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Fabio 24 anni, apicoltore da guinness in Valbormida. Con 600 alveari fa nomadismo da Mallare ad Acqui Terme. E il nonno…

Fabio, 24 anni, ride: “Quando sono con amici e racconto che faccio l’apicoltore, per essere credibile mostro la carta di identità dove è riportata la professione. Credo di essere il più giovane della Liguria, mestiere raro alla mia età. Io rappresento, in famiglia, la terza generazione. Ha esordito nonno Ivo, 85 anni, che ha conosciuto e collaborato con i benemeriti precursori dell’apicoltura savonese: padre Giovanni dei frati  benedettini di Finalpia e il dr. Franco Ugo di Varigotti.  Nonno racconta che nei primi tempi c’era la collaborazione di esperti universitari di Bologna. Noi lavoriamo alla vecchia maniera, smeliamo a mano, anziché a macchina (disopercolatrice). Bando allo zucchero e furbizie varie. Ormai c’è inflazione di bancarelle, tutti vendono ‘miele nostrano’.

Fabio Castellano il più giovane apicoltore ligure, ripreso a Cairo Montenotte: terza generazione con 600 alveari

Il popolare blog di Beppe Grillo, diffusissimo tra i giovani, ha lanciato un ‘grido d’allarme‘ (In Italia la produzione di miele di qualità è crollata, si è dimezzata, ma la gente….). Uno dei tanti, forse troppi allarmismi, che si leggono nella fabbrica internet. Positivo in teoria mettere in guardia, sarebbe più utile far sempre parlare gli operatori, fotografarli con i loro prodotti,  raccontare ciò che dicono, meglio se a sorpresa, senza telecamera o microfono in vista, magari nascosti, per non mettore soggezione e soprattutto  ascoltare testimonianze più ‘genuine’ ed approfondite. L’informazione – inchiesta, insomma. Perché la disinformazione non ‘ uccide’ solo la politica, è un formidabile strumento che diseduca il consumatore, dalla giovane età. E contribuisce a non stanare i ‘truffatori’, spacciatori di prodotti non genuini, truccati, elaborati, arricchiti. da insaporitori  Altro che le caratteristiche proprietà del prodotto ! Calorie, valori e benefici, presenza di zuccheri semplici, vitamine minerali, oligoelementi naturali e  antiossidanti, persino antibatterici, gli enzimi.  Un complesso frutto di uno straordinario ‘lavoro di squadra’ delle api operaie, di fiore in fiore, capaci di produrre potassio energetico. Con due distinzioni: multi flora classico,  uni flora.

Il cronista di strada,  si sa, predilige raccogliere notizie mischiandosi tra la gente, tra i consumatori, fare acquisti come uno di loro. Così abbiamo fatto durante una manifestazione dei ‘prodotti della terra‘ in Valbormida. Ad un banco di vendita del miele un solo un giovane, svelto e sveglio, gentile ed educato con tutti. Cicerone, con pazienza e preparazione, ha risposto a domande senza immaginare di trovarsi di fronte un giornalista, pensionato e volontario blogger, non contaminato dalla pubblicità commerciale, dal possibile cliente. E, a scanso di equivoci, il blog ha scelto di ‘escludere’ qualsiasi banner pubblicitario a pagamento o a libera offerta. Comprese la donazione, in stile onlus.

Un banco quello di Fabio Castellano , origini a Cengio, ricco di tante possibilità di scelta (vasetti e vasellame), persino miele d’edera, di more, poi millefiori, acacia, castagno, agrumi, tiglio, timo, tanti colori diversi. L’etichetta è comune che, purtroppo, non può essere sinonimo di garanzia, o a prova di truffa: ‘miele italiano’ di produzione propria. L’indirizzo della sede legale è a Cairo Montenotte, via Medaglie d’Oro; il confezionamento  in via Recoaro 56.

