Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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La frana di Noli e la Torre Orsero a Savona

1)AVVISO AI  (PSEUDO) NAVIGANTI SULL’ONDA BLU E SENTENZA “PILOTA?…”. 2)  IDEA DA CALDO … UMIDO DI FERRAGOSTO NELLA CASA COMUNE. 3) LA LEGGENDA DEL “REX” :  IL VALORE UMANO DEL NASTRO AZZURRO.

 

Martedì 20 agosto 2013 il quotidiano “La Stampa” riferisce che il giudice Luigi Acquarone, del tribunale civile di Savona, ha accolto la perizia riguardante i danni consistenti in alcune crepe verificatesi  nei portoni di edifici adiacenti durante gli scavi per la costruzione della torre Orsero, nel porto di Savona ed ha condannato i due costruttori al risarcimento di 115 mila euro.

La motivazione: “A pesare sulla decisione del giudice (trattasi dello stesso magistrato che dovrà gestire la causa inerente il risarcimento degli ingentissimi danni, circa sei milioni di euro subiti dal civ. 18 di Via Belvedere ndr) è stata una perizia redatta dall’Ing. E.B., che ha analizzato le crepe. Il tecnico è giunto alla conclusione che quei danni furono causati da alcuni scavi sotto il mare eseguiti per la costruzione della torre Orsero che, attraverso l’inserimento di alcuni tiranti, avevano provocato una lieve modifica dell’assetto geologico dell’area. Un’alterazione  che aveva appunto originato le crepe nei portoni dei palazzi contro le quali i condomini avevano presentato esposti in Procura”. Come specificavo nel numero precedente di trucioli.it, già da una prima perizia depositata in Tribunale inerente i danni su Via Belvedere, a firma del perito incaricato, nel valutare le responsabilità individuate e motivate, indicava il Comune di Noli come “responsabile in misura minore“.  Il permesso a costruire che non avrebbe dovuto essere concesso per carenza di obbiglatoria documentazione prevista per legge, il palese favoreggiamento a proseguire nei lavori contestati senza il doveroso controllo, tra l’altro richiedendo ed accettando dichiarazioni asseverate di parte, valutando la sentenza di cui sopra, a mio avviso non lascia sperare in un futuro da sonni tranquilli per il Comune, per noi cittadini.  E non è detto che quello che forse non era stato oggetto di attenta considerazione da parte della Procura nella fase istruttoria su Via Belvedere, oggi necessiti di essere  riesaminato in base ad una circostanziata, specifica denuncia ultimamente presentata. Ciò potrebbe minare la posizione assolutoria  come “parte lesa”del Comune, così valutata dalla Procura stessa in fase di chiusura indagini con richieste di rinvio a giudizio per otto persone.

Intanto stà per scadere il quarto anno con la gente fuori casa senza certezze, nè risposte. Inoltre, anche sull’ultimo notiziario comunale semestrale di mezza estate subiamo l’arroganza  della maggioranza, quella di tacere completamente su Via IV Novembre e Via Belvedere con la loro ormai cronica agonia comatosa.

Sulla cresta di un’ONDA sempre più BLU per il sesto anno consecutivo…” è il titolo di prima pagina. COME NOI NON C’E’ NESSUNO –  SIAMO I MIGLIORI !!!Così si vedono alla specchio…del reame!  ONDA BLU a Noli?  Forse come quella che ha avvolto, ferito il territorio, per esempio, di Ospedaletti.  Ciascuno dei due Comuni con i loro obbiettivi azzardati di opere pubbliche/private saltati in aria. Ideati, presentati come gioielli, oggi onerose sporche patacche della politica speculativa locale coltivata oltre ogni ragionevole sicurezza, con l’avvallo della burocrazia (ir)responsabile, carte false e quant’altro (tutti sconfessati,TAR Liguria compreso, almeno per Ospedaletti, dal Consiglio di Stato), confermano il quadro che l’opinione pubblica locale e non solo ormai si è fatta: lo sfascio, la sfiducia nelle istituzioni dei poteri dello stato. Povera Italia, povera Noli! ­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­

IDEA DA CALDO … UMIDO DI FERRAGOSTO NELLA CASA COMUNE

Lunedì, 19 agosto 2013, salgo la prima rampa di scale del Comune e…vedo appeso ad una catenina un cartello che indica: “VIETATO L’ACCESSO AI NON ADDETTI”. Era stato steso, tra una ringhiera e l’altra, il giorno prima per impedire l’accesso  a quella di destra. Ho inteso che trattasi dell’iniziativa di qualche mente organizzativa in base ai risultati del nuovo assetto degli uffici che così concepito, quando il portone del Comune, la Casa del Popolo, è aperto la domenica per accedere alla sede dei Vigili Urbani, intende impedire ai malavitosi? di proseguire sulla rampa opposta alla indicazione segnalata per raggiungere, appunto, l’ufficio di Polizia Urbana collocato a sinistra.

