Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Ricordi Storici di Ormea e il Marchesato di Ceva con 40 borghi. I preziosi documenti consultati da don Secondo Odasso

L’associazione Ceva nella Storia ha curato la pubblicazione dell’opera di don Secondo Odasso, Ricordi Storici su Ormea, dopo 100 anni dall’uscita dell’ultima parte del testo sul settimanale Il Falconiere, Gazzetta di Ceva e dell’Alta Valle del Tanaro, edito dalla tipografia Randazzo di Ceva. Intanto la cronaca di Ormea offre altri due spunti. Domenica 8 novembre la giunta del sindaco Ferraris ha festeggiato, con la presenza della banda musicale, la ricorrenza del 4 novembre. Non c’era folla, mentre cresce l’attesa per l’arrivo dei migranti che saranno ospitati nella ex casa di riposo, in centro città, proprio di fronte all’Hotel dell’Olmo dove una bufala giornalistica e non solo, aveva sbandierato una crociata antimigranti, con l’acquisto dello stesso albergo attraverso quote popolari. Anche trucioli.it era stato avvertito un mese prima, non ci siamo cascati a far da cassa di risonanza.

Torniamo a qualcosa di più culturale e di spessore storico. “La splendida realtà nobiliare, che nel corso dei secoli prese il nome di Marchesato di Ceva ed ebbe una storia ricca di avvenimenti che ne forgiarono il territorio trasformandolo in quello che è divenuto oggi, merita di esser messa in mostra. Già nell’XI secolo alcune carte degli Arduinici ascrivevano Ceva nella loro Marca. Nelle prime decadi del XII secolo a seguito della divisione dei domini di Bonifacio del Vasto, marchese di Savona, di stirpe aleramica, si venne a formare il Marchesato di Ceva ad opera di suo figlio Anselmo. A questi, non senza discrete contese con i numerosi fratelli, era toccata la parte del Piemonte sud-occidentale su cui insistevano i nostri territori. Inizialmente i nuovi marchesi, che avevano stabilito a Ceva il capoluogo dei loro possedimenti, furono feudatari di oltre quaranta borghi, molti dei quali con castello. Proprio da questo corollario di castelli, strutture fortificate, dimore signorili, grossi borghi e villaggi si svilupparono le città ed i paesi di oggi. Nostro gradito compito è quello di esaltare i vari aspetti storici di ogni singolo nucleo che compose il Marchesato medesimo.” Così introduce l’opera il presidente dell’associazione cebana, Barbara Florio.

La città di Ormea e la zona circostante fecero parte integrante del Marchesato di Ceva, con la loro storia e la loro cultura. Questo libro è importante per la Città di Ormea, in quanto don Odasso ha avuto l’opportunità di consultare molti documenti, alcuni dei quali ormai irreperibili. Da qui l’idea dell’ex sindaco Gianfranco Benzo di preservare e proporre questo lavoro. Nella premessa dell’opera, l’autore ha spiegato il suo intento scusandosi per eventuali inesattezze, ma la cosa importante da tener presente, è l’impegno profuso dallo stesso per raccontare le vicende, i personaggi ed i luoghi in modo così esaustivo, come pochi avevano intrapreso prima di lui.

Dice l’ormeese dr. Benzo: “La storia di un luogo, ovvero cosa è successo e perché è successo in quel luogo, è un grande aiuto per capire quella contrada e probabilmente cosa ne sarà in un futuro prossimo.”

