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Classifica vendite dei quotidiani. L’editore di Alassio, tiene banco

L’Italia, oltre ai primati di corruzione, evasione fiscale, consumo del territorio (cementazione), con la sola Grecia, è il paese che legge meno e male.  I quotidiani sono ben fatti, c’è concorrenza, ma vengono snobbati dal ‘popolino’.  Arduo analizzare le ragioni. Come in precedenza, trucioli.it, pubblica i dati aggiornati delle vendite di tutti i quotidiani italiani, ultimi dati maggio 2013. Il più diffuso in Liguria, Il Secolo XIX, mantiene le posizioni e piccola crescita. Diffusione media giornaliera: 61.518 copie (era più del doppio meno di 20 anni fa), totale vendite 59.035 contro 58.317 di aprile. Ma rispetto allo scorso anno il calo è del 6,8%. La Stampa, con l’edizione  ligure in lieve calo sia diffusione media, sia vendite in edicola. La prima si assesta su 225.697, la seconda 192.990. 

Il primo posto è del Corriere della Sera (ormai ad un passo da avere la famiglia Agnelli, già proprietaria de La Stampa, come primo azionista e facendo infuriare l’avversario Diego Della Valle) registra una diffusione media di  408 mila copie e 375 mila vendute. L’asticella del ribasso segna però un allarmante meno 11 per cento rispetto allo stesso mese del 2012.

la Repubblica, subito dopo, con 350-438, in calo del 2,1 sul mese di marzo 2013, stesso discorso per le vendite in edicola, 326,458. Il Sole 24 Ore (Confindustria, con il primato di abbonamenti)  ha una diffusione media di 224.221 copie, di cui  152,044 vendute in edicola.

Il grintoso Fatto Quotidiano che ebbe un esordio da primo numero di 110 mila copie, subito esaurite. Il secondo giorno tiratura di 250 mila copie. Oggi un confronto al ribasso, nella primavera 2013, tra maggio  (53.387 , diffusione media giornaliera) e aprile (55.817 con un meno 4,4%). Cosi pure le vendite: 51.715 a maggio contro i 54.025 di aprile.

Tra gli azionisti di riferimento del battagliero giornale,  Lorenzo Fazio, 58 anni,  figlio del compianto e benemerito Mario Fazio (foto), nato ad Alassio il 6 agosto 1924,  a lungo inviato speciale de La Stampa, con alcuni brillanti servizi dedicati alla Liguria. E’ stato presidente di Italia Nostra, diventato giornalista professionista il 24 maggio 1957. Lo ricordiamo, con nostalgia e simpatia, alla guida di una ‘Ferrari’, collega senza boria e di cristallina coerenza. Conserviamo con orgoglio alcune  lettere personali, in occasione di vicende che scossero negli anni ’70 la ‘sua’Alassio. Il figlio, per nulla salottiero e ‘allergico’ alle passerelle  (l’opposto, su quest’ultimo fronte, all’altro personaggio insigne, quale è Antonio Ricci, albenganese-alassino, patron di Striscia la notizia) .

Lorenzo Fazio, laureatosi a Genova in Filosofia, con una tesi su Michel  Foucault,  dopo un periodo di studi parigini, il primo lavoro alla Marietti, diretta dal colto e straordinario sacerdote don Antonio Balletto, poi Einaudi, Bompiani, Rizzoli ed infine, nel 2007,  la scelta di mettersi in proprio, creando in società con il gruppo Mauri-Spagnol, la casa edititrice Chiarelettere, subito distinguendosi come palestra del nuovo giornalismo investigativo. Rimanere in terra nostra finora un solo libro che ha scosso le coscienze, con un seguito di riflessione sul fronte urbanistico, ben presto dimenticato ed affievolito (era giugno 2008), nonostante l’impegno, dibattiti e tavole rotonde con i due mastini Marco Preve e Ferruccio Sansa (prefazione di Marco Travaglio) il ‘partito del cemento’ non è mai stato così forte proprio in questa nostra provincia.

E a baluardo è rimasta la Procura della Repubblica di Savona – almeno a leggere le cronache – ; interviene ovviamente solo dove ci sono esposti e segnalazioni, mettendo poi in campo polizia giudiziaria, corpo Forestale dello Stato, vigili urbani. Ma l’impunito, a quanto dicono gli addetti ai lavori, non raggiunge le mete del sud Italia, tuttavia rimane consistente perchè si è di fatto formato un solido circolo perverso, con tanti interessi trasversali in campo. Dai liberi professionisti, ai proprietari di aree e di case, al denaro nero da investire, ai pur sempre ottime opportunità anche in tempo crisi. Basti pensare  agli immobili e terreni venduti all’asta, quasi sempre al ribasso, con punte clamorose per chi rincorre gli affari a super saldi.  Capitoli di cui non si parla quasi mai e non si sa nulla che ristretto popolo in cui si dirama e si muove.

Lorenzo Fazio, intervistato da Giuliano Galletta, sulle pagine del Secolo XIX, ammise: ” Siamo anti-berlusconiani perchè in questo momento non si può non esserlo (settembre 2009). Il giorno in cui Berlusconi non ci sarà più noi continueremo a vigilare  su chi ci governa, chiunque sia. Non mi pare che in questo ragionamento ci sia nulla di comunista p di rivoluzionario. L’informazione ha questa funzione e basta”.  

In Italia, come negli altri Paesi avanzati in Europa, si dovrebbe leggere di più  per non farsi irretire -accade da decenni – dalla demagogia.  Valutare fino in fondo, non con l’astensione in costante aumento, la coerenza  dei partiti, dei politici, dei leader. Peccato lo faccia una minoranza, peraltro in gran parte schierata, a tutela degli egoismi e delle varie lobby.  Sta di fatto che i maggiori protagonisti dei lunghi anni di governo sfruttano l’indifferenza e ancor più l’ignoranza per illudere gli elettori disinformati con proposte irrealizzabili, demagogiche.  Il rinnovamento se decolla, alla Beppe Grillo, non si avverte nella vita di ogni giorno.

L. Cor.

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