Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Da Pietra clamorosa denuncia: Autofiori
il rinnovo in deroga e priva di requisiti.
La sorte del Parco botanico, la fauna muore

Nell’ultimo mezzo secolo non è stato realizzato più niente mentre le altre Regioni del Nord  hanno potenziato le loro infrastrutture e sono andate avanti, in Liguria siamo fermi. Nel Ponente l’Autostrada dei Fiori (ora di proprietà del Gruppo Gavio di Tortona) non ha alcuni dei “requisiti minimi essenziali ” per essere considerata “autostrada” e questo fatto se venisse “conclamato” dovrebbe essere  “declassata ” a “superstrada “. Non solo: sta già “godendo”  del primo rinnovo della concessione, ma “in deroga” (come “autostrada”) perché priva di requisiti per esser considerata tale, come le corsie d’emergenza o i guard rail a norma.  Non bastano più ! Siamo anche in presenze di intasamenti ‘sistemici’ nei fine settimana, week end, festività. Con gravissime ripercussione su tutto il sistema viario dalla Costa fino alle valli collinari verso il Basso Piemonte. Intanto il clima pre elettorale da il via alle prime mosse e possibili alleanze nello schieramento di centro destra dove Mario Carrara punta a bruciare i tempi, ma tra insidie e resistenze.

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COMUNICATO STAMPA – Alla presenza dell’assessore regionale ai Trasporti, Turismo e Lavoro Gianni Berrino, esponente ligure di “Fratelli d’Italia”, si è svolto l’incontro organizzato dalla Lista Civica dei Pietresi, sul tema dei “Trasporti” e “Turismo” in Liguria in seguito alla sciagura del ponte Morandi. È stato subito evidenziato da Mario Carrara nella sua presentazione, come l’assessore Berrino, con il presidente Toti, sia colui che sta seguendo e gestendo direttamente la situazione di emergenza in tutta la logistica dei collegamenti e dei trasporti, provocata dal crollo dello stesso ponte.

Carrara ha sottolineato che la sciagura del ponte non riguarda soltanto la città capoluogo che, pure, ha pagato e sta pagando un prezzo ingente in termini di vite umane, di lavoro, di mobilità, ma riguarda anche (se non “soprattutto”) tutta la parte di ponente della Regione Liguria, che va dal fiume Polcevera fino al confine con la Francia. Tutto il Ponente ligure, quindi una metà dell’intera Regione, risulta colpito e danneggiato da quanto è accaduto. Quindi,  non c’è solo una città tagliata a metà, è la Liguria, di fatto, ad essere ora,  una Regione tagliata a metà!

Nel corso della riunione è  stato rilevato come dal Ponente ligure, per raggiungere Genova centro o recarsi nel Levante della Liguria, ora occorra più di un’ora di viaggio, rispetto a prima. Le due sole alternative viarie che esistono sono: o salire fino in Piemonte e, poi, percorrere la Genova-Serravalle, in direzione Genova, un’autostrada “antica”, con un percorso tortuoso e veramente pericoloso; oppure, incolonnarsi nel traffico cittadino, dopo essere usciti a Genova Prá, oppure a Genova aeroporto. Ma se ci si avventura nel traffico genovese per l’ora di punta, o in un giorno di pioggia, il tempo occorrente per giungere a destinazione aumenta ancora considerevolmente. Lunedì 17 Settembre si sono riaperte  le scuole e si è  visto qual’è stato l’impatto finale su tutta la circolazione automobilistica. Da quel giorno,  ogni giorno, in certe ore, è davvero l’ingorgo e “la coda continua”.

Da tutti è emersa l’esigenza di porre la questione dei collegamenti del Ponente in primo piano: la via Aurelia e la ferrovia realizzate nel 1800, quest’ultima, proprio nel tratto pietrese, ancora a binario unico, e l’Autostrada dei Fiori, che risale al 1967, (un’autostrada già “pagata” dalla collettività al suo costruttore, che sta già “godendo”  del primo rinnovo della concessione, ma “in deroga” come “autostrada” perché priva di requisiti per esser considerata tale,  come le corsie d’emergenza o i guard rail a norma), non bastano più.