VERSO L’EPILOGO IL CASO MIGRANTI, LAVORI ULTIMATI ALL’EX CASA DI RIPOSO 

Ormea è svanita come neve al sole l’offerta del titolare dell’albergo dell’Olmo di ospitare i migranti per far fronte alla crisi di turisti

Le ultime notizie ufficiose confermano che è imminente l’arrivo ad Ormea di un gruppo di migranti, A una decina di chilometri, da diversi anni, nell’ex colonia di Nava, di proprietà della Provincia, gestita dalla Cooperativa Il Faggio, sono ospitati oltre una quarantina di cittadini extracomunitari, perlopiù provenienti da paesi africani. Inizialmente pure donne. Non hanno mai creato problemi anche se, in effetti, la dimora non si trova nel centro di un abitato. Comunque la comunità, formata soprattutto da giovani, frequenta abitalmente Nava noto per essere un centro turisticoi e con due realtà commerciali importanti quali  il pastificio Porro che da lavoro ad una decina di persone e ad un’azienda di legname a conduzione famigliare. A questo si aggiunga l’attività dello storico albergo – ristorante “Lorenzina Colle di Nava“, gestito da Lorenzo Pasquinelli e dalla moglie attraverso una società che vede altri due soci, con interessi in provincia di Imperia. Un tempo la stagione estiva si protraeva per tre, fino a quattro mesi. Ora si riduce a 30 giorni; resta, invece, il forte traino della cucina e della buona ristorazione. Una po come accade da Beppe a Ponte di Nava e al San Carlo.  Con un particolare, se si chiede al sindaco di Pornassio e agli esercenti di Nava se la presenza  dei migranti abbia creato problemi, la risposta univoca è “no”. Semmai opportunità di lavoro per i dipendenti – soci della cooperativa Il Faggio. Con l’indotto che ne consegue. Pur non ignorando la realtà di chi vive e non lavora, si impadronisce dell’ozio, migranti appunto.

A Ormea, dagli atti ufficiali, emerge un verbale del consiglio di amministrazione dell’IPAB – Casa di Riposo Renzo Merlino, con oggetto: accoglienza di cittadini stranieri, affidamento lavori di tinteggiatura. Una spesa di 7.500 euro, oneri fiscali esclusi, per tinteggiatura affidata al miglior prezzo praticato dalla ditta Massimo Minazzo di Ormea. La cittadina che, come ha fatto notare il sindaco Giorgio Ferraris, ospita da tempo una comunità di 170 stranieri, bisogna includere ovviamente anche le borghesi famiglie germaniche in gran parte della frazione Barchi, diventata un gioiello architettonico.

La presidente dell’Ipab, con la nuova giunta, è stata affidata a Luciano Obbia, uno dei più preparati ex manager – dirigenti dell’Asl cuneese, una vasta conoscenza delle problematiche, una spiccata concretezza ed un’aperta antipatia per gli incapaci chiamati a gestire la cosa pubblica. Obbia che non ha mai nascosto le simpatie a sinistra, ma neppure il pragmatismo, il 16 settembre 2015 aveva approvato, in consiglio, una delibera esecutiva “ai sensi di legge per l’accoglienza di cittadini stranieri, al fine di accogliere ed approvare la richiesta dell’amministrazione comunale di Ormea per l’ospitalità, di stranieri appunto,  presso l’immobile di Viale Cagna 1, attualmente in disuso e comunque usufruibile a seguito di interventi manutentivi. Di conseguenza procedere ad approvare la convenzione tra la Prefgettura di Cuneo e l’IPAB, con servizio di accoglienza entro un mese dalla data di sottoscrizione. …..Con i lavori di tinteggiatura si rende operativo ed adeguato lo stabile interamente al piano terra, al primo piano”.

Intanto è destinata a rivelarsi un ballon d’essais la campagna orchestrata in pieno agosto sull’eventualità che i migranti trovassero ospitalità  all’Hotel dell’Olmo, gestito da fratello e sorella. I quali, per far fronte alla crisi di clienti e dell’occupazione camere,  sarebbero stati pronti ad affittare e sottoscrivere una convenzione per affittare ed ospitare oltre una trentina di migranti. La Stampa aveva dedicato all’avvenimento persino una pagina in cronaca nazionale. Ottima promozione per Ormea ? Dipende dai punti di vista, soprattutto quando ci si trova di fronte ad una bufala prepara a tavolino da qualche buontempone che aveva persino annunciato l’avvio di una sottoscrizione – acquisto dell’albergo pur di sventare l’eventualità. Mettendo sul banco 50 mila  euro, già sottoscritti. Tra i promotori alcuni proprietari di casa e seconda casa nello stabili che ospita l’esercizio alberghiero.

