Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Vermentino lungo le antiche strade del sale e dell’olio. E la Favorita uva che risale al 1676

Dal Merlot al Pinot nero, dallo Chardonnay al Sauvignon, i vini europei hanno la loro culla nel Caucaso meridionale: il loro progenitore è un unico vitigno coltivato, al quale è seguita una lunga serie di incroci con le viti selvatiche europee.

di Alesben B.

La ricostruzione, basata sull’analisi del materiale genetico di 204 viti (Vitis vinifera) è il risultato di una ricerca italiana ed è pubblicata sulla rivista Nature Communications dal gruppo coordinato dall’Università di Udine, con Michele Morgante e Gabriele Di Gaspero.

Nonostante la vite sia coltivata da almeno quattro millenni nel Mediterraneo orientale e da due millenni nell’Europa occidentale, l’origine dei vitigni finora non era mai stata ricostruita con precisione e le ipotesi suggerivano l’esistenza di più eventi di coltivazione domestica avvenuti in modo indipendente; la ricerca italiana, ha identificato le impronte genetiche delle selezioni che nel tempo i contadini hanno operato nei vitigni, incrociandoli fra loro, fino a raggiungere le varietà che oggi sono alla base di vini noti in tutto il mondo.

Vermentino – Le sue origini non sono chiare: per alcuni è originario del nordest della Spagna in Aragona ma la varietà non sembra essere più coltivata in quella che dovrebbe essere la sua terra nativa; per altri sempre in Spagna era noto come Listan d’Andalusia. Secondo altri ancora sarebbe nativo del Portogallo [dove è conosciuto con il nome di “codega”] o dell’isola di Madera, considerate le numerose affinità, ricchezza del colore e di estratto, con la locale malvasia. Dalla penisola iberica si sarebbe poi diffuso prima in Francia – Grosse Clarette, Malvois d’Espagne, Piccabon, Languedoc-Roussillon – poi in Liguria e nella zona delle Alpi Apuane [Gallesio lo reperì fino in Versilia]. In quelle zone prese il nome di Malvasia Grossa, Carbesso o Corbesso o Carbess [il Pigato è considerato da alcuni come una varietà di Vermentino], Pizzamosca, e Vemettino, nome quest’ultimo con cui giunse in Corsica e quindi, nella seconda metà dell’Ottocento, in Gallura dove acquisisce la denominazione Vermentino e, in minor misura, anche in alcune zone della Toscana.

Il vitigno viene utilizzato per la produzione di numerosi vini. In Sardegna tra i più conosciuti ed apprezzati vini a base di Vermentino ci sono quelli attinenti al disciplinare Vermentino di Gallura DOCG, vini a Denominazione di Origine Controllata e Garantita, caratterizzati da una notevole struttura e alcolicità. Tra i vini a Denominazione di Origine Controllata a base di Vermentino si possono citare: l’Alghero Vermentino frizzante e il Vermentino di Sardegna, contraddistinto da caratteristiche più diversificate, dal vino più strutturato a quello più fresco e usato come aperitivo.

Meno strutturati ma dotati di maggiore eleganza sono i vini a Denominazione di Origine Controllata liguri a base di Vermentino, quali il Riviera Ligure di Ponente, il Val Polcevera, il Golfo del Tigullio e il Colli di Luni.

In Toscana i più conosciuti vini DOC a base di Vermentino sono: il Candia dei Colli Apuani, il Montecarlo bianco ed il Bolgheri bianco. Negli ultimi anni gli enologi hanno lavorato per creare varietà di Vermentino vinificato in purezza, per farlo risultare più fruttato e gradevole. Un espediente per accentuare queste caratteristiche è anticiparne la vendemmia, in modo che il mosto abbia maggior ricchezza di acidità.

I vini a base di Vermentino sono generalmente dei bianchi secchi ma delicatamente morbidi, di colore giallo paglierino, con profumi intensi di fiori di campo ed erbacei e una nota di pesca gialla. Possono essere abbinati con antipasti di mare, piatti di pesce [come il classico abbinamento tra aragosta e vermentino sardo] e polpo ma anche con i tipici pansoti liguri con salsa di noci e gli altri piatti della cucina ligure.

In Liguria questo vitigno è maggiormente sviluppato nella Riviera di Levante. La provincia della Spezia rappresenta la maggior produzione della Regione, anche a ponente ha conosciuto la sua diffusione, che in questo territorio condivide con il Pigato.

In Piemonte, nelle zone viticole di Langa [Valle Belbo] è coltivato e conosciuto come Furmentin, mentre nel Roero, dove cresce in maniera ottimale nelle colline sabbiose ed asciutte che ne frenano la forte vigoria vegetativa ottimizzandone la maturazione in grappoli dorati, prende il nome di Favorita.

