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Liguria e Basso Piemonte

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Liguria al secondo e terzo posto rischio frane e alluvioni. Rapporto Cerved PMI 2021. Imperia e Genova province più penalizzate. La “sfisicità” della provincia di Savona: tre fenomeni

In un’indagine Cerved sulle PMI italiane, la Liguria è sufficientemente fuori dal rischio sismico; nella quota addetti, specificatamente nelle aziende ad alto rischio alluvione si colloca  in terza posizione dopo Emilia-Romagna e Toscana; nel rischio frane, infine, risulta seconda solo alla Valle d’Aosta: qui,  le province di Imperia e di Genova denunciano incidenze molto elevate.

di Sergio Ravera 

Eventi naturali, la mappa dei rischi fisici per le PMI

Sergio Ravera giornalista, studioso di tematiche socio economiche, già funzionario della Camera di Commercio di Savona e autore di pubblicazioni

Leggere scosse sul terreno, tali da non ricordare  l’ultima data; frane, quante e molte ne può proporre un territorio di media, alta collina soggetto all’abbandono; alluvioni soprattutto autunnali, causa-effetto di torrenti che talvolta impazzano per tempeste ed improvvise ormai ricorrenti bombe d’acqua.

La  “sfisicità” della provincia di Savona si racchiude in tre fenomeni naturali, che se sollecitano fondi pubblici nell’opera di ripristino del territorio, nondimeno nel quadro generale del Paese  non appaiono distintive per pericolosità negli addetti alle PMI (Piccole e Medie Industrie), pur non di rado procuranti danni al sistema produttivo.

In questa Italia condizionata dalla “personalizzazione”, non facile si presenta il compito di valutarne la complessità.  Interessante ed istruttivo, pertanto, il Rapporto Cerved PMI 2021  (società di alto valore conoscitivo e funzionale al sistema economico nazionale) sulle unità produttive a rischio per eventi naturali.

Guardiamo dunque al 2020 con Cerved,  la società a suo tempo promozionata dalle Camere di Commercio italiane finalizzata alla trasformazione di dati in azioni strategiche, aiutando così il mondo produttivo a crescere e prosperare nel breve, medio e lungo termine, ed a servizio del mondo del lavoro. L’anno 2020  in cui, causa la pandemia, si è interrotto un lungo processo di rafforzamento patrimoniale e finanziario delle PMI che aveva consentito, tra il 2007 e il 2019, l’aumento del numero di società con fondamentali solidi da 65mila a 95mila e di ridurre quelle fondamentali più fragili da 7mila a 16mila.

Le analisi condotte sul Cerved Group Score indicano che, nonostante un evidente peggioramento, il sistema italiano di PMI ha dimostrato un elevato grado di resilienza favorito da interventi pubblici, come le moratorie ed i prestiti garantiti e dalla ripresa iniziata nel 2021. I tassi di ingresso in sofferenza sono previsti ad un minimo a fine 2021, poi per ritornare a crescere, ma su livelli non critici. Alti rischi di default si concentrano in alcuni settori colpiti in modo particolarmente intenso dall’impatto della pandemia.

Chi concede credito non potrà, tuttavia, limitarsi a gestire il tradizionale rischio di default delle imprese. La Banca Centrale Europea, infatti, ha identificato i rischi climatici tra i principali fattori da monitorare nell’ambito del Meccanismo di Vigilanza Unico europeo.

Di fronte al cambiamento climatico, all’intensificazione e all’imprevedibilità di fenomeni naturali in grado di danneggiare gli asset operativi (stabilimenti, magazzini) e gli immobili aziendali del nostro tessuto produttivo, la  Cerved  nel suo “Rapporto 2021” ha provveduto ad identificare, oltre i consueti rischi derivanti dal credito e dalla transizione, circa  16mila  Piccole Medie Imprese  italiane con  un rischio fisico legato al “climate change” (frane più alluvioni) alto o molto alto  e 17mila PMI, per cui il rischio transizione – ad esempio per la necessità di modificare in tempi brevi gli impianti per abbattere le emissioni – potrebbe essere significativo. Allo stesso tempo, queste trasformazioni presentano opportunità di finanziare investimenti quantificabili in circa 65 miliardi di euro per le PMI con fondamentali più solidi.

Fenomeni fisici che Cerved  distingue in tre categorie: frane, alluvioni, terremoti. E se è vero che dai  dati relativi alla distribuzione delle sedi locali e degli addetti delle PMI sulle tre componenti del rischio fisico emerge che la gran parte delle società opera in contesti caratterizzati da un basso grado di esposizione, anche se l’incidenza della rischiosità varia notevolmente a seconda della tipologia di rischio, è  il pericolo di alluvioni quello con la maggiore incidenza a rischio “alto” e “molto alto”, rispetto a movimenti franosi e scosse sismiche.

Premesso che le aziende del Savonese sono interessate, in particolare, agli aspetti alluvionali, in posizione complessivamente migliore rispetto alle altre due province liguri confinanti: Imperia e Genova, oltre che la stessa Spezia, senza dubbio interessante la distribuzione geografica delle tre diverse componenti del rischio fisico che riflette l’eterogeneità del territorio italiano, con forti differenze a livello regionale, provinciale, comunale, e all’interno dello stesso comune.

Le regioni che presentano una maggiore quota di addetti di PMI in zone ad alto rischio di alluvione sono l’Emilia Romagna (43,9%) e la Toscana (39,2%), seguite dalla Liguria (21,2%), mentre nelle regioni del Sud si osservano incidenze più basse di sedi produttive ed addetti a rischio. Le province più esposte in termini di occupazione a rischio alluvioni sono Ferrara (100%), dove tutte le unità produttive si collocano nelle classi di rischio alto o molto alto, Pisa (61,0%) e Firenze (52,0%).

I dati territoriali sul rischio frane fanno emergere un quadro piuttosto eterogeneo, con la Valle d’Aosta che evidenzia i livelli di rischiosità più alti (32,9% addetti in classi di rischio alta o molto alta), seguita dalla Liguria (15,3%), mentre le altre regioni fanno registrare incidenze inferiori al 10%. Tra le province, Aosta (32,4%), Sondrio (31,6%) e Imperia (22,6%) mostrano le quote di esposizione al rischio più alte, con incidenze molto elevate osservate anche a Genova (20,4%) e Salerno (12,4%).

Anche l’incidenza del rischio sismico si diversifica molto a livello territoriale, con quote più alte di addetti in zone a rischio in Calabria (74,3% degli addetti) e Molise (72,7%). A livello provinciale, i territori più esposti risultano l’Aquila (98,1%) e Isernia (97,6%), dove la quasi totalità degli addetti opera in zone ad alto rischio.

Sergio Ravera

 

 

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