Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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‘Giallo Berrino’ / Intervista a Enzo Mombelli, parla per la prima volta dopo 40 anni: ‘La vita distrutta, attendo giustizia o mi uccido’

Il ‘giallo Berrino’. Parla per la prima volta Vincenzo (Enzo) Mombelli e grida la sua innocenza, chiede giustizia. Nel luglio 1974 aveva 21 anni quando fu arrestato con il fratello maggiore Ezio; accusati di aver rapito Mario Berrino, liberato tre giorni dopo con il ‘pagamento’ di un riscatto di 300 milioni. I Mombelli furono scagionati, ma dopo 5 sentenze i giudici non hanno riconosciuto né calunnia, né diffamazione. Anzi, i Mombelli condannati a rifondere le spese di giustizia a due eredi di Giorgio Berrino (fratello di Mario). I Mombelli avevano chiesto danni a due famiglie Berrino per un miliardo e mezzo. Poi per 40 anni è calato il sipario, il silenzio perfetto. Oggi, dall’intervista a Vincenzo Mombelli emergono notizie inedite, nuovi aspetti dolorosi, sconcertanti. Una storiaccia avvolta da misteri. Interrogativi senza risposta. Se il sequestro è avvenuto – ma l’inchiesta lo esclude – i colpevoli sono rimasti senza nome.

Albenga, domenica 26 gennaio 2014, Vincenzo Mombelli durante l’intervista legge per la prima volta una lettera che Mario Berrino spedì al cronista

Un’intervista non preannunciata, a sorpresa. Vincenzo Mombelli  –  trucioli.it ha pubblicato lo scorso numero l’ultima sentenza che lo riguarda assieme al fratello Ezio – contatto sul cellulare facendo il nome del fotoreporter Silvio Fasano e fissando un appuntamento a breve. L’abbiamo sorpreso in strada, offriva la sigaretta ad un amico, quando ci siamo presentati davanti all’Istituto Trincheri di Albenga, nella nuova zona residenziale di via Dalmazia. Pochi  convenevoli e ci siamo trasferiti nel salone. Seduti al tavolo.

Signor Vincenzo, non ci interessano gli interrogatori o rifare le indagini, ma la sua testimonianza, i ricordi. In quali carceri è rimasto rinchiuso?

Quattro. Sant’Agostino a Savona, Marassi a Genova, La Spezia e Imperia. A Savona, per protestare l’innocenza, ho fatto un lungo sciopero della fame. Qui un detenuto, tale Bianchi poi trucidato, alla Carrettera di Albenga, insieme alla fidanzata mentre si trovava in auto, stava organizzando, per il mio caso e di mio fratello, una rivolta. Per punizione mi hanno trasferito prima a Marassi, poi a La Spezia.  Non credo sia stato scritto dai giornali. Ho rifiutato ad un certo punto la libertà provvisoria. Volevo uscire dal carcere innocente come ero entrato.

Vincenzo Mombelli, lei è un fiume in piena, ha sul viso i segni della sofferenza, ma una memoria di ferro. Meticoloso nei ricordi….

Dal dispiacere mia madre si uccise a 60 anni con l’acido muriatico, mio padre ebbe una cinquantina di collassi, mia sorella Vania che ora vive ad Andora, si è ammalata. In  famiglia ho perso, prima del fattaccio, 50 anni fa, un fratello travolto da un’auto;  da 14 anni una sorella colpita da tumore e deceduta. Ricordo quel giorno quando il giudice Vincenzo Ferro mi disse “stia tranquillo, in carcere finiscono il geometra D’Amato e Mario Berrino”.  Lo sa che Berrino è stato una notte a Marassi, ma in infermeria ? Fosse rimasto in carcere rischiava di essere ucciso.

Ricorda il giorno dell’arresto?

Certo, come fosse ieri. Chi può dimenticare una tragedia. Innocente, innocente al 100 per cento. Lavoravo all’hotel Tirreno di Alassio, estate, 9 ore al giorno. Berrino disse che uno dei sequestratori aveva gli occhi azzurri e mi riconobbe. Lui pittore…mi guardi, io ho gli occhi azzurri? Disse che avevo il naso aquilino… mi guardi !  Che avevo  le ciglia bruciate…mi guardi.  Che avevo la fede, è l’anello di mio fratello morto sotto un’auto. Mario Berrino io non lo conoscevo, non l’avevo mai incontrato.  Il giorno dell’arresto stavo dormendo nella casa di via Loreto, avevamo anche l’orto.  La mamma mi sveglia:  ‘Hanno portato in questura tuo fratello Ezio’. Decido di raggiungere l’albergo Tirreno per avvertire i titolari, mi sarei assentato.  Mi sono venuti incontro due poliziotti: ‘Lei è Vincenzo Mombelli’?  Può venire con noi per un piccolo accertamento….’ Sono trascorsi 5 mesi e mezzo dietro le sbarre.

