Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Ora mancano anche i farmaci: è solo la punta dell’iceberg. Renato Giusto: ‘Sostituire i punti di primo intervento con i Pronto Soccorso’

Quello lanciato dai medici e dagli infermieri dei reparti di Pronto Soccorso degli ospedali liguri è solo l’ennesimo segnale di allarme in merito ad una situazione sanitaria che rischia il collasso. Sono tanti, troppi i nodi venuti al pettine che non si riescono a districare.

di  Gianfranco Barcella

Il dr. Renato Giusto

La situazione vissuta nei reparti di emergenza dagli operatori liguri nasce da lacune strutturali: la carenza di medici di base, dei servizi territoriali e di assistenza domiciliare, la mancanza di medici, infermieri e Oss, aggravata dalla fuga di personale dal pubblico al privato; fuga alimentata dal progressivo aumento di fondi dirottati dal pubblico al privato convenzionato. Il potere politico nazionale deve prendere atto della situazione critica in cui versa il nostro sistema sanitario, che un tempo rappresentava un’eccellenza, in particolare nella Regione Liguria e che ha visto, con il trascorrere del tempo, un progressivo ed allarmante calo degli standard di assistenza. Spie di allarme come la mancanza del Pronto Soccorso ad Albenga e come l’allungamento delle liste d’attesa non possono più essere ignorate.

E se è vero che siamo di fronte a fenomeni non contingenti ma strutturali e che riguardano tutto il territorio regionale, la Regione Liguria deve mettere in campo ogni sforzo per cercare di invertire la rotta, a partire dal potenziamento di assunzioni del personale medico ed infermieristico e da un’accelerazione dei corsi destinati alla formazione dei nuovi Oss. Bisogna dunque invertire in maniera radicale i criteri di Politica Sanitaria, seguiti fino ad oggi.

Altro nodo da sciogliere è quello legato all’accesso alla professione del medico di base. La Regione Liguria non ha facoltà per intervenire sulle norme in materia di numero chiuso e di accesso alle facoltà mediche ed infermieristiche, ma può sollecitare nei confronti del Governo, anche in sede di conferenza Stato- Regioni, un rapido cambiamento delle regole sia nell’ambito dei corsi universitari sia nell’accesso alla professione di medico di medicina generale. Per contro resta l’intenzione più o meno palese di usare le lacune del pubblico come scusa per dirottare una mole crescente di risorse verso il privato, aggravando così il declino del nostro servizio sanitario, con gravi conseguenze per le fasce più deboli.

I danni procurati da una politica sanitaria scellerata, che si devono recuperare, sono molti. “Solo ora, con i Pronto Soccorso sotto pressione– sostiene Renato Giusto, presidente Emerito Sindacato Medici Italiani- si accorgono della bontà dei codici bianchi. Li ho inventati nel 2001, hanno funzionato benissimo per 15 anni, ma poi li hanno chiusi”. “Oggi assistiamo ad un’esaltazione degli ambulatori che non ha senso– spiega ancora Giusto-. Sia chiaro:sono ben contento che li abbiano riattivati per dare respiro alla rete delle emergenze. Gli ambulatori devono esistere a supporto dei Pronto Soccorso, non per sostituirli. Ma il servizio viene celebrato in una maniera esagerata, quando in realtà bisognerebbe dannarsi l’anima per averlo chiuso in passato. Questo tipo di risposta territoriale esisteva già: per la precisione l’ho fondata nel 2001 a Savona con l’avvocato Fracassi e la dottoressa Pistone. Serviva per assistere i pazienti meno gravi che, soprattutto il sabato e la domenica, non sapevano a chi rivolgersi. Nel 2001 sono state erogate oltre 7.000 prestazioni nei tre punti del Valloria di Savona, Albenga e Pietra Ligure, avvalendosi della partecipazione di 70 medici, 11 guardie mediche e 10 medici del Pronto Soccorso”.

