Trucioli

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DA SAVONA: IMPOSIMATO FOR PRESIDENT (le sue denunce inascoltate)

Su alcuni blog viene sostenuta la candidatura a Presidente della Repubblica di Ferdinando Imposimato.

Ferdinando Imposimato, classe 1936, giudice istruttore nei più importanti casi di terrorismo, si è occupato di processi contro la mafia, eletto nelle file dell’allora PCI come indipendente, fu nominato componente della Commissione parlamentare antimafia . Gli fu assegnata dalla presidente Tiziana Parenti una indagine sulle infiltrazione mafiose sulla Tav tratta Roma-Napoli che fu consegnata e letta nel 1995. In aula ci furono discussioni, richieste di integrazioni ed il relatore non fu appoggiato neanche dal suo partito e così non fu mai mesa in votazione.

Il libro ‘Corruzione ad Alta Velocità‘ uscito nel 1999 riporta il contenuto della sua inchiesta. Francesco Imposimato, nella prima parte, si concentra sulla vicenda TAV e sostiene (nel libro), ribadisce successivamente in scritti ed in varie interviste radiofoniche: “Quando nel 1992 stava prendendo avvio la Tav mi accorsi che quest’opera pubblica era accompagnata da bombe e attentati contro le imprese che si trovavano lungo la tratta. Essendo allora membro della Commissione antimafia, decisi di fare un’inchiesta perché mi resi conto che nell’opera confluiva anche la malavita organizzata al fine di lucrare somme ingenti attraverso la moltiplicazione dei costi. E’ venuto fuori che nella Tav partecipavano politici corrotti e imprese della mafia. Inoltre, la linea Tav è strettamente connessa con la morte di Falcone e Borsellino, i quali, parallelamente a me, avevano riscontrato le stesse ‘anomalie’ nel progetto Tav”.

Falcone e Borsellino sono stati uccisi anche per la mega inchiesta dei Ros sui grandi appalti pubblici che la Procura di Palermo aveva archiviato. Una inchiesta che fece tremare l’Italia, e non solo la Sicilia. “Le loro indagini – si legge tra i documenti della Procura di Caltanissetta – nel 1991 avevano aperto scenari inquietanti e se fossero state svolte nella loro completezza e tempestività tra il 1991 e il 1992, inquadrandole in un preciso contesto temporale, ambientale e politico avrebbero avuto un impatto dirompente sul sistema economico e politico italiano ancor prima o contestualmente a Tangentopoli».

Tornando sull’appalto per la TAV ( preventivo da 26.000 miliardi salito a conti fatti a 140.000 miliardi !!!!!!) viene raccontato che i dirigenti delle Ferrovie dello Stato nel 1991 avevano scelto l’IRI quale general contractor per la tratta Roma – Napoli che costituì il consorzio IRICAV per affidare gli appalti ad alcune grandi imprese private e le cooperative emiliane. Tra le private alcune di esse, secondo le indagini, erano già in odore di camorra e pareva strano che potessero anticipare gli investimenti necessari per realizzare l’opera anche perché erano in stato prefallimentare.

Nel libro si citano i verbali e si viene a sapere che durante le audizioni in commissione molti testi affermarono ( dichiarazioni mai smentite !) che l’affidamento a queste società e la garanzia di regolarità era stata assicurata dai vertici dell’IRI nonostante il non benevolo certificato antimafia prefettizio. A pagina 53 del libro viene testualmente affermato che fu Romano Prodi, presidente dell’IRI, a dare personalmente il proprio benestare all’aggiudicazione dei lavori ad imprese sospette pur in presenza di rapporti dello SCO e della procura di Napoli guidata da Agostino Cordova in base ai quali era evidente il legame di queste imprese con la camorra. Per la precisione è bene ricordare che il professor Prodi, prima di diventare presidente dell’IRI nel 1993, era stato incaricato quale “garante” per i lavori dell’alta velocità tratta Roma-Napoli e così alla società Nomisma, creata da Prodi, arrivarono consulenze miliardarie ( pag. 81 ) .

La Camorra era riuscita a investire nella costruzione della TAV riciclando soldi “sporchi” per poi accaparrarsi le risorse “pulite” dello Stato. Forniture di materiali, scavi e costruzioni subappaltate alle organizzazione mafiose sotto l’occhio vigile dell’IRI !

Il libro del 1999 è ancora in circolazione e non pare che ci siano state denunce nei confronti degli autori. Ma tali notizie ora si possono leggere facilmente anche su internet.

La Calcestruzzi ed altre imprese che lavoravano alla TAV, sempre negli stessi anni, da fonti investigative e da fonti della Procura di Palermo, erano indagate per le inchieste su Mafia-appalti condotte dai ROS dei Carabinieri. Arresti a Palermo e coinvolgimento di tanti personaggi importanti, inserimento della Procura di Catania che indagava su 5 procuratori palermitani per “contatti sospetti” con i legali dei mafiosi e poi tutta la vicenda passò alla Procura di Caltanissetta che, come già detto, archiviò tutte le accuse .

Guerra sotterranea fra le Procure, tra Procure e ROS dei Carabinieri, e l’eroico Falcone che, inviso a molti suoi colleghi palermitani a causa dei suoi successi e per le sue inchieste scottanti, accusato da noti politici in TV di nascondere le carte processuali sulla mafia, bocciata la sua candidatura ad Alto Commissario per la lotta antimafia, si candida al CSM ma i suoi stessi colleghi lo bocciano ancora e così, sentendosi abbandonato, lascia Palermo e va a Roma a lavorare al ministero. E poi viene ucciso ( assieme alla moglie ed alla scorta ) e poco dopo viene ucciso Borsellino ( assieme alla scorta) perché voleva continuare le indagini interrotte da Falcone. Sappiamo tutto ( o quasi !?) degli esecutori e relativi mandanti.

La Commissione parlamentare antimafia nel 1996 si sciolse a seguito della caduta del Governo e le nuove elezioni portano a palazzo Chigi il già citato Romano Prodi . Della vicenda TAV non se ne parlerà più !!!!!!

Nel frattempo, cambiati i protagonisti nelle varie Procure a Napoli, Palermo e Roma, anche le inchieste mafia-appalti vanno nel dimenticatoio mentre gli uomini del ROS, stretti collaboratori di Falcone e Borsellino, autori delle pesanti inchieste, finiscono nei guai con la magistratura palermitana (ed ancora oggi sono sotto processo !!) .

In questi ultimi tempi Imposimato, alla luce delle esperienze sopra descritte, ha espresso in una conferenza stampa e con vari interventi sui giornali la propria contrarietà sulla TAV in Val di Susa e per questo motivo che probabilmente è avvenuta la proposta sui blog di vederlo al Colle più alto.

Anche io lo vedrei molto bene in quel ruolo, ma non tanto per le sue posizioni ‘no TAV’: per la sua coraggiosa opera di denuncia rimasta inascoltata in tutti questi anni perché è andato a toccare molti, troppi interessi politici-economici-mafiosi. A mio modesto parere meglio lui al Quirinale che l’ex presidente dell’IRI : infatti per questo incarico, in base alle cronache di questi giorni, la segreteria DS avrebbe candidato Romano Prodi. Per quanto sopra visto, qualsiasi mio commento parrebbe del tutto superfluo !

    Luciano Locci


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L. Locci

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