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Savona: il ‘Bacigalupo’, Totò e la fontana di Trevi

“Vogliamo acquistare lo stadio Bacigalupo”. Con questa sortita e dopo aver mandato in bianco il bando del Comune, il capo cordata del gruppo romano che ha rilevato i resti del Savona FBC ha lanciato una nuova provocazione, ipotizzando una partecipazione all’impresa fifty fifty con l’ex presidente ora padrone dell’Albenga.

Vogliamo acquistare lo stadio Bacigalupo“. Con questa sortita e dopo aver mandato in bianco il bando del Comune, il capo cordata del gruppo romano che ha rilevato i resti del Savona FBC ha lanciato una nuova provocazione, ipotizzando una partecipazione all’impresa fifty fifty con l’ex presidente ora padrone dell’Albenga.
Come definirla se non l’ennesimo tentativo di sollevare l’ennesimo polverone e di alzare la tensione della sparuta pattuglia di ultras nel fin troppo evidente di metterli in contrapposizione con la linea scelta dall’amministrazione. Un dichiarazione di sfida, nobilitando il termine, al sindaco Russo e all’assessore Rossello che in questi mesi hanno avviato progetti, iniziative conoscitive e contatti per trovare una soluzione credibile e lungimirante al “caso Bacigalupo”, come l’interazione con il Campus universitario.
Una proposta irricevibile o indecente, per dirla tutta,  sul piano delle normative tecnico-amministrative, ma divertente, almeno per chi è appassionato di cinema. Ci rimanda infatti alle scene di un indimenticabile film in cui Totò cercava di vendere la fontana di Trevi ad un credulone italo-americano, di nome Deciocavallo ( “Avevo capito Caciocavallo“, esordisce nelle presentazioni un formidabile Totò).
Non c’è nessuno che voglia o possa alienare lo stadio, che è un bene comunale, ma ora spunta chi lo vorrebbe addirittura comprare come un’auto usata o un paio di ciabatte dismesse. Diciamo che la vicenda ha ormai travalicato i limiti del buon senso per sconfinare nel ridicolo. Una cosa è certa: il Bacigalupo non è la fontana di Trevi, nessuno sembra disponibile al ruolo di Totò, ma per quello di Deciocavallo ci sono ottime proposte.

Nota aggiuntiva di Franco Astengo

Di tutto questo ambaradan in realtà si fatica a scorgere la “ratio” se non per l’ipotesi di un utilizzo delle aree a fini di speculazione edilizia, magari riducendo lo spazio a disposizione dello stadio e cercando di utilizzare qualche area circonvicina (progetto di qualche anno fa che non fece mai un passo avanti). Non ci sono ragioni di carattere sportivo: la squadra che riveste i colori biancoblu (ma che non rappresenta la Città: nelle categorie di competenza o superiori ci sono Legino, Speranza, Veloce, Priamar, Letimbro, la città a quei livelli è super- rappresentata come è sempre successo nella storia del calcio savonese). Il cosiddetto “blasone” è ammainato da tempo: anche l’ultimo cammino in Lega Pro del “fuSavona FBC è stato tormentato da presenze inquietanti, penalizzazioni per mancati adempimenti finanziari, tentativi di partite truccate. Una vicenda da dimenticare e dalla quale prendere le distanze. L’utilizzo del Bacigalupo per “eventi” appare probabilità da realizzarsi in termini fantascientifici (l’ultimo concerto svolto nell’impianto di Legino risale al 1979: Dalla e De Gregori). Il pubblico da dieci anni a questa parte si è ridotto progressivamente di numero fino a assumere dimensioni abbastanza trascurabili. Allora perché questo accanimento? Non vogliamo trarre dal cilindro il coniglio del sospetto di operazioni “sospettabili“: ci rifiutiamo di crederlo. Neppure, a questo livello, si può pensare di far arrivare giocatori dall’Africa e valorizzarli “guadagnandoci” (tanto per recuperare il vecchio motto del compianto Robbiano): in questo caso si tratterebbe di aggiungere qualche unità all’esercito di spostati che si colloca nel sottobosco del calcio italiano tra Serie D, Eccellenza, Promozione per cercare di guadagnare un migliaio di euro al mese, preda di finti procuratori e personaggi vari. Sappiamo che c’è chi attorno a ciò che rimane del Savona FBC profonde passione e impegno sinceri e genuini, ma la strada non è quella delle “cordate” che vengono a compiere presunte operazioni imprenditoriali. La strada è quella di mettere in torno a un tavolo l’amministrazione comunale con i suoi progetti e le sue sicure competenze amministrative e i rappresentanti di tutto il calcio savonese e interrogarsi assieme: come può essere possibile rappresentare dignitosamente la nostra Città in questo sport, almeno a livello regionale o interregionale compiendo uno sforzo comune ? Potrebbe trattarsi di un tentativo di soluzione,beninteso rispettando l’identità di ciascuno perché i soggetti in questione hanno una storia e che storia !

 

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