Seconda puntata- Spiagge a Pietra Ligure: dopo tanto clamore sulle concessioni private, tutto è rimasto come prima, cioè come 80 anni fa: anche le cose che si sarebbe dovuto e potuto correggere e cambiare!
di Mario Carrara*
All’inizio di quest’anno sembrava che un cataclisma avrebbe sconvolto la consolidata, o, forse, sarebbe meglio definire “fossilizzata“, situazione delle spiagge di Pietra Ligure. Sembrava che una specie di terremoto avrebbe dovuto cambiare tutto! Le sentenze dei Tribunali stabilivano che il dettato della direttiva europea “Bolkestein” avrebbe dovuto essere applicato; che non avrebbero più potuto esser concesse proroghe e che, finalmente, avrebbero dovuto esser fatte le gare per l’assegnazione delle spiagge private.
A questo proposito il Sindaco De Vincenzi e l’assessore Amandola emettevano comunicati rassicuranti coi quali annunciavano l’imminente approvazione in Consiglio comunale del nuovo PUD, il piano urbano del demanio, che avrebbe ridisegnato l’assetto delle spiagge pietresi anche se “con minimi aggiustamenti”.
“Con una quota di spiagge libere e libere attrezzate già attestata al 38%, ci apprestiamo ad aggiornare il PUD, che porteremo a breve in Consiglio comunale con modifiche mirate e non invasive.”, così testuale, scriveva De Vincenzi sul suo profilo Facebook già il 21 Gennaio 2026.
Tuttavia, di mese in mese il tempo passava, ma del nuovo Piano degli arenili non c’era traccia; esso, come logica, avrebbe dovuto precedere e non seguire i bandi delle gare, semplicemente perché, per esempio, prima di fare una casa si fa il progetto e poi si costruisce: non viceversa.
Invece, le gare sono state fatte prima ed il PUD, che a Gennaio avrebbe, per bocca del Sindaco, esser portato in Consiglio “a breve, c’è andato addirittura il 30 Luglio scorso, alle 15, di un infuocato e rovente pomeriggio d’Estate. Ovvio risultato (probabilmente cercato appositamente con quell’orario di convocazione): alla seduta, tra il pubblico, non c’era quasi nessuno, in particolare, gli stessi “addetti ai lavori“: probabilmente tutti, a quell’ora, lavoravano. Se il Consiglio fosse stato fatto di sera, probabilmente i cittadini avrebbero potuto presenziare, ma Presidente e Sindaco si sono ben guardati dal convocarlo in un orario ragionevole.
Peccato! Perché chiunque avrebbe potuto constatare “de visu“, di persona, che gli aspetti più rilevanti di quel PUD, consistevano unicamente nelle rinunce alle concessioni balneari da parte di certi istituti di “beneficenza” come, “il Gabbiano“, e “La Marinella”, rispettivamente di 35 e 24,89 metri lineari (inconsistente quella dell’ex albergo “Corallo” di soli 9 metri lineari), ma, soprattutto, di quella clamorosa dell’ospedale Santa Corona. Infatti, con la rinuncia, dopo oltre un secolo, dell’ospedale alla propria concessione balneare (la più grande di tutta Pietra Ligure, con oltre 100 metri lineari) e delle altre due citate, che entravano nella disponibilità “pubblica“, si spalancava la possibilità del raggiungimento del quorum del 40% di spiagge libere in tutto l’arenile pietrese, prima ben lontano dall’essere raggiunto.
E tutto il resto? Visto che questa rappresentava la prima ed unica occasione in cui si sarebbe potuto “metter mano“, dopo oltre 80 anni, alla “riorganizzazione” delle spiagge, quali proposte presentava questo PUD, che il Sindaco De Vincenzi anticipava, avrebbe avuto “modifiche mirate e non invasive“?
NULLA! A parte quelle citate prima e dell’ampliamento delle spiagge libere “attrezzate” a discapito di alcune veramente “libere“, il PUD non modificava sostanzialmente nulla rispetto all’eredità, così come si era venuta conformando dal dopoguerra ad oggi, dell’assetto delle spiagge pietresi. Tutto rimaneva come prima. Tutto: anche le “storture“, anche gli errori più madornali ed evidenti che si sarebbero potuti e dovuti correggere. Tutto per non “turbare” l’equilibrio prevalentemente “privato” delle spiagge pietresi, che doveva rimanere tale e quale com’era. E così è stato. Anzi, Sindaco ed Assessore hanno sostenuto il permanere delle “storture” più evidenti ed impresentabili anche con argomentazioni assurde, se non proprio imbarazzanti.
