La struttura complessa dell’ASL 2 lavora su tre ospedali — San Paolo di Savona, Santa Maria di Misericordia di Albenga e San Giuseppe di Cairo Montenotte — e nel 2025 ha registrato 1.846 prestazioni.
di Eraldo Ciangherotti

Ad agosto la degenza savonese è stata accorpata all’Urologia, con quattro posti letto per le urgenze. Regione e azienda assicurano il ritorno all’assetto ordinario da ottobre. Il punto, ora, è trasformare le rassicurazioni in posti letto, personale e capacità operativa verificabili.
La Chirurgia della Mano di Savona non è un piccolo reparto da difendere per campanilismo. È una struttura complessa che tiene insieme tre presidi e svolge una funzione che supera i confini della provincia: la degenza e le urgenze complesse al San Paolo di Savona, la Day Surgery e l’attività ambulatoriale al Santa Maria di Misericordia di Albenga, la chirurgia ambulatoriale al San Giuseppe di Cairo Montenotte. È questo il primo dato da mettere a fuoco, spiega perché la riduzione dei letti a Savona non riguarda soltanto un piano di un ospedale, ma l’equilibrio di una rete.

Una rete, non un reparto- Il nodo centrale è il San Paolo. Qui ha sede la degenza della Struttura Complessa, diretta dal dottor Andrea Zoccolan, con il coordinamento infermieristico del dottor Fabio Grenno; qui arrivano la traumatologia urgente, i casi complessi e le situazioni che richiedono microchirurgia ricostruttiva. Albenga e Cairo completano il sistema con attività programmate in setting più leggeri. In altre parole: i tre ospedali non sono tre pezzi separati, ma tre funzioni della stessa organizzazione.
La disciplina, peraltro, non coincide con il tunnel carpale o con la piccola chirurgia programmata. Comprende traumi multi-tissutali di mano e polso, lesioni dei nervi periferici, patologie degenerative e congenite, ricostruzioni microchirurgiche, trasposizioni nervose e tendinee, reimpianti e rivascolarizzazioni. Nei casi più gravi il tempo non è un dettaglio amministrativo: un reimpianto o una rivascolarizzazione richiedono un’équipe disponibile, una sala operatoria e un posto letto immediatamente utilizzabile.
I numeri spiegano il peso della struttura- La documentazione aziendale raccolta nel dossier indica 1.633 pazienti trattati nel 2024 e 1.846 prestazioni nel 2025, con una crescita del 13 per cento. Il dato 2025 è stato richiamato anche il 15 settembre in Consiglio regionale. Nel solo periodo fra il 1° giugno e il 18 agosto 2026 risultano 392 pazienti trattati: 173 provenienti dalla provincia di Savona e 219 da fuori provincia o da fuori regione. È la fotografia di un centro che attrae domanda da Imperia, Genova e da altri territori, non di un servizio esclusivamente locale.Ai tempi del ‘mago della mano’, il professor Renzo Mantero, pioniere e luminare della chirurgia della mano in Italia e a livello internazionale, i pazienti arrivavano da tutta Italia e non solo. Le cronache davano spesso notizia di complessi interventi chirurgici a personaggi popolari, grandi atleti e musicisti soprattutto. Mantero nato nel 1930 e scomparso nel 2012, per oltre quarant’anni all’Ospedale San Paolo di Savona. Nel 1972 ha fondato la prima sezione dedicata alla disciplina, poi trasformata nel 1995/1996 nel celebre Centro Regionale di Chirurgia della Mano, polo di eccellenza. Ha ideato almeno 15 tecniche operatorie e 18 strumenti chirurgici specifici, operando oltre 30.000 mani.
Ancora più delicato è il capitolo delle attese. Al 19 agosto 2026 il dossier aziendale riporta 959 pazienti nella lista chirurgica: 98 in classe A, con indicazione di trattamento entro 30 giorni; 360 in classe B, entro 60 giorni; 499 in classe C e 2 in classe D. A questi si aggiungono 839 pazienti nella lista ambulatoriale. Sono numeri che rendono necessario chiedere non soltanto quando torneranno i letti, ma anche quale capacità produttiva verrà garantita per recuperare l’arretrato.
Che cosa è successo- Durante l’estate 2026 la degenza della Chirurgia della Mano al San Paolo è stata accorpata all’Urologia nell’ambito della rimodulazione legata alla carenza di personale infermieristico e alla gestione delle ferie. Per le urgenze sono rimasti quattro posti letto. La questione è diventata pubblica a fine agosto e ha aperto un confronto che ha coinvolto sindacati, Comune di Savona, vertici sanitari e Regione.