Il Favorita è un vitigno storico del Piemonte, coltivato sulla riva sinistra del fiume Tanaro fin da tempi antichi, tanto che si hanno sue notizie fin dal 1677, quando venne citato in un libro contabile di una cantina dei Roero, i leggendari conti che diedero il nome a questo splendido territorio. La storia del vino nelle Langhe può collocarsi ai tempi dell’insediamento dei Liguri  Statielli; con l’arrivo dei Celti vennero migliorate la viticoltura e la vinificazione. Giulio Cesare, al ritorno dalle guerre galliche, si rifornì di vino locale ad Alba Pompeia.

La Favorita è un’uva con origini documentate nel 1676: i documenti dei Conti Roero di Vezza e di Guarene riportano già il nome favurie e parlano di vinificazione in purezza. Si trattava del vitigno ligure Vermentino arrivato in Piemonte attraverso l’Appennino, lungo le antiche strade del sale e dell’olio, rotte commerciali attive dall’età preromana e sviluppatesi per tutto l’arco del medioevo, fino a tempi recenti attraverso il commercio delle acciughe sotto sale.

Questo vitigno conosce uno sviluppo importante tra XIX e XX secolo ed era anche molto apprezzata come uva da tavola[, per poi cadere nell’oblio, fino alla sua riscoperta negli anni settanta. È l’unico caso di Vermentino coltivato lontano dal mare, in un clima di tipo continentale che lo caratterizza rispetto al suo omologo ligure. La Favorita, infatti, coltivata nei terreni sabbiosi del Roero, conferisce al vino una fragranza peculiare, delicata ma dal retrogusto amarognolo. In piemontese l’uva Favorita è detta Furmentin, a causa del suo colore paglierino la cui tonalità ricorda il grano maturo

Le uve del vitigno Favorita arrivano a piena maturazione solo alla fine di settembre e solitamente si vendemmiano a ottobre. La maturazione è abbastanza lunga, ha bisogno di tempo per arrivare a piena maturazione polifenolica, quindi il sapore dipende molto anche da questo. Di acidità ne ha molta, quindi si può anche osare e puntare a vini molti pieni, ma solitamente in Piemonte non si cerca una grande concentrazione.

L’Alta Via del Sale è una spettacolare strada bianca ex-militare che collega il Mar Ligure e le Alpi Piemontesi alle Francesi tramite il buco delle Fenestrelle, si snoda tra i 1800 e i 2100 metri di quota lungo lo spartiacque alpino principale presso il confine italo-francese, attraversando a mezzacosta, valichi alpini, tornanti e passaggi arditi. Il tracciato, interamente sterrato, collega in quota Limone Piemonte, in Provincia di Cuneo, e Monesi di Triora nella Liguria montana per una lunghezza totale di circa 30 km. Il transito è aperto nei mesi estivi, dopo lo scioglimento delle nevi, ed in autunno a pedoni, ciclisti e mezzi a motore

Ludovico II, marchese de Saluce [], osserva che il suo marchesato ha molti rapporti commerciali con la Provenza [soprattutto per la fornitura di sale], ma che l’accesso è: difficile per la via del Monginevro o per il Moncenisio; pericoloso per il Col de la Traversette [bellissimi precipizi sul versante italiano]; oneroso in dazi doganali [si deve pagare la tassa del Ducato di Savoia quando si va al Nord – Savoia – o quella del Delfinato quando si va al Sud] incerto in caso di guerra. Si avvicinò al re di Francia nel 1465 e gli parlò della costruzione di un tunnel sotto il Passo

Costruito tra giugno 1479 e novembre 1480, a seguito di un accordo nel 1475 tra Ludovico II (marchese de Saluces) e Luigi XI [re di Francia e Delfinato – il Delfino essendo stato annesso al regno dal 1349], questo tunnel ha lo scopo di facilitare gli scambi tra la Provenza / Delfinato e il Marchesato di Saluces, più precisamente tra l’Alta Valle del Guil e la Valle del Fiume, ed in particolare gli scambi di sale.


Il Tunnel delle Traversette permette, da Haut-Guil, di congiungere tramite il sentiero del Tour du Viso al villaggio italiano di Pian del Re, alle sorgenti del Po. Situato a 2.900 metri di altitudine, è un punto di riferimento storico della Riserva Nazionale Ristolas Mont-Viso, e al di là del commercio (e contrabbando) tra Francia e Italia. È stato rinnovato nel 2014 ed è uno dei 4 nuovi percorsi cosiddetti “contrabbandieri”. Questo tunnel è solo pedonale (uomo, mulo, asino, cavallo, mountain bike).


