Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Loano by by Taj Mahal, fruttivendolo no stop, ma crescono i palazzi

Neppure tre anni e ha gettato la spugna.  Ha chiuso il primo negozio di ortofrutta, conduzione asiatica, che faceva orari no stop (7-24 e oltre in estate), festivi inclusi. A Loano quartiere da record storico. Il primo a cadere sotto le fauci delle seconde case era stato il G. H. Moderno 4 stelle (eredi Ponziglione). Poi il 3 stelle Continental (eredi Panizza, stessa sorte), quindi sfratto al Konig (proprietà dei muri Casanova di Finale), alla fine il San Carlo. C’era la pensione Millone, 14 camere.  Ha chiuso la longeva filiale-tesoreria San Paolo (Banca Intesa). Il glorioso bar Haiti (in auge con i Gavioli e il probo papà Giuseppe), ora trasformato in kasbah e sala giochi. Negozietti chiusi, barbiere compreso. Ma pure sull’Aurelia crescono i palazzi.  ‘Loano, non solo mare‘, dice uno slogan? 

Loano, febbraio 2014, serrande abbassate del fruttivendolo di origine asiatica

Su trucioli savonesi (ora trucioli per chi scrive) del 7 luglio 2011 (vedi sotto) avevamo fatto una carellata sui fasti del commercio e del turismo alberghiero di Loano. Tra sarcasmo e umorismo, sconsolati registravamo la diffusa apatia, indifferenza con cui la società loanese – scarsa intellighentia – assisteva distratta al  deterioramento del suo ‘tessuto’. Certo, Loano non era e non è purtroppo l’unica. Ma siamo proprio sicuri che non si è sbagliato e perseverato nella clientelare politica di moltiplicazione di case, aree, a discapito – è evidente sotto ogni aspetto – della qualità ambientale (primo  requisito per un turismo non mordi e fuggi), della sopravvivenza dell’industria alberghiera (primo requisito per i posti di lavoro),  e non trarre lezione dal disastroso errore della rapallizzazione del territorio (Borghetto docet!).

Loano, estate 2001 apertura del fruttivendolo sull’Aurelia, in centro città

Loano, con le sue forze occulte, ma non troppo, i suoi architetti, ingegneri, geometri unti dal Signore (si contano sulle dite di una mano) hanno continuato in sinergia con un branco di amministratori a ‘regalarci’ cemento, seconde case, asfalt0, rinvii su rinvii del Puc.  Loro si sono, carta canta, arricchiti, supportati da ‘bande di bassotti e C.’ . Sarebbe l’eredità del ‘bene comune‘ in salsa beghinaggio?

Ci ripetono, grazie ai loro ‘camerieri’ che si sta costruendo a ‘volume zero’, ovvero demoliscono, ristrutturano, trasformano, riqualificano, persino con minori volumi.  Che cuore d’oro ! Che idealisti, altruisti,  cristiani sicuramente non secondo le regole di papa Francesco.

Dove c’era un albergo hanno ricavato 50-60 alloggi (bilocali soprattutto). Dove c’era un immobile per poche famiglie,  la capienza è moltplicata. Le arterie principali sono rimaste quelle degli anni ’50. Sempre più intasate, inquinate. Circolare in auto, da una zona all’altra, l’abbiamo già scritto, impone tempi biblici. La caccia al parcheggio è  quotidiana. Se ne sono accorti persino i frati (che hanno lasciato Loano) del Sant’Agostino, al punto da trasformare l’orto, tra le vecchie mura del convento, in parcheggio a pagamento, affittato a mesi.

Alla stragrande maggioranza dei loanesi va bene così, bisogna prenderne atto. I posteri si arrangeranno. Le future generazioni quale turismo  si troveranno ? E’ stata chiesta a qualche esperto una proiezione? Magari lo possono anticipare i ‘signori che continuano a progettare, ad investire, a costruire’. Altro che crisi! I loro figli non debbono temere, ci hanno già pensato i papà che sono rimasti lontano da investimenti ‘pericolosi’: alberghi, soprattutto. Al punto che qualche cementiere del comprensorio si può permettere l’invenduto per anni. Qui la Guardia di Finanza e l’Agenzie delle Entrate non bussano ? Conoscono le società di comodo ?

Loano, un appartamento sull’Aurelia di levante trasformato in Web Store. Ci sono troppi alloggi ?