Recinto più, recinto meno…subiti e sopportati da ormai da dieci anni, abbiamo i requisiti per essere considerati, classificati anche per la “repubblica degli steccati“: una bandiera che però Noli non merita!.  Se poi qualche “addetto” insediato, pagato dai proprietari dello stabile (noi cittadini con le nostre tasse), pur con i Vigili Urbani presenti all’interno, si permette di limitare, impedirne la circolazione, ad esempio al turista che vorrebbe fotografare l’URNA CINERARIA nella Sala Consigliare, ci fa capire la qualità del servizio che viene offerto.

Comunque, per completezza di cronaca, il cartello rimasto appeso alla ringhiera per almeno due giorni è stato rimosso. Potrebbe sembrare una sciocchezza: tutto sta a capire se è un’iziativa del padrone di casa, ed allora non si discute, oppure pensare che il padrone può essere chiunque altro.  In questo caso, in termini marinareschi significa “essere alla deriva”.

ASSEMBLEA DEI VILLEGGIANTI STORICI

L’assemblea promossa dal Prof. M.L.Paggi, venerdì 30 agosto, ha trovato concreta risposta da parte dei villeggianti storici.  All’appello per discutere delle problematiche locali, i disagi a cui sono sottoposti  coloro che a Noli vivono o soggiornano, pochissimi invece i cittadini votanti presenti in sala. Quasi a conferma delle sensazioni negative accennate precedentemente circa  la partecipazione, gli interventi da parte del pubblico sono stati puntuali, arrabbiati, sui punti trattati: restauro del castello, raccolta differenziata, situazione urbanistica e prospettive su Via IV Novembre e Via Belvedere, realtà sull’inquinamento ambientale causato dalla centrale ENEL, oltre che dalla telefonia mobile.

Neanche la minoranza dichiaratamente “antigiustizialista” ( chiaro il riferimento accusatorio  sull’ultimo “Notiziario Comunale” agli articoli su Trucioli.it )  era presente, per lo meno in rappresentanza di coloro che  “mugugnano”.  La mente sindacale di Niccoli (1995 – 2004) ed il braccio, sempre sindacale, di Repetto (2004 – 2014) hanno così dimostrato che la loro forza stà appunto, nell’arroganza del silenzio. A ognuno, come sempre, lascio il giudizio sui criteri, su certi comportamenti di educazione civica. Altro che “larghe intese…” trattasi di quelle speculative sulla pelle viva di questo territorio e che ci lascia scorticati.

LA LEGGENDA DEL “REX” :  IL VALORE UMANO DEL NASTRO AZZURRO.

Quale persona anziana, godo di campare succube del mio breve (circa 13 anni registrati sul libretto di navigazione) passato di vita marinara vissuto con entusiasmo e passione, non tutto di pura navigazione, intervallato da due allestimenti nave in cantiere navale a Nagasaki, oltre che Capitano di Porto sempre per la stessa compagnia di navigazione, in India e Pakistan.  Ricordando proprio tutto sempre con immutata nostalgia, nel leggere le righe iniziali del giornalista Massimo Minella sulla “la Repubblica” di giovedì, 15 agosto 2013, per festeggiare gli ottanta anni dalla conquista del Nastro Azzurro da parte del transatlantico REX , del suo equipaggio con al comando il Com.te Francesco Tarabotto, confesso di essermi piacevolmente commosso.

C’era nebbia, quella mattina di agosto di ottant’anni fa. E le onde dell’oceano picchiavano contro lo scafo. Ma nemmeno per un attimo il Com.te Francesco Tarabotto pensò di ridurre la velocità. Il Nastro Azzurro, il record di velocità nell’attraversamento dell’Atlantico, era davvero a portata di mano e non doveva sfuggire al REX, il più maestoso e potente fra i transatlantici della marineria italiana.  Andò esattamente così come il suo Com.te l’aveva immaginato,  pianificandolo con cura maniacale in ogni suo passaggio.”…

Massimo Minella ha centrato, a mio avviso, lo stato d’animo del Com.te Tarabotto in quella occasione vissuta con il massimo di adrenalina, di certo con il conforto e la collaborazione del Capo Macchinista: uno la mente, l’altro il braccio, professionisti seri, competenti che non hanno deluso, tradito le aspettative sulla responsabilità, sulla fiducia a loro affidata dalla Compagnia di Navigazione “ITALIA ” nel condurre propriamente “l’azienda nave REX” prestigio della marineria, della cantieristica italiana.

