Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Loano saluta Scaglia, fu capostazione e assessore socialdemocrastico, mai trasfuga

Ci ha lasciato Sergio Scaglia, Cavaliere della Repubblica, assessore comunale nel primo mandato da sindaco del comm. Felice Elice. Sergio, persona mite e schiva, è stato capostazione di Loano, fede socialdemocratica mai tradita da trasfuga. Di quella stagione politico amministrativa ed eletti nel parlamentino loanese, anni ’60, restano in vita l’ing. Nicolò Elena, l’avv. Stefano Carrara Sutour, Piero Maritano. E, a nostra volta, vicini all’ultimo traguardo ricordiamo, testimoniando, una figura che forse non farà notizia. Sergio se ne è andato per raggiungere (anzi per la fede cristiana trovandolo già in Paradiso) l’adorato figlio, funzionario di banca, che un truce destino ha ‘rubato’ agli affetti di affranti genitori ed al sostegno della famiglia colpita da una ferita indelebile.

Il ministro Carlo Russo (Poste e Telecomunicazioni), in occasione dell’inaugurazione delle scuole elementari di corso Europa, con il sindaco Felice Elice (dal 1962 al ’67), dietro, con gli occhiali, l’assessore Sergio Scaglia. Sulla sinistra della foto l’ing. Nicolò Elena, la signora Alziati capogruppo consiliare e insegnante, l’ex sindaco Felice Vignola (dal 1946 a 1951), si intravvede il consigliere Manarola e a ds l’assessore Mariuccia Ferrari, tutti Dc con la sola esclusione di Scaglia
Sergio Scaglia in divisa da capostazione fotografato nel 1970 in occasione di un servizio sul progetto dei binari a monte e sulla sorte della stazione di Loano.  E’ stato nel direttivo della Cappe Bianche (foto archivio Trucioli)

Sergio che incontravamo all’insegna dei ricordi quando usciva di casa a far quattro passi con il cagnolino. In piedi, sulla strada, a scambiarsi considerazioni, memorie, su Loano ieri. Lui dagli anni sessanta a Palazzo Doria. Noi alle prime armi con la cronaca locale. Sergio a ripercorrere la sua esperienza, quando capitava di recarsi a Roma in missione (solitamente andava con il sindaco perchè da capostazione non pagava il biglietto) con la pratica del risparmio nella nota spese. Così accadeva quando si  recava a Savona, più raramente a Genova.

Sergio Scaglia che si doleva perchè “trascurano le piccole cose…“. ” Ogni tanto incontro il sindaco e qualche assessore, segnalo questo e quel problemino, interventi che costano poco o nulla, mi dicono sempre di sì….però non cambia nulla…” Non aveva stoffa del polemista, non sparava a zero, non biasimava per il gusto di denigrare, sapeva apprezzare, elogiare. Ripeteva che a suoi tempi (da assessore) il Comune  se anzichè la magra imposta di famiglia avesse avuto l’Ici (ora Imu), Tari, milionarie di oggi, si poteva già cambiare il volto della città. Fu tra i pochi consiglieri a sostenere gli indirizzi lungimiranti del piano regolatore Renacco, ferocemente avversato (870 osservazioni), dalla categoria degli agricoltori allora numerosa e con un peso elettorale, dai costruttori edili (all’epoca attivi e molto presenti), da tecnici del settore (ingegneri e geometri) con poche eccezioni.

