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Quel Palio a Garessio (Carrera Saracena) coinvolge adulti e bambini, tradizione da mezzo secolo nel paese rimasto senza hotel

Era culla turistica ed industriale, gareggiava con Ormea, nell’alta Val Tanaro. Oggi paese con i piedi sul precipizio di una crisi spietata. Arriva da lontano, ma con una buona dose di responsabilità degli amministratori locali. Non tutti a pari merito. Si può immaginare una località a vocazione turistica – sede della rinata ‘Acqua San Bernardo Spa’, l’unica azienda industriale in salute come l’ammirevole spirito di volontariato giovanile e non –  senza neppure un hotel, in passato alberghi, pensione, locande. Garessio che presenta il depliant 2018 delle manifestazioni, ma se c’è qualche ospite (vedi gara nazionale di pesca) si deve ricorrere alla ricettività di Ormea che pure non gronda di salute. Garessio con le sue ‘Fonti’, non gestiste dalla Spa San Bernardo, che distribuiscono l’acqua della salute (si paga a bicchierone), ma si presentano con un pugno nello stomaco al decoro, al biglietto da visita turistico, al buon gusto, al buon senso di civiltà in cui viviamo. Garessio che si ritrova con un mercato immobiliare ‘immobile’, case sempre più vuote rispetto a quelle occupate, sul copione della Riviera d’inverno, ci raccontava una ‘nonnina’ solo un paio d’anni fa. Con la differenza che qui restano ‘libere’ tutto l’anno. Non ci sono neanche più i due mesi di luglio e agosto. Garessio una storia di ricettività (oltre una decina di alberghi) e che ancora nella guida della Provincia 2010, ne contava due:  Giardino, tre stelle, Italia, due stelle. Una TSA di via Borghetto, Casa Vacanza e  Casa affitto vacanze di viale Marro. Indicava un B&B:  Pietra Ardena  di Borgo Poggiolo. Un agriturismo: La vecchia cascina di regione Campi. Infine il rifugio alpino Savona.

Garessio che è letteralmente ‘scomparsa’ dalle guide culinarie nazionali e regionali, eccezione per una trattoria di Trappa. E un debole segno di speranza alla notizia che potrebbe riaprire il Ponte Rosa, come hotel ristrutturato, di Giancarlo Salvatico. Mentre Stefano Averame, dopo la chiusura dell’albergo di famiglia (Italia), si è ‘rigenerato’ puntando su bike e bici elettriche (sarà il futuro exploit mondiale sostengono gli esperti del settore e le proiezioni studi di ricerca).  L’outdoor volano allo sviluppo turistico al mare (dove le città stanno investendo con progetti ambiziosi anche a livello mondiale, vedi Loano pare primo caso in Italia, documenta la rassegna stampa), in collina, in montagna.  Dal mare alle Alpi, su strade e sentieri, in bicicletta.

Chi si trovava a Garessio domenica 5 agosto, pochi ‘vacanzieri, qualcuno in più tra i fedeli del ballo liscio su una pista delle Fonti  – manto erboso trascurato,  così come la cura di fiori, inesistenti e decoro al minimo – e non conosceva l’usanza delle gare con la Carrera, restava ammirato, oltre che incuriosito. Folto numero di concorrenti, di ogni età e ceto si direbbe, gran tifo e partecipazione agonistica. Non parliamo certo di folla per un ‘palio’  che ha superato la soglia dei 50 anni. Non ha l’attrazione e la tradizione secolare del Mortorio (nata nel 1433). Nulla di religioso, semmai un segno tangibile di coesione nella comunità, giovanile soprattutto. La partenza, i cronometristi, la sfilata attraverso le borgate: da Piazza Marconi a Piazza Carrara. Alle 15, prova di velocità. Quest’anno nuovo percorso nel Borgo Maggiore. Alle 17 prova di abilità col ‘Trofeo Roberto Canavese‘  da Borgorotto a Piazza Tornatore.

Il depliant Garessio 2018 vede  uniti Comune, Pro Loco, Ufficio turistico. Lo slogan: ‘color verde vacanza’. Palio Carrera che se promozionato, per la sua originalità, potrebbe essere un potenziale richiamo di turisti, per una giornata, dalla Riviera, dalle città, dai paesi.  Contrariamente al sito della Pro Loco che definisce Carrera ‘manifestazione moderna’, contrariamente all’antico carnevale dei Magnin.

