Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Antonio Signorile (Trucioli Savonesi): “Si, sono io che censuro…”


Non è un atto d’accusa, ma la testimonianza di un giornalista che nel 1967 ha iniziato a scrivere i primi pezzi per La Settimana Ligure ed ha concluso con Il Secolo XIX. Non sono mai stato condannato in sede penale o civile per diffamazione, nè a risarcire danni in modo diretto o carico dell’editore. Nel 2007 (dopo oltre un anno di insistenze da parte di amici o ex amici di Antonio Signorile, il casellante o meglio l’esattore di Savona (vedi libro di Sansa e Preve, pagina 269, Il partito del cemento) ho iniziato a collaborare con Trucioli Savonesi e saltuariamente (soprattutto per verifiche di notizie, correzioni di pezzi e consigli) con Uomini Liberi. Signorile, a scanso di equivoci, ha dimostrato di non essere in grado di scrivere una notizia completa e non ha mai avuto difficoltà, con me, ad ammetterlo. Semmai tagliava, a suo dire, alcune frasi o parole che gli arrivavano per Uomini Liberi.

Certo, non ho mai pensato di essere un Montanelli. Anzi, ho sempre ammirato e stimato i colleghi che spesso correggevano i miei pezzi, i miei titoli. La ‘censura’ non l’ho mai conosciuta in senso lato.  Spiegherò oltre il perché del mio abbandono, non annunciato, della cooperazione con  Signorile. Al quale va dato atto, seppure con qualche esagerazione di troppo, di quanto riportato nel libro suindicato: “...Signorile dovrebbe avere delle giornate di 48 ore per riuscire a stare dietro a tutto il materiale che gli arriva. Lettere, documenti, interventi, atti segreti o inediti, tutta roba di prima mano. E a rivolgersi a lui sono politici, medici, docenti, architetti, sindacalisti, amministratori, cittadini associazioni.  I suoi due blog sono un punto fermo nel dibattito politico, sociale, economico del Savonese. Speculazione edilizia e intrecci politici“.

Editore senza redditi da impresa sì (salvo la poca pubblicità e i proventi da Google ),  giornalista o cronista no. Lasciamo perdere. La mia ‘diserzione’, preceduta da inequivocabili reciproci rapporti di tensione, tutti documentati o quasi, viene bollata con un ‘avviso’ firmato da Signorile e che lui non era in grado di scrivere (sfido a documentarlo) all’insegna “del giornalista che stimavo anche come persona….ci sono rimasto male….non tanto per la mancanza dei suoi articoli… ma per il fatto che una persona che stimavi non è come pensavi“. Dopo quello che ho vissuto e che posso provare, con testimonianzei (ad iniziare, se dispobibile, dalla ammirevole moglie di Signorile e dal giudizioso figlio); poco importa se anch’io mi ero fidato  di due delle tre persone (un ex sindaco e un vice presidente della Carisa) che stimo e conosco la loro integrità. In perfetta buona fede mi avevano convinto nostante la ritrosia. Tra l’altro, avevo rinunciato a proseguire la collaborazione con l’amato Secolo XIX.

Non solo, alla luce di alcuni suoi scritti (‘Sono stanco…io devo smettere…non ce la faccio più‘) ed altre problematiche assai più serie che lo coinvolgevano, da due anni avevo registrato il sito-blog (trucioli.it), carta canta.  Ha scritto (meglio gli hanno scritto) : “Lo squallido è che lo chiamano Trucioli pensando di sfruttare il successo di Trucioli Savonesi…farlo smaccatamente dimostra la pochezza di idee e originalità dell’individuo…ho sorriso nel vedere a quanta bassezza può arrivare un uomo…”.

Nella vita ho commesso un’infinità di errori, ma sul fronte professionale ho sempre avuto l’umiltà di imparare, ascoltare, documentarmi. Non è un caso se mi è capitato di citare in tribunale – e fargli pagare anche le spese dopo una pubblica lettera di scuse – personaggi che all’epoca avevano potere e fama, influenti.  Non ho mai perseguito ed ho sempre perdonato il ‘cittadino qualunque’. E tale era/è, per me, Antonio Signorile, visto che non era certo un editore in grado di fare  informazione se non con l’ausilio di volontari, alcuni anche più bravi e più capaci di me, pur non essendo giornalisti.

