Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Si chiudono le porte dei palazzi del potere? Cari amici della Destra dovete rendervi conto che…

Ci risiamo? E non dico per scherzare. C’è la netta sensazione che i palazzi del potere, quatti quatti, stiano chiudendo le porte.

di Sergio Bevilacqua

Sergio Bevilacqua che collabora a trucioli.it, è sociologo clinico progettista dello sviluppo economico e sociale di area vasta presso Enti pubblici e consorzi pubblico-privati

Allora, che le bugie siano peggio dei silenzi, è certamente vero dal punto di vista morale, ma che, invece, dal punto di vista informativo, almeno una bugia porti un segno, e su quel segno si possa riflettere è altrettanto un dato di fatto… Invece, il silenzio è soporifero, ti porta al sonno e al deliquio, così interessante per i sistemi antidemocratici.

Il dosaggio microscopico dell’informazione sui massmedia, può significare 2 cose principali, dai megafoni di Palazzo:

  1. “Ora facciamo i fatti nostri, per cui Voi (chi sia poi questo “supremo voi”, di una settimana estiva di campagna elettorale senza possibilità di voci alternative per i tempi terroristici delle elezioni…), ci avete eletto e Voi non c’entrate più”; o, nella migliore delle ipotesi, “Fidatevi, che siamo qui per Voi”. Ma almeno il partito esiste e funziona, nel suo top-down e bottom-up, cioè dal Popolo ai palazzi del potere e viceversa, dal Paese legale al Paese reale…
  2. Oppure non funziona nemmeno quello: targhette a iosa, e poi quando parli approfondisci, capisci che i coraggiosi tribuni del popolo sono in folle corsa verso quei palazzi del potere, per chiudercisi dentro il più in fretta possibile, alla faccia del Partito e a quella degli italiani.

Beninteso, male diffuso e soprattutto dove la tradizione del partito non c’è: non che Fratelli d’Italia soffra di più del M5S o di Calenda/Renzi. La storia organizzativa di Fratelli d’Italia vede un’origine nel vecchio Movimento Sociale, quello di Almirante e poi anche di Fini. Qui non m’interessa la sua ideologia, assolutamente no: qui svolgo delle considerazioni di carattere organizzativo su quella forza politica e civile che è il Partito nelle Costituzioni democratiche, e constato in velocità che, anche in epoca di partiti organizzati e rispettati (anche troppo, per come davvero si comportavano…) cioè dal 1945 agli anni ’90, il partito della fiamma tricolore era quello messo peggio. E non per tradizione, che, se mai fosse stata nel partito fascista, non mancava certo di modello, ma certo per le gravi difficoltà indotte dalla limitazione della ricostituzione del disciolto partito fascista evocato dalla Costituzione democratica italiana con ampie giustificazioni storiche e pratiche. La cautela organizzativa d’antan lo rese di certo struttura molto più fragile dele altre, e non solo per le dimensioni dei vecchi DC e PCI, anche proprio per una “sindrome del covo”, indotto dalle scelte costituzionali.

L’abbraccio liberale finiano del dopo Fiuggi ha liberato la forza politica da quella sindrome e, previa parentesi berlusconiana disastrosa, ha aperto la via allo spirito della destra democratica, di una destra consapevole del proprio ruolo sociale e specificamente societario in democrazia; e non tardo liberale, se non per il doveroso riconoscimento dell’individuo, della persona come attore sociale e societario, ma ben consapevole della doverosa subordinazione al meccanismo societario. Di organizzazioni, cioè, con basso livello di “cagnara”… E allora il partito viene confuso con gli sbandieratori delle feste medievali: chiuse le feste (elettorali) viene cessato il dialogo col popolo, con mille ottime (per loro) scuse per farlo.

Intuisco che la resistenza di improvvisatori, forsennati arrivisti e anche politici di lungo corso reduci e usciti sproporzionatamente forti dalla atomica di Mani Pulite e dalla grottesca e terminale chemioterapia Grillo-Casa/dileggio, disturbi un Partito che li mette quotidianamente di fronte al popolo di cui dovrebbero essere onesti rappresentanti… E che quindi la realizzazione del vero Partito della Costituzione, cinghia di trasmissione tra Paese reale e Paese legale, che consiste in servizi reali, connessione stabile con i corpi sociali intermedi, sia per valorizzazione dell’esistente che per creazione ulteriore, implichi una riduzione della ebete felicità di essere arrivati a chiudersi nella kinderheim dorata, dove giocare in 600 col bel puzzle dello Stato italiano…

Ma, cari amici soprattutto della Destra, dovete rendervi rendete conto che

  1. il comunismo non è tutto ciò che limita l’opera del privato, come è stato battezzato opportunisticamente da Berlusconi 30 anni fa, ma c’è anche il buon senso e la organizzazione civile, (e per fortuna c’è notevolissima documentazione storica e filosofica a documentarlo…),
  2. si è buttato via il bambino, il Partito, con l’acqua sporca, sia un poco per Mani Pulite, con una cura da cavallo che ha mezzo ucciso l’animale, e coi i falsi profeti, ignoranti e sprovveduti come Grillo e Casaleggio
  3. lo Stato è dei cittadini e la cinghia di trasmissione deve essere mantenuta, e i cari deputati e senatori devono mettersi almeno 2 giorni alla settimana al servizio dei cittadini come in UK e poi non contar balle, ma rivolgersi a competenti uffici del partito per le risposte professionali a persone fisiche e giuridiche, gente e aziende.

Se almeno ciò non succede, e prestissimo, non credo davvero che questo Governo possa fare meglio degli altri. Sì, un poco di ricambio… Ma molto? No, pochissimo. Cervelli di QI più o meno uguali, qualche valoruccio di differenza, ma sempre da giocare al centro, come ha fatto anche la sinistra nei fatti (Zan sì sì, e poi quasi no, ecc.ecc.).

E soprattutto lo stesso distacco dalla gente. Perché in Democrazia senza buoni Partiti non c’è buon Governo…

Sergio Bevilacqua

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Sergio Bevilacqua

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