Tra queste ne citiamo tre, da noi dell’opposizione sollevate in Consiglio comunale.

LA PRIMA: Ne abbiamo già parlato: sono i 12 metri di spiaggia libera “fantasma“, che si trovano al confine con il cantiere navale, proprio sotto il parcheggio della polizia locale. Sono stati 12 metri importanti perché la loro qualificazione come “spiaggia libera” accresceva la percentuale totale delle spiagge libere di Pietra Ligure, che non raggiungeva il 40% del totale richiesto dalle norme regionali. Percentuale ora raggiunta, come detto, unicamente dopo la rinuncia delle due spiagge di beneficenza nel levante e, soprattutto, di quella di Santa Corona, (domanda: perché l’ha fatto proprio adesso, visto che nel passato l’aveva sempre difesa …coi denti? Pressioni politiche? Chissà! Mah!). Quindi, quei 12 metri, prima importanti, ora non lo sono più così tanto. Ma quella resta pur sempre una spiaggia classificata come “libera“
in centro. Peccato che quei 12 metri siano solo un ammasso di scogli, pietrame e ferracci ben poco accoglienti per chi volesse prendere il sole e farsi il bagno. D’altronde, che questa spiaggia sia “libera” lo sa solo chi ha visto le mappe demaniali perché non c’è nessun cartello che lo indichi: né sul posto, né in prossimità. Il risultato? Non lo sa praticamente nessuno! Quindi, anche nel periodo più affollato di Ferragosto, lì non c’era nessuno. Infatti, oltre ad essere nelle condizioni poco invitanti descritte, per la sua posizione è praticamente irraggiungibile, stretta com’è tra le rovine del cantiere e ben due grossi stabilimenti balneari privati, che bisogna attraversare per arrivarci.
A cosa serve una spiaggia libera così, in queste condizioni, in quella posizione emarginata? A questo proposito, durante la serrata discussione in consiglio comunale sul nuovo PUD, avevamo proposto di accorpare i 12 metri in questione alle spiagge private confinanti, ampliando, dei corrispondenti 12 metri, la spiaggia libera “delle barche“, quella sì superaffollata all’inverosimile e bisognosa di allargarsi. Non era quella di quel Consiglio la sede e la circostanza in cui si sarebbero dovute correggere “le storture“, accumulatesi nei decenni, delle spiagge di Pietra Ligure per migliorarle? Sì: l’unica occasione era proprio quella lì. Ma l’amministrazione De Vincenzi ha preferito “imbalsamare” tutto “l’esistente“, senza modificare o adeguare di un centimetro il vecchio assetto delle spiagge. E anche di fronte ad un’evidenza sfacciata, come nel caso dei 12 metri della spiaggia libera del cantiere, sostanzialmente inutilizzabili, ha detto di no. L’assessore al demanio Amandola ha giustificato il “NO” affermando -testuali parole tratte dal verbale- che: “Non si poteva pensare di traslare uno stabilimento balneare dentro questa fascia qua, …non aveva senso“, “Non aveva senso perché era una spiaggia comunque di limitata estensione, una spiaggia che certe volte ha la presenza di sabbia, certe volte il mare ci entra dentro, quindi non si poteva pensare di traslare uno stabilimento balneare dentro questa fascia qua: non aveva senso” ed ancora: “…andare a modificare oggi quelle che sono le aree di pertinenza dei singoli bandi (cioè, tradotto dalla lingua “politichese stretta” di Amandola: andare a modificare l’attuale conformazione delle spiagge, così come sono) voleva dire andare a snaturare completamente quella che era la situazione attuale, creando delle problematiche enormi a chiunque
avrebbe dovuto insediarsi nelle aree, nelle aree oggetto del bando” (cioè, tradotto: a chiunque si fosse aggiudicato quelle concessioni balneari; le “aree” sono le spiagge private in concessione). Domanda: ma se quei 12 metri avevano tutte quelle problematicità dichiarate da Amandola, perché non sono stati stralciati dall’elenco delle spiagge? In ogni caso, capite il senso del discorso dell’Assessore Amandola? Spostare di 12 metri, verso il cantiere, le spiagge private, inglobando, così, la spiaggia libera “fantasma“, avrebbe creato delle “problematiche
enormi“ per coloro ai quali quelle stesse spiagge fossero state concesse perché poi i 12 metri “inospitali” avrebbero dovuto esser sistemati da loro per diventare almeno “dignitosi” e frequentabili.