Loano, annotava un economista del Sole 24 Ore, è tra le poche località italiane dove non bisogna gridare che occorre far ripartire il settore delle costruzioni e dell’immobiliare. Non si vende come ai bei tempi, ma  l’edilizia non si è fermata. Ha un santo in Paradiso? No, ci sono amministratori lungimiranti, se il denaro corre stanno bene tutti. Si sta esagerando e chi c’è dietro l’angolo del futuro strumento urbanistico? Loano, una delle poche zone franche per chi vuole investire nel mattone.  Basta trovare la pedina giusta, a cominciare dal tecnico. Più di così cosa pretendono gli elettori loanesi di centro destra? Il Comune anche con i soldi degli oneri di urbanizzazione può tenere basse tutte le tariffe, i servizi. Loano è la città delle ‘fontane’, dello sport, del divertimento popolare, del più organizzato Palazzetto-psicina (benemerita Doria Nuoto ed il suo infaticabile presidente, Ernesto Piccinini, i bravi collaboratori)  del ponente savonese. E’ la città delle cooperative sociali (era molto attivo l’ex comandante della Finanza dei primi anni 70).

E’ vero bisognerebbe sbloccare i cantieri pubblici (Aurelia bis, bretella per la zona artigianale) e la zona alberghiera delle Vignasse, affrettare il recupero dell’Ospizio Marino.  Allargare alcune strade vitali dove camion e auto si bloccano ogni giorno, ogni ora e tutti in coda. All’emancipato popolo loanese di Facebook, preso ad esempio dai nostri media, queste tematiche pare interessino  poco (vedi gli spazi di discussione). Qui cultura e etica civica hanno altre radici quadrate. Leggete per convincervi. Sperano soprattutto nell’immortalità. Intanto, per fortuna, a ricordare dove siamo, ci pensa chi apre un web store dove c’era un alloggio: sull’Aurelia nella zona davanti all’ex caserma dei carabinieri. Buona fortuna anche a loro che scommettono sul mercato dell’informatica ed affini. Buona fortuna a tutti coloro che, con impegno ed intelligenza, rischiano tappezzando Loano di manifesti per promuovere i loro locali.

Peccato, doppio peccato tuttavia, se si persiste con gli anziani del Ramella ‘semidimenticati’, ‘trascurati’ nei fine settimana, quando subentra la logica aziendale della cooperativa ‘amica degli amici‘. Un giorno, si racconta, qualcuno ha chiamato pure i carabinieri. Nessun delitto, molto disagio. Notizie riservate, da non divulgare. E comunque ci si può lavare la coscienza andando a servire la S. Messa, mettendosi in mostra, leggendo i testi sacri. Se siete anche un ‘pio’ si apriranno i posti di potere, ai mediocri inclusi. Il big locale vi metterà sotto la sua ala protettrice. La ‘terza eta’ al Ramella può attendere tempi migliori. C’è pure il fronte della trasparenza e della occulata gestione amministrativa.  Un giorno vi sveleremo i numeri, i confronti. Che pena ! Ma l’ex sindaco Dc, avvocato, ci invita ad essere moderati, costruttivi, propositivi. Ha ragione ?

Per ora rileggiamo, se siete interessati, quanto era stato scritto tre anni fa all’inaugurazione del negozio, scusate le ripetizioni. Ecco.

E poi c’è chi sostiene che il turismo vero ha bisogno di case, non di alberghi: ormai non vanno più di moda e rischiano di dare lavoro solo agli extracomunitari, cuochi compresi.

Di questo è conscia la comunità tutta che, stando ai si dice, ha accolto con entusiasmo l’apertura, sulla via Aurelia nei pressi del bar Haiti, degli ex alberghiModerno e Continental, del primo negozio di frutta e verdura, con tanto di insegna e nome asiatico, Taj Mahal.

Non solo perché il negozio, con frutta esposta all’esterno, come accade ovunque, è a diretto contatto con le ‘innocue’ emissioni dei gas di scarico di moto e auto, su una strada parecchio trafficata. Può fare orari lunghi e aprire domenica e festivi.  Di sera, tira tardi. Poveri commercianti italiani (loanesi)! La Lega non c’entra.

No, c’è pure una ragione di convenienza e di qualità. Il ‘marchio’ del Bangladesh in realtà corrisponde ad un cittadino italiano, figlio adottivo di una torinese che aveva comprato casa a Loano e di cui è diventato erede.

I locali hanno visto per decenni l’insegna Odasso, vendeva piccoli elettrodomestici, macchine da cucire e altre prodotti dell’elettronica. Chiuso Odasso sono arrivati altri gestori, altri generi ed oggi le prelibatezze della ‘nostra terra’. Coldiretti? A chilimetro zero?

 

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