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Il picconatore Ciangherotti, l’ospedale ingauno e le indennità in Regione

Albenga – “Basterebbe l’indennità di 5 cariche regionali per non chiudere il Pronto Soccorso dell’ospedale di Albenga”. Appello-provocazione-paradosso  (e flop) dell’assessore Eraldo Ciangherotti al quale spetta la palma di infaticabile picconatore junior, peraltro senza molta fortuna, ma quantomeno premiato dalla visibilità meditica.

Ciangherotti (seminascosto) arringa davanti alla cattedrale San Michele

Il pubblico amministratore e politico ingauno, con il suo sindaco tra i più presenti e gettonati nel mondo dei media provinciali e liguri (carta stampata, internet, web, radio e tv) il 25 agosto scorso è partito lancia in resta all’attacco, come è solito senza peli sulla lingua.

Aveva chiamato in causa il presidente Claudio Burlando e l’ indennità di 11 mila euro mensili; stessa somma per gli assessori Claudio Montaldo e Lorena Rambaudi; 10 mila euro per il capogruppo del Pd Nino Miceli e per il consigliere, presidente di commissione Stefano Quaini.

“Ammontano a circa 54 mila euro le indennità mensili percepite da cinque rappresentanti della maggioranza che amministra la Regione Liguria – ha sostenuto Ciangherotti –  e sono gli stessi  che hanno deciso di uccidere la sanità del ponente savonese, mettendo mano allo smantellamento  dell’ospedale di Albenga, depotenziando anche il Pronto Soccorso.   Questi rappresentanti sono stati eletti e pagati dal popolo per fare danni al territorio e alla nostra salute”.

Per Ciangherotti la soluzione esiste: “Sarebbe meglio tagliare questi mediocri mestieranti regionali che ci costano 650 mila euro all’anno, anziché il Pronto Soccorso ingauno”. Arriva persino a definirli ‘killer della nostra sanità  comodamente seduti  sulle poltrone della Regione….si colpiscano – invoca Ciangherotti – le cose davvero inutili e non i servizi essenziali; i veri sprechi da tagliare sono questi politici regionali….”.

Assessore che merita la palma di popolismo tornato d’attualità? Massimalista? Estremista?  Un perfetto imitatore di più noti fustigatori urlanti nazionali alla Grillo, alla Sgarbi, alla Ferrara?

Ad Albenga, Ciangherotti ha i suoi fedeli ammiratori, estimatori. Nel mondo cattolico più conservatore, ad esempio. L’ospedale svolge un ruolo sociale importante, eppure il modo meno incisivo di affrontare la questione è lo scontro politico-corrida, a testa bassa;  abbandonare la moderazione. Esibire i muscoli, da qualunque parte. Manco a dirlo la proposta di tagli indennità resterà al vento e non può essere altrimenti nel contesto del Bel Paese travolto da scandali, corruzione, evasione fiscale imperante, vitalizi perpetui, numero dei parlamentari, selva di privilegi alla Camera e al Senato, disparità sociali (molti stipendi di dirigenti pubblici), mentre non resta da chiedersi che ne sarà veramente del nuovissimo nosocomio ingauno. Al di là delle ‘guerre’ strillate.  Di una sanità che non riesce ad eliminare al suo interno sacche di parassitismo.

Il tribunale ad Albenga doveva essere una grande conquista al servizio ai cittadini del comprensorio e la sua sorte (funesta) ormai è segnata.  Cosa insegna questa lezione? Forse Ciangherotti, ottimo ed intraprendente comunicatore, oltre alle indennità in Regione, potrebbe iniziare la sua crociata contro tutte le indennità della casta di cui è costellata la Liguria e l’Italia. A destra, a sinistra, al centro. E finora solo il movimento di Grillo – bisogna riconoscerlo- alle parole e alle promesse sta facendo seguire i fatti, in tema di tagli alle indennità degli eletti. A cui è doveroso aggiungere qualche altro pubblico amministratore, di cui non si parla, che senza suonare la tromba si è autoridotto le indennità. Accade soprattutto in alcuni piccoli centri dell’entroterra. Che non fanno notizia.

Il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, ha proposto di fissare a 5 mila euro l’indennita dei consiglieri regionali. Da Albenga potrebbe partire una nuova mobilitazione popolare e Ciangherotti essere un benemerito promotore.

 

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