Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Borghetto S.Spirito del futuro: un lungomare con le panchine delle donne più meritevoli.
Il verde pubblico sarà dedicato ai gelsi

L’iniziativa è un progetto “Donne oltre”. Ha mosso i primi passi con un comunicato stampa che indica le linee generali. Poi si dovrà passare al regolamento e al più arduo compiti di “individuare 123 donne (non solo borghettine ma anche fuori dei confini, italiane e straniere ndr) che per meriti e competenze si sono distinte in quattro ambiti”. Eccoli: scienza, cultura, donne contro la violenza, legalità. Il premio, un riconoscimento più morale e umano che materiale: vedersi dedicata una delle 123 panchine del lungomare cittadino, dai confini con Loano, a Capo Santo Spirito con Ceriale. Una scommessa ambiziosa, originale, “forse prima ed unica in Italia” dice il giovane sindaco artigiano, marito e papà, Giancarlo Canepa. Un’idea nata per festeggiare la ‘Giornata internazionale per l’eliminazione  della violenza contro le donne’. Borghetto S. Spirito ha pagato il suo tributo. Lo ricorda la sala consiliare intitolata al vice sindaco della passata amministrazione, Stefania Maritano, uccisa nella sua villa di Loano dal compagno di vita.

Il sindaco Canepa e l’assessore Mariacarla Calcaterra durante la conferenza stampa

“Una segnale forte – aggiunge il primo cittadino – contro una barbarie senza fine e che, a partire dal 2019, porterà ad individuare 123 donne che per meriti e competenze si sono contraddistinte. Il bando dovrà regolamentare  le modalità di partecipazione, sarà istituita  un’apposita commissione per valutare  storie di donne che con il proprio impegno, i propri studi, le proprie azioni, hanno saputo essere di esempio ed un modello nel campo in cui hanno operato, andando oltre i pregiudizi, oltre le barriere, oltre i limiti.”

Nel 2019  il primo bando sarà dedicato alle ‘Donne per le donne contro la violenza’.  Alle 30 donne individuate – precisa il comunicato del Comune – in base alle proposte  ricevute e vagliate dalla Commissione, verranno dedicate altrettante panchine sul lungomare cittadino. Ogni panchina recherà una targa  con l’indicazione del progetto e della donna alla quale la stessa verrà dedicata, con la motivazione prescelta.

C’è da dire che si è diffusa la voce di intitolazione (dunque con targhette fissate alle panchine) anche a donne uccise in varie parti d’Italia e la cui sorte ha destato più clamore nel contesto in cui si è consumata. Difficile però immaginare che una passeggiata a mare possa essere indicata come luogo di atroci disgrazie, con tanto di nomi, cognomi, data. motivazione.  Sarebbe una scelta dai toni lugubri e di tale evenienza non abbiamo sentito parola nel corso della conferenza stampa. Semmai l’obiettivo dell’amministrazione comunale è  di esaltare ‘donne viventi ed operose’.

Semmai si poteva pensare pure a quelle donne che, nel silenzio, si sono distinte per dedizione ed impegno nella vita famigliare e sociale. Pensiamo alle donne che assistono per una vita e lontano dai riflettori i loro figli o figlie gravemente handicappati. Pensiamo a quelle mamme che avendone la possibilità, assistono i loro cari anziani (nonni, genitori) in casa anziché ricoverarli in strutture protette. Una vita di sacrifici, rinuncia esistenziale al tempo libero. Pensiamo alle donne che dedicano la loro esistenza al prossimo, magari in missione nelle terre sconvolte dalla miseria, dalle guerre,  dalle malattie; donne coraggiose, incuranti di mettere a repentaglio la propria  vita, rinunciando alla vita famigliare, lontano dagli affetti e dai luoghi natii. Missionarie civili e religiose delle quali  magari nessuno parla o scrive.  Testimonianze di grandi virtù ed altruismo. E che dire delle donne educatrici per eccellenza, infermiere, psicologhe, persino casalinghe e nell’ambito di una famiglia numerosa. Insomma c’è parecchio da riflettere.

Il sindaco Canepa e l’assessore Calcaterra

Violenza sulle donne, non solo femminicidi, ricorda ancora la nota stampa, casi di maltrattamenti, percosse, minacce e stalking aggressivo. la violenza in genere è un male radicato  nella nostra società.

Chissà se sarebbe utile, cosi come accade per altri indicatori sociali, conoscere oltre ai dati statistici nazionali dei delitti, quelli regionali. E perchè no,  di altre nazioni, in proporzione ovviamente agli abitanti. Conoscere in quale contesto socio- economico si consumano atroci reati. Se tra le concause scatenanti ci siano fattori più o meno specifici, aggreganti, ripetitivi. Sfogliando gli annali di cronaca, la rassegna stampa dei primi decenni del ‘900, è una rarità leggere  di femminicidi, ancor meno nei ‘ritagli stampa’ dell’800.

E se fosse il motore, l’abisso in cui  conduce il  consumismo, l’acuirsi delle disuguaglianze, le crescenti difficoltà economiche ? E cosa succede, ad esempio, nei paesi in cui la donna, quanto moglie e madre, è più protetta, più favorita nella scala sociale degli aiuti dello Stato ? In passato si leggeva che Svezia e Norvegia avevano indici di suicidi femminile più elevato al mondo. In particolare tra giovani donne. Vale la pena dunque poter conoscere a fondo l’origine, diremmo l’anamnesi che genera e produce violenza e morte in famiglia. Disgrazie tremende che lasciano il segno per una vita.

