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Sulle Alpi Liguri-Cuneesi estate senza mirtilli, lamponi e fragoline di bosco

Un’estate da dimenticare per gli amanti-consumatori dei frutti di bosco. Sulle Alpi Liguri e Cuneesi, quest’anno, niente mirtilli, né lamponi e  senza fragoline. Finora chi è andato anche alla ricerca di funghi è rimasto deluso. Cesti vuoti. Mentre l’agricoltura segna un altro record negativo: è  finita con largo anticipo la stagione delle pesche nostrane. Il raccolto di agosto distrutto dal caldo e dagli insetti.
Non accadeva da anni. Nei negozi di Ormea, tanto per fare un esempio, i mirtilli  non  sono mai arrivati. Si trovano, come in Riviera, quelli coltivati. La cosiddetta qualità canadese a frutto grande. Ma i piccoli, squisiti frutti che provenivano dalle Alpi sono introvabili per la semplice ragione che una serie di concause climatiche hanno impedito la produttività delle piantine selvatiche.

Un danno economico notevole per i pochi cercatori rimasti e comunque rappresentavano un punto di riferimento per fruttivendoli e ristoranti-alberghi che nelle stagione estiva potevano offrire i mirtilli, molto apprezzati. La specialità è col gelato.

Lo scorso anno, proprio nella zona di Ormea, i prezzi al dettaglio si aggiravano intorno agli 11-12 euro il kilo. C’è chi faceva persino provvista per la marmellata, per il succo o ancora la possibilità di surgelarli, una conservazione senza difficoltà. Un mercato, quello dei frutti di bosco, capace di mettere in moto un pendolarismo di acquirenti e del ‘fai da te’ nella raccolta. Unire l’utile al dilettevole. Provviste con risparmio in tempo di crisi economica e bilanci in rosso.

Nei locali di ristorazione, ora, si possono trovare solo mirtilli coltivati, in buona parte provenienti dal cuneese, ma non solo.

Per gli escursionisti alla ricerca di mirtilli, lamponi, fragoline, resta una sonante delusione. Non succedeva da almeno un lustro, in modo cosi radicale.   Non c’è zona del nostro entroterra (imperiese, savonese, cuneese e forse anche nel levante ligure) che faccia eccezione.

Incredibile tra l’altro che siano  ‘improduttive’ pure le fragoline di bosco. Le piantine che resistono hanno frutti piccolissimi, di fatto inutilizzabili.

La perdita totale della raccolta dei mirtilli e dei lamponi di montagna è un’altra conferma alla desolante estate 2012, turismo da spiaggia escluso. La siccità, il caldo record hanno di fatto causato la ‘miscela killer’ che ha impedito anche a molti alberi da frutto, in particolare le pesche, di portare a termine la maturazione.  Nelle poche aree rimaste, sempre dell’immediato entroterra, dove la produzione di pesche nostrane  ha ancora una discreta consistenza. Ma già dai primi di agosto pesche di ‘casa nostra’ introvabili.

Gli agricoltori (pochi ormai) che erano usi vendere pesche, lungo le strade, hanno chiuso i battenti per mancanza di merce. Nessuna qualità ha resistito. Anche su questo fronte ci sono danni considerevoli.

Un ‘bollettino di guerra’ che oltre a colpire il consumatore e l’amatore di prodotti nostrani, rappresenta un ulteriore

disincentivo alla coltivazione dei frutteti che per decenni ha  rappresentato un valore aggiunto. Terre sempre più incolte ed abbandonate, forse colpa pure della globalizzazione e dell’assenza vera di un ‘marchio’ a tutela di chi produce e vende prodotti della nostra terra, del territorio.

Qualche sospetto nasce, ad esempio, dalla gestione troppo disinvolta di mercatini. Dove acquistano i prodotti  quelli che dovrebbero essere produttori diretti?  Chi controlla, come e con quale frequenza? Qual è la provenienza della merce venduta per ”produzione propria’?

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