In cinquant’anni non e stato realizzato più niente –

Le altre Regioni del nord  hanno potenziato le loro infrastrutture e sono andate avanti;  la Liguria non ha fatto più nulla e si è fermata: ora è ferma ai livelli di 50 anni fa.  L’assessore Berrino ha evidenziato come la Regione, che appoggia decisamente la costruzione del Terzo valico ferroviario e della “Gronda” di Genova, stia facendo tutto il possibile per far fronte a questa emergenza,  che è un’emergenza nazionale,  in quanto il clamoroso crollo del ponte ha avuto un’eco drammatica in tutto il mondo; in questa tragedia,  è l’immagine stessa dell’Italia, come paese, che ne è uscita, indubbiamente, colpita e danneggiata. Berrino ha sottolineato come siano stati potenziati i collegamenti ferroviarii da Ge-Voltri e tra Savona e Sestri Levante, anche con l’arrivo da  altre regioni di nuovi treni. E come la stazione di Savona debba diventare il punto di riferimento di interscambio per chi proviene in auto dal Ponente, per poi,  da lì,  proseguire verso Genova in treno.

Nei successivi interventi da parte, in particolare, dei rappresentanti delle categorie imprenditoriali turistiche della città come gli albergatori,  i commercianti, gli stabilimenti balneari è  stato sottolineato il disagio generale per il fatto di dover usufruire di infrastrutture obsolete, progettate e concepite quando ancora il turismo non esisteva o, nel caso dell’Autostrada dei Fiori, quando non era neanche immaginabile che si sviluppasse con questi livelli di traffico. Ciò, tenuto conto,  che l’unica autostrada, a due sole corsie, ne ha, in realtà, di fatto, una soltanto quella di “sorpasso”,  perché la corsia di marcia è occupata quotidianamente dal lungo serpentone dei tir internazionali. Se si insistesse sul fatto che l’autostrada dei Fiori non ha alcuni dei “requisiti minimi essenziali ” per essere considerata “autostrada ” e questo fatto venisse “conclamato”, essa dovrebbe essere  “declassata ” a “superstrada “!

Ma l’ipotesi di “declassare” l’autostrada a “superstrada”, in quanto mancante di requisiti normativi,  non è considerata percorribile dall’assessore in quanto ciò provocherebbe l’automatico abbassamento dei limiti orari a 90 kmh,  con conseguente rallentamento di tutto il traffico. É ovvia, la conseguenza, tuttavia, che l’abbassamento dei limiti attuali che,  per quasi tutto il percorso autostradale, sono a 110 kmh,  ai 90 kmh di una “superstrada” sarebbe ben compensato dall’eliminazione del pagamento del pedaggio.

Un pedaggio tra i più cari di tutte le autostrade d’Italia,  per un’autostrada che non ha neanche i requisiti minimi per esser considerata tale! Come, pure, l’assessore  Berrino ha scartato l’ipotesi di costruzione di una nuova moderna autostrada, non ritenuta un’ipotesi percorribile, per i costi proibitivi, che renderebbero impossibile la realizzazione dell’opera. Secondo l’assessore, l’unica,  realistica ipotesi su cui si potrebbe puntare con successo,  potrebbe essere rappresentata dalla realizzazione dei congiungimenti delle varie tratte dell’Aurelia bis,  in modo da creare una “vera” strada alternativa, sia all’Aurelia che all’autostrada.

