre si affannavano i soccorritori. Mio fratello frequentava il nautico a Savona e la notizia si diffuse in Liguria, la diede il Gazzettino, poi le radio nazionali. Chiamò a casa allarmato e preoccupato, sapeva che io lavoravo nel cantiere.  Ho avuto soprattutto conseguenze psicologiche, non tanto perchè avevo perso il posto di lavoro. Di notte, nel sonno, per due anni, ho continuato a svegliarmi con incubi.  Tra una risata e una crisi isterica, non è stato facile.  Ma ne sono venuta fuori bene, assai peggio è andata per le vittime che poi ho saputo potevano essere molte di più. Restava l’indelebile sofferenza delle madri, dei padri, dei fratelli, delle sorelle. Oggi sono venuta anch’io per una gesto di solidarietà umana e di testimonianza civile”.

 

Il sindaco Giovanni Galdolfo ricorda commeora la tragedia sul lavoro di 50 anni fa

Alcuni famigliari commossi delle sette vittime sul lavoro  a Borgetto S. Spirito

Tra i presenti l’anziano medico di famiglia dr.Aldo Gianatti, già sindaco di Ceriale tra le memorie storiche

La cerimonia in ricordo dei caduti sul lavoro: a sinistra Iose Opizzo, allora segretaria del costruttore e scampata al crollo dell’immobile

Il primo a sinistra il presidente dell’Associazione vittime sul lavoro della provincia di Savona durante la commemorazione

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