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L’Italia di Gobetti e borghesia senza coraggio

In questi giorni su alcuni quotidiani della sinistra è nato un dibattito sul “che fare” e “dove andare” per il futuro anche alla luce della crisi climatica in atto e delle gravi sperequazioni sociali esistenti .

di Danilo Bruno

Purtroppo questa discussione è sempre viziata dall’incapacità di cogliere alcuni fattori, a mio parere, estremamente importanti:
a) destra e sinistra devono oggi fare i conti con una situazione ambientale drammatica,che spinge verso l’Europa e i paesi più ricchi milioni di persone,che sfuggono a gravi situazioni sociali ed economiche tanto che oggi si può parlare di “migranti climatici” anche se la fuga è spesso accompagnata dalla necessità di allontanarsi da ambienti dominati da feroci dittature e da guerre civili endemiche,spesso sostenute proprio da forze occidentali;
b) la sinistra deve poi ritrovare i valori costituzionali dell’antifascismo e dell’antirazzismo,partendo però dal riconoscimento dell’esistenza di numerose correnti di pensiero autonome e che potrebbero fornire un grande contributo di idee da Langer, a Gobetti,…per ribadire che il mondo progressista è vasto e multiforme oltreché necessariamente federalista europeo e che il “comunismo” così come è stato conosciuto è morto con la caduta del Muro di Berlino ed oggi conserva poche isole come la Cina, la Corea del Nord,…che non sono sicuramente modelli di stati da ammirare per l’unicità di pensiero imposta e per l’autoritarismo esistente.
Pietro Gobetti ( 1901-1926) fu giornalista ed editore oltreché liberale ed antifascista della prima ora anche perché capi’ che il Fascismo, oltre ad una feroce dittatura, rappresentava la peggiore dimostrazione di quali accomodamenti era in grado di fare la borghesia italiana senza guardare ad un orizzonte europeo e a nuove prospettive politiche e sociali.
Quale era l’Italia a cui Gobetti guardava, dopo averne studiato a lungo la storia, in particolare dopo aver raggiunto l’Unità Nazionale nel 1870?
Egli nel suo libro: Risorgimento senza eroi pose i punti fondamentali sulla nascita dell’Italia unita,che possono spiegare molti dati odierni.
In sintesi vi erano due elementi da considerare:
a) l’Italia non aveva mai avuto una Riforma Protestante,che avrebbe potuto mettere in discussione il ruolo della Chiesa Cattolica e del Papa,portando all’affermazione di un principio di laicità,che fu affermato solo nella Costituzione Repubblicana anche se ,grazie anche alla posizione del PCI e di Togliatti, i Patti Lateranensi,in cui deve essere compreso il Concordato, furono costituzionalizzati con la votazione dell’articolo 7.
Evidentemente questo dato mancato può contribuire a spiegare molte cose della storia italiana e soprattutto dell’assenza di una concezione laica e democratica della politica dove ad uno stato sovrano corrispondesse un reale e paritario esercizio dei culti. Si pensi infatti che lo stesso Statuto Albertino del 1848 pose la Religione Cattolica,quale religione di stato e gli altri culti furono solo “ammessi”.
La Chiesa cattolica fu combattuta spesso per le posizioni politiche nella seconda metà del XIX secolo come una sorta di “nemico dello stato monarchico” ma mai da una posizione di laicità e di sostanziale eguaglianza dei culti dinanzi alla legge dello stato ma piuttosto da una visione contrapposta di carattere massonico.
b) la borghesia italiana non compì mai una vera “rivoluzione” ma si adeguò ad una ottica di trasformismo, che vide nel “connubbio” di Cavour e nell’Italia di Depretis punti fondamentali della propria affermazione,che si consolidò concretamente con il Fascismo,sintesi autoritaria di tutti i mali italiani.
La Borghesia italiana non ebbe mai il coraggio di affermare una propria autonomia imprenditoriale e una crescita civile e morale del paese ma piuttosto si adeguò alle politiche infrastrutturali dei governi della Destra e soprattutto della Sinistra Storica,che appaltarono a privati la costruzione delle principali vie di comunicazione del paese.
Essa infine in particolari ambiti produttivi ottenne specifiche protezioni daziarie, che non potevano portare alla nascita di di un mercato europeo ma solo a posizioni di rendita, fautrici di un sistema economico fondamentalmente “drogato” e poco consono ad una moderna democrazia liberale.
In conclusione , ribadendo che poi l’alleanza fra la nascente Borghesia industriale e la proprietà terriera fece il resto per portare il paese ad un sistema dittatoriale, mi fermo qui perché questi brevi accenni sono solo alcuni spunti per comprendere alcuni elementi della nascita della nostra nazione.
Danilo Bruno

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