Come,  pure,  nel settore ferroviario, puntare le carte sullo spostamento a monte nella tratta Finale-Andora che, nella nuova situazione diventa imprescindibile, senza giustificazioni; che renderebbe “internazionale” la nostra linea ferroviaria, ora ancora gravata da una anacronistica “strozzatura” del “binario unico”, senza senso, che rallenta, se non blocca,  di fatto, l’andatura e la spedita procedibilità dei treni,  nonché il loro numero. L’assessore ha parlato,  in un contesto più vasto,  dell’approvazione, a livello europeo,  del collegamento ferroviario da Barcellona,  Nizza,  Genova e,  poi,  fino a Kiev, che interessando in pieno tutto il nostro Ponente, rappresenterebbe la vera “svolta” di qualità dei nostri collegamenti ferroviarii. L’assemblea sui collegamenti e trasporti nel Ponente,  con l’assessore Berrino, si è conclusa con i presenti che,  ancora,  avrebbero voluto “tempestarlo” di domande, ma, visto l’interesse e l’attenzione riscontrati ha promesso di tornare di nuovo.

Mario Carrara, Capogruppo Consiliare

Pietra Ligure,  16/9/2018

CHE SUCCEDE A PIETRA NELL’ALVEO DEL MAREMOLA ‘

COMUNICATO STAMPA DI NICOLA SEPPORE 100% PIETRA- 
Pulizia del Maremola ? Un lavoro lasciato a metà.  Dopo l’allerta di quest’oggi gli arenili saranno invasi dalla sporcizia: il Comune se ne faccia carico. Il torrente Maremola è tornato a far paura. Le forti piogge di queste ore, infatti, hanno innescato l’impeto del fiume che, pur non destando mai grandi preoccupazioni, è arrivato trascinare via con sé le canne tagliate nei giorni scorsi e malauguratamente lasciate lì, sul letto del torrente.
Nella memoria di tutti i pietresi restano indelebili le immagini di due anni fa, quando il Maremola straripò innondando le aree limitrofe alle sue sponde. Oggi, 11 ottobre 2018, ci ritroviamo con la prima allerta rossa della stagione autunnale e un torrente non del tutto ripulito. Le tantissime canne presenti lungo il letto del fiume, infatti, sono state sì tagliate nei giorni scorsi, ma non sono state portate via, rimanendo così in balia della furia dell’acqua che scendeva verso il mare.
Non è mia intenzione puntare il dito contro l’Amministrazione comunale – anche perché mi pare logico che nessuno ambisca a ritrovarsi in una situazione di potenziale pericolo – ma penso che sia lecito domandarsi perché ci ritroviamo a (quasi) metà ottobre con un letto del fiume ancora sporco. Ritengo, in particolare, che nessun iter burocratico possa in alcun modo ostacolare i giusti tempi di realizzazione di un lavoro essenziale per la sicurezza di tutti i cittadini. Inoltre, le canne tagliate (e non rimosse per tempo) presenti nel Maremola verranno inevitabilmente trasportate in mare e, di seguito, invaderanno le spiagge del paese.
Anche in questo caso, quindi, pare lecito domandarsi perché a farsi carico della pulizia degli arenili debbano essere gli stessi concessionari. Non dovrebbe essere il Comune, in queste occasioni, a prendersi le proprie responsabilità, attivandosi per far ripulire i vari lidi? Il sottoscritto ritiene di sì, a maggior ragione visto che il lavoro di pulizia dell’alveo è stato lasciato a metà proprio nel momento meno opportuno. Ricordo, inoltre, che nel contratto che lega il Comune di Pietra Ligure alla ditta preposta al servizio di nettezza urbana (ATA), all’art.26, è previsto ”il servizio di pulizia e raccolta dei rifiuti indifferenziati e differenziabili degli arenili e nei letti dei corsi d’acqua pubblici”.
La storia ci ha insegnato a non sottovalutare il pericolo derivante da una zona ad elevato rischio idrogeologico durante un’allerta meteo. Facciamo tesoro di questo insegnamento appreso due anni fa e che solo per fortuna non ricordiamo oggi per motivi ben più gravi.
IL BIGLIETTO DA VISITA FOTOGRAFA LO STATO DI INCURIA
PER AMBIENTE, FAUNA E FLORA. E’ PUBBLICITA’ TURISTICA ‘ ?
