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Il lupo, i pastori, le disparità. Un confronto tra Alpi Marittime e Francia

Dal 2006 il ritorno del lupo nel Parco Naturale delle Alpi Marittime. In un interessante reportage de La Stampa, in cronaca nazionale, un raffronto tra i pastori italiani e quelli francesi. Al di là dell’interesse rinnovato per la pastorizia sono evidenti, ma poco conosciute, le grandi disparità di trattamento, di cui però da noi non si parla.La storia contemporanea del lupo sulle Alpi avrebbe una precisa data di esordio. Il 5 novembre 1992. Un evento fece gran scalpore  nel parco francese del Mercantour che confina con il Parco delle Alpi Marittime.  Ci fu una strage di mufloni ad opera dei lupi. Inizialmente scambiati per cani inferociti. Gli accertamenti diranno che si trattava di lupi, col tempo aumentarono fino a formare tanti branchi territoriali.

Sono dunque i monti del selvaggio Sud della Francia il primo spicchio di Alpi ad essere riconquistato dal lupo contemporaneo.  In questa zona francese i greggi sono numerosissimi, pecore ovunque e scarsa presenza umana. Non solo, la legge nazionale d’oltralpe protegge il lupo senza riserve.

Fin dalla notte dei tempi, ricorda Marco Albino Ferrari che ha curato gli interessanti servizi giornalistici su La Stampa, a puntate settimanali, il binomio lupo-pecora (male-bene) risulta inscindibile. La zona delle Alpi della Provenza è votata all’antica e radicatissima attività della pastorizia e, il malcontento tra gli abitanti per il ritorno del predatore non si è fatto attendere.

Nella regione dal clima mediterraneo è tutto un susseguirsi di bergerie, gli ovili con il tetto  di lamiera che punteggiano morbidi panorami da cartolina. Gli agnelli della Provence sono famosi  per la loro carne saporita. A giugno, da secoli, le greggi si trasferiscono dalla Bassa Provenza alle montagne.

Si stimano 650 mila ovini. Un’ottima preda per i lupi. La pastorizia ha creato il paesaggio culturale di tutta quest’area. Il pastore, a differenza di quanto accade in Italia dove è oberato dalla burocrazia e dai limiti di passaggio, ha una funzione agevolata e riconosciuta. Non è apprezzato soltanto in occasione di ricorrenze (transumanza, sagre paesane, convegni sul tema risorse della montagna).

In Francia sono in molti ad intraprendere questo mestiere, persino per motivi ideologici che hanno a che fare con un’idea della libertà e della vita semplice a contatto con la natura. Parecchi arrivano dalle grandi città, ricorda ancora lo scrittore de La Stampa, alimentando gli ideali del neoruralismo, figlio del Sessantotto.

In Piemonte, invece, ma aggiungiamo pure le Alpi Marittime Liguri, la passione per le pecore è un’eccezione, seppure trovi nuovi seguaci tra alcuni giovani ammirevoli per impegno e spirito di sacrificio.  Ma in tutt’altre condizioni e prospettive reali, concrete.  Manca, nei fatti, la stessa carica ideologica messa in atto dai cugini francesi, se non altro più aiutati dallo stato, dalle norme sulla pastorizia, sui pascoli.

In alcuni casi da noi il pastore deve far fronte a tante difficoltà, ostacoli, e da una certa diffidenza, da pregiudizi. Anche se ci sono lodevoli eccezioni come si può constatare raggiungendo alcune malghe liguri e cuneesi. C’è l’assenza di un piano organico, nel tempo. E non sempre stanziamenti, finanziamenti, hanno ottenuto nel tempo i risultati previsti.

Nel reportage viene rimarcato inoltre  che in Francia esistono  organizzazioni con il compito di migliorare la vita degli allevatori, come il Centre d’études et deréalisationspastorales Alpes méditerranée.  Con tutto quel credito sociale alle spalle  non stupisce che dopo il ritorno del lupo i pastori francesi facessero  sentire a gran voce la loro protesta. Ma anche sulle Alpi Marittime si è spesso levata la voce per chiedere aiuto: contro i danni causati dal predatore. L’urgenza di una prevenzione efficace. Un appello ripetuto allo stesso presidente della Regione Burlando affinchè prenda a cuore, in prima persona il problema.

Oggi i lupi in Francia sono circa 200. Forse un centinaio o poco meno sulle Alpi tra Piemonte e Liguria.  Il prefetto del  Var ha decretato un’operazione di caccia  di prelievo del lupo fino al 19 settembre. E nelle due regioni italiane?  Nessuno vorrebbe che le greggi diminuissero perchè senza pecore e senza pastori le montagne sarebbero  ancora meno abitate, abbandonate. Senza contare la risorsa in termini produttivi: formaggio, latte, carne, lana.

Qualcuno ha pure escogitato nuovi sistemi antilupo, ma non sono sufficienti per dare tranquillità ai benemeriti pastori.

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