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Il terzo mondo? Noi pastori delle Alpi Liguri
La storia di Lo Manto: rimasto senza mucche (55), né cavalli, con mille pecore e 150 capre

Per i lettori di trucioli.it Aldo Lo Manto, 56 anni, siculo albenganese, pastore da bambino col papà, da 15 anni sulle Alpi Liguri, d’inverno stalla a Bastia d’Albenga, non è sicuramente ‘ignoto’. L’abbiamo scoperto (anni ’80) da giovani cronisti del Secolo XIX. Poi raccontato a intervalli. Si può perdere la notizia (inedita) che, per la prima volta, Lo Manto ha rinunciato a quella che era diventata transumanza partecipata e spettacolare ? Al punto da attirare una troupe della BBC inglese, giornali e web. Si può ignorare che l’estate 2018, sugli alpeggi, vede Lo Manto senza la sua mandria di 55 mucche e tre cavalli (“Ho deciso di vendere….”). E’ rimasto pur sempre con il gregge più numeroso della Liguria: un migliaio di pecore brigasche e 160 capre. A Bastia ha tenuto due mucche. ULTIMA ORA- La Regione ha finanziato i lavori di ripristino sulla SP 2 di Garezzo (interrotta per frana) e sulla SP 74, strade del Comune di Mendatica, con la messa in sicurezza del movimento franoso tra i km 5+200 e 5+850.

Aldo Lo Manto pastore di Bastia d’Albenga e della transumanza sulle Alpi Marittime

Il presidente Giovanni Toti non si stanca di ripetere, sostenuto da assessori e consiglieri di maggioranza: “Il nostro primo impegno è portare la cultura dell’entroterra in Riviera, nelle città”. A quanto pare, però, c’è chi vive un altro ‘film’.

“Ascolto, spesso, parlare di ‘terzo mondo’. Oppure ‘ prima gli italiani’. Benissimo ! – parla Lo Manto al quale non manca lo spirito ironico – E se a qualcuno venisse in mente lo slogan ‘prima i nostri pastori.…!?’. E se la politica, la stampa, la televisione, i web, scoprissero e raccontassero in che condizioni siamo costretti a vivere, lavorare, un sacrificio senza fine e senza prospettive proprio da terzo mondo ? Quassù, sulle Alpi Marittime, ai confini tra Liguria occidentale e Basso Piemonte, siamo al pascolo come i primitivi che almeno potevano ripararsi nei ciabotti di pietra. Con i collaboratori, ormai solo più stranieri, dobbiamo aggiustarci con  tende di fortuna, a volte nelle vicinanze portiamo una roulotte che non è certo da vacanze al mare o in montagna. Si vive senza luce, senza acqua corrente, senza servizi e ora con il dramma delle frane a Monesi, da due anni, anche con difficoltà a raggiungere i pascoli. Il paese più vicino e di approvvigionamento resta Upega, prima c’era Piaggia di Briga Alta dove da tempo ha chiuso l’unico bar – negozio, oppure si scendeva a Nava, a Mendatica dove non c’è più neppure un bar”.

A leggere i comunicati stampa dell’assessore Stefano Mai, leghista, commissario straordinario del partito in alcune zone del ponente, ex sindaco di Zuccarello, ex dipendente della stazione di Servizio sull’Autofiori a Ceriale, agevolazioni e finanziamenti per la pastorizia non sono all’insegna dei risparmi , rispetto ad altre categorie pure svantaggiate. Lo Manto: “Non mi intendo di politica, so soltanto che io ed i colleghi pastori che conosco, viviamo un’esistenza lavorativa da ‘condannati’. I sussidi sono bloccati da due, tre anni anni per la maggior parte dei pastori liguri. Nel momento in cui non risulta che il pascolo sia continuativo, perchè c’è il lasso di tempo tra il periodo estivo e quello invernale, con un distacco magari di un paio di mesi, si perde il diritto al contributo. Se non sbaglio si tratta di indennità compensativa”.