IL PARCO ABBANDONATO E’ UN DELITTO IMPUNITO
Era il 9 settembre, con la stagione estiva e del turismo a pieni giri, con qualche segnale di crisi negli arrivi e presenze soprattutto di cittadini stranieri. Ma c’è da tener conto che non è possibile avere un quadro abbastanza veritiero fino a quando non sarà fattibile monitorare i flussi nelle seconde case di cui Pietra vanta un primato  con altre località ponentine della costa. Non bisogna essere scienziati per sapere quanto sia importante per una città, una provincia, un Regione esibire, non solo la ‘Certificazione ambientale’ di cui tutti si sono dotati, ma sulla cui efficacia reale (tenendo anche conto che costa ogni anno un ‘pedaggio’ di migliaia di euro per il rinnovo) i dubbi non sono pochi. Non solo c’è la quantità e percentuale della raccolta differenziata (mentre ci sono paesi del centro e Nord Europa, serbatoi del turismo, dove da decenni si sono raggiunte quote del 100%).
Pietra Ligure che si era dotata di un lodevole parco orto botanico, un’oasi faunistica, persino voliere per uccellini ed animali da cortile. Nella mozione presentata dal consigliere di opposizione Mario Carrara si rimarca la triste sorte toccata alle povere bestiole, tutte morte o lasciate morire per incuria (?), in pericolo le tartarughe, i pesciolini rossi di una pittoresca vasca. Di fronte all’incapacità ed immobilismo, Carrara dice: “Non si è fatto nulla dopo il mio appello, mozione. Appare problematico in particolare che questa struttura, così preziosa e delicata per il suo mantenimento e conservazione, sia lasciata  priva di un guardiano -giardiniere o di sorveglianza, in preda al vandalismo che ogni teppista potrebbe effettuare indisturbato”. E poi che esempio si offre, senza andare lontano  agli alunni delle scuole, ai giovani . Qualcuno ha scritto: “...la città ha bel altri problemi da affrontare e risolvere….altro che uccellini e bestiole….”. E chi può dire di no. Pensiamo solo al ‘rudere‘ che fa bella mostra nel panorama cittadino, l’ex cantiere navale, ci sono le aree ex Italcementi, pure in centro città, la sorte di alcune strutture alberghiere (eloquente la lettera che aveva scritto l’ex consigliere comunale geom. Ciribì, nessuna reazioni).
Interventi di riqualificazione e rilancio che i mass media avevano più volte descritto a titoloni, locandine, per la serie: è la volta buona, non è propaganda, fumo elettorale. Le ‘figuracce’ non finiscono mai e spesso gli elettori dimenticano in fretta. Del resto non si può solo mettere in croce un sindaco che, persona perbene a parte,  ha dimostrato un forte mediocrità, incapacità al ruolo ricoperto. Una città alla deriva o quasi, trascinando le forze politiche che l’hanno sostenuto e soprattutto lo sostengono.  Si preparino alla batosta elettorale, a meno che non cambino pelle e spazzino via i responsabili.
Che dire della mancata attenzione e cura alle piccole cose, l’assenza di una programmazione e pianificazione pragmatica, puntuale, che rispettando le tappe, guardi al futuro, crei le condizioni di lavoro, sviluppo, investimenti produttivi per le generazioni a venire. E’ vero che il sindaco Avio Valeriani non è una mosca bianca nella nostra Riviera, non è l’uomo solo al comando. In una azienda che si rispetti, con un bilancio milionario,  sarebbe forse stato esonerato per tempo lui e chi gli tiene il ‘sacco’. Tra l’altro rischia di trascinare il centro sinistra ‘ nel baratro di una clamorosa sconfitta elettorale. La mozione del consigliere Carrara, a quanto emerge, non ha cambiato di una virgola lo stato di abbandono del parco. A chi giova ?

COMUNICATO STAMPA – Anche il parco orto botanico in via di degrado: non c’è più il custode; l’oasi faunistica non esiste più; gli uccellini e gli animali che erano nelle grandi voliere: tutti morti; ora, sono in pericolo le tartarughe ed i pesci della pittoresca vasca.

