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Pandemia, Pan-domonio e pandemonio. Draghi: variante indiana e renziana


Ed eccoci di nuovo alle prese con ben 2 eventi (abbastanza…) inattesi: 1. Renzi che rivendica il diritto al passato recente (nomination di Draghi) a alla visione del futuro che lui avrebbe a differenza di altri e scrive un libro per convincere; 2. l’onda main-stream che ridefinisce il futuro della pandemia, con la variante indiana del Covid, cosiddetta “Variante Delta”. DRAGHI e le varianti Delta e Renzi. PANDEMIA, PAN-DOMINIO E PANDEMONIO.

di Sergio Bevilacqua

Come molti di voi sanno, un “delta”, in gergo abbastanza diffuso e prevalentemente economico, è una variazione, in più o in meno, rispetto a una situazione, a uno stato di fatto. La quiete che Draghi ha conquistato in breve con la saggissima amministrazione della comunicazione e i toni pacati di chi ha buon cervello, coscienza dei sistemi operativi del mondo e dorme bene, è la situazione di fatto attuale.

I Delta rispetto al sobrio stato di fatto prodotto dal Grande Timoniere, in questi giorni, sono principalmente infatti il nuovo libro del Nosferatu Matteo Renzi, mai morto e sempre incisivo, anche nel senso dentale come appunto il celebre vampiro, appunto mai morto, di Bram Stoker, e la pericolosa variante indiana del Covid.

Entrambi dicono in fondo la stessa cosa: non c’è capitalismo buono, privato o pubblico che sia, che non si faccia carico nel Terzo Millennio di una politica globale, almeno danzando col mondo, come fa (Matteo) Chaplin ne “Il grande dittatore“. Voglio dire che non c’è soluzione a una pan (che significa “tutto”)- demia (malattia) dal contagio aerobico e pressoché istantaneo, senza pan (sempre “tutto”)- dominio, cioè governo mondiale. E però bisogna fare attenzione che non diventi un pan (ancora una volta “tutto”)- demonio, cioè una situazione terribile da vivere.

Ma perché Matteo Renzi e la variante indiana si assomigliano, i 2 delta di Draghi?

Vediamo il caso di Renzi. Matteo scrive oggi un libro, “ControCorrente”, per sottolineare la grandezza del progetto politico intelligente di fronte ai populismi, alle grancasse mediatiche e alle vulgate. E sottolinea come, ancora una volta, il Politico Illuminato sia il deus-ex-machina del benessere materiale, civile e morale del popolo e dell’umanità, e che questa illuminazione, pressoché innata, un poco come nella filosofia politica nobiliare, sia comunque di pochi, che parlano tra loro meglio se di nascosto (aristocrazia o forse addirittura massoneria, comunque una specie di Britannia o di Bilderberg).

Non dimentichiamo l’estrazione “comunista” del Rottamatore, come lo si è chiamato fino a pochi anni fa, il prestroikaro nostrano che smantellava i residui sovietici del principale partito della sinistra, portandolo in Chiesa e in Borsa. Ora scopre le carte e afferma in sostanza, più di un pragmatista americano, che solo le élite possono salvare il mondo.

Ed è un Delta per Draghi, che è un fedele seguace delle logiche della Democrazia Amministrativa, in cui crede come anche la Merkel e tutta la corrente, seriamente popolare (e non segreta…), della Governance moderna. Mica perché è buono eh… Perché ritiene in extremis che il popolo oggi è un soggetto volitivo, che la democrazia l’ha abbastanza svegliato e che insomma è meglio non far troppo i furbi. Pur senza esagerazioni Rousseauiane, da Requiem 5 Stelle.

Il dr. prof. Stefano Bellentani

L’altro Delta dicevamo è la variante indiana del Covid. Mi permetto orgogliosamente di notare che, agli albori del percorso vaccinale, sono stato io il primo nella comunicazione a evidenziare il rischio delle varianti, ed ecco la prova della mia comunicazione con il grande medico internazionale Stefano Bellentani:

“[9/4/21, 13:25] Sergio Bevilacqua: Se si lascia libero il virus di circolare, sì ottengono più o meno varianti?

[9/4/21, 18:10] Stefano Bellentani: Il virus più è libero più si riproduce e più varianti fa

[9/4/21, 18:35] Sergio Bevilacqua: Quindi, a consuntivo un virus mutageno fa propendere per le barriere anziché per l’immunità di gregge naturale”.

Senza un ente mondiale che si fa carico del vero aspetto pandemico mondiale del problema Covid, cioè senza pan-dominio, era chiaro già in aprile che si sarebbe rischiato un pan-demonio: le varianti estere, in grassa acqua di coltura antropica di miliardi di indiani, brasiliani ecc., sarebbero insorte nel mutageno covid con grande virulenza e, se anche noi abbiamo i soldi per il vaccino e loro no, avrebbero alla lunga rotto le scatole anche a noi, che possiamo permetterci Pfizer, Moderna, AstraZeneca e c., mica poco. Et voilà…!

Draghi lo sa e si mostra lievemente irritato, come a dire: ma porca paletta, lo sapevamo o no? E perché non abbiamo concertato meglio? E chiarisce anche, in modo draghesco, cioè coi fatti e non con le parole, il caso del Teorema Speranza: Speranza è lì perché è un bravo ragioniere, e probabilmente è anche una personcina ammodo e ordinata. Insomma, con la grande classe del Draghi, che non si sporca le mani coi paria, visto che il pesce puzzava dalla testa (l’avvocato del puppolo, Conte) ed essa è stata recisa, riguardo al povero Speranza, beh, un doveroso piacere al PD e nessun grave danno al Governo ci sta benissimo, dato che il telecomando della pandemia è in mano al fedelissimo Figliuolo. Ma il teorema continua con molti altri ministrelli e ministrucoli che, da astuti politicanti, hanno il solo problema di salvare la faccia di fronte agli elettori, causa l’abissale differenza qualitativa rispetto al Grande Timoniere e quindi se ne stanno in immersione.

La compagine di Forza Italia sembra più gradita a Draghi, mica per berlusconismo, ma per storia e caratteristiche, perché è l’unico partito che abbia aperto una vera autostrada verso Bruxelles, ed è fatta da personale politico abbastanza migliore per cultura e senso di realtà rispetto ai restanti catorci di politicame destrosinistroso dello Stivale. E vive bene soprattutto la casa europea. Infatti, l’aria europea è fondamentale: qui, con tutti ‘sti papocchi e pasticci, il buon senso e la ragione non possono trionfare. Che parta finalmente una seria pulizia in casa, rinunciando, prima di tutto, alla menzogna.

Sergio Bevilacqua


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