Ecco in cosa consistevano le “problematiche enormi” dichiarate in Consiglio dall’assessore. Allora, meglio non snaturare niente, lasciare tutto com’era; non riorganizzare la conformazione delle spiagge, non disturbare i concessionari privati e lasciare che sugli scogli ed il pietrame ci continuino ad andare sempre i meno abbienti e chi non può permettersi la spiaggia privata
(sempre che si riesca a capire che laggiù ci sarebbe una spiaggia libera).
Eppure quell’operazione proposta “il senso” l’avrebbe ben avuto per ampliare l’unica, “di fatto”, spiaggia libera del centro storico (quella delle “barche“), visto che l’altra è occupata per quasi tutto il giorno, quasi tutti i giorni, dal campo solare.
Tuttavia, per favorire, “apertis verbis“, sentite le esplicite parole dette in Consiglio dall’Assessore, i concessionari privati, Sindaco & Co. hanno respinto tutte le proposte, anche le più sensate, che avrebbero potuto turbare equilibri “privati” consolidati di decenni!
Questo, nella prima Repubblica, veniva chiamato: “clientelismo“.
LA SECONDA: riguarda i 5 metri di spiaggia libera, nel primo levante pietrese.
Ecco la nostra proposta esposta in Consiglio: “Ma perché avete consentito, facendo il nuovo PUD,che sul primo levante, cioè tra il Maremola ed i bagni Rio, ci siano 5 metri di spiaggia libera? Cinque metri: la spiaggia più piccola di Pietra, di spiaggia libera. Tra parentesi, posti di fronte ad un molo, che -anziché una spiaggia- sono sostanzialmente un passaggio. Ma non si poteva in questo caso, fare retrocedere o avanzare le spiagge in concessione e aumentare la prima spiaggia libera a fianco disponibile? Sarebbe stata una spiaggia libera più grande e non ci sarebbe -più- stata l’umiliazione per la gente di andare in -una spiaggia di- 5 metri”.
Una proposta analoga a quella formulata per la spiaggia libera di 12 metri dal cantiere.
Ma, nonostante l’evidente fondatezza della questione, che nello scorso Agosto, ha visto ancora la gente accalcarsi all’inverosimile in quella minima striscia di sabbia e pulviscolo, l’assessore Amandola ha risposto in modo stupefacente: “I cinque metri di quel famoso corridoio del quale parlava: quello è un corridoio. Poi, se qualcuno ci si vuole mettere con l’asciugamano, ci si metta, ma quelli lì sono i 5 metri della rampa vicino al benzinaio, per capirci, che consentono di scendere verso l’arenile. Quindi, di fatto, è un accesso. Certo che rimane una porzione di spiaggia libera, uno può anche utilizzare in quel senso…”
Ma come si fa a non aver voluto vedere una situazione così inaccettabile e, vista l’occasione che offriva l’approvazione del nuovo PUD, a non averla voluta correggere o modificare? Per l’assessore alle spiagge quello è solo un corridoio, un passaggio, poi, se uno, preso dalla disperazione per non saper dove andare, decide di mettere il suo asciugamano sul pulviscolo e sul pietrame di quel passaggio sono fatti suoi: lo può fare.
Eppure non è un semplice corridoio, uno spazio “tecnico“, come l’assessore l’ha derubricato; infatti, se lo fosse, avrebbe dovuto essere classificato come tale, cioè, una “zona grigia“; la riprova della correttezza di quanto andiamo affermando è data dalle foto del tabulato e della planimetria del PUD, dove quel tratto di 5 metri è considerato “spiaggia libera” a tutti gli effetti: altro che “passaggio o corridoio“! C’è veramente da chiedersi se Sindaco e Assessore conoscano il contenuto dei documenti che loro stessi portano all’esame del Consiglio comunale e, quando rispondono, parlino solo “a ruota libera“…

È chiaro che anche quei 5 metri classificati “spiaggia libera” contribuivano ad arrivare al 40% del totale che serviva al Comune per mettersi in regola, ma ci sarebbe potuto lo stesso arrivare, razionalizzando gli spazi, cioè unire i 5 metri alla spiaggia libera più vicina, anche in questo caso spostando le spiagge private di 5 metri. Ma non lo si è voluto fare. Presumiamo anche in questo caso, per non alterare gli equilibri privati delle concessioni, che, così, non sono stati “toccati”. Risultato: anche quest’anno la gente, che ha accettato di farlo, ha potuto occupare un “fazzoletto” di quella striscia minima, fatta di pulviscolo e pietrame..