Che desolazione vedere che anche, e purtroppo, il parco-orto botanico sia lasciato andare in malora.

L’ultimo custode-giardiniere è andato in pensione e l’Amministrazione Comunale non si è premurata di trovare il modo di sostituirlo. E dire che era da tempo che lo stesso custode lo aveva preannunciato; quindi,  c’era tutto il tempo per organizzarsi e porvi rimedio. Tuttavia,  il parco orto-botanico, un vero gioiello che tutti ci invidiano, è stato lasciato senza nessuna sorveglianza e la cura dello stesso ora viene svolta dalle sporadiche incombenze della squadra dei giardinieri.

Ma,  com’era da prevedersi, senza il  controllo costante di una presenza “fissa” di personale anche questa struttura diviene preda e ritrovo di “scorrerie” di teppisti, nonché pure la sciatteria comincia ad imperversare. Le grandi voliere che ospitavano tanti variopinti uccellini ed altri animali, oggetto di visite continue di bambini e scolaresche, sono tutte desolatamente vuote: gli animali sono tutti morti. Eppure ne hanno ospitato tanti e di tante specie: dai cardellini, ai canarini,  ai fagiani,  ai merli, , ai pappagallini, agli scoiattoli, ai conigli, ecc.

Ora,  è in serio pericolo ciò che resta di “vivo”: nella grande pittoresca vasca dove sono ospitate ben una cinquantina di tartarughe e pesci, anche di ragguardevoli dimensioni, nessuno è più addetto a dar loro da mangiare: solo qualche “anima buona” ogni tanto porta del cibo,  diversamente morirebbero di fame. Inoltre,  nessuno protegge più questi poveri animali,  che costituivano per il loro “unicum” una delle attrattive del parco,  da chi volesse far loro del male, divertirsi a tormentarli, o portarseli via.

Noi stessi,  quando abbiamo fatto il sopralluogo nel parco, nei pressi  del laghetto, abbiamo redarguito e scacciato dei giovinastri che, con bastoni,  si divertivano a picchiare e far cadere le povere tartarughe dai loro ripari sulle rocce. I grandi parchi della città come il parco “Offemburg”, il parco “Negro”, ma specialmente e soprattutto il parco-orto botanico hanno bisogno di un servizio di sorveglianza e cura costante e continua che garantisca la loro conservazione,  la loro preservazione e la loro bellezza. Diversamente, diventano preda del degrado progressivo,  come sta indubitabilmente già avvenendo nel parco “Offemburg”, e come vi sta “scivolando” (nel degrado) anche l’orto botanico. Per quest’ultimo,  tuttavia, il problema riguarda solo l’orario diurno in quanto, essendo tutto completamente recintato, per le incursioni notturne il problema stesso non sussiste. Ciò a riprova dell’efficacia delle cancellate di recinzione e protezione di queste strutture pubbliche.

Basta vedere i cestini dei rifiuti stracolmi e traboccanti, che nessuno,  a differenza di ciò che avveniva prima,  svuota più: le conseguenze si vedono e le fotografie lo dimostrano; nonché dei rami secchi e della sporcizia, sparsi un po’ dappertutto.Un vero peccato che questa struttura sia condannata a ridursi così per l’insensibilità dell’Amministrazione Comunale.Per tutto quanto sovraesposto,  si chiede che il Consiglio Comunale approvi la presente Mozione Consiliare nel dispositivo che segue: Il Consiglio Comunale di Pietra Ligure impegna il Sindaco e la Giunta Comunale a ridotare il parco-orto botanico di un giardiniere custode,  addetto alla sua cura e sorveglianza,  per la conservazione della sua integrità e bellezza. Inoltre,  impegna il Sindaco e la Giunta Comunale, nel frattempo, a far sì che sia garantito il cibo agli animali presenti nel laghetto in modo che possano sopravvivere, nonché  la loro “protezione” da chi volesse far loro del male o rubare.

Pietra Ligure, 3/9/2018, Mario Carrara

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