Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Vado Ligure. Il ‘partito della Tirreno Power’, dopo il blocco tutti spiazzati

Il blocco dell’alimentazione a carbone imposto dalla magistratura savonese della centrale Tirreno Power rappresenta una svolta epocale, dopo 40 anni di allarmi inascoltati e la sostanziale inerzia degli enti preposti al controllo. Sia a livello ministeriale che a livello locale. Oggi gli scenari più’ attendibili depongono per un finale di partita infausto per il carbone ed anche per le sorti elettorali di quanti hanno convissuto col “mostro”, lucrando su assunzioni di personale, su contributi a vario titolo, in cambio di una costante inosservanza delle leggi! Ma andiamo con ordine! VEDI ULTIMA ORA COSA SUCCEDE ALLA CAMERA DEI DEPUTATI

Il sequestro ordinato dal Gip savonese coglie di sorpresa i vari attori della vicenda, a cominciare dai 2 sindaci di Vado Ligure e Quiliano, il cui atteggiamento pilatesco contava di traguardare la fase delle imminenti elezioni comunali in un clima di calma piatta! Nel frattempo il partito della centrale (Pd, Sel, Bovero, Forza italia) dispiegava le sue strategie per il rinnovo amministrativo con un programma di restaurazione, in nome della “santa occupazione” e negando il diritto alla salute!

Monica Giuliano, pd ex pci, candidata a sindaco, in nome della costruzione della piattaforma Maersk e del potenziamento a carbone, con l’appoggio dell’Udc savonese! Nel suo dossier “riservato” spicca la rinuncia del Comune ai ricorsi presentati dalla vecchia giunta contro Tirreno Power e Maersk, nonché, in caso di rinvio a giudizio del gruppo De Benedetti, l’assicurazione, pare,  che Vado Ligure non si costituirà parte civile a tutela dei concittadini deceduti!

Quanto al presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando, uno dei maggiori sponsor del carbone, la scomposta reazione che ha manifestato dopo il sequestro, la dice lunga sul suo stato d’animo attuale! Silenziato il TG 3 Liguria e il giornale “la Repubblica”, tenta di giustificare il suo lobbismo accusando i comitati di aver frenato il risanamento con l’abuso dei ricorsi amministrativi! Purtroppo l’opposizione, come al solito, latita e tenta di salvarlo in ogni modo, essendo complice e connivente col partito del carbone!

Quali gli scenari possibili? I magistrati  di Savona sembrano decisi a smascherare le furbizie dei padroni della centrale, il cui scopo era ed è di sfruttare sino alla fine i 2 gruppi a carbone per poi chiudere la baracca, lasciando i disoccupati sulla gobba dei contribuenti, ancora una volta “cornuti e mazziati”. Riuscira’ il giochetto del cerino, dopo i casi amianto, Krupp ed Ilva di Taranto? Molti scommettono per il no e appoggiano senza riserve i giudici, obbligati , per la latitanza della politica, a svolgere compiti surrogatori rispetto al loro ruolo!!! Leggi!

ULTIMA ORA DALLA CAMERA DEI DEPUTATI – Un manipolo di  deputati del PD, tra i quali i   savonesi Anna Giacobbe e l’albenganese Franco Vazio,  hanno interpellato i ministri competenti chiedendo lumi sul blocco del carbone nella centrale di Vado Ligure richiesto dalla Procura della Repubblica ed avallato dal Gip.

Un atto doveroso il loro, certamente, che impetra di sapere quali iniziative il governo  intenda assumere per “attestare con assoluta certezza e validità scientifica i reali effetti sulla salute pubblica e sull’ambiente delle attività complessive della centrale termoelettrica di Vado Ligure”, come risulta dagli atti parlamentari.

Capito l’antifona? Eppure la deputata Giacobbe vive da sempre a Vado Ligure, dove suo fratello fu sindaco per un quinquennio. La combustione a carbone venne autorizzata in via sperimentale nel lontano 1971. Da allora, di esperienza ne hanno fatta tanta i cittadini, ma forse la famiglia Giacobbe ha visto un altro film ?!

