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Liguria e Basso Piemonte

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Pietra L. Le ‘tre sfide’ qualificanti del sindaco. Invece Carrara: ‘Vi descrivo l’ex cantiere navale. Tutto fermo da 10 anni e sigillato dal silenzio. No a velleitari progetti’. Con 200 nuovi alloggi

Nel 2019 alle ultime elezioni comunali, la lista “…De Vincenzi Sindaco” aveva indicato le TRE SFIDE, presumiamo “da vincere”, se avesse governato Pietra Ligure. “Il ponte sul Maremola, l’Ospedale S. Corona, il cantiere navale ex Rodriguez”.

Polo di Centrodestra per Pietra-Lista Civica dei Pietresi- Gruppo consiliare “Centrodestra”. Consigliere Mario Carrara


Ad oggi la situazione delle “TRE SFIDE” è la seguente:il ponte sul Maremola, per dichiarazione del Sindaco, non si farà più; Santa Corona è: “com’è…”, come tutti vedono; e il cantiere navale ex Rodriguez è com’era circa 10 anni fa. Cioè: non si è mosso niente.

Eppure il 15 Maggio 2014, i giornali pubblicavano una foto del “Sindaco picconatore
nell’atto di demolire le costruzioni del cantiere sulla curva di via don Giovanni Bado, “preludio” agli ormai prossimi lavori di di rigenerazione e di riqualificazione dei quattro ettari dell’area sul mare.
Ma, dopo anni da quella foto, siamo ancora al punto di partenza. Anzi: “ancor prima“, del punto di partenza.

Allo stato degli atti, la situazione dovrebbe essere questa: l’iter formale autorizzativo dello strumento urbanistico (cioè: tutti i passaggi burocratici autorizzativi, come commissioni comunali, uffici dello Stato, uffici regionali, Regione Liguria, Comune di Pietra Ligure, ecc.) SI È CONCLUSO NEL 2014.

Quindi, non devono essere più chiesti “permessiperché quelli necessari ci sono già. Avendo validità di 10 anni, questi “permessi” dovrebbero, pertanto, scadere nel 2024, quindi, fra un anno e mezzo circa.

Da notare che tutta la procedura autorizzativa è stata basata sull’applicazione del “decreto Burlando“, che permette un iter “più rapido e snello”, per la “riconversione” di aree industriali in “altre” finalità, a patto che parte delle aree interessate vengano destinate alla prosecuzione di un’attività industriale che garantisca la prosecuzione e la salvaguardia dei posti di lavoro.

Come si sa, invece, il cantiere navale preesistente è stato completamente “smantellato” e svuotato di tutte le sue attrezzature. Non esiste più. Inoltre, tutti i lavoratori sono stati: o licenziati, o trasferiti, o pensionati. Non esistono più maestranze. La cosa più interessante, significativa e, se si vuole, “curiosa” è che in tutto questo tempo, pur avendo, come s’è visto, tutte le autorizzazioni per cominciare i lavori, ad oggi, NESSUNO HA MAI RICHIESTO I PERMESSI DI COSTRUIRE, cioè di cominciare materialmente i lavori.

Questi ultimi, “in soldoni” e per “rinverdire la memoria” si riassumono nei seguenti punti:

1) Costruzione di un cantiere navale e reimpiego delle maestranze provenienti dal vecchio cantiere navale, nella nuova struttura, dedita al rimessaggio ed alla riparazione di pànfili e Yachts, prevista nella zona “a ponente” delle opere “a mare” di tutta l’area medesima (c’è scritto proprio così).

2) Costruzione “ex novo” di un porto turistico di pregio per nautica da diporto.

3) Cessione al Comune di Pietra Ligure del palazzo posto su via don Giovanni Bado.

4) Riconversione in edilizia civile del palazzo un tempo destinato ad ospitare la direzione e le sale tracciati del cantiere, tale da ospitare residenze e destinazioni commerciali.

5) Erezione di nuovi edifici di edilizia civile, atti ad ospitare fino a oltre 210 nuove unità abitative o appartamenti.

6) Costruzione di un nuovo grande edificio destinato ad “Albergo“.

7) Inoltre: spazi a destinazione servizi pubblici.

Quindi, essendo stato applicato, come detto, il “decreto Burlando“, questo comporta che dovrebbe permanere un’attività di carattere “industriale“, con la costruzione di un nuovo cantiere, anzi: “un cantierino“, che avrebbe dovuto non solo “riassorbire” i lavoratori del precedente cantiere navale (che non esistono più) ma offrire, pure, nuova occupazione, pronosticata fino a 30 nuovi dipendenti (tanto per fare un paragone ingeneroso: circa il numero che prevede di assumere il nuovo supermercato LIDL…). Quindi, in tutto quanto descritto c’è qualcosa che non va… Anzichè applicare il “decreto Burlando”, che pone i vincoli che abbiamo visto, sarebbe stato pur possibile promuovere un iter procedurale “ordinario”, ma più lungo ed approfondito, che mirasse alla piena riconversione urbanistica dell’area nel senso “turistico“, non considerando per nulla né un pur parziale mantenimento industriale (di un’industria che non c’è più), né la ricollocazione dei lavoratori del precedente cantiere (che non ci sono più), né, men che meno, prospettive irrisorie occupazionali. Oggi la situazione è ferma ed è, sconsolatamente, sotto gli occhi di tutti: l’area dell’ex cantiere navale è un cumulo di rovine fatiscenti indecorose, nel cuore della città e di fronte al mare.