Bene, avrei potuto – come mi hanno confermato alcuni legali conoscenti – agire nei suoi confronti quantomeno per ingiurie. Del resto chi ha scritto le parole  squallore e squallido  dovrebbe sapere che linguisticamente hanno ben altro uso.

Del resto per una persona che dedica anima e corpo ai suoi blog (scritti da altri) non può che riconoscere allo squallido giornalista traditore termini come”…io non ti prendo per i fondelli e di te ho il massimo rispetto; ti chiedo scusa se sei stato coinvolto in una cosa che non mi pareva grave…“.

E qui veniamo a fatti messi nero su bianco. Franco Astengo, da 5 anni, su mia iniziativa inviava pezzi che, a volte rititolavo, ed inviavo settimanalmente a Trucioli Savonesi, sempre pubblicati. Un bel giorno cambia tutto. Franco Astengo non è il signor nessuno, soprattutto a Savona. Per anni ha collaborato anche al Secolo XIX, ci sono suoi pezzi pure in prima pagina. E’ sempre stato un uomo di sinistra e non ha mai nascosto le sue idee.  Non ha mai fatto parte – lo dico da cronista – dell’affarismo politico-massonico deviato che ho conosciuto in oltre 30 anni di esperienza al Secolo XIX.

Di punto in bianco, siamo nel 2011, Antonio Signorile (da non confondere con la famiglia dell’amato, stimato e compianto avvocato) mi scrive: “…Come sai di Astengo non ho nessuna stima e pubblico solo per rispetto a te visto che, vigliaccamente, per essere pubblicato invia i pezzi a te.  Se si incazza perchè ho aggiunto alla sua firma ‘prof’ un motivo ci sarà…sta di fatto che continuerò con i suoi pezzi a farmi prendere per il culo da lui“. Era la risposta ad una mia precisa rimostranza perchè Signorile, per due volte, ha inserito accanto alla firma del pezzo di Astengo la parola prof. dopo che io, con accesso alla piattaforma, l’avevo rimossa.  Anche perché nessuno dei collaboratori firmava, facendo precedere il titolo di studio.

Alle mie esplicite rimostranze Signorile replica: “Astengo sa benissimo tutto ed è tanto vigliacco che usa questi sotterfugi per essere pubblicato. Sono stufo di questi personaggi egocentrici, ovvero i vari Giambello, Bellamigo, Astengo…Siamo tutti liberi di scrivere ed io di pubblicare, nessuno ha degli obblighi…”. E qui altra chiamata in causa di un altro  ottimo collaboratore: ” Bellamigo sarà anche colto e stimatissimo, ma molte volte anche poco educato soprattutto verso gli altri che scrivono…So che tu sei stanco e dedichi molto tempo a trucioli e ti ringrazio; Astengo è un millantatore pieno di sé e soprattutto maleducato. Io do più importanza all’educazione che a tutto il resto….Smettiamo pure di pubblicare Trucioli senza problemi, grazie ad Astengo è già successo una volta. Con Astengo sono già stato troppo paziente ed ora basta, a lui non devo niente, anzi….“.

I motivi? Sempre Signorile per iscritto: “ Uno vale per tutti, solo grazie alla mia costanza e perseveranza trucioli esiste ancora, se fosse dipeso da sig. Astengo non esisterebbe più da parecchi anni. Infatti per motivi suoi, con grande spocchia ed arroganza, mi ha mollato e cercato di impedirmi di continuare. L’unico errore che ritengo aver commesso (e me ne pentirò per tutta la vita) è stato ridargli spazio, l’ho fatto per rispetto verso di te. Lui la deontologia professionale non sa neanche dove stia di casa. Gli faro sapere che sono io che censuro  (sic!)…Non mi pare che porti tanti lettori…E poi non scrive mai sulla situazione savonese che lui conosce benissimo….“.

Dura e puntuale la mia ulteriore risposta, da giornalista soprattutto. Non era finita. Infatti mi era stato segnalato, in ritardo, che su Uomini Liberi era apparso il solito autore ‘anonimo’ che  sosteneva in modo subdolo :”…..il signor… ha la terza media, si spaccia per professore e ….”. Venivano additati, indirettamente, pure altri due nomi.

