Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Alassio cosa nasconde il ‘pasticcio’ del neo comandante, ma a Diano Marina dava fastidio

Qui si fa la guerra o si muore. Questa volta ho l’impressione, da Belfagor gran signore dell’inferno e dei conddanati al fuoco eterno, che il ‘buon scolaro’ Canepa, scoperto dal presidente Vaccarezza, insediato dagli intramontabili elettori (ma davvero hanno sempre ragione?), finisca in castigo. Io non voglio  sia perseguito penalmente, politicamente e moralmente ha già rimediato la seconda figuraccia nelle assunzioni ad personam. A leggere l’esposto di ‘cittadini indiavolati’, il loro sindaco e company, avrebbero commesso forse reati, atti illegittimi, persino falso ideologico. Oltre ad aver mortificato alcuni vigili urbani – laureati inclusi – da anni in servizio ad Alassio. Tutti incapaci, inadeguati al comando ? Cari amici dell’inferno, posso rivelarvi una chicca-segreta. Chiedete cos’è l’Ipo (indennità di posizione organizzativa), strumento vasellina per tenere sulle ‘palle’ di tutti i comandanti (almeno 6 nel savonese). Significa indennità da 6 mila a 15.000 €, più il 25 % se si raggiunge i risultato.  Ma il caso Parrella è più complesso, coinvolge dritto Diano Marina e chi poteva disturbare? 

TUTTI INSIEME INQUADRATI (da Silvio Fasano) ALCUNI AMICI MIEI CHE AD ALASSIO INDOSSANO LA GLORIOSA DIVISA

(cliccate sulle foto).

    

  

Spero che saprete della mia dimora preferita, la collina che domina la Baia del Sole ( e dei sogni). Un sistema satellitare mi consente di sapere tutto di tutti. La fotocopia  tecnologica aggiornata della base americana che era al Melogno,  mi avevano ingaggiato e sono vincolato al ‘segreto di Stato‘.

Io Belfagor, ho trafugato L’esposto e contestuale denuncia-querela a firma del presidente Luisa Monti. Ha sparato a raffica e, secondo il mio collaudato parere, colpito nel segno. Bersaglio raggiunto. Tirate fuori le toppe. Ho consultato i miei esperti. Risulta che ad Alassio gli aspiranti capi siano tutti B 1 (categoria) che indica il quadro economico.  Anche se inquadrati in B 6, ma sta di fatto che hanno più anzianità rispetto al ‘competitor’ vittorioso Francesco Parrella. Stai a vedere che dopo le grane giudiziarie di Diano Marina (non conosciamo l’esito finale), si ritrova in qualche ‘concorso’….penale pure ad Alassio dove è avvenuto tutto “a sua insaputa“. Parola del mio protetto Claudio, soprannominato Scajola. E di tale Chiappori, sindaco.

Il Comune di Alassio, dopo essersi informato e consultato anche con i suoi dirigenti ed ufficio legale, avrà detto: invocando una certa legge-disciplina possiamo nominare chi vogliamo. Utilizzando lo strumento vecchio e decrepito di ‘assumere a comando‘. Questo, leggendo il mondo di internet, dovrebbe accadere  solo in stato di urgente necessità, ufficio scoperto, disperato bisogno di coordinatore. In attesa di procedere al concorso.

Bisogna ammettere che ormai, in Italia, pur nella casistica carnevalesca di assunzioni di comandanti, a questo escamotage-espediente non ricorre quasi più nessuno. Ad Alassio, invece. Qui, la storia insegna, almeno la mia personale di responsabile dell’inferno, dagli anni ’60 in poi, che si può fare di tutto e di più.

Storie di sequestri che si concludono, senza una verità, dopo 40 anni di percorso giudiziario e sulla scia 4 suicidi. Tutti zitti o quasi, dimenticatoio garantito a vita.  C’è il banchiere che mentre stava trattando  la vendita della banca di famiglia – dopo che le mogli erano riuscite a provocare un’ispezione a tappeto della Banca d’Italia –  gli trovano in una delle sue proprietà, sparse tra la provincia di Savona (ponente) e Imperia, 60 chili di candelotti. Manette ad opera della polizia  – allora comandata da tal Carola che   finirà male per motivi di salute e psichici -. Prime pagine, incredulità generale ma intanto l’impero finanziario si avvicinava sempre più al crollo. Ne escono tutti malridotti e la banca (Alassio, Albenga, Laigueglia) venduta per un ‘pugno di mosche’.  E potremmo continuare con le perle alassine, almeno una decina nella mia agenda diabolica e maledetta.

