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Auguri in poesia da Gerry Delfino.
Auguri in fotocronaca dall’aeroclub.
Auguri dagli amici dell’Escolo.

Una poesia studiata nella mia infanzia per augurarvi un Natale santo e misericordioso Gerry Delfino


La BELLE HISTOIRE

 
C’est une belle histoire
qu’on raconte toujours,
chaque Noël de gloire,
chaque Noël d’amour.

 
Dans une étable close,
naquit, voici longtemps,
un petit enfant rose,
un tout petit enfant.
Mais la bonne Marie
n’a pas de langes d’or,

ni de toile flerie

pour couvrir son trésor.
sur de la paille séche
Jésus s’est endormi.
L’âne est devant la crèche
et sommeille à demi.
Au dehors, c’est la neige,
au dehors, c’est le froid, .
mais quel brillant cortège
amène ici trois rois
l’un d’eux porte la myrrhe
et les autres l’encens.
Jésus dans un sourire
s’éveille doucement.
On sent planer des ailes
dans le logis sans feu,
et, tendant ses mains frêles,
Jésus s’étonne un peu.

C’est une belle histoire
qu’on raconte toujours,
chaque Noël de gloire
chaque Noël d’amour.
Emilia Cuchet Albaret

 

 

IL NATALE  AMICI DELL’ESCOLONouvè de l’Argentìera - Boun Deiniàl, Bono Celendos, Boun Natal car amis … e Boun an 

Sul nostro cammino/abbiamo seminato la gioia dell’infanzia/il bene della nostra innocenza bambina/ la nostra verginità/ solo la Tua speranza ancora ci illumina/il nostro Paradiso/ Dammi la mano bambino che andiamo insieme / insieme per la via solitaria ……..

 ( Versi tratti da “Anen ensem”  poesia di Sergio Arneodo musicata da Edoardo Vercelleti per l’Escolo de Coumboscuro)

Forse è quest’inverno così inusuale e mite che ti fa ritornare alla mente i ricordi di un’infanzia ormai lontana e quasi irreale, dove i sogni di bambino si mescolavano ai riti ed ai gesti di una tradizione e di un evento sociale importante per tutti noi.

Forse è l’età, gli anni che passano che fanno si che certi ricordi invece non scompaiono. Mi sembra ancora di sentire lo zufolo di Toni d’Ariòu, quella magnifica persona che se ne era andato in Francia ad emigrare e quando tornava alla sua Ambournè per prima cosa si costruiva uno zufolo con il sambuco e scendendo giù nella comba verso la chiesa parrocchiale suonava melodie e canti della sua giovinezza.

Lui annunciava il suo ritorno, e ci spronava tutti a resistere a stare insieme quassù Oggi Toni non c’è più ma mi sembra ancora di sentire il suo zufolo in queste miti sere di luna piena . Mi sembra ancora di vederlo apparire lassù a Pra Campan poi ai Saloùire e poi giù a la Chapelo e quando arrivava davanti alla chiesa si toglieva la “ casqueto “ ed entrava piano piano in chiesa quasi avesse paura di non trovare più la sua chiesa che era stato il  luogo per i momenti importanti della sua vita .

Lou Deiniàl, il Natale lo si attendeva con ansia, quasi un evento misterioso e tutti noi bambini eravamo in trepida attesa e facevamo di tutto perché la festa riuscisse bene dai canti alla recita ecc.. .

Oggi invece la più grande attesa è lo scoop giornalistico, è la soddisfazione di distruggere le persone e schiacciarle miseramente senza porsi minimamente il problema se la realtà è quanto viene presentato oppure effettivamente è diversa.

Il Natale è diventata “una festa “ dove si misura la capacità economica di spesa della società, dove si calcolano i flussi turistici per poi trasferire i dati in tabelle che dovrebbero indicarci la capacità di spesa delle varie categorie di persone e l’ andamento del mercato.

Quanto vorrei ritrovare il mio Natale, quei momenti e ricantare il Nouvè de l’Argentìera

 Es vengù na gaseta

Tout ura de nouvel

Es vengù n’ange dal sièl

Dis que na vergineta

Na fa n’enfant que teta

Na pa ren de pus bel

(E arrivata una notizia /appena adesso tutta nuova/è venuto un angelo dal cielo/dice che una vergine/ha partorito un bambino che poppa/ non c’è nulla di più bello)

Questo è un breve estratto del Nouvè de l’Argentìera ritrovato negli archivi parrocchiali di Sambuco da Mons Riberi. Che freschezza poetica che umanità viva non i testi freddi e usuali che siamo abituati a sentire da “ tu scendi dalle stelle o re del cielo e vieni in una grotta al freddo e al gelo ecc..” quasi fosse un extraterrestre catapultato “ nell’orrido rigor “ . Che differenza e che naturalezza ed umanità invece la narrazione de “ l’ enfant que teta na pa ren de pu bel “ /bambino che poppa non c’è nulla di più bello ) Ed è proprio il verbo ” tetar ” (poppare) che noi usiamo sia per le persone che per il bestiamem che ti trasmette quella sensazione affettuosa di vita, di un bambino normalissimo che vuole crescere proprio grazie al latte materno pur essendo figlio di Dio. 

Non voglio andar oltre è Natale, ma sinceramente quel Nouvè mi manca, mi manca tanto al punto di rifiutare il Natale d’oggi, e mi vien voglia di costruirmi anch’io uno zufolo e scendere la comba, dal Colle dell’Ortica in giù attraversare la Quiapièro e poi giù sulla Rìou, Pra Biànc, Counvent, Saret la Gùio, Praoulin e la Chapelo, e poi entrare anch’io in chiesa in punta di piedi per vedere se “ Gesù Bambin “ è ancora la nel “ cross “ – nella culla – ad aspettarmi sorridente non come re del cielo ma come bambinello che poppa.

Questo è il miglior augurio di Deiniàl per tutti gli amici dell’Escolo e spero che anche voi almeno in sogno possiate scendere la coumbo suonando lo zufolo.

Boun Deiniàl, Bono Celendos, Boun Natal car amis … e Boun an .

Escolo de Sancto Lucio de Coumboscuro

Arneodo Mauro

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