BORGHETTO ED IL VERDE PUBBLICO: SI TORNA AL PAESE DEI GELSI

Il consigliere delegato Alessio D’Ascienzo

Per ogni albero abbattuto, ne pianteremo almeno due. Era stata la promessa, quasi slogan, della giunta comunale di fronte alla necessità di tagliare gli alberi ‘pericolanti’ e quelli che causano evidenti problemi all’asfalto, su strade, piazze, marciapiedi. Poi la moria delle palme che non ha risparmiato Borghetto Santo Spirito. “Un piano del verde” – spiega Alessio D’Ascenzo, consigliere comunale delegato che opera nel settore turistico ed edilizio, master post laurea in Marketing e Comunicazione d’impresa, oltre alla laurea in Sociologia erconomica  e laureando in Psicologia –  ed un paese verde adatto alla popolazione, alla qualità dell’aria, ai benefici che le piante arrecano all’ambiente che ci circonda, lo caratterizzano, lo rendono più vivibile e più salutistico”. Borghetto ha deciso di adottare il gelso, per trasformarsi in ‘città dei gelsi‘. Erano già presenti nella Piazza della Libertà, piazza  Caduti del Lavoro, via Trilussa. Ora prenderanno il posto dei pini marittimi in centro come in periferia. Con l’ultimo alluvione  sono almeno una quarantina gli alberi distrutti nella zona del campo sportivo.

A chi fa osservare  al dr. D’Ascenzo che il ‘piano del verde‘ dovrebbe esordire prima di tutto con la cura delle aiuole esistenti, oggi ricoperte da ogni tipo di erbacce, incuria, abbandono. Uno stato di decoro zero in una cittadina che vive ormai solo di turismo. E se ordine, pulizia, verde, fiori, dovrebbero essere una costante di ogni paese a prescindere dalla sua economia, per una città a vocazione  turistica il biglietto da visita, la cartolina non può essere quella che, non da oggi, fa cattiva mostra e che trucioli.it da diversi anni documenta attraverso le immagini. Ben venga il ‘piano gelsi’, ma è prioritario iniziare dai piccoli interventi, dal centro soprattutto, dalle zone più frequentate, alla periferia. Il decoro svolge pure un’azione educativa di massa, così come la prevenzione all’illegalità.

D’Ascenzo allarga le braccia, come dire non è mea culpa: “Non abbiamo soldi, siamo ridotti con tre giardinieri che provengono da altro settore, di fatto ce n’è una solo….”. Almeno si cominci senza indugi nei piccoli interventi sulle aiuole, almeno quelle lungo la statale Aurelia, dove ogni giorno passano ed osservano migliaia di persone. Che immagine si da !? Quale segnale ?! E poi chi ha il compito che realizzando nuove aiuole, come è accaduto, si faccia uso di terreno idoneo alla piantumazione e non terra da scavo che nessun giardiniere degno di questo nome utilizzerebbe nel giardino di casa.

La scelta del gelso risponde ad una delle caratteristiche storiche della cittadina. Borghetto che nei secoli poteva contare sulla coltivazione  dei gelsi utilizzati per i bachi da seta. Non c’è bisogno di ricordare che occorre siano messi in terreni fertili, ma sicuramente il vivaio Michelini che provvederà alla fornitura, potrà dare migliori consigli.Il gelso come alimento, ornamento e persino  capace di ‘produrre’ di more commestibili. Borghetto che si caratterizzava, nell’800, nella coltivazione della canapa (da qui la zona Canapari ai confini con Toirano). C’era l’industria Saleo che si era specializzata nella lavorazione ed esportazione oltre i confini liguri. Un paese che in origine era ricoperto da una vasta area acquitrinosa. E negli anni del primo dopoguerra caricava treni merce di prodotti ortofrutticoli, a cominciare dalle pesche e ancora prima la coltivazione del cavolo verza.

Poi chi amministrava ha pensato fosse più producente, per la comunità e il suo sviluppo, la ‘produzione a tappeto’ di seconde case, alloggi al mare, immobili da destinare al mercato locale e ‘forestiero’. Una piccola minoranza, senza voce e senza potere, veniva messa facilmente a tacere, rilegata nel banco di chi era nemico del progresso e del benessere. E’ andata bene, col vento in poppa, per parecchi anni. Poi si sono raccolti i frutti. Certo, tutto ad opera di persone con nome e cognome, figlie, figli e nipoti, proprietà, ricchezze, beni per i più fortunati. Alla comunità è rimasto il classico ‘pugno di mosche‘.

Alle generazioni del terzo secolo la capacità e la volontà di ripartire, senza troppe illusioni. Finora il segnale della coesione sociale ha lasciato il posto più che alla dialettica politica, sempre utile nel contesto democratico, al rinfacciarsi meriti e demeriti, capacità ed incapacità, miopia ed oculatezza, coerenza ed incoerenza, competenza ed incompetenza, arroganza. Sicuramente, rispetto alle aspettative emerse in campagna elettorale, c’è la latitanza del governo regionale, le  sue spinte propulsive in scelte strategiche, di spessore economico e sociale. Una svolta oltre l’ordinaria amministrazione. Dal Puc, alle aree Roveraro, alla sorte della futura stazione ferroviaria, ai terreni improduttivi di proprietà comunale, al recupero dell’agricoltura (ciò che resta), alla valorizzazione delle colline che sovrastano il paese e dominano la vallata del Varatella, cancellando ove è possibile la vistosa ferita della ex cava. Scelte di ampio respiro, vale a dire capaci di incidere verso un cammino virtuoso di rilancio, ma non elettorale. (l.cor.)

 

 

L.Corrado

L.Corrado

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