Trucioli

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Draghi e rappresentanza democratica del popolo. Serve un Partito serio, dobbiamo provarci

Dentro al governo Draghi è rappresentata la quasi totalità del Parlamento e dei partiti che lo compongono.

di Sergio Bevilacqua

Ma si tratta per lo più di partiti privi di peso popolare effettivo (a parte il PD), massacrati dai sondaggi o fermamente convinti della strada del Governo. Perché dico ciò, per alcuni “a sorpresa”? Perché il rapporto di rappresentanza non si basa sulla semplice condivisione di idee, sparate là durante il cartone animato delle elezioni politiche.

La rappresentanza politica è qualcosa che si vive giorno per giorno, ora per ora: che ti alzi la mattina e se hai un problema col datore di lavoro e con i lavoratori vai dal sindacato o in Confindustria, se le leggi son troppo complesse vai dal Patronato, che se hai voglia di proporre qualcosa di culturale che t’interessa vai all’associazione, che se hai tempo e spirito e competenza ti scoprì in volontariato in una delle tante organizzazioni del terzo settore, ecc. ecc. E, magari, tutte queste organizzazioni, società umane, sono emanazione o collegate a un Partito politico.

Quale migliore prova di rappresentanza, di un organismo con le idee chiare che pensa concretamente alla enorme complessità politica e amministrativa, giuridica e di vita corrente che i suoi elettori, pensando a un mondo migliore, trovano ora per ora sulla strada della vita del loro ideale…

Ma sappiamo che i nostri partiti non sono così, a parte il PD , che però è molto, molto malato di egemonia, “nei fatti” e non a parole, dove son tutti santi.

Rimane una piccola parte di parlamentari di opposizione in un Partito disorganizzato, privo di formazioni intermedie di riferimento (sindacati, patronati, reti associative culturali significative, terzo settore, sistema lobbistico con le aziende e l’economia strutturato, legittimo e visibile) e ancora dai dubbi retaggi storici e ideologici, non per i retaggi, ma per l’attualità… Ovviamente parlo in termini di immagine esterna, presso il popolo e di sostanza organizzativa.

Se vogliamo invece dirci tutto, e cioè che i partiti che sostengono il Governo sono acquiescenti e disorganizzati, questo è un problema loro e della nostra democrazia.

Ciò detto, io non discuto la disponibilità politica “della Piazza”. Ma quando può funzionare… Occorre quindi NON scatenare la piazza e sostenere la rivolta, che è sempre dannosa e che porta solo a inasprimenti delle istituzioni, quando esse non sono mai state così solide… E mandare persone in pericolo e l’economia in confusione, mentre andrebbe riorganizzato con fermezza e serietà il raccordo sociale di una forza politiche che sappiano esprimersi per le vie istituzionali, che in democrazia quella è la vera piazza, e non si può fare altrimenti. In alternativa, si finisce di corsa come la Grecia, e, come accadde anche là, non prima di un severo bastonamento da parte di uno Stato e di un governo, mai così forte politicamente e istituzionalmente.

Le ultime elezioni hanno fatto capire che gli italiani non vogliono la confusione. L’astensionismo è draghista. La via della piazza è un errore politico e strategico. Occorre seguire la via dell’organizzazione di una seria forza democratica in un Partito con corpi sociali intermedi di riferimento. Il resto sono purtroppo solo pericolosissimi piani di facile accusa eversiva che porteranno solo a perdere ancor di più il controllo di questa democrazia malata.

E la vera malattia è soprattutto la disorganizzazione e il dilettantismo politico e democratico dei partiti italiani. L’eccezione PD è di un Partito deforme, ma con reale rappresentanza popolare, organizzato ma in modo oligarchico, clientelare e sprezzante dei suoi doveri istituzionali.