Questo Pertuis [] è scavato a quota 2882 metri, pochi metri al di sotto del Col de la Traversette [2947 m] e sarà utilizzato per il passaggio delle carovane di muli: è la nascita della prima galleria delle Alpi denominata ” Tunnel Pedonale de la Traversette”, antenato dei grandi cunicoli alpini.

Una lapide incisa ne ricorda l’apertura nel 1480 al suo ingresso sul versante italiano. Questa è la nascita del Pertuis du Viso.

Dalla Francia venivano esportati molti prodotti: sale dalla Provenza [Etang de Berre] soprattutto per gli armenti del marchesato, tessuti, broccati e cavalli. Riso, lana e pelli venivano importati dall’Italia. Il sale veniva immagazzinato nei suoi granai a Sels, in particolare a Château-Queyras e Guillestre. Il cibo è stato riportato in barca a Savine, sulla Durance.

Notevole risparmio di viaggio per scambi tra Provenza e Marchesato di Saluce. In seguito all’apertura del Tunnel, il commercio tra il Marchesato e il Delfinato si è poi sviluppato enormemente, perché il Pertuis du Viso ha permesso di ridurre i tempi di progetto: guadagno di 3 giorni tempo di trasporto da Grenoble a Saluces [si doveva passare per il Col du Mont-Cenis, controllato dal Ducato di Savoia]; guadagno di 3 settimane in tempo di percorrenza per le carovane cariche di sale tra l’Etang de Berre e Torino rispetto al viaggio via Monginevro. Si può facilmente immaginare l’entità degli scambi e le coorti di muli che salgono / scendono da Haut-Guil per arrivare al mercato di Abriès! []

Il Pertuis du Viso: il Buco di Viso, la Galleria del Sale. Sul versante francese, il Pertuis du Viso è stato a lungo soprannominato il Tunnel del Sale, la Via del Sale. Sul versante italiano, il suo nome è “Buco di Viso” [la foce del Viso], ne troverete tracce all’ingresso del Cirque de la Traversette, poco prima del cartello “Sotto il Col Seillière, dipinto di arancione su una lastra di pietra per indicare che bisogna andare a destra sopra, un’altra lastra indica di andare a sinistra per andare al Granero, con vernice bianca.

Un tunnel di buona lunghezza per l’epoca. Il tunnel ha una lunghezza di 55 metri, una larghezza media di 2,5 metri e un’altezza media di circa 2 metri [tra 1,4 e 3 m], con una pendenza del 12,5% verso l’Italia per favorire il deflusso delle acque. Il suo dimensionamento ha permesso di superare muli sellati e uomini piegati. Si può facilmente immaginare la difficoltà della sua perforazione per l’epoca [macellazione con un martello e una punta, cioè a mano – piccone e piede di porco!].

Un tunnel strategico transfrontaliero. Nel 1494 Carlo VIII sarebbe passato attraverso il tunnel per guidare la sua spedizione in Italia. Certamente alcune truppe hanno preso questo piccolo tunnel. Nel 1499 Luigi XII sarebbe passato attraverso il tunnel alla conquista dei milanesi dalle Traversette. Anche lì, certo che alcune truppe utilizzassero questo piccolo tunnel, è difficile immaginare un passaggio massiccio data la ristrettezza del Tunnel. A meno che non sia attraverso il Col de la Traversette.

Nel 1504, morte di Louis Marchese de Saluces: il commercio crolla e il passaggio si deteriora.

Nel 1515 Francesco I fece rimuovere le frane dal tunnel e riparare le strade di accesso.

Nel 1588 Carlo Emanuele I di Savoia divenne signore del Marchesato di Saluce [il Marchesato di Saluces fu poi annesso ai Savoia], e fece bloccare il tunnel dalle sue truppe.

Il tunnel verrà poi aperto più volte e poi richiuso fino alla metà dell’ottocento, per ragioni politiche e militari, ma anche a causa di smottamenti. Fu così riparato in diverse occasioni, in particolare sotto il I Impero nel XIX secolo.

1803: vengono intrapresi alcuni lavori di sgombero.

1821-1856: il tunnel è impraticabile.

1856: interviste effettuate dal comune di Crissolo, su richiesta del marchese Caretto, intendente di Saluces

1878: nuove riparazioni, installazione di un corrimano in ferro per facilitare la guida al buio. Il passaggio è ancora bloccato sul versante francese a causa delle nevicate primaverili e talvolta fino a luglio, che rallentano il commercio.

