Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Lupi, cinghiali…Torquato e Di Caprio incursori notturni

Torquato guarda verso il cielo. La luna non c’è e il buio é soddisfacente. Il silenzio è quasi totale. (Vedi anche…..)

Torquato scuote la testa come per approvare ed esce dalla sua dimora abituale. Il percorso ormai lo conosce bene anche se l’età e la sua pinguedine rallentano un poco il suo avanzare verso la meta. Sono diverse notti che si reca al consueto appuntamento con la sua facile riserva di provviste alimentari. Là, prima o poi, si incontrerà con Di Caprio, ma non si saluteranno neppure perchè hanno linguaggi differenti e gli obbiettivi sul posto sono diversi. Ecco ora esce dal bosco dentro il quale ha fatto lo slalom tra alberi enormi , fiancheggia una macchia di alti bambou con molta attenzione. Queste sono piante che crescono velocemente e può essere che si trovi davanti uno sperone che l’altra notte non c’era e farsi male. Finiti i bambou , all’angolo di una grande voliera, il terreno improvvisa una discesa ripida lunga diversi metri , sotto un grande albero di nespolo giapponese dove si sono accomulate una enorme quantità di foglie secche. Néè l’età, né la mole gli impediscono di gioire della scivolata tra le foglie dove la traccia del suo passaggio ormai è più che evidente. Poi gira a destra , passa sotto una macchia di canne normali e, sotto il fico si ferma. Davanti a lui una alta rete si erge sopra la zona coltivata. Ci sono reti ovunque in quel terreno ma Torquato non si è mai arreso davanti a niente e si dirige deciso verso un grosso buco scavato durante la prima incursione. Il salto è quasi in verticale e assai alto ma lui si lascia scivolare sul grande ventre, sulla terra ormai senza un filo d’erba. Scuote con forza tutta la sua pelliccia e comincia la sistematica esplorazione del terreno. Qui il terreno è umido per le innaffiate e Torquato inizia a scavare buchi. Nel secondo buco, capace e profondo, con disinvoltura, deposita il suo sterco pieno di noccioli di ciliegia a monito per chi volesse invadere la sua zona. Si sposta più avanti dove una rete di plastica da raccolta di ulive copre una discreta zona innaffiata . Le bietoline sono appena nate e Torquato incurante di loro, infilato sotto la rete scava buche qua e là alla ricerca di gustosi vermetti.

Un rumore quasi impercettibile ferma la sua azione. Guarda al fondo della lunga fascia di terreno e vede la sagoma alta, slanciata, di Di Caprio che risalta sul debole chiarore di una luce pubblica alle sue spalle. Osserva il nuovo arrivato che muovendosi in modo elegante avanza verso di lui. In un attimo gli è a fianco ma procede senza un qualsiasi cenno di aver avvertito la sua presenza. E’ tutto naturale: sono dannatamente diversi che qualsiasi contatto sarebbe inutile. Di Caprio avanza ancora e giunge al suo obbiettivo. Il grande quadrato di bietole già grandi sono lì invitanti e lui  piegato il maestoso palco, inizia la sistematica, chirurgica cimatura della verdura. Tutto è consumato! Torquato non ritorna sui suoi passi ma intraprende un percorso che lo porta attraverso un groviglio di verdi vitalbe verso la fascia sottostante, incolt , con l’erba alta. Fende l’erba, strisciando la sua pinguedine e lasciando una traccia inconfondibile della quale minimamente si preoccupa e punta decisamente verso il torrente dove in un tombino si trova la sua abitazione. Di Caprio invece ripercorre lo stesso percorso. Si ferma un attimo, maestoso contro la luce del lampione, col muso alto e le orecchie in movimento. Da qualche parte uno di quei cani piccoli e petulanti si esibisce in virtuosismi canori. Di Caprio riparte e si inoltra lentamente nel bosco. Al mattino un barbuto ortolano impreca e maledice ma Torquato e Di Caprio non lo sanno.

Nello Scarato

 

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N. Scarato

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