L’offerta prodotti del pastore Aldo Lo Manto è sempre varia, lui sulle Alpi Marittime a pascolare, allo stand manda una fedele collaboratrice

Su indicazione di altri pastori della Valle Arroscia che si erano rivolti alla Coldiretti di Albenga, abbiamo cercato di verificare l’accaduto, la situazione pastori. C’è la conferma che in effetti se risulta dal fascicolo aziendale la mancata continuità di pascolo, il contributo di 200 euro a ettaro resta incagliato. Perchè non succedeva in passato prima del 2016 ?  La giunta Toti ha varato una normativa  nel Piano di sviluppo rurale che modifica l’anno solare. Di conseguenza c’è il rischio, come accade, di perdere il contributo. Accade soprattutto quando il contratto d’affitto, perlopiù si tratta di aree montane dei comuni o soggette ad usi civici, non hanno continuità oppure ‘buchi’ di uno, due mesi, come detto. Con la nuova normativa regionale non si parte più dal primo gennaio al 31 dicembre, ma dal 15 maggio al 14 di maggio dell’anno successivo. Un periodo che a metà dell’anno crea difficoltà a tutti a quanto pare e visto i risultati.

Possibile che nessuno abbia fatto presente, abbia previsto prima che la giunta regionale modificasse il Piano Rurale. Impossibile saperne di più dalla Coldiretti, pare però che gli uffici periferici abbiano fatto presente, invano,  che si finiva per creare un danno ai pastori.  L’unica persona titolare a parlare, per la Coldiretti, è il dr. Fabio Rota che si occupa delle normative e tiene i contatti con l’esterno dalla sede di Genova.

“Stanno tutti zitti – dice un allevatore di Cosio d’Arroscia – , eppure i penalizzati sarebbero molte decine, noi non abbiamo megafoni, come diceva un collega tutti elogiano pastori ed ammirano la pastorizia, ma siamo davvero pochi a praticarla, con crescenti problemi di natura burocratica e non solo. Il nostro voto conta poco e nei fatti siamo degli indifesi.”

L’unica notizia, diciamo positiva, è che i 50 bovini venduti da Lo Manto (acquistati da un allevatore di Montezemolo) si trovino sulle montagne di Conio (IM) e i cavalli in Val Lerrone. Se al mare c’è chi si ricorda  e si preoccupa sempre della sorte dei Bagni Marini (rischiano la povertà ?!), l’assessore Marco Scajola – ora con l’appoggio del neo parlamentare leghista, Attilio Ripamonti (114.589 voti), agente immobiliare di Alassio, con residenza a Garlenda – è prodigo di interventi, dichiarazioni, prese di posizione, decine di comunicati stampa. La giornata dei pastori sulle Alpi Liguri, è assai meno gratificante che condurre uno stabilimento balneare anche in tempi di crisi e dove la folla porta bene.

Lo Manto ha in concessione, dai Comuni di Mendatica e Triora, l’alpeggio di Fascia Pornassina (in Comune di Briga Alta, ma di proprietà di Mendatica) e di Colle Rosso. Due ore di viaggio da Casa, poi il tratto sterrato. Non vede bikini, né ha problemi con i ‘vu cumprà’, semmai avrebbe bisogno di più serenità per il suo futuro e dei suoi tre figli.

Peggio di lui, in alta Valle Arroscia, se la passa Walter Gandolfo, maestro di scii e titolare dello storico albergo – ristorante ‘Settimia’ (ai tempi della nonna si faceva la coda, arrivavano da ogni parte della Liguria e del Piemonte). Da due anni alle prese con ‘Monesi chiusa’,  con la ‘sterrata’ che porta a Passo del Garezzo, sempre bloccata per frane, da cui si poteva proseguire verso Triora o Colla Melosa, o ancora scendere a Montegrosso  attraverso una varietà incredibile di paesaggi. Chi vuole raggiungere i tecci ristrutturati in località la ‘Penna’ di Mendatica deve lasciare l’auto e andare a piedi, portarsi le provviste in spalla. La Provincia di Imperia non ha soldi per intervenire su due frane piuttosto serie. Gandolfo dopo le stagioni senza neve, dopo Monesi mutilata, non può più contare neppure sui passanti (outdoor, trekking, enduro, fuori strada) che nella stagione estiva ma anche primaverile ed autunnale, erano  numerosi. Gli davano l’ossigeno per resistere, al di là delle immancabili pacche sulle spalle e delle riprese televisive, con Marco Anelli, che inneggiavano  all’albergatore che ‘accetta gli animali’ e porta bene.

Gandolfo a commentare “spesso sono migliori degli uomini’.  Forse gli stessi esseri umani corresponsabili del suo perdurante isolamento. Stesse facce che appaiono a ripetizione a Imperia Tv, sui mass media imperiesi, per distribuire annunci di risveglio, rilancio e grandiosi progetti. Ma impotenti di fronte al dramma, nonostante il loro impegno e tanta buona volontà, tanta dedizione a creare un indotto capace di generare fiducia e speranza.

Luciano Corrado

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