Domanda, il consumatore che acquista miele, sulla bancarelle dei mercatini, nei negozi, quale sicurezza ha di non finire ‘gabbato‘ in tema di genuinità ? Spiega Fabio: “Molti acquirenti non ci conoscono, la mia famiglia ha un nome nell’apicoltura della zona. Ovviamente ci sono i controlli che forse non bastano mai per smascherare i ‘furbi’.  Con 600 alveari non abbiamo bisogno di comprare all’estero, in Cina o piuttosto che in Bulgaria.  Certo, ci sono annate più ricche, altre più scarse. Bisogna darsi molto da fare nello spostare gli alveari nel posto giusto, al momento giusto. Meglio zone dove l’agricoltura non fa largo uso di pesticidi. La nostra area preferita di nomadismo degli alveari si estende da Mallare ad Acqui Terme“.

Con queste dimensioni produrrete tonnellate di miele, eppure si legge che  le api stanno morendo, anche per colpa dell’uso indiscriminato di sostanze chimiche nei campi che inquinano e compromettono l’ecosistema. Si parla di ben 75 mila tonnellate di veleni, dall’Alto Adige alla Sicilia, dalle coltivazioni di mele (anche 18 trattamenti a pioggia, a volte sistemici), agli agrumeti, dai pescheti agli oliveti (Rogor).

In Italia operano 40 mila apicoltori e 12 mila produttori apistici.  Il consumatore sente parlare dei danni  della varroa da più di 30 anni, c’è anche una vespa vellutina che mangia l’ape, dall’Africa sta arrivando un altro parassita (Aethenia tumida). I veleni chimici vengono usati come acqua di rosa, il diserbamento procede a suon di diserbanti.  Gli insetticidi si trasformano in killer delle povere e laboriose api. Mentre sono in ballo giganteschi interessi economici, a cominciare dalle potenti multinazionali  che spendono miliardi di pubblicità sui giornali, sui media web, in televisione.  Senza andare troppo lontano, nella più estesa pianura della Liguria, un tempo fertile ed idonea per le primizie che finivano sui mercati di mezza Europa, c’erano pozzi d’acqua in ogni appezzamento di terreno. A meno di cinque metri prendevi l’acqua dal pozzo, era buona, potevi berla. Adesso bisogna scendere a decine di metri, per superare la salinità, ma anche perché le prime falde sono infestate, già da fine anni ’70. Minacciate e rovinate da veleni sempre più micidiali, i concimi chimici hanno sostituito il letame di stalla e di paglia, di foglie di sottobosco. Al punto che neppure i semplici pomodori nostrani, dell’orto di famiglia, hanno più il gusto e profumo degli anni del dopoguerra.

Ancora la conversazione con Fabio: ” Non dico che noi facciamo miracoli, che si è vinto la varroa, non siamo immuni superman. Ci mettiamo tanta competenza maturata negli anni, da mio nonno Ivo, a papà Aldo. Mi hanno insegnato che è preferibile dire ad un cliente, mi spiace di questo tipo di miele non ne abbiamo più che ricorrere a certi espedienti. Mi hanno insegnato che a lungo andare la qualità paga, ecco perchè si arriva alla selezione telaino per telaino, la smelatura tutta mano, anziché alle macchine”. 

Esistono i grossisti, chi fa commercio all’ingrosso. Dove acquistano ? “Non conosco a fondo il mercato, per esempio parte della nostra produzione la compra un grossista che poi confeziona e rivende….”.  Cosa succede quando le api sciamano ? “ Per legge non bisogna lasciarle scappare, altrimenti si incorre in sanzioni. Diciamo che siamo organizzati, è nostro interesse. Comunque anche ai piccoli consumatori diamo la possibilità di visitare, vedere come lavoriamo. Il nonno è ancora attivissimo ed orgoglioso, anche papà è soddisfatto, spero di non deluderli, di non tradire il loro buon esempio di vita, serietà e professionalità. E non siamo gli unici, della nostra categoria si parla davvero poco”.

Posso scattare qualche foto ricordo ? “Mancherebbe altro…!“.  Sono un giornalista, mi dedico al blog….” Ah ! Davvero ? Ma scrive tutto….?“.

Luciano Corrado

 

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