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Savona, torna alla ribalta il ‘caso Piaggio’

Dopo anni di promesse e un decreto di dichiarazione (senza risultati concreti) di area industriale di crisi complessa che risale al 2016 il tema della crisi industriale della provincia di Savona ritorna prepotentemente a galla grazie al segnale d’allarme lanciato dalla CGIL di Savona nel merito della questione Piaggio.

di Franco Astengo (“Il rosso non è il nero”)

Gli alveari e le api non sono un pericolo alla sicurezza della Piaggio Aerospace

Dopo anni di promesse e un decreto di dichiarazione (senza risultati concreti) di area industriale di crisi complessa che risale al 2016 il tema della crisi industriale della provincia di Savona ritorna prepotentemente a galla grazie al segnale d’allarme lanciato dalla CGIL di Savona nel merito della questione Piaggio.

La Piaggio, in chiara sofferenza dal punto di vista tecnologico (così come l’altro punto di riferimento industriale rappresentato dalla Bombardier) si trova in gestione commissariale da tre anni.

Tre anni nel corso dei quali non è stata riaperta la procedura di raccolta delle manifestazioni di interesse per aprire una nuova trattativa d’acquisto dopo la decisione del MISE di interrompere la trattativa in via riservata con una cordata italo – svedese.

Il tema della presenza industriale nella provincia di Savona rimane il tema decisivo dell’economia della sua area centrale e della Valbormida e non può essere relegato in secondo piano.

Ribadiamo allora nel merito alcuni concetti di fondo: Qualche anno fa il CNEL aveva definito la provincia di Savona come divisa in tre parti: oggi invece si può dire che le parti si sono ridotte a due non essendosi risolto positivamente l’impatto del terziario sull’economia della città di Savona. L’economia terziaria avrebbe dovuto rappresentare il volano per l’economia del capoluogo ma ciò non si è realizzato.

Le due parti in cui può essere individuata la divisione del territorio provinciale sono costituite dal savonese costiero e della Val Bormida sostanzialmente unificate in una situazione che – usando una terminologia tanto usuale da essere scambiata per banale- può essere definita come post – industriale e dalla costa di ponente. La costa Savonese e la Val Bormida (zone per le quali si può pensare a un discorso di comprensorialità) presentano,infatti, caratteristiche socio – economiche complessivamente affatto diverse da quelle del Ponente (fatta salva la presenza industriale della Piaggio a Villanova d’Albenga).

Una divisione che pesa anche e soprattutto a livello di rappresentanza politica oltre che sul terreno economico e della struttura sociale (struttura sociale all’interno della quale va previsto un forte interesse per la riqualificazione tecnologica e l’integrazione culturale della forza -lavoro)

Nella già ricordata dichiarazione di area industriale di crisi complessa è risultata assente la comprensione dello strumento economico complessivo di riconversione del modello di sviluppo territoriale.

Al posto dell’area industriale di crisi complessa dovrebbe essere costruito un soggetto di raccordo e di rappresentanza all’interno del quale la Provincia assuma un ruolo di coordinamento chiamando a concorrere in forma organica le amministrazioni comunali prima fra tutte quella di Savona (che non fa parte della già citata area industriale di crisi complessa). Un coordinamento utile a far sì di dimostrarsi in grado di porsi come interlocutore diretto della Regione e del Governo.

Al livello di coordinamento tra amministrazione provinciale e tessuto degli enti locali andrebbero quindi affrontate alcune questioni assolutamente dirimenti poste sul piano della sinergia politica industriale -ambientale (tema particolarmente delicato nel frangente) , della politica economica complessiva, del credito rivolto anche alla piccola impresa e all’artigianato.

In assenza di uno strumento posto in grado di aprire un dialogo concreto e non subalterno (come è fin qui avvenuto) con Governo e Regione si corre il rischio che è già stato segnalato da situazioni analoghe

di legarsi ad accordi di governance dove, ci venga scusato il gioco di parole, non si governa: magari si partecipa come oggetto dell’intervento di crisi e sulla ricerca di fondi e politiche d’immediata emergenza.

Ci sono poi altre questioni di fondo che non possono essere trascurate. Questioni che non ci risultano finora essere state discusse, in modo approfondito, in sede istituzionale:

  1. Si tratta di interrogarsi prima di tutto su quanto stia pesando, all’interno di questo quadro, il ruolo subordinato fin qui mantenuto dal sistema degli enti locali.

  2. Vanno individuati i termini concreti della riconversione , della bonifica del territorio e della risoluzione dei drammatici problemi infrastrutturali (dai quali dipende il rapporto tra portualità e territorio).

  3. E necessario interrogarsi su quale modello complessivo di territorio possa emergere lavorando sull’uscita dalle situazioni di nocività ambientali , incrementando la presenza di fonti energetiche alternative, affinando la capacità di affrontamento dei termini di innovazione tecnologica e digitale, pensando a lavorare sul colmare il gap del digital-divide.

  4. Sono questi i temi sui quali impegnarsi sul terreno progettuale, individuando la frontiera possibile per una riunificazione del nostro territorio superando chiusure storiche e corporativismi settoriali. (Franco Astengo)

 

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F.Astengo

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