Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Com’era gioiosa la Liguria del canto di uccelli. Il Centro Storico Pietrese ‘insegnava’ nelle scuole il nome dei nostri ‘oxelli’. Se ne parla tra cacciatori

“Gli uccelli sono animali bipedi, alati, omeotermi ed ovipari, specializzati nel volo” si legge su Wikipedia. Non si racconta invece dove siamo arrivati, almeno nella nostra Liguria, parliamo del ponente che non è comunque un’eccezione alla regola. Le nuove generazioni di liguri non imparano e ignorano la storia della nostra fauna (parliamo soprattutto di piccoli uccelli). Provate a ‘sfogliare’ i contenuti social o giornali on line più diffusi e popolari. Mai un cenno.

Il compianto cav. Giacomo Accame, fondatore e anima dell’associazione Centro Storico Pietrese e per due mandati sindaco di Pietra Ligure; autore di molti libri per la difesa, la diffusione della tradizione linguistica e dei valori storico artistici locali

Per ricordarci cosa è rimasto degli ‘alati selvatici’ basterebbe parlare con un ‘cacciatore’ che ha raggiunti la terza età, diciamo chi è nato fino agli anni ’50 e può conservare ricordi, testimonianze, soprattutto chi ha vissuto in campagna, nelle famiglie contadine. Oppure ha avuto la possibilità di avere nella sua libreria, piccola che sia, il libro edito dal Centro Storico Pietrese (Associazione culturale per la difesa  della tradizione linguistica e dei valori storico artistici locali). Una realtà- patrimonio  nati e tenuti in vita, con una ricca produzione editoriale, da Giacomo Accame che è stato presidente e sindaco della città. Liberale e tra i primi massoni (Piazza del Gesù) che ha aderito alla Lega Nord di Bossi, nonostante lo statuto (art. 8) vietasse ai leghisti la militanza massonica. Giacomo Accame che dagli anni ’60 ha creato una vera e propria collana storica fonte del sapere.

Ebbene alle pagine 65-66 di ‘Pietra Ligure com’era‘( con album fotografico) il capitolo ‘Numme de oxelli chi sun da e nostre parti‘ (tradotto ‘nome degli uccelli che sono dalle nostre parti’). Ricordiamo, tornando indietro, quando da cronisti del Secolo XIX  abbiamo raccolto, anni ’90, la testimonianza di un fotografo della redazione savonese, il compianto Viviano Checcucci, ‘toscanaccio’ che abitava ad Albenga e tra i suoi hobby la caccia. Già allora si poteva fare un elenco di uccelli ‘scomparsi’ dalla nostra Liguria di ponente o che era sempre più difficile trovare. E la prova del nove può essere offerta dal fatto che ormai la caccia agli uccelli, stanziali o meno, non è più praticata, limitata a pochissime specie, al punto che si ricorre, ad esempio, ai ‘fagiani’ allevati e liberati per la gioia dei cacciatori, a loro volta sempre più decimati. E diretta conseguenza hanno chiuso (non se n’è mai scritto sui media) molte armerie. Anche Albenga, città di 23 mila abitanti, capitale di un’ampia vallata e del vasto comprensorio, ha chiuso l’ultima armeria che si trovava in centro città, a ridosso del centro storico. Nel ponente e levante nè è rimasta una a Finale Ligure, Pieve di Teco (per entroterra della Valle Arroscia), Savona (la storica Tessitore), Cairo Montenotte (Valle Bormida).

Rileggendo l’elenco di Accame possiamo ricordare gli uccelli più ‘comuni’ e conosciuti che arricchivano la nostra fauna. Alocco, Allodola, Ballerina, Beccaccia (si può ancora cacciare in alcune zone),  anche il comunissimo canarino in gabbia, sui davanzali, è passato di moda, il suo melodico canto non affascina più neppure le ‘vecchie’ generazioni. Addio  ai cardellini, alla loro incomparabile bellezza di colori (oggi si comperano anelati ad oltre 100 euro cadauno) e soni rimasti pochissimi allevatori. E ancora: Capinera, Cesena,  Cianciallegra e Cinciarella (una presenza sempre più rara),  ciuffolotto.

Civetta la specie più comune

E’ scomparsa la mitica Civetta che secondo certe tradizioni quando si avvicinava alle case con il suo ‘canto’ ci si allarmava per un “imminente pericolo”. I nonni ammonivano: ‘porta male….forse qualcuno sta morendo..o è in pericolo….’.