LA TERZA: Le spiagge libere in centro a Pietra sono (o dovrebbero essere) tre: quella dei 12 metri citata, quella cosiddetta “dalle barche” di m.57,11 ed un’altra, l’ultima, dove viene tenuto il “campo solare“.
Come si vede, in centro, l’unica “vera” spiaggia libera, utilizzabile ogni giorno, per tutto il giorno, è solo quella “dalle
barche“.
Esaminando attentamente gli atti, abbiamo notato che, tuttavia, in centro, non solo non ci sono stati incrementi o, almeno, una “riorganizzazione” più razionale delle spiagge libere, ma, al contrario, si è verificata una loro “diminuzione“! Infatti, a pag.19 del PUD elaborato dalla Giunta, si legge testualmente: “Da un controllo delle concessioni in essere è emerso il differente fronte della spiaggia libera – campo solare estivo, che, a seguito di vertenza con il concessionario confinante Bagni Flora, è passata da un fronte di ml 25,00 ad un fronte di ml 16,20″. La foto della planimetria allegata riporta fedelmente il fronte della spiaggia libera a ml.25, poi ridimensionato a ml.16,20.
Sostanzialmente: una “vertenza” con un concessionario di uno stabilimento balneare, che era in “scadenza“, ha portato al “ridimensionamento” di ml 8,8 del fronte di quella spiaggia libera, già piccola di per sé, per di più, prospiciente, per parte del suo fronte, ad un molo, per farla divenire di dimensioni minime; tutto ciò per incrementare la dimensione di uno stabilimento balneare privato, già tra i più grandi.

In questo contesto di approvazione del nuovo PUD, ma anche dei bandi, c’è da restare sbigottiti per com’è stato trattato questo caso particolare.
Sorgono spontanee alcune domande: 1) Ma il concessionario dello stabilimento balneare confinante, tra i più grandi, aveva proprio così un “disperato” bisogno anche di quei 8,8 metri lineari, a discapito non di un’altra spiaggia privata, ma di una piccola spiaggia libera? 2) Ma dov’era il Comune? Cos’ha fatto? Gli Amministratori attuali hanno davvero fatto gli interessi del Comune e della comunità, accettando di subire la riduzione dello spazio di una spiaggia libera, in prossimità della stesura del nuovo PUD e dell’indizione dei bandi per l’assegnazione delle nuove concessioni? 3) Non sarebbe, forse, stato fatto più appropriatamente “l’interesse pubblico” nel difendere la dimensione di quella spiaggia libera, oppure, intervenire con un provvedimento apposito nel PUD per ripristinare o soddisfare l’esigenza di avere una spiaggia libera di dimensioni adeguate nel centro città, visto che è la zona che ne è più povera?
A queste osservazioni ed obiezioni non è stata data alcuna risposta.
Resta il fatto dell’impressione, che è conseguita a tutta questa vicenda, di un’Amministrazione comunale che, anziché preoccuparsi di adeguare le spiagge di Pietra Ligure alle esigenze dei nostri tempi, avesse come preoccupazione preponderante quella di lasciare inalterate le cose come stavano, arrivando al 40% di spiagge libere ottenuto solo con la dismissione di importanti concessioni di “beneficenza“; quindi, neanche senza intervenire sull’assetto delle concessioni balneari.
Le concessioni balneari private non sono state modificate di un millimetro. Neanche solo “traslandole” di qualche metro, quando occorreva per tutelare “l’interesse pubblico” di fronte a casi evidenti, se non eclatanti di errori.
Forse, non si è tutelato “l’interesse pubblico“, ma quello “elettorale“, sì. Ai tempi della prima Repubblica questo avrebbe potuto chiamarsi: “clientelismo“. E se fosse qualcosa di più?
Mario Carrara, capogruppo consiliare della Lista Indipendente per Pietra.
16/9/26


