Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Ma quanto piace il ‘modello Salvini’
ai camerati leghisti di Savona e Imperia
L’egemonia culturale e elogio di Putin

Gilberto Pizzo è un leghista silenzioso. Esultava con Umberto Bossi primo leader delle tappe ad Albenga, Alassio, Diano Marina, Pietra Ligure, Savona. “Mio papà – scrive oggi la figlia Silvia – pur in momenti storici difficili non si è mai fatto da parte anche se dietro le quinte. Non ha mai militato tra voltagabbana e senza nulla chiedere o ricevere quanto a potere, cariche ed incarichi. Ora, con la sua veneranda età e da fedele lettore, non ha neppure cambiato abitudine: il suo giornale è Il Secolo XIX. E’ rimasto molto impressionato dalla lettura del ‘modello Salvini’ che il giornale ha di recente pubblicato. Titolo: Modello accoglienza, l’ultima picconata”. (Vedi a fondo pagina). Ho esaudito il desiderio di scrivere questa lettera, vedete se merita tagli e correzioni.”

Io non sono abitué dei quotidiani, seguo soprattutto Ivg, impegnata in famiglia e nel lavoro dei campi. Papà ha chiesto di scrivere  e ho scelto un blog che seguo e non pare abbia riverenze o un occhio di riguardo, apprezzo anche perchè tratta argomenti dell’entroterra più povero. Papà sostiene chese Salvini è l’erede vittorioso di Bossi non sa come finirà, tra gli avi c’è chi ha combattuto in guerra, è stato al fronte…. Se Salvini potente e influente ministro dell’Interno, mostra sempre i muscoli per conquistare voti e ci riesce, sarà pure un vincente, con il plauso dell’estrema destra italiana, europea e mondiale, ma il messaggio verso i nostri giovani (e il tradizionale elettorato leghista)  rischia di portarci in nel baratro pericoloso per la democrazia. Basterà  a fermarlo un presidente della Repubblica e la nostra Costituzione ? Non abbiamo bisogno del popolo che porta il cervello all’ammasso. O chi plaude ad atteggiamenti da duce e non mi riferisco a Mussolini. Invoca l’uomo forte nella nazione delle banane.”

Papà dice ancora: “Spero di non essere proprio un transfuga solitario nella nostra Savona e tra i cugini imperiesi. Penso a quando ci incontravamo tra democristiani, onorati di ricevere, ascoltare quel dotto e galantuomo on. Lucifredi, origini a Borghetto d’Arroscia che fu vice presidente del Senato, oppure più frequentemente col ministro Paolo Emilio Taviani. Ricordo Gasco, Vedeo, Barone, Goso, Revello, Briozzo, Bruzzone, Vacca, Repetto, Torre, il  capo ufficio stampa e fedelissimo Olimpio e tanti altri ancora. Il tramonto di Taviani, gentiluomo colto e moderato, servitore dello Stato e della Resistenza, padre esemplare, morto senza lasciare tesori e con i figli rimasti estranei alle poltrone di Stato o affini. Ogni tanto leggo e seguo quel baldanzoso e cicciotello politico savonese e ligure,  giovane e promettente…il papà era impresario edile, ex consigliere comunale della Dc, a volte lo incontravo in quel di Bardineto tra i questuanti di Olimpio, se ricordo bene veniva per perorare una questione di licenze edilizie a Ceriale, ai tempi dei sindaci Vacca e Delfino, perorava pubblicità per la sua televisione locale, tutti insomma chiedevano…”. Finito quegli anni tanti voltagabbana e C. mi hanno deluso, spinto ad abbracciare la Lega  Bossi, sperando di tenere alla larga gli opportunisti che salivano qua e là sul carro dei vincitori e si allontanavano se andava male nelle urne. Ora in Lega sono tutti, o quasi, con Salvini, uomo di governo e di battaglia, ubbidienti a Rixi  ‘deus’ e console in Liguria. Un moderato rispetto al suo capo che non ama  mezze misure, dialoga con le dittatura alla Putin.  Del resto solo con gli oligarchi e la corruzione si riesce a governare un’Unione Sovietica estesa su 12 fusi orari. Senza Putin nascerebbero nazionalismi e rivalità, guerre fratricide come avvenne con i primi albori della democrazia russa. Che dire della sorte riservata al dittatore Gheddafi e al popolo libico ora lacerato dalle tragedie indicibili. Che dire dell’Iraq dopo la morte violenta del suo dittatore Saddam Hussein per mano delle democrazie degli Stati Uniti e dell’Inghilterra.”