E’ vero, Renacco vedeva una città proiettata molto in là nel tempo, con pochi palazzi e

Inaugurazione del cantiere navale Caviglia a Lusignano d’Albenga, anni ’60. Sergio Scaglia con le autorità, tra il prefetto Aldo Princiotta e l’avv. Filippo Basso. In primo piano l’ex sindaco di Loano Giuseppe Guzzetti e il consigliere Tassara, ospite d’onore l’allora ministro socialdemocratico Luigi Preti e molte personalità loanesi. Celebrante il vicario generale mons. Nicolo Palmarini (foto archivio trucioli)

molte ville e villette, nuclei mediterranei sparsi, salvaguardando l’agricoltura (con estesi vincoli di aree) e puntando sulla riqualificazione del tessuto urbano in chiave turistica, ma non di massa. Non diciamo élite, certamente non da invasione di seconde case. Eravamo solo agli albori del boom e con il pugno nello stomaco dello sfregio di corsa Europa. Un errore  rimase, quello dei aver previsto una zona artigianale a ponente della cittadina, ai confini di Borghetto e della statale Aurelia. Dove negli anni del primo mandato dell’avv. Mario Rembado Dc, sorsero edifici di civile abitazione. Seguì un processo penale, in tribunale a Savona, con condanne che poi furono annullate in Cassazione. Il sindaco sostenne che si accorse dell’abuso solo ad edifici ultimati, nonostante la zona centrale e di passaggio per chi, come lui, doveva raggiungere Albenga dove insegnava o per recarsi in pretura.

Scaglia che, pur non tradendo il suo gruppo consiliare capeggiato dal geom. Franco Panizza –  con il cognato Sandrino Provaggi appartenevano al nocciolo duro degli impresari -, non condivideva la durissima avversione al nuovo piano regolatore. Si arrivò al punto che pur di non darla vinta ai ‘palazzinari’ il comm. Elice, tra i benestanti della città morto povero  – fornitore di bordo a Genova, Venezia, Sud America, dava lavoro a centinaia di persone, parecchi erano loanesi, soprattutto di Verzi – , entrò in conflitto con il gruppo consiliare maggioritario della Democrazia Cristiana, fu estromesso di fatto e diede vita nel 1967 al Gruppo la Palma, che vincerà le elezioni, ma nell’arco di un anno verrà tradito da tre eletti nel suo gruppo (Baietto, Gaggero, Goso).

La nostalgia di quei tempi, i ricordi delle interviste nei panni di capostazione. Il suo ruolo di assessore alla Polizia urbana: tre vigili, il comandante Attilio Ripamonti (nonno del neo senatore leghista Paolo Ripamonti) che faceva più ore in strada che in ufficio e in estate riceveva rinforzi dai vigili di altri Comuni del Nord.

Da qualche anno Sergio Scaglia non scendeva in strada, lo pensavamo con quella tristezza che ora ci tiene compagnia sapendo che non lo rivredremo più. Era di animo buono, educato, che anche arrabbiandosi a leggere  un reconto di cronaca o di consiglio comunale, dissentiva, ti redarguiva, lasciandoti sempre col sorriso: “...Vabbè, la prossima volta mi chiami e ti spiego….“. Mai un atteggiamento rancoroso o vendicativo, da toglierti il saluto, girarsi dall’altra parte. Anzi, gli piaceva scambiare riflessioni sull’operato di assessore, il lavoro di giunta, del consiglio comunale. E poteva accadere che di fronte a certe resistenze o reazioni di colleghi consiglieri o di associazioni di categoria, chiedeva: “Se lo condividi dovresti darmi una mano….ho bisogno….”. Ovviamente a sensibilizzare, a mettere in luce, Sergio orgoglioso, pignolo, mai presuntuoso, arrogante.

Lascia in chi l’ha conosciuto un saggio ricordo dei giusti, di chi amava Loano senza coltivare interessi personali ed affari, senza arricchirsi negli anni d’oro. Lascia la moglie Tea, la nuora Myriam, i nipoti  Paolo e Gaby, il pronipote Corrado. Anche Sergio ha chiesto di essere cremato, come accade ormai alla stragrande maggioranza dei defunti.

Viene in mente che Loano ha prontamente avversato un ‘forno crematorio’ nell’area del nuovo camposanto delle Berbene per “non danneggiare l’agricoltura (sic!) e l’immagine di Loano turistica, del suo mega porto a tre chilometri in linea d’aria“. L’iniziativa era di un gruppi di 12 operatori del settore Pompe funebri lungo la Riviera, capeggiato dalla società MunariMessa di Loano, con la partecipazione di un paio di investitori imprenditori di Albenga, tra essi l’ex sindaco del Pli, Mauro Zunino.

