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Alassio, sposo di Loano solista al matrimonio. Ultimo rampollo dei ‘Fresca’

Gianni Bruzzone, nel comprensorio loanese, è un personaggio assai noto. Una delle famiglie (paterna)  storiche: i ‘Fresca’. E’ titolare dell”Agricola’, in passato di un autosalone e di un’azienda import-export nell’alessandrino. Un buono, mite, altruista, generoso, alla buona. La prematura morte della moglie; anni di convivenza, ad Alassio, con Teresa Pellissetti, ora sigillati dalla fede nuziale nella parrocchia S. Maria Immacolata. Con un’inattesa esibizione. Gianni che fa parte del coro (baritono) della comunità di  padre Teobaldo, si è esibito, da tenore, in ‘Panis Angelicus’.  Commozione ed ammirazione tra gli invitati.  Pranzo all’hotel Savoia,   ‘viaggio di nozze’ e ritrovo in Piazza San Pietro all’udienza di papa Francesco. Tra i presenti una folta delegazione savonese con pullman organizzato dall’agenzia Berton.

Teresa Pellissetti e Gianni Bruzzone sposi nella chiesa di S.Maria Immacolata di Alassio

E’ stata una giornata di festa e di gioia, abbracci, ricca di emozioni quella che hanno vissutoTeresa e Gianni, i loro congiunti, ad iniziare da mamma Caterina Burastero, vedova Bruzzone, classe 1930. L’ex bottegaia di via Garibaldi, una vita dietro il banco – ancora oggi all’Agricola – pronta al sorriso, alla gentilezza. Libro aperto dei ricordi delle vecchie famiglie loanesi, dei valori che le univano. La vita dura degli agricoltori, oggi mosche bianche.

Al banchetto una sedia accanto a lei è rimasta vuota, meglio sarebbe dire due. Quella del marito Antonio Bruzzone (nella foto sotto in occasione della consegna della targa ai Benemeriti del Commercio  (1997), con più di mezzo secolo di attività, con l’allora sindaco Franco Cenere. I ‘Fresca’ apprezzati dalla comunità  loanese ed in parte borghettina, boissanese. A fine febbraio il destino ingrato aveva strappato alla vita la figlia Marilena, amatissima insegnante di liceo ad Albenga. I suoi organi hanno ‘ridato vita’ ed anche vista ad altri essere umani.

A fianco degli sposi i testimoni ‘canonici’: Chiara Fresia, la nipote e Valentina Bruzzone, figlia di Gianni. C’era zia Bruzzone – Rocca (Bar Stella); i parenti più stretti di quattro rami famigliari. Una rappresentanza anche dei Fresia costruttori edili di Ceriale. Nessun sfarzo nel rispetto di un cliché che si tramanda, unito all’orgoglio tipico dell’onestà di gente semplice e rispettosa.

Gianni Bruzzone il 14-15 maggio 1978 si presentò candidato alle amministrative del Comune di Loano (vedi sotto), tra i primi dei non eletti, ottenne quasi 200 preferenze, aveva 29 anni. Non era tra i ‘signori della città’ (mani sulla città) che già dai primi anni settanta muovevano il sottobosco del potere locale. Eppure fu convinto ad entrare nella loggia Le Palme (poi Phoenix) dove figuravano alcuni personaggi importanti del mondo delle professioni e dell’imprenditoria ponentina, da Mario Condorelli autorevole consulente del lavoro, ora presidente, ora segretario dell’Associazione Albergatori (quando contava 126 iscritti), ad Alberto Galati imprenditore edile tra Ceriale e Pietra Ligure, esponente e candidato del Pli anche alle politiche nazionali, al produttore e commerciante di caffè Piero Borea di Albenga, all’erede dell’ex fabbrica di mattoni Aldo Morandi di Albenga, al commercialista Giancarlo Ascoli e al geometra Giovanni Cerruti (è stato sindaco di Ceriale), all’ex direttore sanitario del Santa Corona, Gian Alberto Bussetti. Persone, va detto, che non sono state mai coinvolte in inchieste giudiziarie e in odore di malaffare. A conferma di quanto andiamo ripetendo da decenni. Non tutta la massoneria, attraverso le varie obbedienze e logge, è sinonimo di ‘confraternite’ utilizzate come strumento di pressione e controllo della società.  Sicuramente è una rete di persone informate e di informatori. Anche galantuomini come ha dimostrato Gianni  nella vita famigliare  e nella sua attività. Pagando di persone inevitabili errori e mettendosi in ‘sonno’ con altri ‘fratelli’.

La storia dei Bruzzone, a Loano, è esemplare. Il bisnonno, nell’800 emigrò alla ricerca di fortuna in America con una sorella. Contadini imparentati per via coniugale (bisnonna) della famiglia Ratto di Borgo Castello. Inoltre con i Boccone che diventeranno proprietari di appezzamenti di terreno nella zona delle Bulasce, la più baciata dal sole delle territorio ad est del Nimbalto. I Bruzzone emigranti fanno fortuna a New York  e San Francisco. Ritornano una prima volta a Loano carichi di soldi. E comprano terreni. Tutte le aree di ponente dove sorgerà poi la colonia Città di Torino. E dove attualmente si trovano gli immobili dell’Agricola ed aree attigue, in buona parte edificate.

Il nonno Giovanni, a Loano, nei primi del novecento apre il negozio di alimentari e simili di via Garibaldi. Ma prima andava suoi mercati e nelle fiere a vendere ‘acqua fresca’ (acqua e ghiaccio), da qui il soprannome dei ‘Fresca’ che però lui non apprezzava.  Il nonno ha lavorato anche nella realizzazione dell’Ospizio Marino. Un altro particolare, tra i famigliari, c’era chi ha gestito il mulino di Borgo Castello ed ancora chi forniva a Borgio la farina, tanto che li chiamavano i Bruzzone-Rocca (u muinà).  E ancora, l’epoca i cui con i cavalli venivano trasportati al mercato di Savona prodotti della campagna loanese. La Bruzzone dinasty ha pure occupato un posto di rilievo ai mercati generali dell’ortofrutta di Milano. Si tenga conto che oltre ai figli maschi nelle tre generazioni del secolo scorso c’era quattro figlie. Una aveva sposato anche un Guido (famiglia Batan) di Borghetto S. Spirito.

Gianni Bruzzone è rimasto l’ultimo erede maschio, a tenere alta la bandiera del cognome. E con lui di spegnerà una cometa della gloriosa e antica generazione. (l.c.)

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