Poi c’è stato il caso del collaboratore Guido Luccini, un uomo di destra che conoscevo dai tempi del Secolo XIX, poco apprezzato da alcuni colleghi, ma che ammiravo per il coraggio nell’affrontare, con nomi e cognomi scomodi, tematiche progettuali ed urbanistiche di Savona ai tempi delle giunte rosse e  quella dell’intermezzo col sindaco massone, pare un galantuomo.   Luccini mi ha sempre inviato i pezzi, ci siamo confrontati, ho imparato tante cose da un tecnico, ma anche testimone di fatti e misfatti nel capoluogo e comprensorio, soprattutto.

E’ domenica, il materiale come al solito non mancava. Già al sabato sera avevo inviato e titolato un servizio sul turismo:  “L’assessore Berlangieri illude i senza lavoro…”. Era il 25 marzo 2012. Con l’invito ad inserire una foto dell’ex assessore di centro destra al Comune di Finale Ligure e premiato nel “borsino”  della giunta Burlando. Risposta di Signorile: “….il pezzo di Luccini non lo pubblico, ho già avvisato Luccini.  Mi dispiace, ma Angelo (Berlangieri) è un amico e non mi sembra corretto dargli del demente. Ho già tanti nemici e vorrei mantenere qualche amico…Ho già passato un brutta settimana con quel cretino di Lucchini (di Alassio) e le sue querele“. Due settimane dopo l’articolo venne pubblicato integralmente. Luccini non è una banderuola. Aveva tutte le ragioni. Non è tipo da farsi intimidire.

Vogliamo aggiungere la bruttissima storia di un articolo  de l’Espresso ripreso da Trucioli Savonesi (siamo nel marzo 2011 ) che veniva presentato come attuale ed invece risaliva al 17 marzo 2009 ed io ne ero all’oscuro.  Motivo: ero stato chiamato, la domenica sera, dal signor Pietro Fotia che avevo seguito da cronista quando  aveva 19 anni e faceva notizia. Il fatto è che ero stato il primo ad intervistare, senza sconti o debiti di riconoscenza, il ‘patron’ di un’azienda di successo, al massimo del suo splendore, prima ancora che arrivassero le tempeste giudiziarie con arresti e sequestri. Affrontai temi delicati, non aggiungo altro. Signorile mi disse che il pezzo l’aveva ricevuto dal collega Marco Preve, il quale trovato sul cellulare solo la mattina dopo, ammise di essere all’oscuro di tutto. E probabilmente, a suo dire, era stata un’altra persona, legata alla Casa della legalità di Genova, a segnalare l‘Espresso di due anni prima a Signorile.

Conconclusione: Una lettera aperta di scuse, rimozione immediata delle pagine web. Signorile voleva fare le scuse a nome di tutta la redazione. Incredibile ma vero, coinvolgendo tutti in una storia piuttosto losca almeno sotto certi profili. Purtroppo non era la prima volta che Antonio Signorile, in paricolare per Uomini Liberi, pubblicava un pezzo che veniva definito, dal destinatario di turno, “l’ennesimo articolo diffamatorio“, oppure “un’invenzione di sana pianta”, o ancora “firmato da un pseudonimo vile ed inesistente con l’obiettivo di infangare“.  E il finale era una pubblica lettera di scuse.

Credo, infine, non abbia millantato Antonio Signorile a scrivere: “...Mi basta la solidarieta dei suoi colleghi giornalisti. Sono stati tanti che mi hanno telefonato e scritto disguasti dal comportamento di Corrado e… questo mi riempie di orgoglio”.

Avrei piacere di conoscerli. Purtroppo non da oggi ho la brutta abitudine (per un giornalista) di tenere un archivio, con lettere, copie di atti, date e articoli. Per me soprattutto quelli pubblicati. A molti colleghi non ho mai fatto mancare la mia stima e ‘aiuto’ concreto, nel mio piccolo, anche agli’ ultimi’. Fotorepoter inclusi.

Luciano Corrado

 


L.Corrado

L.Corrado

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