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Le primarie in Italia? Il ‘brevetto’ tocca a Borghetto, fine anni ’80

Borghetto S. Spirito – Le primarie per la scelta dei candidati ? In origine il primo comune italiano a metterle in pratica, a quanto pare, è stato Borghetto, seguito da Assisi. E il “brevetto” se fosse stato registrato sarebbe di proprietà della ormai defunta Dc borghettina e dell’allora segretario sezionale e vice segretario provinciale, Guido Michelini.Il tempo passa in fretta, ci sono nuove generazioni di amministratori e politici. Moltissi giovani impegnati nella vita pubblica non erano neppure nati. Eppure conoscere la storia del recente passato può aiutare, anche sul fronte del rinnovamento, del cambiamento. O apprezzare quanto di buono c’era stato ed è andato magari disperso.

Sarebbe senz’altro utile cercare negli archivi della cronaca locale e non è facile. Secondo alcuni bisogna risalire agli anni 1988-1989. Borghetto Santo Spirito era attraversato da fermenti. Era un caposaldo della Dc, c’erano forze giovani impegnate a contrastare i metodi imperanti di cemento@clientele, la vecchia nomenklatura locale, legata ed attratta da interessi immobiliari che prosperavano dai primi anni sessanta.

Nella sezione dello scudo crociato borghettino si fece strada il tema di mettere in campo regole e controregole per designare i capi locali del partito, ma anche chi doveva competere al rinnovo della classe politica e degli amministratori comunali. Si tennero così le primarie per designare i più “meritevoli” (quanto c’è bisogno di meritocrazia, ieri come oggi!).

Raccontano che il confronto tra vecchia e nuova Dc si trasformò, a Borghetto, in un successo inatteso e strepitoso, con centinaia di persone accorse ai seggi delle primarie. A quell’epoca, entrò in consiglio un altro giovane emergente e rinnovatore della locale Dc, il geometra Giovanni Ciravegna.

Un rivoluzione che fece rumore pure a Roma, al punto che il principale promotore (Guido Michelini) fu convocato dalla direzione nazionale del partito. Tenendo conto del successo e del bis copiato ad Assisi, inizialmente tra i big Dc c’era molto interesse. Le primarie, insomma, potevano essere estese, adottate come metodo di una Dc che sapeva rinnovarsi, cambiare. Poi tutto finì nel nulla ed il ‘caso Borghetto’ non fece affatto scuola.

Nella cittadina, tra l’altro, l’alternativa alla Dc, fu l’avvento del sindaco socialista, Gian Luigi Figini che fece due mandati. Mentre a metà degli anni ’70 fu la riscossa del Pci con il sindaco architetto Pierluigi Bovio.

Guido Michelini e Giovanni Ciravegna entrarono in consiglio comunale, il primo è stato anche vice segretario dell’allora segretario provinciale Aldo Gasco.  Un dirigente che aveva incoraggiato le deleghe nei confronti dei più stretti collaboratori. A Michelini, infatti, fu assegnato il settore dei rapporti politici con gli altri partiti, mentre al secondo vice segretrario, Gianni Veirana, di Savona, l’incarico di occuparsi del settore economico e dei rapporti con il mondo produtttivo.

La Dc savonese, in quegli anni, aveva come punto di riferimento il pluriministro Paolo Emio Taviani e l’imperiese Manfredo Manfredi (fu sottosegretario per un breve periodo). Ma c’era una forte presenza della sinistra sociale con riferimento ai seguaci di Donat Cattin: l’avvocato Bellasio, Trucco, Sarà, Piccinini (nel ponente).

Erano gli anni in cui l’allora giovane  sostituto procuratore della Repubblica, Filippo Maffeo, decise di fare chiarezza, alla luce di notizie di presunti reati (l’appartenenza a logge segrete  di funzionari dello Stato). Indagini, perquisizioni, sequestri di documenti, soprattutto a Savona.  Grande scalpore. Un terremoto con tanti risvolti e qualche mistero mai del tutto chiarito. Tra le altre cose, una lettera a firma di alcuni esponenti DC (Cerva, Bellasio, Michelini, Giuffrè) ed indirizzata allo stesso magistrato inquirente (Maffeo), sul tema della presenza di democristiani in logge massoniche (coperte)  fu a quanto sembra ‘intercettata’ da ambienti dei ‘fratelli muratori’.  O quantomeno qualcuno fece la spia, avvertendo della missiva inviata all’autorità giudiziaria. La ‘talpa’ non venne scoperta e restò un mistero. Uno dei tanti.

Guido Michelini (con la barba) con alcuni pubblici amministratori del ponente, tra essi Mauro Testa, Giacomo Mamberto, Mauro Podio, Galati, Damonte

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