C’è chi ricorda cosa accadde in una casa di pastori che si trovava in regione Bandia di Peagna. Secondo tradizione, con la presenza di un defunto, si recitava il rosario serale accanto alla salma. Non è una leggenda. D’un  tratto una civetta  iniziò a cantare, non dava tregua, sempre più vicina all’edificio; al punto da ‘disturbare’ la stessa recita del rosario. Ebbene d’un tratto ha ceduto la pavimentazione in tavolato. La salma (giovane figlio di pastori), i parenti che stavano vicino, il parroco ed alcuni fedeli sono finiti nella sottostante stalla. Qualche ferito non grave, tantissimo spavento. L’eco di quella storia vera (accaduta nei primi anni ’20 del secondo scorso) si è tramandata, è rimasta viva a lungo tra i peagnoli e gli abitanti della piana.

Il cuculo
Il cardellino

La narrazione di Accame prosegue con i Colombacci, Corvi (si trovano ancora sulle Alpi, rari sull’Appennino ligure), assai familiare e curioso il ‘Cuculo’ (fa le uova nel nido altrui e si trova ancora in alcune zone collinari e montane), addio Falco, Fanello,  anche il popolare Fringuello (compreso quello corsico) è  una rarità;  il Gallo Forcello nidifica  in alcune zone delle Alpi Liguri e marittime; il Gufo, il Lucherino, il Merlo che si è ‘addomesticato’ e si trova  soprattutto nei centri urbani, tra orti, giardini, passeggiate a mare. E’ rimasto il Passero domestico, addio Peppola,  Pernici rare (proibita la caccia alla ‘rossa’), non c’è più la popolazione di Pettirosso (che da bambini si era soliti, anni ’50 e ’60, catturare con il vischio e l’ausilio di un esemplare in gabbia).

La pratica del vischio e delle reti era diffusa anche per la cattura di altri uccellini che si andavano a dissetare nei piccoli corsi d’acqua; la preda finiva per essere cucinata, dalle nonne e dalle mamme, per la preparazione del sugo sulla pastasciutta o preparate in umido con le patate nostrane.

E’ ancora possibile cacciare ciò che resta della Quaglia;  poi la Poiana; rarissime sono diventate pure le Rondini che emigrano verso nord, più frequenti è la vista di Rondoni che fino a qualche anno fa nidificavano sulle nostre antiche torri, vecchi palazzi. Anche gli Storni, i loro sciami, non sono più abituali nella stagione della migrazione. Sempre più raro il Tordo, ghiotto di olive. La Tortora si è ormai addomesticata e quelle selvatiche sono un’eccezione. E come dimenticare il melodico ed affascinante canto dell’Usignolo. Stesso discorso per il Verdone, il Verzellino. E’ quanto ci offre il libro di Accame “edizione fuori commercio’, 1980, e che dedicava “Ai miei nipoti Pietro e Nicolò‘.

GENOVA, 31 OTTOBRE 2021 – RICERCA, REGIONE LIGURIA, IL VICE PRESIDENTE PIANA ANNUNCIA: “NUOVI STUDI SU FAUNA OMEOTERMA ED ITTICA CON L’UNIVERSITÀ DI GENOVA”

Genova. La giunta regionale, su proposta del vice presidente e assessore all’Agricoltura, Caccia e Pesca Alessandro Piana ha approvato il Piano delle attività 2021-2022 redatto dall’Università degli Studi di Genova, Dipartimento di Scienze della Terra, dell’Ambiente e della Vita (DISTAV) per lo svolgimento degli studi sulla fauna omeoterma ed ittica in Liguria. “Monitoraggio e aggiornamento – spiega il vice presidente Piana– sono prioritari per il mantenimento dell’equilibrio naturale e per una corretta programmazione legislativa. In particolare il Piano comporterà ulteriori attività di ricerca sulla tutela della fauna ittica, sulla fauna selvatica, in particolare i volatili, e studi per la gestione del daino e del cinghiale che comprendano, per quest’ultima specie, anche la sperimentazione di soluzioni innovative per la riduzione dei danni. Il cofinanziamento regionale su questi progetti ammonta al 70% del totale, vale a dire oltre 67mila euro”.

La fauna selvatica italiana (omeoterma) è patrimonio indisponibile dello Stato ed è tutelata nell’interesse della comunità nazionale e internazionale”. Omeoterma significa a sangue caldo. In pratica sono i mammiferi e gli uccelli che riescono a regolare la temperatura corporea.”

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