L’azienda e la Regione hanno definito la misura temporanea. Il 9 settembre ATS Liguria ha ribadito che non esiste un disimpegno sul San Paolo e che la rimodulazione estiva della Chirurgia della Mano dovrebbe concludersi con il ritorno all’assetto ordinario a partire da ottobre. Il 15 settembre, rispondendo in Consiglio regionale all’interrogazione di Alessandro Bozzano, l’assessore alla Sanità Massimo Nicolò ha confermato che la struttura resterà una Struttura Complessa e che non vi è volontà di depotenziarla.
Perché le rassicurazioni non bastano- Queste dichiarazioni sono importanti e vanno registrate correttamente. Ma proprio perché l’impegno è stato assunto pubblicamente, ottobre diventa una verifica concreta. Il tema non è stabilire oggi se esista un piano occulto di ridimensionamento: i documenti pubblici consultati non consentono di affermarlo. Il tema è verificare se una struttura ad alta specializzazione tornerà davvero a disporre delle condizioni necessarie per lavorare a pieno regime.
La preoccupazione nasce anche da un precedente: già nell’estate 2025 la Chirurgia della Mano era stata interessata da accorpamenti e ricollocazioni di posti letto. Quando una misura temporanea si ripete per due estati consecutive, è ragionevole chiedere se la causa — la disponibilità di personale — sia stata risolta in modo strutturale oppure soltanto gestita nell’emergenza.
Il personale è il vero punto- La questione, infatti, non si esaurisce nel numero scritto sulla porta di un reparto. I letti esistono davvero solo se possono essere assistiti. Per questo servono dati trasparenti sul personale infermieristico: quante unità entreranno in servizio, con quali tempi e con quale destinazione. Nel dossier viene sollevato anche il tema dell’espansione della sanità territoriale e delle Case della Comunità. È una domanda da verificare, non un fatto dimostrato: non vi sono elementi sufficienti per attribuire direttamente la riduzione dei letti della Chirurgia della Mano al personale destinato alle nuove strutture territoriali. Proprio per questo sarebbe utile che l’azienda pubblicasse numeri chiari sulle assunzioni e sulle mobilità interne.
Un’eccellenza clinica che produce attività- C’è infine un dato economico che merita di entrare nella discussione. La proiezione aziendale a dicembre 2025 contenuta nel dossier attribuisce alla struttura 2,97 milioni di euro di ricavi diretti contro un budget di 2,48 milioni: circa 497 mila euro in più. A fronte di maggiori consumi per circa 126 mila euro, lo scostamento netto positivo rispetto al budget indicato nel documento è di circa 371 mila euro. Il significato non è che un reparto ospedaliero debba essere giudicato come un’impresa commerciale; significa, più semplicemente, che qui non siamo davanti a un’attività marginale o inattiva, ma a una struttura con volumi elevati e capacità di attrazione.
Tre risposte da dare a ottobre- La discussione può quindi uscire dalla contrapposizione tra allarmismi e rassicurazioni. Servono tre risposte misurabili: quanti posti letto saranno effettivamente restituiti alla Chirurgia della Mano al San Paolo; con quale dotazione infermieristica verrà garantita la piena operatività della rete Savona-Albenga-Cairo; quale piano sarà adottato per affrontare i 959 pazienti in lista chirurgica, a partire dai 98 classificati in priorità A.
Difendere la Chirurgia della Mano significa difendere una competenza che la stessa ASL 2 presenta come riferimento regionale per i casi di maggiore complessità e che opera su tre ospedali. Non serve trasformare questa vicenda in una guerra fra territori. Serve evitare che la carenza di personale trasformi una rete specialistica in una struttura formalmente esistente ma progressivamente meno capace di rispondere alle urgenze e alla domanda programmata.
Il punto di verifica è vicino: se da ottobre torneranno assetto ordinario, personale e capacità operativa, le rassicurazioni avranno trovato conferma nei fatti. Se invece resteranno quattro letti e un’organizzazione d’emergenza, sarà necessario spiegare pubblicamente perché.
Eraldo Ciangherotti
I NUMERI CHIAVE
| 3 ospedali | San Paolo di Savona, Santa Maria di Misericordia di Albenga, San Giuseppe di Cairo Montenotte |
| 1.846 | prestazioni registrate nel 2025 |
| 392 | pazienti trattati dal 1° giugno al 18 agosto 2026 |
| 959 | pazienti in lista chirurgica al 19 agosto 2026 |
| 98 | pazienti in priorità A (entro 30 giorni) |
| 4 | posti letto per le urgenze durante la rimodulazione estiva |
| + € 370.667 | scostamento netto positivo sul budget 2025 indicato nel dossier aziendale |
Nota redazionale- Testo riorganizzato a partire dal dossier fornito dall’autore. Le affermazioni su attività, liste d’attesa e proiezione economica sono attribuite alla documentazione aziendale richiamata nel dossier; le dichiarazioni istituzionali del settembre 2026 sono state ricontrollate su fonti pubbliche. Il possibile rapporto tra nuove strutture territoriali e carenza di personale ospedaliero è mantenuto come quesito da verificare, non come nesso causale accertato.
