Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Ceriale, la maledizione di San Rocco. Quei 4 sequestri di ville agricole e terreni

La ‘signora’ Rai Liguria non aveva spazio e tempo da ‘esibire’ i danni del Rio San Rocco, intervistare il direttore dell’Ufficio Postale, i titolari di bar, negozi, pasticceria, garage. Mamma Rai del resto era assente anche alla tradizionale festa di San Rocco (16 agosto), con migliaia di persone, la spettacolare processione, sfilata di artistici crocifissi. Le bancarelle e quest’anno il record di presenze di ‘ambulanti abusivi’ (34, alcuni offrivano, pare, polverina particolare e ‘Rolex’). All’ingresso della chiesa pure due ‘mendicanti’ professionisti di un clan. Trucioli.it, continua a rinviare il reportage fotografico (ci scusiamo), spiegheremo i motivi. Intanto l’ultima ‘vendetta’ di Rio S. Rocco. L’uomo dimentica, la natura no. Danni pure allo stadio cittadino, partite fuori casa.

Il torrente è esondato, non è la prima volta. Non solo, poco clamore hanno suscitato i circa 160 mila mc. d’acqua  sui 4 ettari edificati della T 1, con box  pieni d’acqua, prima del deflusso un metro oltre la soletta. A Ceriale, come pochi o tanti avevano previsto,  stanno venendo i nodi al pettine. Non può essere motivo di soddisfazione. Semmai di riflessione. Chi, per decenni, ha scritto ed indispettito i ‘potenti’  di turno, non può dimenticare chilometri di inchiostro prima sui giornali e da ultimo sul web affinché si arrestasse il dissennato consumo di territorio. Distruggendo, tra l’altro, la prima risorsa di madre natura: l’agricoltura e il grande ‘serbatoio’ naturale dell’acqua di falda,  messa a ko da infiltrazioni saline. E batteri.

Lo abbiamo già scritto e speriamo di non annoiare. I nemici non ci interessano. Non siamo stati ascoltati, eravamo una piccola minoranza. Ora si fa  la conta dei danni , le immancabili polemiche, le interrogazioni consiliari che non spaventano. La maggioranza è solidissima. I burattinai sono scaltri. Forse un domani in presenza – speriamo mai – di qualche tragedia più clamorosa leggeremo i titoloni (frana di Andora è l’ultimissimo esempio, ma solo in ordine di tempo). Senza disastri e senza morti nel Bel Paese e nella Regione più cementificata d’Italia (dati Istat) il ‘sistema cricca &affari&politica&massoneriaformaggiara’, impunità ed illegalità diffuse non vengono scalfiti.

Aspetteremo la dichiarazione dello’ stato di emergenza’ da parte del governo, le decisioni della Regione con l’immancabile Partito del cemento’, la possibilità di accedere ad eventuali contributi per  danni.  In effetti, anche questa volta, tutto sommato rispetto ad altre località, Ceriale può consolarsi, tirare un piccolo sospiro di sollievo. A ribellarsi è stato soprattutto il Rio che gli anziani cerialesi ripetono: “si ripiglia il suo letto naturale”.  L’esondazione, infatti, avviene in curva, nelle vicinanze del Residence Oliveto, tanto per dare un’idea.

In altre circostanze, quando diluviava ed in poche ore si concentrano le piogge di giorni, allora l’effetto-esondazione è  stato immediato. Questa volta le precipitazioni sono state meno copiose, ma per più giorni. Quando a monte le aree ancora ricoperte di terra non assorbono più acqua, la massa d’acqua si rovescia impetuosa a valle. Il ‘rio’ da via Romana, in prossimità della vecchia chiesa di S. Rocco,  si è diviso in due tronconi.  Infilandosi in via Venezia, verso la colonia Veronese, in piazza Marconi e straripato sulla passeggiata.

I più previdenti già durante la notte erano rimasti svegli facendo uso di sacchi di sabbia e tavolate per proteggere i negozi, i locali, i box. I più colpiti sono stati l’Ufficio Postale (doppio ingresso di acqua), un bar, 2 negozi, una pasticceria, diversi garage. Decine di quintali di melma rossastra hanno invaso locali, strade, parcheggi, giardini di un’area assai estesa.