E non dimentichiamo che ogni politica è all’80 % Economia, e l’Italia ha anche gravi problemi di fondo di natura schiettamente economica. Il denaro del PNRR aiuterà ad attenuarli, ma il nodo scorsoio del debito pubblico rimane alla gola dell’Italia, anzi si stringe, e basta un colpetto allo sgabello e ciao.

E c’è, ormai, anche un grave problema, un problema istituzionale: la politica ha *abdicato*, ha come sancito la sua stessa incapacità, sia nel Governo, con l’acquiescenza alla guida tecnica di Draghi, sia fuori dal Governo, con l’uso della piazza, buona e cattiva, come sempre la piazza è. La sua stessa incapacità organizzativa e amministrativa. Perché, e lo sanno tutti gli imprenditori e i padri (o madri) di famiglia, per organizzare un Partito e controllare lo Stato con il suo milione di processi e 10000 amministrazioni, bisogna essere capaci, aver d dimestichezza con LE COSE e non solo con le parole.

Perché, vedete, cari amici, quelli non sono partiti, sono parvenze di partiti. Il loro vero rappresentare il popolo è FASULLO. O ci marciano sopra (l’opposizione prepotente e irragionevole) o fanno i pesci in “barile di Parlamento”. Fono a ridurre “Quella”, a un’aula sorda e grigia, un vero barile. Ma non diverrà “un bivacco di manipoli” come di mussoliniana memoria, bensì una longa manus di poteri contrari agli interessi del popolo italiano, se non riprendiamo con serietà e determinazione civile, fredda e manageriale, il vero percorso democratico.

Occorre fondare almeno un partito nuovo, che cresca dritto, logico, pulito e funzionale,  una vera organizzazione che rappresenti il popolo tramite formazioni sociali intermedie (sindacati, patronati, associazioni, terzo settore, lobbismo sano con le forze imprenditoriali, …) di riferimento reciproco.

Solo così. Oppure è la fine, con più o meno sangue. E io preferisco meno.

La politica non è filosofia da intelligentoni, ma concreta azione di comprensione e sostegno nelle sedi preposte di un popolo rappresentato e conscio, che delega consapevolmente ed è assistito da servizi reali. Il resto sono infantilismi ideologici o deliri personalistici,  segni di altrettanta immaturità politica e democratica.

Le idee contano, ma poco; conta il serio lavoro di costruzione di un organismo politico che attui la rappresentanza, e non il canto del cigno di qualche intelligentone, carcassa ingigionita di demiurgo platonico.

Il sistema democratico lascia ai partiti nel nostro e altri ordinamenti un ruolo importante e notevoli facoltà di organizzazione. A differenza degli altri Paesi democratici, solo noi in Italia non le usiamo, con l’esito di avere, 30 anni dopo Mani Pulite e 10 dalla damnatio-memoriae del partito da parte dei deliri casaleggio-grillanti nessuna referenzialità, la vaganza del 30% ora sull’uso ora sull’altro, l’astensionismo e le migliori condizioni per l’arbitrio dispotico di una plausibile tecnocrazia eterodiretta.

Il pollo grasso dell’Italia, il patrimonio dello Stato, oltre 150000 €. a famiglia, potrebbe essere spolpato con un semplice calcetto allo sgabello, così il collo è già tirato e basta mangiarselo. Se non si muove la politica in fretta, tutto questo avverrà, e nella voragine finirà il lavoro di 160 anni, di tante guerre di cui 2 mondiali, il lavoro di 5 generazioni di italiani.

Come che sia, nel nostro futuro si parla di certo di Europa, e di come collegare l’Italia senza far perdere agli italiani il patrimonio economico proprio del loro Stato. Nessun progetto per nessuna politica significa perdere 150000 euro a famiglia e non rivederli più, e andare in Europa da servi spolpati. Occorre organizzare un Partito serio, questi non valgono nulla e sono tutti marci, per un motivo o per l’altro. DOBBIAMO PROVARCI.

Sergio Bevilacqua

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