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Mazzini di Savona: torna Gargano con la grana del registro elettronico autorizzato dalla Foresti. La denuncia supplenze di M5S

La “BuonaScuola” tanto osannata dal governo doveva risolvere una volta per tutte il problema delle supplenze nella scuola italiana. L’annuncio era stato strombazzato ai quattro venti da Renzi, Giannini & C.: a partire dal primo settembre centomila precari avrebbero avuto la cattedra a tempo indeterminato, e basta con l’incubo del contratto a termine, del 30 giugno come ultimo giorno di paga, con l’attesa per il nuovo spezzone eventuale e ballerino.

 

L’on. Simone Valente del Movimento 5 Stelle

Peccato che ad oggi i nuovi docenti effettivamente assunti dopo la “Fase B” delle assegnazioni siano, ad occhio, un migliaio. Il conto l’ha fatto Simone Valente del Movimento 5 Stelle: i posti già autorizzati prima della riforma e, dunque, da assegnare quest’estate nella “Fase 0” erano 36.627 (21.880 per turnover pensionamenti e 14.747 per il sostegno, già previsti). Le fasi di assunzione successive, A e B, prevedevano 10.849 posti aggiuntivi. Al momento non esistono dati pubblici relativi alla suddivisione delle assunzioni avvenute nelle fasi 0 e A, ma sappiamo che complessivamente sono state 29 mila. Questo significa che non sono stati assegnati più di 7 mila posti relativi alla sola fase 0 (cioè quelli che il MIUR avrebbe dovuto dare comunque).

Adesso che si è appena conclusa anche la fase B, sono state accettate 8500 ulteriori proposte di assunzione che, sommate alle 29 mila delle fasi 0 e A, fanno 37.500. Se a questa cifra sottraiamo le 36.627 già previste, il risultato è presto fatto: le nuove stabilizzazioni fatte da questo governo sono un migliaio. Il quadro si completa se si pensa che il MIUR ha perso la causa contro sette precari e che, al netto degli immancabili ricorsi, dovrà rimborsare 250.000 Euro ai docenti ingiustamente rimasti senza posto fisso dopo più di 36 mesi di lavoro nella scuola.

Anche il tanto pubblicizzato successo della “fase B” delle assunzioni va interpretato: se è vero che quasi tutti i novemila insegnanti, di fronte allo spauracchio di essere esclusi da tutte le graduatorie, hanno accettato la proposta di nomina, anche a migliaia di chilometri da casa, è altrettanto vero che oltre settemila hanno poi optato per la supplenza annuale vicino a casa, in attesa dell’ingresso definitivo nella scuola (e di quello che potrebbe succedere nei prossimi nove mesi). All’istituto commerciale “Mazzini” di Savona, ad esempio, due professoresse appena nominate in ruolo e provenienti dal Meridione sono già tornate a casa. E allora, fatti i conti, le supplenze di questo inizio anno saranno probabilmente superiori a quelle dell’inizio dell’anno scorso: almeno trenta in provincia. Ma a Savona le nomine annuali sono slittate di un mese: così molte cattedre saranno scoperte fino al 20 ottobre.

Intanto, senza che nessuno se ne sia accorto, per la prima volta nella storia della Repubblica le nomine (in questo caso, della “Fase B”) sono avvenute senza una graduatoria pubblica. La denuncia è di nuovo del M5S: in pratica, si sono avute le assunzioni prima dell’uscita delle graduatorie. Se il MIUR avesse fatto un errore i docenti interessati non avrebbero avuto la possibilità di protestare. E a novembre quando, a meno di ulteriori slittamenti, scatterà la “Fase C” per 55 mila posti (annunciati) relativi al cosiddetto “organico di potenziamento” il problema potrebbe ripetersi pari pari.

Ma le supplenze non riguardano solo i docenti: duemila istituti, infatti, sono ancora senza preside di ruolo e dovranno essere affidati a reggenti anche per il prossimo anno scolastico, e senza più vicari esonerati dall’insegnamento. A Savona le scuole scoperte sono quindici: fatti i conti, quasi un istituto su due.

Il prof. Brunetto premiato al Lions Priamar dal presidente Tiziano Brunetto (foto d’archivio ottobre 2013)

Curiosa la vicenda dell’IPC “Mazzini” di Savona: l’istituto savonese, da anni senza titolare, ha visto il ritorno come reggente di Alfonso Gargano (preside al Liceo classico “Chiabrera”) che già era stato in carica come effettivo proprio al “Mazzini” una decina di anni fa. Gargano prende il posto di Genzianella Foresti, che dopo un triennio tribolato all’Istituto Secondario di Cairo Montenotte (con il forte calo degli iscritti all’Itis, la questione della “settimana corta”, gli esiti molto polemici degli esami di maturità, la sfortunata vicenda del pullman travolto da un autotreno durante la gita scolastica e molte altre vicende minori) e una più breve reggenza alla scuola commerciale savonese ha ottenuto il trasferimento al Comprensivo di Voltri.

Genzianella Foresti già presidente a Cairo Montenotte (foto archivio La Stampa)

Per il nuovo preside subito si profila una questione: sembra, infatti, che Foresti avesse autorizzato l’acquisto del registro elettronico senza aver chiesto il parere del Collegio Docenti e l’avallo del Consiglio d’Istituto. Una vicenda ancora agli inizi ma sulla quale il preside ha promesso d’indagare e che potrebbe avere sviluppi importanti.

 

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