Carrera ha una storia ed un ‘fondatore’, il compianto maestro Corrado. Nacque da una sua idea quando era presidente dell’Azienda Autonoma di Soggiorno (abolite). I primi esemplari realizzati in legno, cuscinetti a sfera, si sono evoluti in meccanica, pure sempre fai da te, carrozzeria inclusa. Un esemplare può costare fino a 2 mila euro. La competizione vede divisi ragazzi ed adulti. Si è puntato alla valorizzazione del ‘prodotto folkloristico’. Si è copiato anche dalla bicicletta.

A Garessio sarebbe ingeneroso non citare un ‘figlio diletto‘: Giorgetto Giugiaro che per i suoi 80 anni ha donato un magnifico quadro al suo paese. E senza l’ausilio di pagine promozionali, La Stampa edizione nazionale, in ‘storie del territorio’, ha ricordato il grande designer: “Ho lasciato una testimonianza al luogo in cui sono più legato“. L’opera raffigura una scena del Mortorio, rievocazione storica della Passione di Cristo. La cerimonia, raccontata da Paola Scola e Muriel Bria, si è conclusa con lo spettacolo in piazza di Teo Teocoli.

Garessio, Giugiaro alla festa pubblica di compleanno (foto Costanza Bono)

In Val Tanaro il mitico Giorgetto, fama a livello mondiale, ha vissuto fino a 14 anni. Lui, cavaliere ‘Medaglia d’oro dei Benemeriti della Cultura e dell’Arte, ha fatto omaggio a San Giovanni, alla piccola chiesa  che si affaccia in piazzetta dove si trova la ‘casa di famiglia’. Un gioiello di decoro urbano nel centro storico. Il garessino Doc che  ama rifugiarsi nel suo chalet a Valdinferno, paesino dell’eremita (compianto) Armando Sereno che a 85 anni non temeva gelo e solitudine. Protagonista di un toccante film documentario in bianco e nero del cuneese Bianco Schellino. Un titolo calzante: “Perchè non te ne vai anche tu ?”  Viveva in un vecchio seccatoio rinnovato pietra su pietra. Profumava di fumo e formaggio. Sereno aveva conosciuto in gioventù il campo di concentramento, rischiato la fucilazione, visto la morte in faccia.

La casa di famiglia di Giugiaro con la vicina cappella di San Giovanni dove sarà sistemato il quadro donato alla comunità garessina

E perchè quel ‘nascondiglio‘ assai meno spartano ? Giugiaro alle giornaliste: “Situato tra montagne e boschi, si arriva solo in moto e nessuno viene a disturbare, tranne 4- 5 amici rimasti e che sono come fratelli”. Le due ruote ? Una grande passione, forse più inedita, del personaggio. Moto da alpinismo, senza sellino “su cui viaggio in piedi come se cavalcassi un cavallo”. Libertà assoluta, in giro per le montagne: dal Colle di Nava al Saccarello, sulla vecchia strada militare per Limome Piemonte.

Chissa se il ‘Cavaliere’ che ha sempre prediletto Garessio per esibire i suoi prototipi,  riuscirà anche nel miracolo di dare al paese un’amministrazione lungimirante, idee innovative, capaci di scongiurare altre sciagure  da Garessio 2000. Saper cogliere e mettere a frutto le proposte di chi vorrebbe ancora investire nel prodotto turistico. Ma pare frenato, scoraggiato, proprio da chi governa il Municipio che non è più al passo con i tempi, incapace di un colpo d’ala e  ‘volare alto’.

Storie famigliari che meritano di essere conosciute e sviscerate: nomi, cognomi, date. Garessio alle prese da troppo anni con un’implacabile (inarrestabile?) decadenza. Lo specchio sconsolante della comunale ‘Fonte della Salute’, gestione a due società famigliari in guerra tra loro. Una da Montecarlo, l’altra da Garessio. Non è un discorso di buoni e cattivi, tra litigiosi ed incompatibili. E’ un tema di preminente interesse sociale che viene colposamente lasciato languire. La cura messa in pratica non ha sortito finora effetti pratici. Ci vorrebbe uno mossa, una strategia alla Giugiaro.

Garessio, i suoi giovani non possono più attendere.  Gentile Giugiaro, almeno lei batta un colpo, forte, fortissimo. Anche nelle  nostre vene corre sangue garessino. Lo dobbiamo ai nostri avi, a chi ha combattuto guerre, conosciuto fame e privazioni, povertà vera. Ha lottato per un futuro migliore delle generazioni a venire.

Luciano Corrado

E  GAREXPO 2018

 

 

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