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Libertà e rivoluzione ungherese: ci mancano 101 intellettuali per Manifesto di Valori

Il 23 ottobre 1956 ebbe inizio la rivoluzione d’Ungheria. A Budapest in piazza Petofi si riunì un gruppo di studenti e operai che in maniera pacifica iniziò a manifestare contro il Governo.

Il corteo fu all’inizio autorizzato, poi vietato e poi infine consentito. A quel primo nucleo di persone a poco a poco se ne aggregarono altre. Alla fine una immensa folla si ritrovò davanti al Palazzo del Parlamento.

Imre Nagy, ex capo di governo, persona illuminata, si avviò verso Budapest dal Lago Balaton, ove si trovava. La folla spontaneamente si ritrovò dinanzi ai palazzi del Potere.

Sul sito ungherese (http://www.rev.hu/sulinet56/online/ora2/index.htm) troverete fotografie molto significative e commoventi.

Niente fu premeditato ed Imre Nagy era ignaro di tutto.

Egli venne, comunque, individuato come il condottiero di quella che la stessa folla scoprì essere una rivoluzione, anche se fu fischiato quando iniziò il suo discorso rivolgendosi ai rivoluzionari al grido di “Compagni”.

Quella di Budapest fu una vera rivoluzione popolare: l’unica grande rivolta di Popolo dell’Età contemporanea. Nacque in maniera inattesa e morì nell’arco di pochi giorni.

Nel 1958 Imre Nagy verrà assassinato al termine di un processo farsa (le immagini di quel “giudizio”, che si possono vedere alla Terror Haza di Budapest, sono terribili) sotto gli occhi volutamente impotenti del mondo occidentale.

I comunisti italiani non vollero comprendere.

Solo quella messicana fu una rivoluzione paragonabile alla rivolta ungherese, mentre quella più nota dei cugini francesi, per quanto straordinaria, fu principalmente, almeno a mio parere, una rivoluzione della borghesia.

La rivoluzione d’Ungheria del 1956 durò lo spazio di una decina di giorni e finì nel sangue con il massacro di centinaia di persone e le inevitabili persecuzioni che ne derivarono.

Il 23 ottobre 2012 sarà il 66° anniversario dell’inizio della rivoluzione. Il mondo occidentale non ne comprese l’importanza.

Non colse la grande occasione di poter abbattere il regime sovietico ed avvicinare tutti gli Stati Satelliti dell’Est ai modelli di democrazia occidentale.

Se l’ONU, che dimostrò tutti i suoi limiti istituzionali non sapendo porre in essere una efficace azione nei confronti dell’ URSS che violò platealmente la sovranità dello stato ungherese, avesse saputo interpretare il messaggio di grande cambiamento che arrivava da Budapest oggi, molto probabilmente, il quadro internazionale sarebbe differente e noi ci troveremmo a vivere in una Europa unita  politicamente e non solo sotto il profilo monetario.

L’Europa si è dunque mantenuta divisa in due grandi blocchi e la permanente rivalità fra Ovest ed Est anche di tipo culturale non solo ha impedito, ma anzi ha soffocato ogni possibilità di unione.

Il 1956 fu un anno importante (l’Algeria si incamminava verso l’indipendenza dalla Francia), ma rappresentò anche una grande occasione persa: l’Occidente si preoccupò di tutelare i suoi interessi economici inerenti il canale di Suez e non comprese che aiutare gli Ungheresi avrebbe significato sostenere tutte le azioni riformatrici già in atto (in Polonia c’era stata la rivolta operaia di Poznan) o che avrebbero potuto sorgere, volte alla liberazione dal tallone sovietico e  porre le basi per l’inizio della fine della  Guerra Fredda.

La crisi ungherese determinò una grave spaccatura nel PCI o comunque negli ambienti ad esso vicini: 101 furono i dissidenti (fra essi Natalino Sapegno, Lucio Coletti, Vezio Crisafulli) che si allontanarono dalle posizioni del partito che non seppe approvare l’azione degli insorti ungheresi.

Anche tale fatto impedì al PCI di essere una forza politica capace di rappresentare una reale alternativa al governo della DC.

Questo il titolo dell’Unità del 4 novembre 1956 : Le truppe sovietiche intervengono in Ungheria per porre fine all’anarchia e al terrore bianco. (Leggi….)

Il fatto è che gli stessi errori commessi nel 1956 si sono ripetuti nel corso dei decenni successivi.

La comunità internazionale oggi non sa interpretare le istanze di democrazia e libertà che pure presso le popolazioni dell’Africa Settentrionale sono sfociate in rivoluzioni di popolo.

I Paesi dell’America Latina sentono il bisogno di un maggior sostegno a livello internazionale affinché possano vedere migliorate le condizioni di vita delle loro genti.

La sete di libertà degli ungheresi del 1956 è la stessa che oggi provano i popoli dell’Africa, dell’America Latina, dell’Asia e del Medio Oriente.

Il diplomatico danese Povl Bang-Jensen in quegli anni fece propria la causa ungherese e finì con l’essere espulso dalle Nazioni Unite morendo in condizioni misteriose a New York il 25 novembre 1959.

Il progetto, neppure troppo malcelato, di affermare la superiorità del pensiero occidentale ed in particolare religioso (cattolico) rispetto alla cultura orientale e ai musulmani in particolare (basti pensare al tentativo di inserire nel testo della Costituzione Europea il riferimento alle origini cristiane dell’Europa), è di nuovo una barriera che costituisce un ostacolo per il miglioramento del rapporti fra il “nuovo” Ovest ed il “nuovo” Est.

Oggi non siamo solo in crisi economica, ma anche e soprattutto in una crisi di valori: è la cultura a mancare.

Mancano in Italia 101 intellettuali capaci di redigere un Manifesto di Valori: capaci di dire basta a questa deriva del Paese che si sta impoverendo in tutti i sensi.

Ricordare i rivoltosi d’Ungheria significa rammentare a noi stessi che cosa ancora può significare la parola <libertà>.

Il volto sorridente ma determinato di studenti e operai di piazza Petofi resta eternamente scolpito nel cuore e nella coscienza di chi comprese quella lotta e rappresenta, invece, una macchia indelebile in chi, in nome della pura ideologia e della sudditanza sovietica, voltò vergognosamente la testa dall’altra parte.

Andate a Budapest a visitare il Memento Park (http://www.mementopark.hu): loro sanno ironizzare sul loro passato, noi stiamo ancora discutendo per stabilire se i “cattivi” erano in effetti così “cattivi”.

All’ingresso del parco questa scritta: … Only democracy can give us a chance to think freely about dictatorship – about democracy  or anything else for that matter (mia libera traduzione : Solo la democrazia può darci una possibilità di pensare liberamente sulla dittatura – sulla democrazia o su qualunque cosa per tale questione).

Visitate la Terror Haza di Budapest.

Passeggiate lungo il Danubio: respirerete ancora oggi il profumo della Libertà.

Giovanni Sanna

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