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Bella Upega montanara ti scrivo…

Escursione estiva in un angolo di paradiso delle Alpi Liguri. Ho raggiunto Upega in auto di primo mattino.  Una giornata stupenda,  ricca di emozioni e relax, non solo per il clima. Il ritorno dell’uomo nella natura, nel silenzio ricco di ‘note’. Un fascino intenso, poi la sorpresa. Anche quassù, tra le sorgenti, può accadere di trovarsi con l’acqua razionata.

Cara bella Upega vorrei scriverti questa letterona perché sei rimasta il paesino, nel Comune di Briga Alta, che meriti di essere visitato, conosciuto, apprezzato, valorizzato, conosciuto. E’ vero hai perso un po’ del tuo antico smalto pastorizio, le sue leggende, il suo dialetto. Ho saputo che siete  quattro residenti, però qui hanno scelto la dimora estiva molti ammiratori, soprattutto liguri. Non importa se quassù sia impossibile utilizzare il cellulare. Almeno si stacca davvero la spina! E niente rumore di trilli, suonerie. Non importa se il primo negozio di alimentare si trovi nella non lontana Viozene. Oppure Ponte di Nava,  Ormea, a Nava.

Resta  il calore palpabile di quel ‘Benvenuti nel Comune di Briga Alta’, composto da Piaggia, Upega e Carnino.  Tutte stupende mete per un turismo in simbiosi con la natura vera. Quella degli alberi, dei boschi, dei profumi, dei rivoli d’acqua. Il fruscio nascosto. L’aria incontaminata medicina per i polmoni.

A Upega, sabato 11 agosto 2012, c’era tanta gente.  Da paese esaurito. Un foglio appeso in bacheca annunciava la cena, organizzata dalla solerte Pro Loco. Prenotazione telefonando al n…., ovvero Zintilini, il sindaco fac totum. Non saprei indicare se dalle auto parcheggiate si possa parlare di almeno 150-180 persone-abitanti. Senza includere gli escursionisti occasionali, non dimoranti.

Ho riscoperto un borgo di pace, gente educata, ospitale, dalle buone maniere. Tanti bimbi impegnati nei giochi. Adulti e giovani seduti nell’aia. Ho incontrato casualmente una famiglia genovese che ha ristrutturato con buon gusto una vecchia dimora. Gentilissimi,  ottimi ciceroni di un paese che amano e frequentano da 40 anni, quando ancora c’era l’albergo, il negozio di alimentari, i pastori di professione. Poche auto.

Mentre scambiavo quattro chiacchere, una notizia un po’ a sopresa. Dalle 23, inizia il razionamento dell’acqua. Interrotta l’erogazione fino alle 8 del mattino. Motivo: il sindaco ha fatto sapere che la vasca di raccolta, a monte, è ormai agli sgoccioli. Meglio correre ai ripari, essere previdenti. E così, ho saputo si è andati avanti per 4 giorni. Dicono che al rifugio Barbera, più in alto, l’acqua manchi ormai da giorni, colpa siccità persistente.

Io ho lasciato Upega all’imbrunire. Non solo se ci siano stati o meno importanti disagi per gli ospiti,  graditi. Posso testimoniare che mentre mi trovavo in una delle due sale  del rifugio “La Porta del Sole”, nel centro del ‘paese, una signora  gioviale, simpatica e premurosa mi ha servito un ottimo cappuccino. In un altra tavola,  seduti, una  comitiva di sei tedeschi di mezza età. Ho appreso che per cinque giorni hanno scelto di fare tappe diverse lungo le Alpi Cuneesi e Liguri. Sono arrivati in areo a Nizza, da qui in treno a Mondovì, quindi inizio del percorso, scarponi e zaino in spalla.

Incontro con le anziane di Upega, una è residente

Avevano prenotato al rifugio di Upega, importante punto di ritrovo per chi vuole conoscere  e scoprire queste montagne e vallate. Erano entusiasti della scelta, felici e stanchi. Anche loro sono stati coinvolti nella notizia: da stasera….niente acqua. Lo ammetto, non è stato facile spiegare l’accaduto. La siccità colpisce dove si incontrano e si ammirano da sempre le sorgenti? E perché no? E quanto sta accadendo, purtroppo.

Lo stupore dei turisti non deve meravigliare. Ma una manciata di case, in alta valle, può essere colpita da carenza idrica? Non si può prevedere una soluzione  che non appare faraonica? Titanica?

Vivere a Upega ha significato durissimi sacrifici per secoli e fino agli anni ’60. Oggi c’è un’altra scommessa, non tanto per chi ha acquistato casa e l’ha ristrutturata. Far vivere il paese, come merita, in tutti i mesi in cui è possibile fare escursionismo.  Sotto ogni forma conosciuta, campeggio incluso.

Ho saputo che a fine anno scadrà il contratto di appalto con la famiglia imperiese che  gestisce il rifugio  La Porta del Sole. Sono trascorsi quasi sei anni e il Comune dovrà scegliere un nuovo gestore. A quanto ho capito chi lascia non intende riproporsi ed è rimasto (padre, madre e figlia) un certo amaro in bocca. Delusi nonostante, a loro dire, l’impegno profuso nell’accoglienza, nella buona cucina, nel rapporto qualità prezzo, nel prodigarsi.  Forse c’è stata qualche incomprensione con il nuovo sindaco?

Un invito caloroso. Upega deve continuare a valorizzare, promuovere la conduzione di questo “rifugio” dell’Alta Val Tanaro, ai piedi del massiccio del Marguareis (2.651 metri slm). E’ una risorsa che può crescere, contribuire a rendere un servizio agli ospiti delle “seconde case”, ai loro amici. Attirare visitatori-escursionisti, italiani e stranieri, allungando la cosidetta stagione di lavoro. Che oggi spazia soprattutto dal 15 giugno al 15-30 settembre. E non sempre è giorno di festa. Da tutto esaurito.

Upega resta un ‘villaggio’ di montagna  a misura d’uomo. Ha in gran parte mantenuto le originarie caratteristiche nel tempo. Dove si può vivere e fare vacanza  senza l’inseparabile ‘telefonino’.  E’ punto di partenza per salutari camminate, incontri con la natura incontaminata.  Un paesaggio di rara bellezza, fa attrattiva ed alternativa al caos delle rumoreggianti e stressanti vacanze di città.

Ma per favore, si risolva senza indugi il problema acquedotto civico. La Bella e amata Upega non può dare il benvenuto, seppure nella emergenza, razionando l’acqua.

Una sorgente sulle Alpi Cuneesi

E al Comune un ultimo appello: non trascurate la futura gestione del rifugio. Se sono stati commessi errori si tenga conto, con ragionevolezza e buon senso. E’ anche un omaggio alla nonnina ottantenne che, ammirevole, resiste quassù. E’ un incoraggiamento rivolto a tutti gli amici di Upega, vicini e lontani. All’unico rivenditore di formaggi locali.

L’entroterra da decenni soffre, in Liguria come in Piemonte (e non solo),  nonostante le tante promesse, impegni, parole, illusioni profuse. L’entroterra da solo non può resistere, il suo spopolamento non può essere motivo di menefreghismo elettorale. O di annunci spot. Va difeso e non offeso con l’incuria e le elemosine. Uniti si vince, anche a Upega.

Luciano, escursionista

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