Da Rai Regione abbiamo appreso che in meno di 4 giorni è caduta la pioggia di 4 mesi.  Ed il martoriato territorio non sopporta più nulla. Si sostiene addirittura che un’emergenza simile (quantità d’acqua) non si avvera dal 1870. Può darsi che la memoria ci tradisca, ma non sembra propria la prima alluvione che nella pianura ingauna provoca esondazioni. Quando il Centa straripava si andava in barca in mezza Albenga. Nei giorni scorsi è stata colpita e danneggiata la zona a monte dei Fortini. Hanno ceduto gli argini del Carenda, allagati San Giorgio, Prato del Vescovo, Protogrande di Campochiesa. Anche in questo caso nulla di nuovo, un déjà vu.

Cosa è cambiato negli ultimi due secoli a Ceriale ? A monte migliaia e miglia di ettari di terreno, un tempo coltivati, sono stati ricoperti di cemento ed asfalto. Non c’è più l’effetto spugna. A valle gli scarichi sono stati ‘rimpiccioliti, deviati, ‘tombinati’, incanalati in condotte forzate, assolutamente inadeguate. Non si è intervenuti con un programma di opere nel sottosuolo  che tenga conto del cambiamento idrogeologico e residenziale.

Che dire della ‘bomba d’acqua‘ imprigionata nei box-garage della T1 (complesso Nucera) ? Una enorme vasca che ha continuato a far da polmone, raccogliere acqua a Nord dell’Aurelia. Ad un certo punto la saturazione crea un imbuto- tappo con allagamenti a Sud di via Romana. Un’isola ricoperta di mezzo metro d’acqua – dove più e dove meno –  che ha interessato alcune decine di proprietà, in parte agricole, in parte residenziale. La gente pare rassegnata. Ha qualcosa da nascondere, temere?

CHI SI RIVEDE ? VILLE AL POSTO DI CASE AGRICOLE

Abbiamo letto che la Procura della Repubblica ha posto sotto sequestro due edifici e due terreni dove tutto era pronto per portare a buon fine altre presunte operazioni illecite. Vale a dire realizzare ville, anzichè case agricole come impone lo strumento urbanistico vigente.  Si è scritto che nei guai sono finiti il geometra Giuseppe Repetto (tra i primi ad essersi cancellato dopo aver ricevuto la news letter di trucioli.it), già attivo assessore comunale  ai tempi delle giunte capeggiate da Piero Revetria, chiamato a reggere le sorti della giunta Provinciale con ‘motu proprio’ del presidente Angelo Vaccarezza.  Il secondo nome, non nuovo ad inchieste giudiziarie, quello  di Giuseppa Parrinello, responsabile dell’ufficio tecnico del Comune fino al 2010.

La vicenda più clamorosa era stata la vicenda del super villa abitata dall’arch. Andrea Nucera. Dopo un lungo braccio di ferro (con la moglie si era asserragliato all’arrivo della polizia giudiziaria)  ha perso anche quella proprietà destinata, a quanto pare, a finire nella disponibilità del Comune come prevede la legge.

Ora a tentare il ‘colpo di fortuna’ è stato un Sciglitano (nome non inedito) che ha realizzato un bel villone, diviso in due, sulla prima collina di via Pietrafraccia.  E ancora, due terreni nella zona del cimitero ad opera di altri proprietari. Qui l’intevento della Forestale è stato  preventivo.

Che dire,  avranno visto girando la nostra provincia che sono ‘fiorite’ ville agricole in quel di Verzi, a Loano (si parla già di un oculato colpo di spugna col nuovo piano regolatore), e senza andare lontano nelle zone di Villanova, Garlenda, ma l’elenco potrebbe continuare. Pare che rischiare, a lungo andare, convenga. Visto che ai titolari, i cui maggiori oneri derivano non dalle demolizioni ma soprattutto le cause  penali davanti ai giudici, qualche volta al Tar,l Consiglio di Stato. Poi ci sono le parcelle di geometri, architetti, ingegneri, direttori dei lavori. La perseveranza paga, basta ricorrere alla memoria storica, all’archivio stampa. E domandarsi: come è andata a finire.

L.C.

 

L.Corrado

L.Corrado

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