Il sindaco Giorgio Ferraris aveva scelto la linea della trasparenza e del confronto con i cittadini. Anche con un’assemblea pubblica in piena estate.  “Ho chiesto al prefetto – ha affermato agli organi di stampa –  di non accogliere la richiesta  della proprietà  perchè condividiamo le riserve dei residenti del condominio e di altri abitanti del paese. Perciò ho proposto la sistemazione all’interno dell’ex casa di riposo chiusa da  3 anni e trasferita in una moderna ed adeguata sede”. Ferraris ha aggiunto: ” Dalle sperienze accadute altrove si è capito che l’ospitalità offerta da albergatori in  difficoltà, che cercano di ripianare la situazione contabile della propria struttura ospitando migranti, si limita a fornire a queste persone il minimo previsto dal contratto della prefettura. Ossia pasti, un letto, lezioni di lingua ed un pizzico di assistenza psicologica.  La gestione che noi vogliamo è invece quella pubblica ed avrebbe l’obiettivo di investire tutti i 32 euro ricevuti a persona, in tutto 30 mila euro al mese, in personale che affianchi i rifugiati”. Ad Ormea non ci sarebbe, insomma,   neppure l’intermediario – beneficiario del servizio, ovvero una cooperativa. Sarebbe la stessa IPAB a fare da cinghia di trasmissione diretta.

Il sindaco Ferraris, consolidate tradizioni a sinistra, lunga militanza nella pubblica amministrazione, tra Comuni, enti, parchi, ha negato che ad Ormea la maggioranza dei cittadini sia razzista. Forse non è un problema di razzismo, quanto di preoccupazione per una comunità al suo primo faccia a faccia con tanti migranti. Non solo, la televisione porta spesso nelle case le proteste targate Lega Nord, cioè cosa accade in molti comuni del Veneto e del Friuli, con sindaci che non temono di presentarsi all’opinione pubblica, pronunciando slogan ad effetto “Prima gli italiani, i nostri anziani, il lavoro ai nostri giovani….“.  A Ormea il primo cittadino tieni a distinguersi: ” Come amministrazione comunale – aggiunge Ferraris – avremmo potuto dire, come hanno fatto altri, che la questione dell’albergo Olmo era una questione privata. Invece si è scelto di intervenire, gestire e governare la situazione perchè pensiamo che in questo modo il risultato, ai fini dell’integrazione, sia più valido.  La nostra iniziativa, in provincia di Cuneo, si trasforma nella prima convenzione fatta dalla prefettura con un ente pubblico. Mi auguro che tutto il paese risponda  positivamente”.

Ora che la bufera mediatica si è rivelata ciò che era, Ormea può dedicarsi al Turismo delle Alpi Liguri e magari mettere mano a quei progetti portati a buon punto dalla precedente amministrazione. Cavalcare il toro del “tutto sbagliato, tutto da bocciare, da rifare” non porta da nessuna parte. E’ il cattivo maestro di ideologie perdenti e sconfitte dalla storia. Basate sul settarismo anzichè sull’educazione civica alla coesione, al bene comune rispettando i ruoli e le scelte democratiche. Forse un po di scuola berlingueriana e liberal democratica aiuterebbe Ormea ad essere meno lacerata, a mettere in archivio il passato,  personalismi, antipatie, egoismi, parassitismi.  Si potrebbe magari assistere, in futuro, ad una solenne cerimonia e sfilata patriottica dell’Unita Nazionale, con una maggiore partecipazione dei 1740 (o 1650 come indica il sindaco) cittadini ormeaschi, ad iniziare dai ragazzi, ai giovani, alle famiglie,  agli anziani e alla loro saggezza.

 

 

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