È di importanza storica perché è attraverso di essa che passano intensi scambi commerciali tra Francia e Italia, e si trova ai confini di due paesi. Il Pertuis du Viso è stato riscoperto dagli alpinisti nel 1900, poi restaurato nel 1907 con la rottura di un guard-rail per tutta la sua lunghezza, grazie al sostegno del Club Alpino Italiano (CAI) e del Touring Club Francese. La sua riapertura fu ufficializzata il 25 agosto 1907. Un ultimo importante restauro sarebbe avvenuto durante la seconda guerra mondiale. Questa “galleria del sale” era anche notoriamente una via di contrabbando fino agli anni ’50.

I restauri sono avvenuti negli anni ’70 finanziati dal Lions Club Torino. Nel 1997 il Parco Naturale Regionale del Queyras e i Comuni di Ristolas e Crissolo hanno avviato i lavori per rendere nuovamente percorribile la galleria per gli escursionisti. L’inaugurazione avviene il 29 settembre 1997. Viene poi percorsa durante il periodo estivo dagli escursionisti che effettuano il Tour du Mont Viso (TMV).

Nel 1998 è stato effettuato un nuovo restauro su iniziativa del Rotary Club di Saluces e Embrun. Lavori e scavi nel 2014. Si segnala che i lavori sono stati eseguiti tra agosto e ottobre 2014 e che hanno permesso di sgombrare e consolidare i due ingressi [soprattutto lato francese]: mettere in sicurezza e consentire il passaggio degli escursionisti [sul lato francese era soggetto a coni di ghiaione di pietra, trasportati durante lo scioglimento delle nevi e forti piogge]; mettere in sicurezza e riabilitare il passaggio storico originario: proteggere la struttura storica dell’opera dai danni provocati da fenomeni naturali

Concretamente, sul lato francese, è stata installata una cupola in cemento per proteggere l’ingresso dalla caduta di ghiaioni. Su questa cupola sono state poi fissate delle pietre/ardesia, in modo che riacquisti il ​​suo aspetto storico.

Nell’agosto 2014 sono stati effettuati degli scavi archeologici su questo sito storico, ma non è stata fatta alcuna scoperta di rilievo. L’inaugurazione del tunnel,  rinnovato è avvenuta il 15 ottobre 2014. In un video prodotto dalla Regione Piemonte, in occasione della sua riapertura, permette di comprendere meglio la struttura del tunnel.

Il tunnel delle Traversette: il nuovo valico ufficiale per il TMV – Tour du Mont-Viso e il Trail du Mont-Viso. I lavori del 2014 hanno permesso di migliorare la marcatura per il Grand Tour du Mont Viso (GTMV), la Via Alpina e il Tour VTT du Mont-Viso, che ora passa attraverso il tunnel invece del Col de la Traversette come prima. Da notare che dal 2015 l’International Trail del Mont-Viso (TourMonviso Trail) torna nel tunnel!

Il Tunnel si trova sul Sentier des Contrebandiers, allestito dall’estate 2015. Il Tunnel è da secoli utilizzato per ogni tipo di scambio: dall’estate 2015 Queyras e Piemonte hanno voluto mettere in luce (Pas.Si avvicinamento) quattro grandi punti di passaggio per il commercio o il contrabbando in Queyras: Col Agnel, Col de Saint-Véran, Col Longuet e naturalmente Col de la Traversette.

 In breve, se vuoi allontanarti da tutto e scoprire qualcosa di diverso in Queyras, questo è il posto giusto. Situato nella Riserva Nazionale Ristolas Mont-Viso, è un sito altamente storico per le valli italiane e del Queyrassine, che hanno segnato per molti secoli il commercio tra la Provenza e l’Italia.

Alesben B.

Favorita

È consentita la menzione vigna, purché la produzione massima di uva non sia superiore a 80 q.li/ha, le uve provengano totalmente dal medesimo vigneto e il toponimo sia registrato nell’apposito elenco regionale.

uvaggio Favorita
colore giallo paglierino
odore caratteristico, delicato con eventuali sentori di legno
sapore secco con retrogusto amarognolo, talvolta vivace
titolo alcolometrico minimo 10,50 % vol.
acidità totale minima 4,5 g/l.
estratto secco minimo 14,0 g/l
resa massima di uva per ettaro 100 q.
resa massima di uva in vino 70 %

Acidità buona, corpo medio, sapidità discreta, alcol non esagerato e buona morbidezza. È un vino che, almeno in Piemonte, si presenta pieno, ma ingentilito da una buona freschezza che sa di agrumi. I toni sono erbacei anche al palato, non è un vino grasso, ma anzi ha una certa sfrontatezza austera. Ben fatto, ma solitamente non si trovano campioni di profondità. Pesce, sushi, vitello tonnato, spaghetti alle vongole, tortelli di zucca alla mantovana, spaghetti di riso con gamberi e verdure, ravioli di erbette alla parmigiana, risotto al tartufo, spaghetti alla carbonara, pad thai.

 

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