Personalmente, nel mio piccolo “volere” già da bambino, osservando dal balcone di casa le navi che passavano sotto costa, avevo fatto la mia scelta di vita: frequentare il Nautico Leon Pancaldo di Savona, non disgiunta nel contempo, da giovane pescatore, dove ho imparato dai veri professionisti come si affronta, nella sua interezza, la vita  sull’acqua salata.  L”A” dell’alfabeto comportamentale marinaresco…e non solo, il battesimo per iniziare quel percorso di vita utile per raggiungere uno scopo di vita, l’obbiettivo di andare a guadagnare e quindi godere il mio personalissimo nastro azzurro.

Come ciascuna persona dovrebbe crescere e coltivare il suo “I have a dream“, il mio si è avverato il 14/12/1967 quando l’ Armatore mi ha affidato il primo comando sulla “Naess Pride” (nella foto), una petroliera da 100.000 tons, 250 metri di lunghezza (una delle prime supertanks di allora), si è completato il 22/06/1968 quando ho fatto “l’inchino” a Noli, (il vero primo sogno della mia vita) si è concluso con il passaggio successivo lo 08/09/1969 (con un inchino più prudente…)  con la consorte a bordo.

Eravamo imbarcati a Genova il 5 settembre, il giorno dopo la data da entrambi programmata per il matrimonio con relativo viaggio di nozze sul mare. Non ho difficoltà ad ammettere che si è trattato di qualcosa di maniacale…pianificato, fortemente voluto. Come il fatto poi di aver rinunciato definitivamente al primo grande amore ( “she” = lei, per gli inglesi la nave è equiparata ad una persona) nel febbraio del 1971 per iniziare, coltivare a terra forse il più difficile traguardo di vita esistenziale che oggigiorno ci si presenta: l’unità della famiglia.

L’inchino con la nave “Naess Pride”su Noli, una manovra che solo come Com.te avrei potuto eseguire per salutare con i tre fischi lunghi i miei genitori presenti sulla passeggiata, amici e la mia Noli, si è dunque avverato il 22/06/1968.  L’attraversamento a circa 16 nodi con tutta la nave ben all’interno della rada in una evoluzione che da sempre avevo fortemente immaginato, finalmente attuata con consapevole determinazione, ma che in seguito non mi sono più permesso di ripetere (strigliato…anche da chi aveva seguito da terra con batticuore la manovra che si era manifestata troppo spericolata) è il ricordo di un altro sogno maniacale programmato, realizzato con naturalezza grazie all’esperienza. E’ stata una delle tante sodisfazioni che  questo mestiere ti offre…come quello di saper scegliere la “rotta” giusta, significa allenarsi alla ricerca del principio del valore della capacità previsionale, quella di intuire e di conseguenza evitare pericoli, programmare i lavori con il minimo della spesa ed il massimo dell’efficienza durante la navigazione; certo, con l’aggiunta di un pizzico di fortuna che comunque ti costruisci nel conoscere, capire, immaganizzare esperienze.

Le righe che ciascun Com.te segna a matita di volta in volta sulla carta nautica, non sono altro che un percorso guida da seguire e controllare dal porto di partenza a quello d’arrivo. Il fatto è che questi segmenti rappresentano il frutto di una pianificazione che tiene conto delle correnti, dei venti, delle stagioni, delle maree, dei traffici, delle tempeste monsoniche (e non solo) ed anche …degli scogli…e che fa parte del bagaglio sempre di più acquisito da chi il mestiere lo fà con passione e che ti ripaga, ti dà soddisfazione. Ad esempio, allorquando sbagli di pochissimo l’ora stimata di arrivo dopo una navigazione di un mese. Oppure veder riconosciuto  da parte dell’armatore il merito di ottenere le migliori prestazioni con il minimo della spesa valorizzando  l’efficienza oltre che il risparmio, ovvero maggior profitto.

Ecco perchè mi sono piacevolmente commosso: di certo con poca modestia ho scritto di questi ricordi, sensazioni che uno come me, spazia con nostalgia nel silenzio della sera, prima del sonno. Un “Nastro Azzurro” qualsiasi, ma pur sempre il mio “NASTRO AZZURRO” da condividere, da oggi con un clic, con i miei cari.

Carlo Gambetta

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C.Gambetta

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