Erano vicini al Pronto Soccorso– continua Giusto-. Il meccanismo ha funzionato benissimo per 15 anni. Poi però ci hanno messo  bastoni tra le ruote, e facendo valere questioni di costi, li hanno chiusi. Ora sono felice che venga rispolverata una mia invenzione. Ma la verità è che il sistema andrebbe rivisto: sono molto contrario alla chiusura del Pronto Soccorso o alla loro sostituzione con i Punti di Primo Intervento. Servono Pronto Soccorso veri che abbiano a supporto ambulatori dei Codici Bianchi. Ricordo ancora con molta nostalgia i tempi in cui Savona diceva la sua, in campo sanitario. Erano gli anni della VII USL il cui presidente Luciano Locci, buonanima, era riuscito a far arrivare all’ombra della Torretta, più di 70 milioni di lire dalla Regione Liguria, destinate da tempo all’aggiornamento dei medici di famiglia, ma mai utilizzate da Genova. Così  la sezione savonese della SIMG (Società italiana di Medicina Generale) che a quel tempo, con la mia Presidenza Regionale aveva qualche possibilità di azione, riuscì ad organizzare con l’aiuto del Prof. Pagni e del Prof. Baldacci ed altri illustri medici, il primo Corso Regionale per Animatori in Medicina Generale, facendo arrivare a Savona più di 60 medici da tutta la Regione. E diventarono Tutor ed Animatori di Formazione per tutta la Liguria: tempi d’oro! Poi ricordo che fu sempre Locci ad inventare il servizio di medicina d’urgenza del 118. I primi corsi per diventare Medici dell’Emergenza prevedevano anche esercitazioni di spettanza al Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco con esami di capacità atletica e pratica di salvataggio, in situazione critiche per l’integrità fisica dello sventurato. Ora vorrebbero ridurre anche il servizio del 118? Speriamo che non riescano ad attuare i loro insulsi propositi!”.   

Ed ora dobbiamo affrontare pure la carenza dei farmaci, anche di quelli per curare le patologie respiratorie, <tanto attuali>. Innanzitutto bisogna andare sul sito www.cercafarmaco.it e digitare il nome del prodotto che si vuole comprare e scegliere la zona di appartenenza. Se il prodotto è disponibile nelle farmacie locali apparirà nel risultato della ricerca. Le cause della mancanza di farmaci sono molteplici: problemi negli approvvigionamenti, pesante dipendenza dall’estero, difficoltà a riportare la produzione in patria, esitazione delle compagnie farmaceutiche ad investire risorse economiche in un contesto di tassi di interessi in rialzo e di inflazione galoppante. C’è anche il problema dell’importazione parallela dei farmaci ma questo ci porterebbe troppo lontano. Ci limitiamo a constatare che l’influenza <australiana> sta colpendo anche molti Liguri. I sintomi prevalenti sono: febbre alta, tosse, mal di testa, debolezza e dolori muscolari. A volte è interessato anche l’intestino. Secondo l’ultimo rapporto InfluNet dell’Istituto Superiore di Sanità, l’incidenza è pari a 15 casi ogni mille assistiti, che coincide con una ‘fascia di intensità alta’.

Quest’anno per i malati c’è un problema in più: trovare i medicinali. L’ultimo bollettino dell’ A.I.F.A. (Agenzia Italiana del Farmaco), riporta la carenza di oltre 3 mila farmaci di cui 554 per problemi produttivi e distributivi, elevata richiesta, discontinuità nelle forniture e ridotta disponibilità (dati relativi al periodo natalizio). Ma ci si può permettere da un momento all’altro di smettere di commercializzare un farmaco di cui i cittadini hanno bisogno? In base all’attuale normativa (art.34 e 38 del D.Lgs n.219/2006) un’azienda detiene il diritto di interrompere la commercializzazione di un farmaco, anche quando le ragioni di tale interruzione siano di natura prettamente commerciale. L’azienda è obbligata però a comunicare tale decisione all’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), almeno due mesi prima dell’interruzione. Qualora il medicinale <mancante> non risulti presente nell’elenco dei medicinali carenti, pubblicato dall’AIFA, il farmacista dovrà provvedere a contattare almeno tre grossisti tra quelli a disposizione nel suo territorio per verificare la reale disponibilità del medicinale in questione.

