Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Il mondo dei Trasporti e ‘gomma scellerata’
code,ingorghi,inquinamento,sprechi energia
Imperia depotenziata, disagi Acqui-Genova
Bra-Ceva, alluvionata, fondi stanziati ma…

Il mondo dei Trasporti tra Liguria e Basso Piemonte. La tragedia di Genova dovrebbe far riflettere sulla scellerata decisione, tra gli anni ’50 e ’60 del secolo scorso, di trasferire su gomma la quasi totalità dei viaggi di persone e di merci, con risultati sotto gli occhi di tutti: code, ingorghi, inquinamento, spreco di energia, personale che potrebbe essere più utilmente impiegato altrove, il tutto su strutture, come il ponte Morandi, progettate per carichi di gran lunga inferiori a quelli ai quali era sottoposto negli ultimi tempi e che solo grazie all’adozione di indici di sicurezza particolarmente generosi, sono sopravvissute, non ostante la scarsa manutenzione e le condizioni ambientali particolarmente ostative, vista la collocazione in aria umida e salmastra. Hanno raddoppiato la linea del Ponente Ligure senza nemmeno aver previsto lo scalo merci nella nuova stazione di Imperia, che serve un Capoluogo di Provincia dotato anche di porto, ancorché l’attività del medesimo sia fortemente ridotta rispetto al passato.

La presentazione discussa nella ripresa audiovisiva: VISUALIZZA QUI.

Vedi l’incontro del gruppo fb BRA. Riprese di Enrico Sunda su Conferenza: VISUALIZZA “I troppi incidenti stradali”.

Si deve altresì osservare che l’usura apportata nei confronti del manto stradale cresce con la quarta, se non con la quinta potenza del carico gravante e che, se esistono ben precise regole da rispettare, queste, su strada vengono, spesso e volentieri, disattese, mentre, in ferrovia, grazie all’accesso controllato, sono strettamente osservate, pena la non autorizzazione a circolare per quel determinato convoglio. Occorre, pertanto, ripensare il trasporto, di persone, ma anche e soprattutto di merci, puntando sulla ferrovia come cardine del trasporto terrestre, ripristinando quegli scali inopinatamente distrutti e trasformati in aree di parcheggio o per edificarvi centri commerciali: siamo arrivati all’assurdità di avere dismesso ben sette scali merci in una Città come Milano e di avere raddoppiato la linea del Ponente Ligure senza nemmeno aver previsto lo scalo merci nella nuova stazione di Imperia, che serve un Capoluogo di Provincia dotato anche di porto, ancorché l’attività del medesimo sia fortemente ridotta rispetto al passato.

I disagi per i pendolari tra Acqui Terme e Genova si sarebbero potuti attenuare evitando il trasbordo con autobus alla stazione di Campo Ligure – Masone, poiché esiste un percorso alternativo, ancorché più lungo, che si dirama dalla radice Ovest della stazione di Genova Borzoli e raggiunge Genova Voltri, percorso normalmente solcato dai treni merci, per portarsi dal bacino portuale ad Alessandria ed oltre, valicando il Turchino e, da Ovada, procedendo in direzione di Predosa. Una volta raggiunti i binari di Genova Voltri, i viaggiatori avrebbero potuto imbarcarsi su di un treno in servizio sulla linea costiera oppure proseguire con lo stesso materiale, inoltrato per la medesima o – soluzione ancor più razionale – agganciato ad una composizione avente capolinea a Genova Voltri: l’operazione è quanto mai facile e veloce, grazie agli accoppiatori Scharfenberg.

Sembrerebbe quanto meno strano non aver preso in considerazione quest’ipotesi, peraltro prevista ai tempi della realizzazione della bretella, che si sarebbe dovuta realizzare a doppio binario, con camerone a Genova Borzoli dotato di binari per salita e discesa dei viaggiatori, ma una parte dei fondi fu distratta verso destinazioni ignote ai comuni mortali e sulle colline si arriva con un semplice binario incassato in un fortilizio, rendendo, di fatto, impossibile utilizzare lo scalo di Genova Borzoli per coloro che viaggiano su di un ipotetico treno diretto all’estremo Ponente cittadino, costringendoli ad uno sbarco anticipato a Genova Costa di Sestri Ponente.

Purtroppo, la Liguria, costretta tra mare e rilievi che raggiungono in men che non si dica altezze non proprio trascurabili, ha bisogno di reperire altrove areali per la logistica o per la lavorazione delle merci che la raggiungono dal mare: ben venga il raddoppio della linea Savona – San Giuseppe di Cairo via Altare, su sede già predisposta e proseguimento dello stesso in direzione di Ceva, allo scopo di realizzare una linea di valico che permetta di evitare il già congestionato nodo di Genova; inoltre, una volta realizzato quanto sopra, vi sarebbe tutto il tempo necessario per raddoppiare ed apportare, eventualmente, migliorie planoaltimetriche all’itinerario via Ferrania, dalle pendenze più amichevoli ed utilizzabile anche per il trasporto metropolitano, nell’ambito del Comune di Savona, come in quello di Cairo Montenotte e, qualora la linea della Valle Bormida avesse la considerazione che merita, costituirebbe il necessario quadruplicamento per il valico del Cadibona, essendo la triplicazione necessaria, ma non sufficiente, mentre si possono tranquillamente procrastinare migliorie sull’attuale linea che sottopassa le sorgenti del Belbo, fatto salvo il ripristino del binario d’incrocio a Saliceto e di quello di precedenza a Sale Langhe. Sarebbe auspicabile che il centro logistico previsto a Mondovì possa essere messo a servizio del centro commerciale, il che sarebbe un’ottima occasione per ripristinare quanto meno il tronco che, dalla stazione di Mondovì posta sull’altipiano, raggiungeva Mondovì Breo e Bastia Mondovì, sulla linea Bra – Ceva, distrutta dall’alluvione del 1994 e mai ricostruita, non ostante il pronto stanziamento dei fondi.

Venendo alla Val Belbo, fa certamente piacere l’interessamento di un Eminentissimo Monsignor Cardinale nei confronti della ripresa del servizio sulla linea Pavesiana, linea che – lo ricordiamo – non ha valenza solamente locale, ma è parte di un corridoio Padano medio, che, da Cavallermaggiore (un tempo, da Moretta!) raggiunge Monselice, attraversando il cuore dell’Italia agricola: nell’articolo, ormai ubriacati dai fumi dello spezzettamento dei percorsi, si parla di coincidenze nello scalo di Alessandria, ma nulla vieta di effettuare treni di più ampio respiro, come quello che, una decina d’anni fa, collegava Alba con Novara. Lungo la stessa linea, si parla di realizzare una pista ciclabile a Canelli, ma voci di corridoio sembrerebbero affermare che non sia realizzata sul sedime ferroviario, come, inizialmente quanto scriteriatamente, previsto. Va da sé che la ferrovia debba riprendere il suo regolare servizio e, caso mai, essere assoggettata a quei lavori propedeutici ad un servizio migliore.

Roberto Borri

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