Loano era un ripiego dopo che ad Albenga c’era stata la sollevazione degli agricoltori di Leca che temevano ricadute negative e ‘fumi’ sui terreni agricoli, persino ‘diossina’. Dopo Loano, il progetto è stato preso al volo dall’amministrazione comunale di Sanremo che l’ha varato a tamburo battente scontrandosi  con interessi dentro e soprattutto di concorrenti nel Basso Piemonte, e non solo, dove si rivolgono gran parte delle aziende di onoranze funebri del ponente ligure. Un business della cremazione in rapida ascesa, abbiamo superato nella Liguria di ponente 3500 cremazioni all’anno (compreso Savona e comprensorio). Un affare lucroso come quello della Sanità, sempre più appannaggio delle Spa. Non avevamo le trave cole a sostenere il forno nelle Berbene, isolate. A Sanremo va in scena cio che i cittadini dovrebbero sapere. Sono entrate in campo addirittura società di Bologna che, senza santi in  paradiso, hanno sbagliato nell’offerta di gara, La concorrente non sbagliava. Al punto che ora i bolognesi hanno dato battaglia senza risparmi, affidandosi a luminari, con raffiche di ricorsi al Tar e manco a dirlo, se non avranno la meglio sui concorrenti, al Consiglio di Stato. Loano, invece, ha preso a pedate i suoi stessi imprenditori del settore. Che, bisogna aggiungere, appartengono alla categoria del mai mettersi contro chi comanda. Purtroppo non ci sfugge neppure il motivo. Non sono gli unici.

Una curiosità era emersa da indagini sull’attività del settore ‘forno crematorio’ nel Basso Piemonte.  Da intercettazioni telefoniche (non ricordiamo se ambientali della Dia) emergevano tentacoli in Riviera. Si facevano nomi di politici e professionisti loanesi, albenganesi e liguri per contrastare l’iniziativa di un forno crematorio. In qualche caso utilizzando conoscenze trasversali: maggioranza e dell’opposizione.  E come emerso a Sanremo, con le nuove tecnologie, l’impianto è a impatto ambientale zero. Le aziende private, pubbliche o partecipate del basso Piemonte, manco a dirlo ringraziano. Alle famiglie dei defunti del ponente ligure costa qualche centinaio di euro in più. Oltre ai disagi per i giorni di attesa, anzi ormai bisogna fare la coda.(L.C.)

ADDIO AD UNA MAMMA E NONNA LOANESE CHE MERITA DI ESSERE RICORDATA

Mariuccia Freccero, vedova Cenere, con il marito hanno trascorso molti anni da custodi al Divin Prigioniero: oggi sull’area sorge un complesso edilizio. Ospitava una comunità di sacerdoti anziani, esercizi spirituali, conferenze, incontri per giovani dell’Azione cattolica e associazioni.

Il primogenito Gianni Cenere che vive a Pietra Ligure – il figlio ha sposato una De Giovanni proprietari di Ai Pozzi Village, il più moderno complesso alberghiero realizzato in Liguria negli anni duemila – ha postato una foto dei genitori, giovani e sorridenti, sulla sua pagina Facebook: “ Ciao mamma, salutami papà. Voglio ricordarvi…”. Gianni ha di recente contribuito alla stesura del Nuovo libro illustrato La Basilica di San Nicolò, ’ disponibile presso l’ufficio Parrocchiale che contiene con cenni storici e foto, realizzato con il contributo della Comunità MASCI.