Lei  è sposato?

Mai, sapesse quanto ho sofferto. Dovevo sposarmi con una ragazza di Stellandello, si chiamava  Ornella Canale, me ne ha fatto di tutti i colori; aveva una sorella,  Francesca.  Io ero innamoratissimo.  Il papà era brigadiere dei carabinieri ad Andora.  Alcuni mascalzoni ci hanno messo il becco, la mamma si era suicidata.  Da allora non sono più stato legato a nessuna donna, solo rapporti fugaci.

E’ vero che anni dopo lei ha avuto contatti con il dr. Vincenzo Ferro….

Gli ho telefonato, un’ottima persona e un bravo giudice, ma si è trovato di fronte….Preferisco tacere.  Avevo scritto un lungo pro memoria, chiedendo di farlo avere al dottor Ferro che seguiva la vicenda, ma non ho mai saputo dove sia finito lo scritto. Neppure gli avvocati sono riusciti a trovarlo. Ma parliamo di altro. Una famiglia distrutta, si rende conto?

A proposito, Mario Berrino,  nel dicembre 1998, mi ha inviato questa lettera che le sottopongo. E’ firmata da lei e suo fratello ? Indirizzata al vostro difensore, l’avvocato Nuvolone che era un luminare del foro italiano.  C’è scritto che i Lauretani  sono i veri colpevoli del rapimento e potrebbero dire tutto…firma Ezio e Vincenzo Mombelli, la calligrafia la riconosce?

E’ vero, credo l’abbia scritta mia fratello Ezio, ma vorrei leggerla con più attenzione. Ho cose da dirle…ha tempo?

Signor Vincenzo, l’approfondiremo un’ altra volta, magari mi consulto con un perito.  I Lauretani li conosceva?

Il maggiore, Norberto, è morto. In giro c’è il più giovane. Mio fratello era in lite perchè Lauretani  non pagava l’affitto del ristorante, il locale che aveva gestito nostro papà.

A pagina 5 dell’ultima sentenza del gennaio scorso della II sezione civile della Corte d’appello di Genova che vi ha condannato a pagare 5 mila euro di spese legali e di giudizio, è scritto, tra l’altro: ” Il 13 luglio 1974 il Berrino si presentava ai carabinieri di Alassio  riferendo di essere riuscito a sfuggire alla sorveglianza dei suoi rapitori….”.A noi cronisti di strada dell’epoca risultava si fosse presentato ai carabinieri di Albenga o sbagliavamo.

No, no, è così, si presentò inizialmente ai carabinieri di Albenga.  Aveva delle ferite ‘fresche’. Il commissario di polizia di Alassio, Carola, accertò che io non avevo graffiature, nè bruciature alla pancia come sosteneva Berrino.  Lo sa che qualcuno avevo preso oggetti di mio fratello  e li aveva lasciati….in due posti indicati dal pittore….?

Albenga 26 gennaio 2014, Vincenzo Mombelli legge la lettera che avrebbe scritto col fratello e che Berrino ha inviato al cronista nel 1998

Ha conosciuto il geometra D’Amato, teste d’accusa…; ha sostenuto di averla vista in una zona periferica di Ceriale, vestito da cameriere, dopo una telefonata che fissava un incontro con i sequestratori o emissari….?

Tutto falso, io mai stato a Ceriale per un appuntamento durante il sequestro Berrino. Posso dire che successivamente, quando D’Amato mi incontrava ad Alassio, si allontanava in fretta. Scappava… Perchè è andato ad uccidersi a Imperia? Io aveva citato a mia discolpa un centinaio di testimoni. Il parroco di Solva, una segretaria dell’hotel Tirreno che abitava a Solva, il notaio Sibelli che viveva anche lui a Loreto. Per Berrino io sarei stato addirittura il ‘capobanda’ che gli ha pure sottratto l’orologio, il portafogli . E’ vero, mio fratello Ezio andava a caccia, aveva un’auto senza un sedile, il passamontagna. Berrino ha riconosciuto il materiale e l’auto dopo che li aveva visti in precedenza; era stato il maresciallo Bianchi a venire da mio fratello che gli aveva offerto delle pesche. Berrino prima ha visto, poi ha accusato.

Con suo fratello vi vedete spesso…

No, da due anni, siamo diversi di carattere, non siamo mai andati d’accordo. Lui è stato fortunato, ha trovato una compagna di vita, è sposato, un figlio, abita a San Fedele.  Per favore parliamo d’altro.