E per concludere: “Ma Salvini con la sua Lega e le sue alleanze internazionali dove ci porterà ? Ad un’Italia più giusta, senza il dominio della mafia, ‘ladrona’ di prosperità da almeno un paio di secoli, senza leggere ‘milioni di poverelli’ nelle denunce dei redditi nonostante le auto di lusso, senza leggere che restiamo saldamente in vetta negli indici dei Paesi corrotti. E non è un caso se siamo primi in classifica nei condoni, soprattutto fiscali. L’ultimo esempio racconta di misteriose ‘manine’ con le mani nella marmellata a proposito di riciclaggio ed autoricliclatori,  scudo fiscale per i poveri, bloccati dal vigile e democristiano della prima Repubblica presidente Mattarella. E’ eloquente il clima di bassa lega che continua ad animare certa politica. Ma c’è l’emergenza delle emergenze che fa proseliti, i migranti che mangiano a sbaffo  negli ‘hotel di lusso’ ha sempre denunciato il buon Salvini. Se non sbaglio a Pietra Ligure se ne vede uno, sulla statale Aurelia vicino al Santa Corona,  un 5 stelle super che la titolare ha voluto immolare ai ricchi. Non possiamo essere l’eterna Croce Rossa di cittadini di colore in cerca di fortuna in un Paese incapace di raggiungere i traguardi civili e sociali dell’Europa centrale e nordica che attraggono tantissimi giovani italiani, forse i migliori che se ne vanno, forse esclusi molti figli di papà che pure un posto riescono ad averlo. E’ positivo che con Salvini siano cessati o perlomeno ridotti i flussi via mare.  Io vorrei un ‘premier’ capace di conquistare la fiducia di quell’Italia silenziosa che ha sorretto  nei decenni le fondamenta della nostra ‘giovane’ e traballante democrazia. La squadra di gregari che Salvini si è scelto dalle nostre parti, il loro metodi, i loro curriculum, non fanno esultare, non parlo di onestà, massoneria, ma di carrierismo e di obbedienza supina dei ‘sudditi’. Per la serie chi è non con me, stia lontano dalla Lega e dagli incarichi negli enti comunali, provinciali, regionale, nazionali. Per chi è ‘nato’, almeno di questi tempi con la camicia, ci sono stipendi d’oro in Regione, in Parlamento, anche se decurtati dal contributo  per rifondere i soldi indebitamente percepiti dallo Stato all’epoca di Bossi e Belsito.  Oltre al contributo mensile che già versavano al partito stesso. Eppure chi potrà mai dire che il nostro Bossi si sia arricchito, abbia vissuto tra nani e ballerine, champagne e vacanze dorate.. nei paesi esotici o ospite di qualche benefattore. L’unico che meriterebbe un grazie è il nostro Silvio Berlusconi, lo dice uno che è lontano anni luce da questo fortunato miliardario concittadino italiano balzato agli onori elettorali con la stagione di Mani Pulite e dello sdegno popolare, lo stesso popolo che poi ha votato per chi nuotava nel fango. Oggi la mafia non fa più stragi, spara raramente, è silente, si avvale di una corruzione diffusa, di penetranti connivenze, prospera dietro l’imprenditoria e la finanza, calza i guanti di velluto. “

Massimiliano Panarari, nato a Reggio Emilia nel 1971, è docente di Campaigning e Organizzazione del consenso alla Luiss di Roma e di Marketing politico alla Luiss School of Government e di “Informazione e potere” all’Università Bocconi di Milano. E’ editorialista dei quotidiani “La Stampa”,  Il Secolo XIX, “Il Mattino” di Padova, “Il Piccolo” di Trieste, il “Giornale di Brescia” e collabora con “L’Espresso”, “D” e “Il Venerdì” di Repubblica.
Ha scritto Poteri e Informazione (Le Monnier, 2017) L’egemonia sottoculturale. L’Italia da Gramsci al gossip (Einaudi, 2010), è coautore del libro Elogio delle minoranze. Le occasioni mancate dell’Italia (con Federico Motta; Marsilio, 2012) e co-curatore di Alfabeto Grillo. Dizionario critico ragionato del Movimento 5 Stelle (con Marco Laudonio; Mìmesis, 2014).

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