I coniugi Cenere, tre figli. Gianni ha studiato nel Seminario vescovile di Albenga, negli anni in cui benessere e opulenza erano appannaggio di pochi. Come tante famiglie umili di Loano hanno conosciuto un’esistenza di sacrifici, privazioni e lavoro. La gioia dei figli all’onore del mondo. Hanno coltivato terreni agricoli, mentre ‘accudivano’ il Divin Prigioniero opera di Don Folci. Parte del caseggiato, con una chiesetta, apparteneva  invece alle suore di Bormio.

La famiglia Cenere era anche composta dai figli Mario, compianto figulinaio che tenne per quattro anni il laboratorio di statuine in terracotta nel museo di Toirano nell’ambito dell’Itinerario dei Presepi; realizzava i “macachi”, immagini da presepe ispirati alla tradizione albisolese.  C’è Francesco (Franco) che è stato sindaco di Loano dal 1993 al 2001, prima eletto nella Dc, poi nel Popolo delle Libertà di Silvio Berlusconi. Dipendente statale dell’Istituto Falcone, è stato giudice internazionale di ciclismo professionistico (Giro D’Italia, Tour de France…..). Infine abbiamo già accennato a Gianni, studioso, impegnato in azienda informatica di Pietra Ligure.

LA LOANESE, NUBILE E SOLA, CHE HA CHIESTO

DI ESSERE SEPOLTA SENZA ESEQUIE, NE MANIFESTI FUNEBRI

L’informazione locale, attenta anche se si smarrisce un cagnolino o un gatto all’appello dei suoi padroncini, aveva dato notizia, IN BREVE, di una donna,non ancora della terza età, rinvenuta cadavere dopo alcuni giorni nel suo alloggio, in centro città. L’autopsia disposta dall’autorità giudiziaria stabilì che si trattava di un decesso naturale, arresto cardiaco in soggetto debilitato. Rispettiamo la sua volontà di andarsene nel silenzio totale. Anche se non era una cittadina qualunque, per il suo passato, per quello che ha rappresentato la famiglia con attività commerciali, compresa  un’agenzia d’affari. Poi un giorno una brutta storia. La denuncia di uno studio legale di Loano che assisteva un’anziana che aveva affidato all’agenzia la vendita dell’unica proprietà: 180 milioni che la donna non ebbe, se non un minimo acconto, mentre si sosteneva che aveva ricevuto l’intero importo. Ne scaturì un processo per circonvenzione di incapace, truffa, falso, con una serie di aggravanti. In aula il presidente del collegio, dr. Vittorio Frascherelli, ce l’ha messa tutta la pazienza e l’opera di convinzione: nulla da fare anche di fronte a contraddizioni insostenibili, provate  pure dalla documentazione bancaria e calligrafa. Una pesante condanna a oltre sei anni di reclusione, multa, risarcimento della parte civile e senza i benefici della sospensione condizionale. Poi l’appello, la Cassazione. Condanna confermata. Una strategia difensiva suicida: l’imputata cercò di dimostrare, pur di non finire in carcere, un parziale vizio di mente. Da qui la pena alternativa del giudice di esecuzione, l’affidamento ai servizi sociali, il dramma con i genitori (era rimasta orfana di papà che si era trasferito a Noli dove gestiva un bar). La lacerante esperienza fino a coinvolgere le condizioni psicofisiche prima della mamma, poi del patrigno. Una zia e cugini hanno cercato di aiutarla, non solo nel conforto, dandole un lavoro, non farla sentire sola anche dopo una difficile convivenza con un loanese da fedina penale di qualche pagina e, a sua volta, ricoverato in un istituto per anziani disabili. Una storia triste, un epilogo da brividi, tenendo conto che i nonni, con una vita di sacrifici, nell’ambito di una lunga attività commerciale e turistica, anno dopo anno, avevano messo insieme un invidiabile patrimonio immobiliare.

Conosciamo quali siano state le sue volontà quanto ai funerali, nulla sappiamo della sorte delle proprietà la cui prima beneficiaria sarebbe, in assenza di testamento, la sorellastra. Persona a modo e perbene, come tutto il numeroso nucleo famigliare paterno e materno.

 

 

 

 

 

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