 

 

TIRRENO POWER, TUTTE LE INCOGNITE

Scritto da ANDREA GHIAZZA

L’AZIENDA RICORRE AL RIESAME CONTRO IL SEQUESTRO MA RESTA IL GIALLO SUI TEMPI

 La vicenda Tirreno

Doppio binario per l’azienda

Power si sviluppa su un doppio filone. Da una parte resta ferma la volontà dell’azienda di chiedere il dissequestro dei due gruppi a carbone, dall’altra il tentativo è quello di evitare il braccio di ferro con i pm.

Questo è quanto emerso ieri dal consiglio di amministrazione dell’azienda che ha fatto luce su gli sviluppi dell’intricata vicenda delineando i passi da fare. Una doppia linea difensiva, quella di Tirreno Power, che vede così i vertici societari ricorrere al tribunale del Riesame senza, però, pregiudicare un “dialogo costruttivo” con la magistratura. In altre parole è praticamente pronta la documentazione legale dell’azienda relativa agli indagati, con gli avvocati della direzione della centrale che presenteranno ricorso al Tribunale del Riesame sugli elementi probatori a carico dei dirigenti Tirreno Power finiti sotto indagine tra cui Pasquale d’Elia, direttore dello stabilimento e nello stesso tempo uno dei cinque indagati per disastro ambientale.

Ma se la parola d’ordine in casa Tirreno Power sembra essere “confronto” il ricorso al Riesame da parte dei legali cercherà di dimostrare che il decreto di Procura e Gip di sequestro dei gruppi a carbone non è fondato. Un rebus che fa sì che non ci sia nessuna certezza sui tempi. Ciò che appare sicuro è che, per procedere al dissequestro, l’azienda dovrà provvedere a nuove misure, finora mai applicate, come l’adeguamento alle migliori tecnologie disponibili abbassando così i valori delle emissioni inquinanti.

CUSTODE GIUDIZIALE, PROCURA AL LAVORO

Giorni intensi per la Procura

Nel frattempo la Procura savonese sta vagliando le “candidature” per la nomina di “custode giudiziale” della centrale a carbone Tirreno Power. La figura che sarà individuata -anche in questo caso nessuna certezza sui tempi- dovrà sovrintendere alle migliorie e alle modifiche che potrebbero così far ripartire l’attività dei due gruppi a carbone. Una scelta “oculata” quella del custode giudiziale che renderà in questo modo esecutiva la decisione del giudice che con l’ordinanza di sequestro ha di fatto spento la centrale. I tempi dovrebbero essere “ragionevolmente brevi” ma quanto? A interrogativi si sommano interrogativi.

BURLANDO DIVISO TRA AIA E INCONTRI CON AZIONISTI

Intanto per il presidente della Regione Liguria Claudio Burlando continuano gli incontri con tutti i soci dell’azienda -anche con quelli francesi- per cercare di delineare il futuro di questa anche dal punto di vista delle quote societarie. Tra gli argomenti che hanno coinvolto il presidente della Regione e che tirano in ballo anche il Ministero dell’Ambiente sembra esserci quello dell’Aia, l’Autorizzazione Integrata Ambientale, e della diffida a far partire entro trenta giorni i lavori del nuovo gruppo VL6.

RACCOLTA DI DOCUMENTAZIONE SANITARIA AL VIA

Tirreno Power, una vicenda intricata

Se la volontà dell’azienda corre su un doppio binario – e tra i lavoratori cresce la preoccupazione, soprattutto per quelli legati all’indotto e “scoperti” da eventuali ammortizzatori sociali- il fronte ambientalista si concentra sulla raccolta della documentazione sanitaria dei cittadini che ritengono di essere colpiti dall’inquinamento prodotto dalla Centrale. Proprio su quest’aspetto si concentrerà l’incontro di domani, sabato 22 marzo, in Sala Rossa del Comune di Savona organizzato dalla Rete Savonese Fermiamo il Carbone, dalla libreria Ubik e da Medicina Democratica. All’appuntamento di domani -aperto al pubblico- prenderanno parte esperti del settore tra cui Annibale Biggeri, epidemiologo e già consulente della magistratura nella vicenda Ilva di Taranto.

 

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