Ad un anno e mezzo dalle elezioni è, al pari dello strapromesso ponte sul Maremola, un qualcosa che resta nel libro dei sogni. Quello che sconcerta è che le poche notizie in merito alle aree dell’ex cantiere navale sono state solo pubblicate dai giornali con le dichiarazioni del Sindaco De Vincenzi: le aree stesse (ed i relativi progetti approvati) sarebbero state vendute ad un gruppo imprenditoriale di Bergamo. Punto. Tutto il resto è basato sui “si dice che.. ” e basta.

Non UNA VOLTA che il Sindaco sulla stessa rilevante questione, che pure era stata considerata tra le “TRE SFIDE” qualificanti per il futuro della città, abbia ritenuto di informare la cittadinanza tramite l’organo istituzionale preposto a questo, cioè il Consiglio comunale. Questo in quattro anni dall’inizio della Amministrazione De Vincenzi non è mai successo. Eppure stentiamo a credere che i “nuovi” proprietari, visto il grosso “affare finanziario” in ballo, non abbiano MAI incontrato l’Amministrazione De Vincenzi, non abbiano mai esposto le loro idee ed i loro progetti.

Visto che ci si basa sui ” si dice” e che, perciò, facciamo delle illazioni, può darsi che abbiano incontrato il “solo” Sindaco De Vincenzi e che, quindi, nessuno, nemmeno della sua Amministrazione, sappia niente, eccetto lui, sulle intenzioni della nuova proprietà circa la destinazione di quest’area vitale per il futuro della città. Ci permettiamo di azzardare quest’illazione ipotetica perché un atteggiamento del genere, se così fosse, sarebbe coerente con quello stesso atteggiamento dal Sindaco tenuto durante la sua precedente Amministrazione, dal 2004 al 2014, visto che, in dieci anni, ai numerosi incontri tenuti con i vari “Colaninno” e “Rodriguez” vari, aveva presenziato lui solo: mai una volta che gli incontri avessero avuto il privilegio di avere come altri testimoni ed interlocutori anche i componenti della giunta o il vicesindaco.

Tra le illazioni ed i “si dice” ci sono quelle che vorrebbero i nuovi imprenditori interessati a fare un quartiere “nuovo “, ma distinto e separato dalla città, una specie di quello che era, che è Santa Corona: una città  nella città, che non sarebbe certo quello che i Pietresi auspicano da tempo; oppure un quartiere di “qualità”, fatto di tante case solo offerte ….”in affitto”. All’opposto, si bisbiglia, oltre alla costruzione dei nuovi palazzi, di ipotesi di piscine pubbliche, alberghi di lusso, saune, ecc. del tutto “aperti” alla comunità ed inclusivi per “attirare” più gente possibile.. (sennò, ovviamente, non “reggerebbero” economicamente). A questo proposito, si vocifera anche dell’idea secondo la quale, non si vorrebbe più fare il “cantierino” sostituendolo con un grande albergo… Ma in questo modo “decadrebbero” i presupposti del “decreto Burlando”, che regge la validità delle autorizzazioni finora espresse e che, ripetiamo, “scadono” nel 2024.

Tutte ipotesi fantasiose..? Vedremo.

Quello che è certo che il Comune, quindi la Città, alla luce di questa “effervescenza” e di queste novità, dovrebbe “confrontarsi” per stabilire dei punti fermi circa i propri obiettivi e l’interesse pubblico che si intende perseguire.

Quello che noi, invece, da sempre sosteniamo è che l’intera area sia da riqualificarsi “turisticamente“, ma abbandonando i velleitari progetti del nuovo porto e del cantiere, che costavano (allora) circa oltre trenta milioni di euro e che costituivano la “scusa” per chiedere ingenti compensazioni in termini di sfruttamento edilizio, tanto da far costruire nuovi palazzi per ben nuovi 35.000 mc di cemento ed i nuovi appartamenti fino ad oltre 200!!! No, non facendo quelle opere (porto e cantiere) e risparmiandone i soldi necessari alla loro realizzazione, si devono drasticamente diminuire le cubature ed il nuovo cemento intensivo e sistemare più aree pubbliche a verde e servizio per la città. È di questo che Pietra ha bisogno, non di altre soluzioni buone ancora solo per quelli che vengono qui ad investire nell’edilizia.

Ci sembra che, con tutte le considerazioni esposte, ci siano motivazioni fondate e materiale affinché di un tema come il futuro delle aree dell’ex cantiere navale si parli nella sede istituzionale e democratica preposta per la città, cioè il consiglio comunale. Un tema così importante, non può e non deve essere considerato riservato, o peggio “segreto“: non è “cosa loro“, è una questione rilevante che interessa tutta quanta la città. Se non verrà discusso in Consiglio per iniziativa del Sindaco, lo sarà, ancora una volta, su iniziativa dell’opposizione…., almeno di chi scrive.

Alla fine, resta, tuttavia, solo un gran rammarico: se De Vincenzi, preso dalla “furia picconatrice”, nel 2014, anziché fermarsi dopo i primi colpi, avesse, invece, continuato a picconare, oggi nel 2022, dopo otto anni, avremmo probabilmente tutta l’area del cantiere spianata….

Mario Carrara, Consigliere comunale


 

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