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Rileggere l’Italia di Mazzini per cambiare l’Italia

In Italia vi è l’esigenza di riscoprire una etica laica e democratica nella cosa pubblica e sicuramente può essere utile ripercorrere il pensiero di uno dei fondatori della moderna Italia repubblicana.

di Danilo Bruno

In questi tempi difficili di pandemia e di crisi climatica in corso può essere utile forse ripercorrere le pagine di Giuseppe Mazzini (1805-1872),apostolo dell’Italia democratica e repubblicana,che tutta la vita operò per il riscatto sociale delle classi lavoratrici.
Nel 1831/1832 durante la prigionia nel carcere del Priamar Mazzini giunse ad una importante valutazione:
L’Italia doveva abbandonare le lotte per l’indipendenza affidata a stati stranieri (Francia in testa) o a logiche segrete e quasi incomprensibili ai più (Carboneria) per assumere un grande moto di popolo,che doveva partire dal basso e soprattutto dai giovani,che meno erano stati coinvolti nel periodo rivoluzionario francese e napoleonico, per assurgere finalmente all’indipendenza e all’unità ovvero a quell’Italia: Una, Libera, Indipendente e Repubblicana,che egli per tutta la vita propugnò”.
Questa fondamentale intuizione, che fu poi consacrata nel medesimo 1833 nell’esilio di Marsiglia, portò alla nascita della Giovine Italia, che per la presenza di un programma politico e di chiare regole di bilancio oltreché di adesione costituì la prima forma di partito politico europeo modernamente inteso.
Mazzini era però convinto che il moto di popolo potesse nascere solo attraverso una forte consapevolezza dei propri doveri da parte di ognuna e ognuno poiché il discorso si rivolgeva a uomini e donne,pur distinguendo con grande chiarezza tra due figure con uguali doveri ma nature diverse, che si assumevano le proprie responsabilità verso se stessi, Dio, la patria, la famiglia,… e il diritto di ognuna e ognuno nasceva dinanzi a leggi precise che lo garantivano (principio di legalità) verso l’intera collettività.
Egli riteneva che l’assunzione delle proprie responsabilità passasse attraverso un processo educativo continuo,che portasse le persone ad assumere la propria consapevolezza e soprattutto poneva la Liberazione d’Italia come una questione morale ed educativa in primo luogo. Riteneva poi fondamentale un processo associativo poiché tramite l’associazione si potevano anche creare utili relazioni e scambi fra gli individui oltre a creare quella società civile,che è alla base di ogni democrazia e che egli in Gran Bretagna aveva conosciuto così vivace ed importante Mazzini riteneva poi che l’adesione a tale processo fosse libera e volontaria oltreché nella “natura delle cose” ma anche che Dio aveva fissato per ogni popolo un scopo da raggiungere tramite il progresso.
Qui bisogna capire i termini poiché il concetto di “progresso” in una società con enormi diseguaglianze fra poveri e ricchi va inteso nel miglioramento delle condizioni di vita materiali e spirituali delle persone mentre lo scopo poteva coincidere solo con l’affermazione concreta delle espressioni più elevate di una popolazione. In Italia ciò coincideva con l’affermazione dell’arte e della cultura nel mondo,di cui il nostro paese era stato per secoli il punto di riferimento.
Evidentemente il “popolo”, composto da individui e individue coscienti , componeva una nazione,parlando la medesima lingua ma soprattutto,interpretando lo scopo fissato da Dio e posto a fondamento stesso della civiltà, esprimeva il senso di nazionalità,che lo caratterizzava.
In questo quadro Mazzini, sia nella scuola di Londra, che creò a favore dei giovani (quasi bambini) italiani che lavoravano nella capitale inglese che nei suoi scritti, per tutta la vita si interessò di letteratura,musica e teatro fino a giungere a terminare l’edizione della Divina Commedia, curata e lasciata incompiuta da Ugo Foscolo per la propria morte  o a scrivere un importante saggio sulla filosofia della musica.
Questo interesse portò Mazzini a teorizzare una etica degli intellettuali,che dovevano relazionarsi con il territorio esterno e farsi interpreti delle esigenze e della necessità della propria epoca fino a opporsi alla cosiddetta teoria culturale,sostenuta tra gli altri da Canova, dell'”arte per l’arte” ovvero di una ricerca artistica fine a se stessa e volta solo alla purezza della forma poiché se arte doveva essere essa doveva conservare pure un messaggio di carattere di impegno sociale e e di rinnovamento culturale.
Egli ,se da un lato ebbe, ad esempio, grande difficoltà di comprensione della poesia leopardiana (ridotta nell’edizione dei suoi di critica letteraria ad una scarna mezza paginetta) poiché il poeta fu sicuramente un anticipatore dei temi dell’esistenzialismo e dell’ermetismo dall’altro Mazzini scrisse un importante testo “Della Letteratura Europea” dove per la prima volta veniva prefigurata una unità “letteraria“dei popoli europei,che doveva poi tradursi nella nascita di una Unità Europea dei popoli da contrapporre a quella degli stati assoluti usciti dal Congresso di Vienna e concretizzati nella Santa Alleanza.
Si tratta quindi di rileggere le pagine di Mazzini in una ottica moderna poiché solo con l’assunzione delle nostre responsabilità si potrà sperare di cambiare l’Italia, combattere il cambiamento climatico e soprattutto adattarsi ad una pandemia con cui probabilmente dovremo forse convivere per lungo tempo.
Danilo Bruno 
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