Cosa le è rimasto impresso degli interrogatori

Ci vorrebbe un quaderno… a raccontare.  In quel periodo ho incontrato l’allora colonnello Della Chiesa, era a Savona per le bombe, il terrorismo. Ho conosciuto Montesano della Criminalpol di Torino. Hanno indagato sulla nostra famiglia.  Siamo di Rinzato (Brescia), mia mamma era di Adalo.  Quando siamo arrivati ad Alassio io avevo cinque anni, dopo la morte di mio fratello falciato da un’auto rubata. Risarciti con 4 milioni di lire.

Quale è stato il momento più brutto da detenuto? 

Il primo giorno dell’arresto sono stato trasferito al carcere di Imperia, ricordo il maresciallo Santoriello. Piangevo, ero scioccato, disperato, mi mancava il respiro. Non potevo credere che da innocenti si potesse finire in galera….Non lo auguro al peggiore nemico. C’è da morire di crepacuore.

Una persona che in tutti questi anni le è rimasta vicino, l’ha aiutata?

Mi hanno abbandonato tutti, tutti.  Vado avanti grazie al Trincheri,  vengo qui da sette anni, ricevo 200 euro al mese, mangio e faccio lavoretti manuali, le pulizie, svuoto i cestini….Se non lo scrive….Chiedo giustizia ed il giorno che mi rendo conto di aver perso ogni speranza scrivo una lettera al Secolo XIX e poi mi uccido. Si, mi uccido così parleranno… Ero il coccolo di mamma e vivo con lei, col papà si erano divisi. Nella vita ho fatto una vincita, con una schedina, 2 milioni e 200 mila lire. Ho ristrutturato la casetta,  l’ho venduta divindendo con mia sorella il 50 per cento. Sa che 25 anni fa guadagnavo 3 milioni mese; ho lavorato in Svizzera, Germania, Inghilterra. Prima cameriere e poi barman a Cortina d’Ampezzo.  A 9 anni ho iniziato al Park Hotel di Alassio, quindi al Diana, allo Spiaggia, al Regina. 50 anni di lavoro, persino sette anni dai frati di Pontelungo e mi ero fatto prestare un milione. Ho lavorato al Pampano di Loano, sul porto, chef di cucina.  No, guardi, o ottengo giustizia o mi faccio fuori. Mi raccomando non lo scriva.  Sto pagando 500 euro al mese d’affitto, anzi non li posso più pagare perchè voglio andare dall’avvocato e chiedere un nuovo ricorso, magari alla Corte Europea…..

Innocenti anche per la giustizia italiana, si è fatto un’idea del motivo che avrebbe spinto Berrino ad accusare i fratelli Mombelli ?

Fu il maresciallo Bianchi per quanto ho ricostruito che frequentatava il caffè Roma, il night, amico di Mario Berrino. Gli parlò, credo,  dei sospettati, accennando a ‘quelli del ristorante…’. Ma il maresciallo pensava ai Lauretani, Berrino invece conosceva solo mio fratello. Lo sa che l’avvocato Nuvolone, almeno stando a quanto mi ha detto Ezio, ci è costato una cinquantina di milioni.  Con l’avvocato Bellando ha tirato fuori dai 10 ai 15 milioni. Con la vecchiaia ho cercato di sbarcare il lunario aiutando qua  e là, ad Albenga: il Veliero,  il chiosco della angurie, per due anni ho fatto il giro di cinque bar, li aiutavo ad aprire al mattino, guadagno 10 euro, il caffè, la consumazione. Ho lavorato dai Melgrati, ad Alassio, quello dei mobili. Ho conosciuto la contessa Galleani, è andata a vivere a Montecarlo.   Ho una pensione militare ed dell’Inps, in totale mille e venti euro al mese, 500 sono per l’affitto. Sono invalido, 10 pastiglie al giorno, operato alla vescica e di cataratta.

C’è una persona che odia e non può perdonare…

Una famiglia, quella famiglia…., mi hanno, ci hanno distrutto. Senza alcuna colpa.  Simulazione o no, noi Mombelli in tutta questa brutta storia non c’entriamo, lo hanno riconosciuto tanti giudici. E poi un certo Armando, di Andora; è stato lui a farmi perdere la donna che amavo e avrei voluto sposare. Invece le persone a cui sono più affezionato sono quelli del chiosco e del Veliero.  Guardi che l’aspetto, oggi mi ha preso alla sprovvista. Ho ancora tante cose importanti da raccontare, da svelare. Voglio parlare, poi posso morire con l’anima in pace.

Luciano Corrado

COPIA DELLA LETTERA DEI MOMBELLI CHE MARIO BERRINO NEL 1998 AVEVA TRASMESSO AL CRONISTA CON IL FRANCOBOLLO DI PADRE PIO DI CUI IL PITTORE ERA DEVOTISSIMO

 

L.Corrado

L.Corrado

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