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Savona, ‘vessazione’ della studentessa: nuovi retroscena e interrogativi

La notizia è clamorosa, anche se tutt’altro che inaspettata: il Tribunale Amministrativo Regionale per la seconda volta in due mesi, sanziona il liceo scientifico “Orazio Grassi” di Savona. Ci sono parecchi retroscena inquietanti ed interrogativi da sciogliere? Pare di sì.

I giudici amministrativi, infatti, hanno ritenuto pienamente fondato il ricorso presentato da Andrea Giudici, la studentessa della classe V sez. A del liceo la cui mancata ammissione all’esame di maturità dello scorso anno è all’origine del contenzioso. In buona sostanza, Giudici sarebbe stata vessata dalla docente di matematica e fisica Daniela Delfino, i cui voti pesantemente negativi sarebbero stati alla base della mancata ammissione (mentre nelle altre materie la valutazione era “ben oltre la sufficienza”).

Sulla professoressa Delfino le conclusioni del TAR (sezione seconda) sono tutt’altro che benevole: la docente “ha manifestato un ethos didattico non pertinente al compito svolto” e l’atteggiamento dell’insegnante, caratterizzato da “un approccio autoritativo affatto opposto alla deontologia professionale del docente che dovrebbe caratterizzare l’espletamento del servizio offerto dalla scuola pubblica”, sarebbe stato “foriero di pregiudizi per la salute psichica dei discenti” (tra cui, per l’appunto, Andrea Giudici).

Una relazione indirizzata dall’ispettore del MIUR Agostino Pittaluga all’Ufficio Scolastico Regionale aveva anticipato le conclusioni cui è giunto il TAR nella sentenza della scorsa settimana. Pittaluga era arrivato ad affermare che “i dubbi su eventuali asperità comunicative in classe e sulle modalità di relazione con gli alunni” di Delfino “possono essere sciolti soltanto attraverso la visita di un ispettore tecnico espressamente legittimato ad entrare in classe”: un’interferenza molto forte sull’attività della docente che si giustifica solo in presenza di fondati sospetti sull’operato dell’insegnante stessa.

E’ saltato fuori che anche il dirigente scolastico Gabriella Viganego (oggi in pensione) il 9 marzo 2011 aveva avviato un procedimento disciplinare nei confronti di Daniela Delfino, contestando alla professoressa di aver intimidito, offeso e vessato gli allievi e accusandola, tra l’altro, di non svolgere il ruolo di docente per tutti gli studenti che le erano stati affidati. Ma, nonostante la gravità delle accuse, il procedimento disciplinare non era sfociato in alcuna sanzione: la docente aveva semplicemento cambiato classe, finendo nella quinta oggetto delle recenti sentenze del TAR.

Una vittoria, quella di Andrea Giudici, che lascia comunque l’amaro in bocca: nonostante avesse nel frattempo superato l’esame di ammissione all’Università “Cattolica” di Milano (nella vana speranza che le fosse riconosciuta la promozione prima dell’inizio dell’anno accademico) la ragazza – che attualmente frequenta nuovamente la classe V dello scientifico savonese – dovrà sostenere di nuovo anche l’esame di Stato. La sentenza della scorsa settimana, infatti, è giunta troppo tardi e secondo il TAR “l’annullamento retroattivo degli atti impugnati non gioverebbe alla ricorrente“. La decisione del TAR apre però le porte alla richiesta di risarcimento nei confronti dell’Istituto, che dovrà in ogni caso pagare le spese processuali, quantificate in cinquemila euro.

Il Tribunale Amministrativo Regionale aveva già sonoramente bocciato l’operato del liceo “Orazio Grassi” in una sentenza di poco precedente, quella dell’8 febbraio 2013. In quell’occasione i giudici amministrativi avevano infatti “accertato la promozione” di Lorenza Mauro, anch’essa non ammessa all’esame finale. In questo caso il Consiglio di Classe della V sez. E, nella seduta dell’11 giugno, aveva decretato l’ammissione di Mauro alla maturità ma tre giorni dopo i docenti avevano cambiato idea e in una nuova riunione avevano stabilito che la giovane non era idonea a sostenere l’esame. Una procedura del tutto irrituale su cui hanno fatto leva gli avvocati di Mauro (e, su presupposti diversi, di Giudici) davanti al TAR, che ha così concesso una sospensiva d’urgenza e la possibilità per le due ragazze di sostenere l’esame in attesa della decisione di merito.

Le prove d’esame, secondo la corte amministrativa, avevano avuto un esito “sostanzialmente positivo” ma a questo punto il Consiglio di Classe si era rifiutato di attribuire a Mauro il credito scolastico, (la parte di punteggio derivante dai voti di profitto dell’ultimo triennio) impedendo, quindi, alla Commissione di maturità di calcolare il voto finale. Un muro contro muro per sbloccare il quale i giudici hanno dovuto minacciare l’invio di un commissario ad acta. Alla fine sono arrivate le sentenze favorevoli alle ragazze : anche nel caso di Lorenza Mauro, per inciso, il liceo è stato condannato a pagare le spese processuali.

Qualche ulteriore considerazione a margine: come mai il dirigente scolastico ha riconvocato un consiglio di classe? Se le ragazze ammesse avessero avuto crediti scolastici sbagliati la dirigente avrebbe potuto segnalare la cosa al presidente della commissione d’esame che aveva il potere di aumentare o ratificare la segnalazione del dirigente. A sua volta, il presidente di commissione di maturità poteva riunire il consiglio di classe e, in caso contrario, ammettere le ragazze agli esami sotto sospensiva, senza bisogno di arrivare al TAR: come mai ciò non è avvenuto?

E come mai la commissione (di ci faceva parte la professoressa Delfino come membro interno), secondo il TAR, dapprima “ha sbrigativamente rassegnato il giudizio negativo sulle prove d’esame, al netto dei crediti scolastici dell’ultimo anno”, quindi “non ha attribuito alcun punteggio alle prove sostenute trincerandosi dietro l’omessa attribuzione dei crediti scolastici” e infine “ha in tutta fretta espresso un giudizio fortemente negativo sulle prove”, arrivando a violare principio costituzionale di buon andamento ed imparzialità dell’attività amministrativa? Ancora: la scuola promuove la crescita culturale degli adolescenti attraverso un percorso di valutazione con attribuzione di crediti e di punteggi che in finale vanno da 60 a 100. E’ possibile che una commissione di docenti non sappia usare questi strumenti tanto da farsi giudicare dal TAR? Possibile che nessuno, né nel Consiglio di Classe né nella Commissione di maturità, masticasse un pochino di diritto?

Infine, e per passare ad argomenti meno spinosi e più divertenti, un altro istituto savonese, il Liceo delle Scienze Umane “Della Rovere” (erede del vecchio istituto magistrale) ha in programma per il prossimo anno una “curvatura” del corso economico-sociale dedicata all’arte di parlare in pubblico, e per pubblicizzare l’iniziativa la Dirigente Scolastico non ha trovato di meglio che pubblicare questo stupefacente articolo, che si segnala per la chiarezza e la linearità espositiva.

Che dire? A giudicare dal pezzo e, soprattutto, dal folgorante finale, del corso di public speaking (e di un robusto libro di sintassi) ne avrebbe bisogno soprattutto… la preside!

Ugo Trevi



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