Nel pasticciaccio del comandante – con tanto di esposto querela – sarebbe tuttavia un madornale errore mettere sotto tiro il dr. Parrella,  laurea in giurisprudenza, in attesa dell’esame da avvocato. Io conoscevo i genitori, famiglia per bene, stimata, avevano una rosticceria a San Bartolomeo al Mare. Oggi si godono la pensione. Il primogenito è diventato, con merito, un pezzo grosso della Marina Italiana. Un militare con la M maiscuola.  Un ufficiale che farà altra carriera. Ha già ricoperto e ricopre grossi incarichi all’estero.  Missione di primo livello, Onu compresa.

Anche il fratello Francesco era entrato in Marina, diventando graduato, ma per via del ‘numero chiuso’ pare abbia dovuto rinunciare.  E così, dopo il trasferimento della famiglia a Diano Marina, ha colto l’opportunità del concorso (ottavo livello) per entrare comandante con tutti i crismi della legalità.  Erano gli anni che esplose il ‘caso’ – definiamolo così  – della vigilessa comandante laureata. Le sue denunce di mobbing e relativa assoluzione per l’ex sindaco-giornalista Angelo Basso, classe 1937. Un’istituzione (10 anni in sella) in quel di Diano Marina. Ricordo che doveva essere trattato anche il ricorso davanti al giudice del Lavoro, ma erano trascorsi mesi su mesi. I giornali scrivevano di incompatibilità ambientale, persino nei rapporti con i carabinieri dove comandava un mio vecchio amico d’infanzia. Si raccontava che in realtà fosse arrivato in aiuto anche il vigile fidanzato (terza media). Poi un cugino. Si parlava di Mistretta, Surace, brava gente!

Insomma un vero bailamme e alla fine il sindaco-senatore leghista (Chiappori) cercò di salvare capra e cavoli. Parrella era comandante, un tipo rigoroso, da schiena dritta verso tutti, gran passione per la divisa, un osso duro per i potenziali avversari. Dico a caso, ci saranno pure in quella zona i miei amici del clan calabresi?  Ero stato il primo a conoscere il gran capo, ci eravamo parlati ai tempi del ‘fraterno fratello muratoreAlbertino Teardo, tutti mi domandano dove sia e della sua salute. Abita sempre in quel di Albissola Capo, viaggi a Londra e.un giovanotto.

Il calabrese ristoratore scendeva le scale del vecchio tribunale (Santa Chiara) di Savona dove era stato convocato dai giudici Granero e Del Gaudio per rispondere degli assegni scambiati, incassati, con l’approssimarsi della campagna elettorale. Qualche milioncino. Gentile, anzi tutti e due i Marcianò,  mi risposero, spiegarono. E ovviamente “Teardo e suoi ? Brava gente…”. Citati nei verbali anche uno dei due fratelli  imperiesi onorevoli…acqua passata.

Sta di fatto che il leghista Chiappori – lo ammetta se vuole – deve aver ricevuto qualche buon consiglio all’orecchio. Sistemiamo il tira e molla, il pericolo richiesta danni della comandante, retrocediamo Parrella a vice, poi vedremo.  Lui non c’è stato, è ricorso al giudice del lavoro e la sdentenza è prevista di questi tempi. Cosa ho fatto per meritare di essere retrocesso?  Quali demeriti?  Quell’inchiesta per la mancata multa al titolare di un dehor in compagnia di un collega?   La multa, però, pare l’abbia fatta. E già che ci siamo viene fuori che il Chiappori – si avvalso davanti al Pm, Bogliolo, apprezzato cittadino di Alassio, della facoltà di non rispondere – a sua volta, sia intervenuto per un occhio di riguardo quando un altro esercente con dehor fu pizzicato dai vigili nei controlli a tappeto.  Secondo voi chi sarà il ‘fiscale’ tra Parrella e Chiappori? Quasi quasi il Chiapporino lo invito a cena con la zarina verde di Albenga, anche lei nei guai, anzi già condannata (si è ovviamente appellata) per abusi edilizi della casa di famiglia.  Lega Nord dove la legalità è di casa.  Forza sindaco, a Diano c’è qualcun altro che vi segue. Auguri di buona fortuna.

Intanto vedremo come si conclude il primo atto del processo Parrella- Comune di Diano Marina . Se vince il primo potrebbe subito togliere il disturbo ad Alassio dove l’incarico iniziale è per 4 mesi? Signori  che amministrate i Comuni sempre in guerra, se volete consigli utili rivolgetevi agli amici massoni.  Io mi trovo benissimo. Regnare nolo, liber ut non sim mihi (Fedro). Preferisco non regnare, piuttosto che perdere la libertà (di critica).

Belfagor

 

 

 

 

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Belfagor

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