Occorre ricordare però che la legge (art.105 e 109 del D.Lgs 219/2006) disciplina gli obblighi dei diversi soggetti della filiera distributiva dei farmaci. Aziende, grossisti e farmacie hanno il dovere di fornire i farmaci prescritti ed assicurare una fornitura stabile e continua dei medicinali che risponda ai bisogni del territorio. La distribuzione deve avvenire nel più breve tempo possibile e comunque entro le 12 ore lavorative successive alla richiesta, nel caso in cui il farmaco sia reperibile attraverso la rete dei grossisti. Qualora, invece, un farmaco risulti carente anche per i grossisti ai quali i farmacisti fanno richiesta, il farmacista è tenuto a richiedere il medicinale direttamente all’azienda produttrice, la quale è obbligata a fornire entro le 48 ore il prodotto. Dalle testimonianze attuali pare che tutto sia rimasto sulla carta.

Silvia Zecca, segretario provinciale Fimp

Al grido di dolore dei farmacisti, nel savonese, si aggiunge quello dei medici. “Così è complicato curare i pazienti– così lamentano i Camici Bianchi- Questa carenza genera il caos totale: da una parte ci sono i pazienti costretti a spostarsi pur di trovare la medicina, dall’altra i medici ed i farmacisti al telefono per scegliere non il farmaco prescritto, ma, a parità di principio attivo, quello ancora disponibile. La penuria genera paura tra gli assistiti che hanno due alternative:generici o galenici (preparati da un farmacista autorizzato, in laboratorio).  Il problema in questi giorni, tocca prevalentemente l’ambito pediatrico come spiega Silvia Zecca, segretario provinciale Fimp: “Siamo al paradosso: non si trovano quasi più antibiotici. Ho un bimbo con l’otite e non riesco a trovare un farmaco adatto alla cura. Le cefalosporine sono  scomparse; ho dovuto somministrare l’adrenalina in aerosol per curare la brochiolite ed è stato un caos trovarla.  Oltretutto le carenze si manifestano ad ondate: la settimana di Natale non si trovavano farmaci per il broncospasmo, ora abbiamo problemi con quel quelli per l’aerosol e c’è una ridotta scelta di antibiotici. Alla fine una soluzione si trova ma con molta difficoltà, proprio in un momento in cui ci sono molti bambini ammalati”.

I medici di famiglia sottolineano come la carenza sia ciclica: “E’ un fenomeno che si è sempre verificato a fine anno, ma che ora è amplificato- spiega Giuseppe Noberasco, medico varazzino e segretario del sindacato Fimmg- Stiamo cercando di superare la situazione, prescrivendo gli equivalenti e auspichiamo che la carenza rientri. La crisi si è generata a livello dell’Agenzia del Farmaco AIFA e del Ministero della Salute, ma ora le conseguenze si patiscono sul territorio”.

Aldo Gallo di Federfarma- Savona

Mancano broncodilatatori per aerosol, cortisonici, antiacidi, collettori, disinfettanti per la gola– spiega Aldo Gallo– per Federfarma– Savona. Praticamente abbiamo passato le nostre giornate a cercare sostitutivi e alternative terapeutiche. Per tornare a regime bisognerà attendere”.

Se manca la medicina <generica> al paziente viene proposto “l’originale”, se esiste in commercio, ma deve pagare il ticket. Alcune farmacie hanno persino iniziato a produrre al loro interno le medicine. “I farmacisti stanno cercando di produrre in proprio, le medicine-spiega il presidente savonese dell’Ordine Giovanni Zorgnoconsigliando farmaci generici o un’alternativa con lo stesso principio. Alcuni si sono organizzati e riescono a preparare alcuni galenici nei loro laboratori, rispondendo in parte alla domanda”.

Il dr. Giovanni Zorgno

Visto che in Italia si è propensi a speculare su tutto, (vedi il caso della benzina) appena se ne presenti l’opportunità, non vorrei che anche in questo caso, dietro a tanti disservizi, ci fosse la mano di persone senza scrupoli che non hanno pietà neppure della sofferenza dei bambini. Mi affido a Seneca: “ Crescat scientia; vita excolatur”. (Lascia che la conoscenza cresca, che la vita si arricchisca).  Intanto il covid torna a far paura e si ricomincia con i vaccini. La campagna prosegue anche al Palacrociere di Savona che dal 25 gennaio aprirà tutti i mercoledì dalle 13,30 alle 17,30 con appuntamento in modalità open, cioè senza bisogno di prenotazione.

Gianfranco Barcella 

ARTICOLO DEL SECOLO XIX DEL 12 GENNAIO 2023

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G.F. Barcella

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