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Liguria e Basso Piemonte

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Ceriale l’ultima partenza di Gigi il ciclista,
immigrato, meccanico, mite, galantuomo

Quando era ancora un giovanotto lavorava nel cantiere Sciallino, un’eccellenza della piccola nautica ponentina. Un Sciallino è stato vice sindaco. Un sciallino gestisce un residence. Un cantiere che ha fatto storia e poi si è dissolto dopo alcuni passaggi di proprietà ed ora è stato di abbandono. Luigi Tascione è partito per l’ultimo suo viaggio terreno. Avvolto dall’affetto dei famigliari, dalla stima degli amici. Era uno dei tanti cerialesi immigrati che ha saputo integrarsi e, si suole dire, essere all’onore del mondo. Aveva 73 anni, faceva ormai vita da pensionato e trascorreva le giornate seduto su questa o quella panchina del lungomare, a conversare con i concittadini.

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Il Secolo XIX ne ha dato notizia, come meritava. Per chi ha conosciuto Gigi, ed era pure coetaneo seppure da ‘peagnolo’ in gioventù, ha un ricordo esemplare del cittadino, a suo modo, personaggio popolare. Era stato il secondo meccanico ad aprire un’officina per biciclette e poi di motorini, nel centro storico. Preceduto dal mitico ‘Chille‘ che si trovava nei locali dove oggi ha sede una banca sul lungomare. Era il papà dell’ancora più popolare Piero Revetria che è stato sindaco ed assessore di Ceriale, assessore provinciale, presidente della Comunità Montana Inaguna, impiegato dell’Usl, ora Asl, attuale attivissimo primo cittadino di Vendone. La figlia ingegnere.

Luigi Tascione era molto conosciuto dai cerialesi e dai turisti perchè il suo luogo di lavoro era accanto allo storico Bastione, la piazza principale, la zona più frequentata della cittadina. Era impossibile non voltare lo sguardo verso il meccanico e l’esposizione di biciclette. E ancora Gigi vendeva e portava a domicilio le bombole del gas. Persona mite, affabile, osservatore e nella sua semplicità faceva parte di quella Ceriale che ha vissuto e conosciuto l’evoluzione agricola, turistica, commerciale. Le due facce della medaglia. Immigrato dalla Campania quando la cittadina contava una decina di famiglie possidenti e benestanti, la generazione che ha vissuto gli anni dell’ultima Grande Guerra e qualche testimone della Prima guerra mondiale.

I primi ‘foresti’ arrivavano soprattutto dalla Sicilia pescatori e dalla Campania. Molti lavoravano da braccianti agricoli nelle campagne. Abitavano le vecchie case del centro storico che erano state ‘lasciate’ dai cerialesi che si erano trasferiti in zone ‘residenziali’. Una comunità, quella dei migranti italiani che, con gli anni, ha conosciuto il benessere, ha scalato posizioni economiche e sociali. Qualcuno ha fatto più fortuna, altri hanno raggiunto traguardi da paesi civili. Gigi non si era arricchito, viveva della pensione di artigiano, ha chiuso l’attività dove era aiutato dalla moglie. Per anni ha avuto come confinante il negozio del fotografo Bertolotto, altra famiglia che ha raggiunto vette di norietà. Un Bertolotto, figlio, primario al Santa Corona, è stato sindaco di Toirano e presidente della Provincia.

Gigì, nella sua modestia, nella sua ‘cultura’ paesana, era un uomo che sapeva ascoltare, giudicava senza preconcetti e soprattutto poteva dire la sua per la coerenza con cui ha cresciuto un figlio (ha gestito per sette anni un bar a Borghetto S. Spirito) e una figlia (dipendente sociale del Comune di Albenga, da militante leghista era candidata – non eletta- alle comunali del maggio scorso). Gigì riposerà nel camposanto di Ceriale assieme a quella comunità ricca di sacrifici e valori.

 

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